Ieri siamo stati a fare il bagno in una baia a 5 miglia da Hydra. Davanti a un edificio basso e bianco che abbiamo chiamato "il Monastero" senza sapere cosa sia davvero. Lunghi bagni in mare poi una turopita a testa, anzi mezza da tanto che era buona... un sonnellino e partenza per Hydra dove sono stati letteralmente scaricati in banchina i ragazzi.
Eileen e io siamo ripartiti immediatamente per Poros dove siamo arrivati 2 ore e mezzo dopo. L'ambiente è gradevole e i fratelli che gestiscono gli ormeggi seri e affidabili: così ci è sembrato.
Una cena in un ristorantino in cui non si filano per nulla gli stranieri e poi a letto. Il catamarano veloce parte domattina alle 8. Sono contento per Donna Rosa, mi sembra in un posto sicuro e in mano a gente competente.
Ci alziamo alle 6, dopo aver dormito male, facciamo i lavori indispensabili di pulizia e corriamo a prendere il catamarano veloce dove troviano anche i ragazzi partiti da Hydra alle 7. Il viaggio dura un'ora. All'altezza dell'isola di Salamina racconto a mio cognato la trappola ideata da Temistocle per battere lo strapotere dell'armata e della flotta persiana nel 480 a.C.
L'ingresso al Pireo, malgrado sia ormai una struttura moderna, è emozionante. Poi in metropolitana fino al Museo dell'Acropoli.
Rapida visita al museo (troppo rapida per le nostre abitudini) e i ragazzi partono.
Noi ci facciamo raggiunge da Aliki e pranziamo nel ristorante del Museo, un po' decaduto rispetto alle origini. Il Museo è sempre bellissimo. Ne approfitto per andare a vedere sotto il frontone orientale il luogo dove nel racconto della chiave Usb hanno lasciato il braccio di Athena. E capisco perché. Nel frontone orientale ci sono dei grandi vuoti e degli orrendi gessi che sostituiscono le statue originali che sono a Londra. Il braccio, se non ho capito male era nello spazio a destra del cosiddetto Dioniso.
In attesa di pranzo le racconto quello che abbiamo letto nella chiave Usb trovata a Nafpaktos. Aliki sembra divertita. Poi precisa: non è realistico il racconto perché le strutture delle statue criselefantine di Zeus e Athena erano molto fragili. Sembra che Fidia abbia usato anche del vetro che faceva illuminare da dentro in modo che risaltasse nel buio della cella del Partenone. "Però c'è un legame con la realtà, aggiunge, perché lo sai vero che un architetto archeologo nazista che si chiamava Schleif ha scavato a Olimpia e ha trovato i resti della fabbrica di Fidia e pezzi di scarto della statua di Zeus (Aliki quando traduce Zeus in italiano spesso usa la parola Dio)". Lo sapevi? No, proprio non lo sapevo. "Siii, riprende Aliki, pensa la combinazione, proprio nelle prossime settimane apriranno una mostra a Berlino su questo..."
"E non potrebbe essere, chiedo io, che sia successo qualcosa di simile anche sull'Acropoli?" "Potrebbe, forse sì, dice Aliki, ma si saprebbe... credo".
Aliki ci racconta storie molto interessanti, come sempre. Non esita a spiegare le tante cose che sa senza mai farlo pesare (cosa rara in un professore universitario). E io non mi vergogno di farle le domande anche le più ingenue. Ci racconta che la Atene che conosciamo noi è la Atene dopo la vittoria sui Persiani. Una città che diventa riferimento e protezione per tutti. E che riceve tributi dagli alleati. Nel museo infatti c'è pieno di steli in cui Athena stringe la mano alla divinità che protegge la città che si allea con Atene. Atene diventa ricchissima e costruisce tutto quello che conosciamo per celebrare il proprio trionfo e la propria grandezza. Prima c'erano i tiranni, poi nasce la democrazia. Prima l'arte arcaica si ispirava all'arte orientale: sui frontoni c'erano mostri e serpenti. Poi ci sono gli dei greci e le loro storie. Atene riesce persino, ci racconta Aliki, a cambiare la gerarchia mitologica. Prima l'eroe più noto e popolare era Eracle: le sue fatiche il mito più illustrato. Dopo Atene riesce a imporre Teseo e il mito della propria fondazione. Teseo è un re democratico, continua Aliki, non dimenticate che è Teseo l'unico che dà ospitalità a Edipo, a Colono, che allora era un sobborgo di Atene.
