Per completare questa pigra domenica in un porticciolo stipato dell'Egeo dopo una bella cena sul mare, niente di meglio che una nuova lettura della chiave Usb. Ci dispiace sfruttare così tanto Dmitri ma per fortuna anche lui sembra averci preso gusto. Con Aliki e Koralia avremmo avuto meno scrupoli ma rimandano il loro arrivo ogni giorno. Aliki, l'ultima volta che le ho parlato al telefono mi ha fatto capire che ha un problema serio di lavoro e che forse non ce la farà a venire. Non ha detto di più.
Ci sediamo nel pozzetto, ognuno sul suo materassino. Per l'occasione ho acceso la lampada a gas. Eileen ha deciso di aprire la bottiglia di Tentoura, un liquore che fanno a Patrasso con la cannella e i chiodi di garofano, che inizialmente dovevamo riportarci in Italia. Dmitri comincia a leggere da solo e poi traduce. "Questa me pare 'na storia come che g'ha da essar, me pare...."
Cap. III
Herr Hoffmenstall sentì bussare alla porta, alzò gli occhi dalle carte che stava guardando e vide entrare la sua segretaria.
- Mi scusi se la disturbo Signor Direttore, ma giù all'ingresso sta succedendo una cosa strana...
Il Direttore fece ancora un paio di firme e mise via i fogli. Margarete continuò.
- Bruno è venuto su da a dirmi che c'era un signore che chiedeva insistentemente di poter parlare con lei. Sono scesa personalmente per dirgli che il Signor Direttore riceve solo su appuntamento e che oggi non è in ufficio.
Il Direttore guardò la sua segretaria con aria interrogativa, come se non potesse immaginare nessun seguito a questa precisazione.
- Ebbene, Margarete?
- Signor Direttore, quell'uomo mi ha guardato in modo orribile, con un ghigno come se ridesse alla mia risposta e poi mi ha detto guardandomi gelido negli occhi: "Vada a dire al Direttore che prima mi riceve e meglio sarà per tutti, Frau Weiss, io aspetto qui finché non tornerà per accompagnarmi dal Direttore" e mi ha messo in mano questo biglietto da visita.
Herr Hofmenstall allungò il braccio e inforcò gli occhiali per leggere i caratteri piccoli del biglietto dell'inatteso visitatore. "Sigmund Schmidt" nella prima riga e sotto, in corsivo, Istituto di Studi Storici sulla Germania Spartakus, Berlino", con il numero di telefono. Accanto al nome, c'era scritto a mano "Colonnello".
"Questo dev'essere uno di quei reduci della DDR che fingono non sia caduto il muro", pensò il Direttore fra sé, leggendo la parola Spartakus.
- L'ha mai visto prima d'ora questo signore, Margarete?
- Mai visto Signor Direttore, non capisco come faccia a sapere il mio cognome...
- L'avrà letto sulla targhetta d'ordinanza...
- Non la portavo la targhetta, Signor Direttore. Chiedo scusa, aggiunse Margarete quando lui la guardò con aria interrogativa.
- Allora l'avrà chiesto giù in portineria o a quei chiacchieroni della biglietteria, non si preoccupi per questo...
Il Direttore stava pensando di non ricevere quello che a tutti gli effetti gli sembrava uno scocciatore, se non un portatore di guai. Poi quasi per caso girò il biglietto e si fermò.
Nel retro, con una calligrafia minuta e in caratteri greci ben scritti, c'era la parola "crisoelefantina".
Il Direttore si fermò un attimo e poi decise.
- Margarete, faccia salire questo Signor Schmidt e poi la prego, fra venti minuti, non uno di più, di chiamarmi al telefono e poi venire qui a dirmi che ci sono persone che attendono di essere ricevute, persone che avevano un appuntamento fissato da tempo.
Margarete, la segretaria personale degli ultimi due Direttori del Pergamon Museum, fece segno di sì con la testa e uscì dopo essersi leggermente piegata con il busto in avanti. Conosceva bene queste procedure di "disimpegno" e dopo un quarto d'ora, con una scusa, avrebbe dato un colpo di telefono comunque, anche se Herr Hoffmenstall non gliel'avesse chiesto. Il Direttore aveva di nuovo abbassato lo sguardo sul biglietto che continuava a rigirarsi tra le mani.
Dopo qualche minuto si sentì bussare alla porta e Margarete introdusse lo strano ospite.
