Ieri è successa una cosa veramente strana! Non so ancora sotto che forma scriverla. Fa parte del diario di queste vacanze, ma meriterebbe di stare in un capitolo della chiave Usb. Siccome nellaUsb non c'è, la metto nel diario.
Siamo andati come tutti gli anni a trovare un grande scrittore nella sua casa in Toscana. Sta verso i confini con il Lazio, per capirci, e da Siena ci vogliono un paio d'ore per arrivare e altrettante a ritorno. È giusto distinguere perché il navigatore Tom Tom ci ha fatto fare strade diverse tra andata e ritorno e strani percorsi nel tragitto, fino a una "scorciatoia" in un bosco che poi si è rivelata essere il sentiero che portava a una segheria che non c'entrava niente con il nostro scrittore. Ma andiamo in ordine.
Siamo partiti verso le 15, abbiamo preso la superstrada fino a Betolle e poi l'autostrada fino a Chiusi poi la Cassia verso Roma. Da quel momento abbiamo attraversato la val d'Orcia tra basse colline, crete che rompono la superficie coltivata in strani calanchi che sembrano vecchie cicatrici e casolari sparsi al posto dei villaggi delle "nostre" colline del Chianti. Un paesaggio davvero insolito e affascinante che fiancheggia la Cassia a perdita d’occhio. Ho capito perché quella valle è stata inserita nell'elenco del World Eritage dell'Unesco. E perché nel medioevo lo chiamavano deserto. Alle 17 siamo arrivati in zona. Abbiamo chiesto aiuto in un bar e a una famiglia seduta nel giardino di casa, perché non è facile trovare la stradina giusta, e poi, finalmente, siamo scesi dalla rampa che porta alla casetta dello scrittore.
Lui e sua moglie ci hanno accolto con gentilezza e con affetto (come fanno sempre), ci hanno offerto del te freddo e dei buoni dolcetti e poi ci siamo messi a chiacchierare sotto un castagno secolare che però ci hanno spiegato essere malato, perché invaso da vermi cinesi, come tutti i castagni della zona che sono tantissimi. Un bel guaio per l'economia di quei paesini.
Lui è un grande raccontatore distorie. Non solo un grande scrittore. A me fa sempre venire in mente quelle figure (che non ho mai visto di persona) che intrattenevano la gente nelle campagne raccontando fatti veri in forma narrativa, quando non c'era la radio o la televisione. Figure antiche, imparentate con gli aedi omerici… Ma lui ha raccontato storie di successo anche attraverso la televisione. Il fatto strano e piacevolissimo è che non lesina le sue storie, non le tiene per i suoi lettori o per sé, non assorbe i racconti degli altri come fanno certi scrittori che in privato sono chiusi e taciturni. Lui è un jukebox vivente: dici un nome, un episodio e lui racconta una storia come se la stesse leggendo. In più, con quella voce roca e quell'accento che incantano. Ieri ha raccontato persino di aver sognato di incontrare il padre di Eileen all'aeroporto di Mosca e di aver perso, nel sogno, il volo per Alma-Ata, per esser stato a chiacchierare piacevolmente con nlui. Se aggiungiamo che anche sua moglie (la prima lettrice dei suoi lavori) racconta e commenta, si pnuò capire quanto sia piacevole stare un pomeriggio con loro.
In questi colloqui estivi molto liberi e tranquilli lui e Eileen si scambiano anche informazioni e progetti di lavoro per i mesi successivi. Per cui io devo stare attento a non eccedere nel sollecitarlo a raccontare storie, nello stesso tempo, pronto a interloquire e magari gettar lì un nome o un fatto che lo facciano ripartire.
Nellaamabile conversazione di ieri il tema iniziale è stato per me bellissimo e di grande monito, per così dire, preventivo: quasi un avvertimento. Lui ha raccontato che una sua amica scrittrice (anche lei siciliana) gli ha telefonato pochi giorni fa per informarlo di un aneddoto davvero strano e bello che le era capitato. Gli ha detto di aver scritto un bellissimo racconto di cui era molto fiera non solo per come era venuto ma per la precisione con cui l'aveva immaginato fin dall'inizio. Ha raccontato poi di averlo fatto leggere alla sorella alla quale il racconto era piaciuto sì, ma non del tutto. Lei ha chiestocos'è chenon funzionava perché era convinta che fosse un buon racconto. La sorella ha voluto un po' di tempo per rifletterci poi l'ha chiamata e le ha detto: "Ho capito cosa non mi convinceva. Il racconto è bello ma ha un difetto: l’ ho già letto in un libro di AndreaCamilleri.” Così la scrittrice ha dovutoritirare il suo racconto già consegnato all'editore.
Noiabbiamo commentato la storia dicendo che era davvero un caso incredibile. Lu iha detto che non era affatto incredibile. Che anche a lui era capitato ben due volte di dover sospendere la pubblicazione di suoi pezzi perché si era accorto che erano già stati pubblicati da altri autori. Autori che non aveva mai letto.
Io ho detto che mi sembrava una storia degna di Borges questa. Ma ho sbagliato la citazione. Infatti lo scrittore ha proseguito dicendoci che anche Calvino aveva raccontato un giorno di aver scritto un racconto tale e quale a un altro che era stato giàpubblicato da un altro autore senza che nessuno se ne fosse accorto. Era la storia di uno zio piacevolissimo che veniva sempre citato da un nipote. La fidanzata si incuriosisce e dice di voler conoscere questo zio così simpatico e intelligente ma il nipote inventa scuse per non farlo. Un giorno che lui non c'è la fidanzata ne approfitta e va di persona a casa dello zio, apre la porta e si trova in una specie di foresta tropicale. Da un albero pende una vecchia scimmia che la guarda e le dice: "Tu devi essere la fidanzata di Luigi..."