Decidiamo di mangiare. Viene un giovane cameriere ad apparecchiarci il tavolino. Lo fa senza pulire. Aliki lo rimprovera con fermezza. Gli dice che non ci si comporta così in quella che è la vetrina internazionale del Paese. Il ragazzo pulisce e poi ci manda una collega.
Aliki è sconfortata. Dice che il Paese protesta ma si lascia andare: non reagisce come dovrebbe. Certo le colpe sono nella classe dirigente degli anni 80 che avrebbe dovuto modernizzare il Paese invece ne ha consumato le risorse, lasciando che i capitali andassero all'estero e consumando le proprie riserve. Ma "tutti hanno mangiato" in quella situazione. Alcuni molto altri poco, alcuni consapevoli altri no. Poi mi guarda, perché sa che lavoro in Cgil, e dice: una volta c'era l'industria in Grecia poi i sindacati l'hanno fatta chiudere. All'inizio, dopo la dittatura, le richieste erano giuste, poi hanno esagerato. Ma ora bisogna reagire valorizzando le risorse che ci sono e rimboccandosi le maniche, inutile stare a protestare e basta.
Però poi si sfoga: io amo molto la Germania, sapere che la mia formazione universitaria è tedesca. È davvero la mia patria adottiva. E quando tornavo in Grecia negli anni di Università mi sentivo a disagio perché non capivo come potessero mancare i servizi e la gente evadesse le tasse e la corruzione diffusa da per tutto... Ma i tedeschi sono così rigidi... Anche quando sostengono cose giuste e principi che condivido sono così schematici... Mi fanno molto arrabbiare...
Aliki, i tedeschi possono essere molto acuti ma non hanno "mente multiforme", azzardo io. "Proprio così, bella citazione..."
Mangiamo discretamente. Fa molto caldo.
Alle 18.30 parte l'aereo. Aliki ci accompagna al taxi (35 Euro, tariffa fissa). Ci salutiamo. Quando ci rivedremo? Forse a Siena, dice lei. Ma non subito perché ha ancora qualche problema sul lavoro.
La crociera è finita. Il Mistero della chiave Usb no, ovviamente.
Eileen e io siamo ripartiti immediatamente per Poros dove siamo arrivati 2 ore e mezzo dopo. L'ambiente è gradevole e i fratelli che gestiscono gli ormeggi seri e affidabili: così ci è sembrato.
Una cena in un ristorantino in cui non si filano per nulla gli stranieri e poi a letto. Il catamarano veloce parte domattina alle 8. Sono contento per Donna Rosa, mi sembra in un posto sicuro e in mano a gente competente.
Ci alziamo alle 6, dopo aver dormito male, facciamo i lavori indispensabili di pulizia e corriamo a prendere il catamarano veloce dove troviano anche i ragazzi partiti da Hydra alle 7. Il viaggio dura un'ora. All'altezza dell'isola di Salamina racconto a mio cognato la trappola ideata da Temistocle per battere lo strapotere dell'armata e della flotta persiana nel 480 a.C.
L'ingresso al Pireo, malgrado sia ormai una struttura moderna, è emozionante. Poi in metropolitana fino al Museo dell'Acropoli.
Rapida visita al museo (troppo rapida per le nostre abitudini) e i ragazzi partono.
Noi ci facciamo raggiunge da Aliki e pranziamo nel ristorante del Museo, un po' decaduto rispetto alle origini. Il Museo è sempre bellissimo. Ne approfitto per andare a vedere sotto il frontone orientale il luogo dove nel racconto della chiave Usb hanno lasciato il braccio di Athena. E capisco perché. Nel frontone orientale ci sono dei grandi vuoti e degli orrendi gessi che sostituiscono le statue originali che sono a Londra. Il braccio, se non ho capito male era nello spazio a destra del cosiddetto Dioniso.