- La avverto subito signor Schmidt che la sua visita è alquanto insolita e fuori dalle regole. Non ho che pochi minuti per lei.
Schmidt guardò il Direttore e sorrise in modo raggelante. Hoffmenstall capì il disagio di cui gli aveva parlato Margarete.
- La ringrazio per avermi ricevuto, Herr Direktor, le assicuro che le farò perdere pochissimo tempo. Volevo solo chiederle, in via del tutto riservata le garantisco, se ha mai sentito parlare della statua crisoelefantina di Fidia che rappresenta la dea Athena Parthenos.
Hoffmenstall pensò per un attimo di avere a che fare con un dilettante appassionato di archeologia e si tranquillizzò malgrado gli occhi gelidi di Schmidt non si staccassero un attimo da lui.
- Signor Schmidt, disse il Direttore con la voce calma e autorevole che riteneva più adatta al suo ruolo e di cui era in qualche modo orgoglioso, chiunque abbia frequentato anche solo qualche anno di Gymnasium sa benissimo che uno dei capolavori perduti di Fidia è la statua di Athena Parthenos in oro e avorio che stava accanto al Partenone...
Di nuovo il ghigno sorridente di Schmidt lo raggelò.
- Herr Direktor, non mi prenda per uno sprovveduto prego, sto chiedendole se ne ha sentito parlare di recente... dopo la sua nomina al Pergamon, se vuole che sia più preciso...
Hoffmenstall perse tutta la sua sicurezza sul colloquio in corso, desideroso solo che Margarete chiamasse al telefono e fece segno di no con la testa.
- Perché avrei dovuto sentirne parlare di recente... non capisco...
Schmidt lo guardò senza sorridere e poi allungò una busta gialla di carta al Direttore dicendo:
- Eccolo il motivo Herr Direktor...
Hoffmenstall prese la busta incuriosito, l'aprì e vide che si trattava di una copia dell'inventario dei beni archeologici del Pergamon Museum divisi per sezioni e collezioni, con i timbri originali e le firme in calce del Direttore precedente e dell'attuale, cioè la sua.
- Guardi nella sezione Grecia Classica, Herr Direktor, mi sono permesso di evidenziare alcuni reperti del Museo.
Hoffmenstall guardò il circoletto color arancione e lesse "frammenti di periodo classico (V e IV secolo a.C.) in avorio e bronzo con pellicola d'oro (raccolte A e B).
- Ma questi sono reperti senza importanza, Signor Schmidt, piccole statuette domestiche incomplete: niente a che vedere col capolavoro perduto... Temo che lei sia in equivoco...
Di nuovo parlò con sicurezza, di nuovo il ghigno del suo ospite lo raggelò.
- Devo dedurre Herr Direktor che quella vecchia canaglia del suo predecessore non le ha detto tutto quello che doveva dirle...
E continuò a guardarlo negli occhi senza sorridere fino a convincersi che quel giovane Direttore stava dicendo la verità.
Hoffmenstall era imbarazzato e non sapeva cosa dire.
- Non credo che la riguardino, Signor Schmidt, i rapporti tra me e il mio predecessore, sibilò a mezza voce.
- Infatti, Herr Direktor, non mi riguardano e nemmeno mi interessano se posso esprimermi così direttamente. Se lei non sa nulla del Fidia, o non è interessato al tema, aggiunse con perfidia, la ringrazio molto Herr Hoffmenstall, il nostro colloquio è privo di utilità. Vuole essere così gentile da restituirmi la busta? Del resto lei dovrebbe averne almeno una copia conforme.
- Io ho l'originale, signore, la sua piuttosto sarà una copia...
- Lei continua a sottovalutarmi Herr Direktor, e la cosa mi diverte... Comunque, visto che lei ha l'originale, lo legga bene e vedrà che ci sono due gruppi di reperti crisoelefantini. Uno privo di significato, come dice lei (statuette votive più che non domestiche, per essere precisi) uno molto più, come dire... impegnativo.
Lo squillo del telefono distolse il Direttore da un attimo di disorientamento.
- Grazie, Margarete, non abbiamo ancora finito. Li faccia aspettare.
Schmidt sorrise senza farsi vedere.
- Signor Schmidt, vuole essere così gentile, disse Hoffmenstall, da spiegarmi il senso vero di questa sua visita?
- È un piacere per me, Herr Direktor: sono venuto a trovarla proprio con l'intento di raccontarle una storia che lei ignora da troppo tempo e ora deve conoscere.