Noi ridiamo e commentiamo che è una bellissima storia. Ma lui prosegue. Calvino raccontò che l'unica differenza tra questo e il suo racconto stava nel fatto che nel suo finale la ragazza entrava in una casa dove c'era una piscina e che nella piscina nuotava un delfino che appena la vide disse: "Tu devi essere la fidanzata di Mario". Calvino aveva spiegato questa storia che gli era capitata, ha concluso, dicendo che esistono dei vecchi archetipi narrativi da cui, prima o poi, tutti attingono.
A questopunto a me era passato il coraggio di raccontargli la vicenda della chiave Usb, come mi ero immaginato di fare tra una chiacchiera e l'altra, se ce ne fosse stata l'occasione.
La conversazione ècontinuata sempre più piacevole mescolando storie e spunti e idee per lavori futuri. Quando Eileen ha cominciato a parlare delle sue letture di Markaris e lui ha detto "Lo conosco, è simpatico, ogni tanto ci telefoniamo..." io mi sono sentito di nuovo non solo desideroso ma quasi obbligato a raccontare il mistero della chiave Usb.
Sono partito da quando Eileen ha creduto che un signore seduto a un tavolino vicino al nostro in un bar di Nafpaktos fosse proprio Markaris e dalla chiave Usb trovata nella toilette dall'altra Eileen. Poi ho dovuto stringere sulla trama principale del racconto in cui, ho spiegato allo scrittore, c'è coinvolto anche Markaris contutti i suoi personaggi: ho parlato del ritrovamento della statua e tutto ilresto. Poi gli ho detto del Colonnello e dei pezzi di statua che arrivano in Italia, Spagna e Francia. E gli ho accennato al fatto che addirittura il pezzo che arriva in Italia viene ritrovato proprio nella casa di Pirandello a Porto Empedocle perché il Colonnello vuole coinvolgere gli scrittori famosi di quei paesi dove manda i pezzi di Athena.
Qui mi sono fermato perché Eileen mi faceva segno di stringere. E ho concluso banalmente dicendo che il racconto mi sembrava avvincente e che anche il padre di Eileen mi aveva incoraggiato a proseguire nell'opera di traduzione e sistemazione.
A quel punto lo scrittore mi ha guardato dritto negli occhi quasi freddamente, come fa ogni tanto, e mi ha detto: "Continua". Io l'ho assicurato che la cosa mi aveva molto preso e che avrei continuato a sistemare il contenuto della chiave Usb e pubblicarlo nel blog. Lui mi ha guardato di nuovo e mi ha detto: "Continua a raccontarmi come prosegue la storia" A quel punto ho dovuto dirgli del piano del Colonnello e dei suoi amici comunisti greci di premere sulla Merkel attraverso una specie di "ricatto culturale" che non avevo ancora capito fino in fondo, di come forse fosse coinvolta una nostra amica archeologa e che magari gli avrei fatto avere il seguito della storia man mano che la sistemavo...
Quando ho finito lo scrittore ha alzato gli occhi verso le colline di fronte alla casa e ha detto: "Ètutto vèro..."noi siamo ammutoliti e l'abbiamo guardato in attesa che ci spiegasse. Lui ha acceso una sigaretta e ci ha raccontato di aver ricevuto i primi d'agosto una telefonata da Porto Empedocle (non è stato più preciso al riguardo) che lo informava dello strano ritrovamento di un pezzo di statua antica di avorio e oro nella casa di Pirandello al Kaos e che gli era arrivato un plico anonimo da Berlino, indirizzato proprio a lui con foto e strane schede.
Io non credevo alle mie orecchie e non sapevo più cosa dire. Lui fumava assorto nei suoi pensieri. Poi mi hadetto: "Caro amico mi fa molto piacere che tu mi abbia raccontato questa storia della chiave… Avevo sfogliato il plico senza attenzione perché avevo molto da fare, ora lo guarderò con il massimo interesse". Eileen mi osservava con aria di rimprovero. Io non ho osato tornare sull'argomento. Per fortuna nel silenzio la moglie dello scrittore mi ha chiesto un parere sulla situazione politica italiana e di quello abbiamo potuto parlare a lungo mentre lui taceva pensieroso. Poi ho sentito che lui e Eileen avevano ricominciato a chiacchierare amabilmente fra loro. Anche la mia conversazione politica con la moglie è stata piacevole tanto più che lei, dopo aver criticatoil Pd perché “non si capisce mai cosa voglia fare” ha concluso (sapendo di dire cosa gradita): "C'è rimasta ormai solo la Cgil a tenere unito questo sfortunato Paese..."
Dopo poco sono arrivate due giovani nipoti che venivano a tenere compagnia ai nonni perun paio di giorni e noi abbiamo pensato fosse il momento di salutare. Entrambi ci hanno baciato e lo scrittore ha detto che gli aveva fatto molto piacere averci rivisto. La moglie ci ha chiesto, come non dimentica mai di fare, di salutare per lei un vecchio amico, appena fossimo tornati a Ferrara.
Nel viaggio di ritorno, per fortuna, Eileen era soddisfatta del pomeriggio passato con il grande scrittore anche sul piano lavorativo. E io ho potuto commentareche era una storia ben strana questa della chiavetta Usb.
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