venerdì 10 agosto 2012

Il mistero della chiave Usb (2)


Dimitri l'amico ateniese di Koralia e Aliki è arrivato a Hydra con l'ultimo aliscafo delle 19. E da bravo greco-veneziano ha portato con sé del vino: segno che non si fidava del tutto delle nostre provviste. E ha prenotato una camera in un alberghetto vicino al porto: segno che non si fidava del tutto della nostra ospitalità. O forse non sapeva quanto grande era Donna Rosa. Abbiamo cenato insieme in una taverna sulla banchina (più bar che taverne a Hydra, più taverne che bar a Poros) dove abbiamo mangiato decentemente. Anche il purè di fava era più fresca del solito e il polpo ai ferri commestibile.

Dimitri ci ha spiegato che Koralia è ancora a Samos a cercare di capire se l'autorizzano a ricostruire la sua casa e sistemare i suoi terreni distrutti da un incendio. Per noi è importante saperlo perché Samos potrebbe essere una meta finale del nostro secondo viaggio i Grecia, magari l'anno prossimo.
Ricordo benissimo la prima volta che sono arrivato a Samos da Kushadasi, con un meltemi teso difficile da risalire, malgrado la rotta da tenere sia più o meno verso Est. Ma il meltemi tra le isole e la costa turca quando soffia può arrivare da Est a Nord a Ovest, anche contemporaneamente. Poi l'arrivo a Pitagorion, con uno dei più brutti monumenti in bronzo che abbia mai visto: Pitagora in piedi con le braccia alzate che fa il cateto maggiore di un triangolo rettangolo.

Aliki invece ha avuto un problema di lavoro con la Soprintendenza di Atene: Dimitri non ne sa di più.

Dopo cena ci trasferiamo in barca a chiacchierare al fresco (e bere il vino di Dimitri che il nostro frigo di bordo ha sufficientemente raffreddato). Qui gli raccontiamo subito la storia della chiave Usb trovata a Lepanto da Eileen in un bar e dei titoli strani tradotti grazie ad Aliki: L'interramento di Fidia, La nuova alleanza di Nafpaktos, Il Byron di Berlino. Dimitri sembra scettico. Gli metto davanti il Mac e gli faccio scorrere i nomi e poi gli apro i capitoli che mi indica. "Aliki si è sbagliata, non è interramento è cavar fora da la tera, no metar drento..." Gli rispondo che forse mi sono sbagliato io a leggere e poi correggo il primo titolo: "Il dissotterramento di Fidia". Lui sfoglia per un po' di tempo i capitoli numerati. Poi ci spiega.

"È materiale molto vario... eterogeneo, dice Dimitri, alcuni sembrano racconti, altri appunti per racconti oppure, come si dice, schizzi. Poi ci sono delle mail. Se volete vi leggo il primo capitolo. Xe mejo cavarse el dente subito, prima del vin..."
Stappiamo le bottiglie di bianco fresco.

Dimitri legge e traduce periodo per periodo. Io prendo appunti di quel che capisco e come posso. Non garantisco al cento per cento ma un'idea del primo racconto me la sono fatta.

Cap I

     Sotiris, il vecchio custode del nuovo Museo dell'Acropoli stava terminando il suo giro per verificare che tutto fosse in ordine. Le luci erano già quelle notturne. Basse ma sufficienti perché da fuori si veda parte del contenuto dell'ultimo piano, soprattutto il fregio del Partenone. Lui ci metteva molto scrupolo, come sempre, nel cercare le borse o le macchine fotografiche dimenticate in un angolo e controllare che qualcuno non si fosse sentito male nelle toilettes, o che il video che raccontava la storia dell'acropoli fosse rimasto acceso nella stanza delle proiezioni: non si può mai sapere quello che può combinare un turista che non tiene le mani a posto e va a spingere i tasti del Pc come se fosse suo... Una volta Sotiris aveva trovato un paio di scarpe da uomo nere, di pelle e si era chiesto se il proprietario fosse uscito dal museo scalzo... Ma quella sera sembrava tutto perfettamente in ordine: i bagni relativamente puliti, qualche mappa del museo lasciata su un sedile, un sacchetto di gusci di semi pistacchio, un komboloi di scarso valore e poco altro.
    Sotiris era soddisfatto del suo giro e pregustava già il ritorno a casa perché la vigilanza per le prossime 6 ore era affidata per contratto all'Istituto di vigilanza per la notte che lo svolgeva in collaborazione con il reparto tutela dei beni archeologici della Polizia di Stato.
Non gli restava che innestare il sistema dall'arme a infrarossi per gli ambienti interni capace di scattare, come era accaduto una volta anche per un pipistrello che si era messo a volare tra le statue  il fregio del Partenone.
Sotiris era molto fiero di svolgere quel lavoro. Gli sembrava in qualche modo di servire il suo Paese: la sua parte migliore, quando la Grecia era il centro del mondo conosciuto e proprio dall'Acropoli della sua città aveva saputo illuminare l'umanità con la bellezza della sua scultura e della sua architettura per migliaia di anni. Non la Grecia di oggi, umile e incapace di fronte all'Europa e al mondo.

Girato l'ultimo angolo vicino al timpano Est del Partenone, lo sguardo di Sotiris fu improvvisamente attratto da un oggetto che quasi gli impediva di raggiungere le scale. Era in una zona d'ombra e Sotiris si dovette avvicinare per vedere bene. Sembrava una mano appoggiata a terra: una grande mano bianchissima che teneva nel palmo una statuetta alata. Non l'aveva mai vista prima. Cercò il cartellino che sta accanto a ogni oggetto esposto ma non c'era nessun cartellino e poi quell'oggetto non era esposto, sembrava semplicemente appoggiato a terra. Sotiris non poté resistere alla tentazione di toccarlo, cosa che non faceva mai con i capolavori del Museo. La mano e il braccio erano molto lisci, ma non era marmo e la pelle sembrava quasi porosa... La statua con le ali invece... brillava nella penombra... sembrava persino fosse oro.
Sotiris decise che forse era meglio chiamare il Direttore, al numero di emergenza del suo cellulare. "Non ti fare scrupolo di chiamarmi per ogni emergenza, Sotiris. Anche di notte", gli aveva detto. Era un'emergenza quella? Sicuramente era una cosa strana. Meglio chiamare.

"E per noi meglio bere un antro goto", aveva interrotto Dimitri. E abbiamo rifatto un giro di bianco assieme a fette di karpuzi dolce tenuto in fresco in un secchio pieno d'acqua.



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