"Sai che 'sta roba mi comincia a prendere sul serio, dice Dimitri. E a voaltri, tosi, ve piase?" I ragazzi fanno sì con la testa e anche io devo ammette che la storia della chiave Usb sta assumendo pieghe impreviste e accattivanti. "È ancora lungo il terzo capitolo, Dimitri?" "No tanto", mi risponde. "Co' un altro goto de sto sgorga tubi de Patrasso porrìa essar anca più corto. E drovo la parola "tubi" parché ghe xe dei plutei..." La capacità di Dimitri di passare dal greco al veneziano praticamente senza cambiare né pronuncia né cantilena mi diverte... (del resto la sua "S" è esattamente identica).
Un giro di Tentoura per gli adulti e il racconto prosegue. Intanto la barca dondola al passaggio dei mototaxi che sfrecciano nel porticciolo di Hydra e "i fa onda", come a Venezia, appunto...
"Tutto è cominciato molto prima che lei nascesse Herr Direktor... - inizia a raccontare Sgmund Schmidt - quando i nazisti occupavano la Grecia e Atene. Su ordine diretto di Goering, un gruppo di archeologi tedeschi, guidati e controllati da ufficiali delle SS, scavarono senza scrupoli sul Partenone, mettendo a soqquadro anche i monumenti già noti e studiati da tempo, andando a frugare anche sotto i pavimenti originali. Scavavano sulla base di progetti e idee messe a punto dai migliori grecisti che c'erano al mondo, cioè i professori tedeschi dell'Istituto Archeologico Germanico di Berlino e di Atene. La stessa cosa facevano, come lei sa, a Olimpia. Pensi Herr Direktor, i più grandi amanti della cultura greca che lavoravano per spogliare la Grecia dei suoi tesori perché la ritenevano un'erede indegna della propria antichità e della propria grandezza. Un po' come oggi, non le pare?"
Hoffmenstall, non commentò.
"A Olimpia trovarono qualche pezzo interessante ma non l'originale, ma questo lei lo sa meglio di me...
Ad Atene invece alla fine la trovarono! In un piccolo anfratto scavato sotto l'ingresso Est del Partenone trovarono, a pezzi ma pressoché completa e ben conservata (come se fosse stata nascosta appositamente) la statua crisoelefantina di Athena Parthenos, il capolavoro di Fidia perduto fin dall'antichità..."
Schmidt si fermò un attimo a valutare quanto la sua storia avesse preso il suo interlocutore, poi proseguì più disteso.
"I nazisti trasportarono subito i reperti al Pergamon Museum e li seppellirono ben protetti in due grandi cripte ricavate nella parte più bassa dei vostri depositi. E lì rimasero per anni. Gli eventi della guerra avevano impedito a Hitler di coronare il suo sogno: annunciare al mondo ed esporre trionfalmente nel più grande Museo del Terzo Reich, dopo aver germanizzato l'intera Europa, la grande statua di Athena che tiene su una mano la Nike alata. Non avendo trovato quella di Zeus, una delle sette meraviglie del mondo...
- Ma poi? - chiese con un filo di voce il Direttore - perché non se ne è saputo più nulla?
Schmidt capì che il Direttore era ormai attaccato all'amo e proseguì.
- Quando, alla fine della guerra gli operai che riparavano i danni del Pergamon si accorsero delle due grandi cripte sotterranee avvisarono chi di dovere e noi (ricordo quella riunione come fosse oggi), decidemmo di non rendere noto ai Russi della presenza dell' Athena di Fidia a Berlino, per paura che l'Armata Rossa la confiscasse come indennizzo per i danni di guerra e la portassero a Mosca per sempre, come fecero con il "Tesoro di Priamo". Io misi tutta la mia autorevolezza in gioco, rischiando una carriera promettente, se mi consente questa piccola personalizzazione Herr Direktor, perché ritenevo giusto che quella statua meravigliosa dovesse essere restituita ai suoi custodi naturali, cioè al popolo greco. Il problema, Herr Director, non è perché non se ne seppe nulla alla fine della guerra. La vera domanda che lei dovrebbe farsi è perché non se ne seppe nulla quando diventammo di nuovo un unico grande Paese che non aveva più paura del suo passato. Con la fine ingloriosa della DDR e la caduta del muro di Berlino, se preferisce.
- Immagino che lei conosca la risposta Colonnello - disse il Direttore.