In attesa di pranzo le racconto quello che abbiamo letto nella chiave Usb trovata a Nafpaktos. Aliki sembra divertita. Poi precisa: non è realistico il racconto perché le strutture delle statue criselefantine di Zeus e Athena erano molto fragili. Sembra che Fidia abbia usato anche del vetro che faceva illuminare da dentro in modo che risaltasse nel buio della cella del Partenone. "Però c'è un legame con la realtà, aggiunge, perché lo sai vero che un architetto archeologo nazista che si chiamava Schleif ha scavato a Olimpia e ha trovato i resti della fabbrica di Fidia e pezzi di scarto della statua di Zeus (Aliki quando traduce Zeus in italiano spesso usa la parola Dio)". Lo sapevi? No, proprio non lo sapevo. "Siii, riprende Aliki, pensa la combinazione, proprio nelle prossime settimane apriranno una mostra a Berlino su questo..."
"E non potrebbe essere, chiedo io, che sia successo qualcosa di simile anche sull'Acropoli?" "Potrebbe, forse sì, dice Aliki, ma si saprebbe... credo".
Aliki ci racconta storie molto interessanti, come sempre. Non esita a spiegare le tante cose che sa senza mai farlo pesare (cosa rara in un professore universitario). E io non mi vergogno di farle le domande anche le più ingenue. Ci racconta che la Atene che conosciamo noi è la Atene dopo la vittoria sui Persiani. Una città che diventa riferimento e protezione per tutti. E che riceve tributi dagli alleati. Nel museo infatti c'è pieno di steli in cui Athena stringe la mano alla divinità che protegge la città che si allea con Atene. Atene diventa ricchissima e costruisce tutto quello che conosciamo per celebrare il proprio trionfo e la propria grandezza. Prima c'erano i tiranni, poi nasce la democrazia. Prima l'arte arcaica si ispirava all'arte orientale: sui frontoni c'erano mostri e serpenti. Poi ci sono gli dei greci e le loro storie. Atene riesce persino, ci racconta Aliki, a cambiare la gerarchia mitologica. Prima l'eroe più noto e popolare era Eracle: le sue fatiche il mito più illustrato. Dopo Atene riesce a imporre Teseo e il mito della propria fondazione. Teseo è un re democratico, continua Aliki, non dimenticate che è Teseo l'unico che dà ospitalità a Edipo, a Colono, che allora era un sobborgo di Atene.
Decidiamo di mangiare. Viene un giovane cameriere ad apparecchiarci il tavolino. Lo fa senza pulire. Aliki lo rimprovera con fermezza. Gli dice che non ci si comporta così in quella che è la vetrina internazionale del Paese. Il ragazzo pulisce e poi ci manda una collega.
Aliki è sconfortata. Dice che il Paese protesta ma si lascia andare: non reagisce come dovrebbe. Certo le colpe sono nella classe dirigente degli anni 80 che avrebbe dovuto modernizzare il Paese invece ne ha consumato le risorse, lasciando che i capitali andassero all'estero e consumando le proprie riserve. Ma "tutti hanno mangiato" in quella situazione. Alcuni molto altri poco, alcuni consapevoli altri no. Poi mi guarda, perché sa che lavoro in Cgil, e dice: una volta c'era l'industria in Grecia poi i sindacati l'hanno fatta chiudere. All'inizio, dopo la dittatura, le richieste erano giuste, poi hanno esagerato. Ma ora bisogna reagire valorizzando le risorse che ci sono e rimboccandosi le maniche, inutile stare a protestare e basta.
Però poi si sfoga: io amo molto la Germania, sapere che la mia formazione universitaria è tedesca. È davvero la mia patria adottiva. E quando tornavo in Grecia negli anni di Università mi sentivo a disagio perché non capivo come potessero mancare i servizi e la gente evadesse le tasse e la corruzione diffusa da per tutto... Ma i tedeschi sono così rigidi... Anche quando sostengono cose giuste e principi che condivido sono così schematici... Mi fanno molto arrabbiare...
Aliki, i tedeschi possono essere molto acuti ma non hanno "mente multiforme", azzardo io. "Proprio così, bella citazione..."
Mangiamo discretamente. Fa molto caldo.
Alle 18.30 parte l'aereo. Aliki ci accompagna al taxi (35 Euro, tariffa fissa). Ci salutiamo. Quando ci rivedremo? Forse a Siena, dice lei. Ma non subito perché ha ancora qualche problema sul lavoro.
La crociera è finita. Il Mistero della chiave Usb no, ovviamente.




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