-Sinceramente no - rispose Schmidt, sorpreso e felice di essere stato chiamato con il grado che aveva un tempo nella Stasi - posso solo immaginare che sia di nuovo prevalso un certo egoismo nazionale, una forma nuova e incruenta di pangermanesimo artistico e culturale, se non più politico e militare. Non so quale delle due cose sia la più ottusa... O forse semplicemente gelosia: "Meglio qui da noi che la sappiamo studiare che non in mano ai greci... Poi decideremo il da farsi... Possiamo sempre dire di averla ritrovata nascosta dai nazisti nei sotterranei del Museo..."
Schmidt guardò negli occhi Hoffmenstall, questa volta in modo più bonario e proseguì.
- Ora tocca a lei decidere il da farsi, Herr Director. Se posso aiutarla direi che lei ha solo due possibilità. Annunciare al mondo il ritrovamento di Athena, scaricando la responsabilità sul passato e fare una bella figura di studioso internazionale e guadagnare un importante merito per la sua carriera. Ma poi sarà costretto a restituire alla Grecia il suo capolavoro. Oppure informare della cosa, in via molto riservata, le autorità ministeriali competenti e lasciare a loro la decisione. Non mi pare ci siano altre possibilità per lei... Scarterei, per rispetto della sua intelligenza, l'idea di rivolgersi alla sezione tutela dei beni archeologici della Polizia, perché rischierebbe di far fare al nostro Paese una brutta figura a livello internazionale. Forse due, concluse Schmidt fra sé.
- Colonnello Schmidt - disse il Direttore- la sua storia è affascinante e molto importante per la storia dell'arte ma per fare passi ufficiali io ho bisogno di qualcosa di più di un circoletto arancione sull'inventario, le pare? Come può garantirmi che l'Athena crisoelefantina esista davvero? E si trovi in questo Museo?
- Io non le voglio garantire nulla! Nemmeno io l'ho ancora mai vista tutta intera, Herr Director. Le chiedo solo di scendere con me nella parte più bassa dei sotterranei del Museo e di andare a verificare insieme. Però è meglio se andiamo da soli e direi, se non ho capito male, che c'è bisogno di una vanga.
Hoffmenstall era quanto mai perplesso. Si chiedeva se non avrebbe dovuto liquidare l'ospite e fare da solo un accertamento, ma sapeva, di rischiare troppa pubblicità e magari una brutta figura. Chiamò Margarete e chiese, tenendo gli occhi bassi, di procurargli una vanga, senza farlo sapere a nessuno. Quando lei arrivò con una vecchia pala per carbone il Colonnello disse "Andrà benissimo". Il Direttore si alzò e si accorse che non aveva fatto sedere il Colonnello malgrado fosse entrato nel suo ufficio ormai da molto tempo, ma Schmidt sembrava non essersene nemmeno accorto. Uscirono insieme, presero un ascensore di servizio e scesero al piano -1, quello dei depositi. In ascensore il Colonnello disse: "C'è un altro piano sotto mi risulta, Direttore." "È quello delle caldaie e dei servizi, lì non c'è nulla, disse Hoffmenstall". "Andiamo giù al -2, disse Schmidt".
Scesero di un altro piano, uscirono nei locali di servizio. Schmidt si guardò intorno, percorse corridoi, scese alcuni gradini, girò a destra e sinistra diverse volte e poi si fermò davanti a due grandi botole di metallo chiuse da vistosi lucchetti. "Ecco, è qui, disse il Colonnello, ai lucchetti penso io, lei tenga pronta la pala." I lucchetti si aprirono subito sotto i sottili ferri e le mani abili di Schmidt. Aperto il grande coperchio metallico si vide della terra, soffice, come smossa di recente. "Adesso tocca a lei Direttore, si dia da fare", disse il Colonnello, rendendosi conto di aver usato un tono più militare che amichevole come avrebbe voluto essere con quel giovane Direttore, tutto sommato collaborativo e persino simpatico nel suo imbarazzo.
Hoffmenstall urtò subito contro una cassa di legno. L'aprirono: era larga e profonda ma completamente vuota e perfettamente pulita. Ce n'erano diverse, tutte vuote. Passarono all'altra botola. Smossa la terra, subito il rumore di legno di un'altra grande cassa. L'aprirono. Schmidt trasse di tasca una torcia e illuminò la cassa. All'interno comparve un piede di grande dimensione e candore assoluto, cinto di un calzare con legacci dorati e le pieghe dorate del panneggio della grande tunica della dea.
Hoffmenstall rimase senza fiato. Tutti i racconti e tutte le speranze dell'archeologia romantica gli passarono per la mente. "Scordatevi di trovare altre mummie come quella di Tutankamon", aveva detto tante volte il loro professore. L'archeologia moderna è fatta di duro lavoro di routine: scavi sistematici, stratigrafie e confronti statistici. "I grandi capolavori sono già stati trovati tutti". E proprio a lui, invece, era toccato di fare la più grande e clamorosa scoperta del secolo, per di più nei sotterranei del Museo che dirigeva. C'era qualcosa di esaltante e mitico ma anche di ironico e forse umiliante in tutta la vicenda. Se aveva fatto quella scoperta sensazionale era stato solo perché un ex colonnello della DDR aveva deciso di fargliela fare.
- Lei mi aveva parlato della statua completa Colonnello.
- Infatti, le cripte e le casse sono troppo grandi per un piede... Il resto è stato portato al sicuro. Le abbiamo lasciato un piede per convincerla che la statua esiste. O non le basta quello che ha visto?
Nel Direttore prevalse l'atteggiamento preoccupato del conservatore.
- Ma il resto, è almeno in buone mani?
- Le migliori mani possibili, amico mio...
- In un luogo degno del suo valore e della sua delicatezza?
- Ha usato l'aggettivo giusto Herr Director - disse Schmidt - La statua è custodita nel luogo più degno che ci sia in Germania... Ma sì, posso anche dirglielo, la testa di Athena con l'elmo riposa accanto al corpo di Rosa
Luxemburg.
Il Direttore era confuso e incapace di obiettare, ormai nella piena disponibilità del Colonnello.
- Cosa devo fare adesso Colonnello?
- Faccia i suoi accertamenti, giovane amico. Non c'è tanta fretta. Verifichi con scrupolo la verità delle mie parole. Quando sarà certo che si tratta dell'Athena di Fidia, dovrà decidere tra le due possibilità che le ho illustrato prima.
- E se avessi bisogno di parlare con lei Colonnello Schmidt? Ammesso che sia questo il suo vero cognome...
- Non le piace il mio cognome? A me sì: mi permette di ritornare nell'anonimato tutte le volte che mi fa comodo. A me piace essere anonimo... Un po' come quando Ulisse dice a Polifemo di chiamarsi Nessuno, giocando tra l'assonanza del suo nome Odìsseus e la parola Oudèis che vuol dire nessuno, ricorda Herr Direktor? Ma certo che ricorda, mi scusi... E anche io questa volta ho proprio l'impressione di avere infilato il mio palo rovente nell'occhio del Ciclope... - disse Schmidt quasi fra sé. E continuò. - Del resto, se si pretende di governare l'Europa intera avendo un occhio solo, il tronco rovente di ulivo è ben meritato. Ora si è fatto tardi, Herr Direktor, la devo proprio salutare. Mi farò vivo io ma se ha bisogno di me chiami pure l'Istituto Spartakus al numero che le ho lasciato. E chieda semplicemente di me.
Il Colonnello Schmidt si fermò un attimo a guardare il Direttore ancora sbigottito, poi aggiunse.
- Mi rendo conto di averla turbata amico mio... E forse è rimasto deluso. Lei pensava che fossimo tutti dei ferri arrugginiti e inutili... materiale non riciclabile... Be', ha ragione a pensarlo, Herr Direktor, è proprio così. Ma non tutti: un buon 90% sì, anche più... Gli altri, le assicuro, sono del miglior acciaio tedesco che sia mai stato forgiato. Avrei potuto mandarle qualcuno dei miei bravi collaboratori, ma ho preferito venire di persona a conoscerla e sono felice di averlo fatto. Adesso la lascio al suo lavoro. Le porgo i miei saluti e i miei ringraziamenti Herr Hoffmenstall.
"Taca propio a piaserme sta roba, dice Dimitri, alla fine del terzo capitolo".
"Anche a me piace un sacco, è coinvolgente", aggiungo io.
Eileen che se ne intende dice che non è certamente un testo già pubblicato perché avrebbe bisogno di molte limature.
Beda dice che non è scritto certamente da un tedesco. Noi lo guardiamo. Lui spiega che un direttore di un museo tedesco non chiamerebbe mai per nome la sua segretaria.
Dimitri lo guarda senza capire se scherza o fa sul serio poi dice: "infati xe scrito in greco e no in todesco..."
Noi sappiamo che Beda ha lavorato quindici anni in Germania e lo prendiamo sul serio. Aggiungiamo un indizio agli altri: probabilmente l'autore non è un tedesco. Ma almeno cosa voleva dire dissotterrare Fidia l'abbiamo capito. Fred dice che Margarete è un nome vecchio. Ma infatti lei è una vecchia segretaria. Beda dice che nel nome Hoffmenstall manca almeno una "h". Fred dice che un suo compagno di scuola si chiama in un modo simile senza la "h". "Ho un equipaggio molto tecnico e preciso, penso fra me, specie con quello che non ha a che fare con la barca a vela..."
E con questa si chiude la serata. Non prima di accendere, per far festa, i lumini colorati che ci hanno regalato i ragazzi. Dmitri continua la vacanza ma noi torniamo ad Atene e poi in Italia. Come faremo senza di lui? Gli propongo di fare una copia della chiave ma lui non la vuole. Dice che non ha il Pc e che continueremo quando ci vedremo la prossima volta: o ad Atene o a Siena a casa di Koralia.
Ci sediamo nel pozzetto, ognuno sul suo materassino. Per l'occasione ho acceso la lampada a gas. Eileen ha deciso di aprire la bottiglia di Tentoura, un liquore che fanno a Patrasso con la cannella e i chiodi di garofano, che inizialmente dovevamo riportarci in Italia. Dmitri comincia a leggere da solo e poi traduce. "Questa me pare 'na storia come che g'ha da essar, me pare...."
Cap. III
Herr Hoffmenstall sentì bussare alla porta, alzò gli occhi dalle carte che stava guardando e vide entrare la sua segretaria.
- Mi scusi se la disturbo Signor Direttore, ma giù all'ingresso sta succedendo una cosa strana...
Il Direttore fece ancora un paio di firme e mise via i fogli. Margarete continuò.
- Bruno è venuto su da a dirmi che c'era un signore che chiedeva insistentemente di poter parlare con lei. Sono scesa personalmente per dirgli che il Signor Direttore riceve solo su appuntamento e che oggi non è in ufficio.
Il Direttore guardò la sua segretaria con aria interrogativa, come se non potesse immaginare nessun seguito a questa precisazione.
- Ebbene, Margarete?
- Signor Direttore, quell'uomo mi ha guardato in modo orribile, con un ghigno come se ridesse alla mia risposta e poi mi ha detto guardandomi gelido negli occhi: "Vada a dire al Direttore che prima mi riceve e meglio sarà per tutti, Frau Weiss, io aspetto qui finché non tornerà per accompagnarmi dal Direttore" e mi ha messo in mano questo biglietto da visita.
Herr Hofmenstall allungò il braccio e inforcò gli occhiali per leggere i caratteri piccoli del biglietto dell'inatteso visitatore. "Sigmund Schmidt" nella prima riga e sotto, in corsivo, Istituto di Studi Storici sulla Germania Spartakus, Berlino", con il numero di telefono. Accanto al nome, c'era scritto a mano "Colonnello".
"Questo dev'essere uno di quei reduci della DDR che fingono non sia caduto il muro", pensò il Direttore fra sé, leggendo la parola Spartakus.
- L'ha mai visto prima d'ora questo signore, Margarete?
- Mai visto Signor Direttore, non capisco come faccia a sapere il mio cognome...
- L'avrà letto sulla targhetta d'ordinanza...
- Non la portavo la targhetta, Signor Direttore. Chiedo scusa, aggiunse Margarete quando lui la guardò con aria interrogativa.
- Allora l'avrà chiesto giù in portineria o a quei chiacchieroni della biglietteria, non si preoccupi per questo...
Il Direttore stava pensando di non ricevere quello che a tutti gli effetti gli sembrava uno scocciatore, se non un portatore di guai. Poi quasi per caso girò il biglietto e si fermò.
Nel retro, con una calligrafia minuta e in caratteri greci ben scritti, c'era la parola "crisoelefantina".
Il Direttore si fermò un attimo e poi decise.
- Margarete, faccia salire questo Signor Schmidt e poi la prego, fra venti minuti, non uno di più, di chiamarmi al telefono e poi venire qui a dirmi che ci sono persone che attendono di essere ricevute, persone che avevano un appuntamento fissato da tempo.
Margarete, la segretaria personale degli ultimi due Direttori del Pergamon Museum, fece segno di sì con la testa e uscì dopo essersi leggermente piegata con il busto in avanti. Conosceva bene queste procedure di "disimpegno" e dopo un quarto d'ora, con una scusa, avrebbe dato un colpo di telefono comunque, anche se Herr Hoffmenstall non gliel'avesse chiesto. Il Direttore aveva di nuovo abbassato lo sguardo sul biglietto che continuava a rigirarsi tra le mani.
Dopo qualche minuto si sentì bussare alla porta e Margarete introdusse lo strano ospite.
- La avverto subito signor Schmidt che la sua visita è alquanto insolita e fuori dalle regole. Non ho che pochi minuti per lei.
Schmidt guardò il Direttore e sorrise in modo raggelante. Hoffmenstall capì il disagio di cui gli aveva parlato Margarete.
- La ringrazio per avermi ricevuto, Herr Direktor, le assicuro che le farò perdere pochissimo tempo. Volevo solo chiederle, in via del tutto riservata le garantisco, se ha mai sentito parlare della statua crisoelefantina di Fidia che rappresenta la dea Athena Parthenos.
Hoffmenstall pensò per un attimo di avere a che fare con un dilettante appassionato di archeologia e si tranquillizzò malgrado gli occhi gelidi di Schmidt non si staccassero un attimo da lui.
- Signor Schmidt, disse il Direttore con la voce calma e autorevole che riteneva più adatta al suo ruolo e di cui era in qualche modo orgoglioso, chiunque abbia frequentato anche solo qualche anno di Gymnasium sa benissimo che uno dei capolavori perduti di Fidia è la statua di Athena Parthenos in oro e avorio che stava accanto al Partenone...
Di nuovo il ghigno sorridente di Schmidt lo raggelò.
- Herr Direktor, non mi prenda per uno sprovveduto prego, sto chiedendole se ne ha sentito parlare di recente... dopo la sua nomina al Pergamon, se vuole che sia più preciso...
Hoffmenstall perse tutta la sua sicurezza sul colloquio in corso, desideroso solo che Margarete chiamasse al telefono e fece segno di no con la testa.
- Perché avrei dovuto sentirne parlare di recente... non capisco...
Schmidt lo guardò senza sorridere e poi allungò una busta gialla di carta al Direttore dicendo:
- Eccolo il motivo Herr Direktor...
Hoffmenstall prese la busta incuriosito, l'aprì e vide che si trattava di una copia dell'inventario dei beni archeologici del Pergamon Museum divisi per sezioni e collezioni, con i timbri originali e le firme in calce del Direttore precedente e dell'attuale, cioè la sua.
- Guardi nella sezione Grecia Classica, Herr Direktor, mi sono permesso di evidenziare alcuni reperti del Museo.
Hoffmenstall guardò il circoletto color arancione e lesse "frammenti di periodo classico (V e IV secolo a.C.) in avorio e bronzo con pellicola d'oro (raccolte A e B).
- Ma questi sono reperti senza importanza, Signor Schmidt, piccole statuette domestiche incomplete: niente a che vedere col capolavoro perduto... Temo che lei sia in equivoco...
Di nuovo parlò con sicurezza, di nuovo il ghigno del suo ospite lo raggelò.
- Devo dedurre Herr Direktor che quella vecchia canaglia del suo predecessore non le ha detto tutto quello che doveva dirle...
E continuò a guardarlo negli occhi senza sorridere fino a convincersi che quel giovane Direttore stava dicendo la verità.
Hoffmenstall era imbarazzato e non sapeva cosa dire.
- Non credo che la riguardino, Signor Schmidt, i rapporti tra me e il mio predecessore, sibilò a mezza voce.
- Infatti, Herr Direktor, non mi riguardano e nemmeno mi interessano se posso esprimermi così direttamente. Se lei non sa nulla del Fidia, o non è interessato al tema, aggiunse con perfidia, la ringrazio molto Herr Hoffmenstall, il nostro colloquio è privo di utilità. Vuole essere così gentile da restituirmi la busta? Del resto lei dovrebbe averne almeno una copia conforme.
- Io ho l'originale, signore, la sua piuttosto sarà una copia...
- Lei continua a sottovalutarmi Herr Direktor, e la cosa mi diverte... Comunque, visto che lei ha l'originale, lo legga bene e vedrà che ci sono due gruppi di reperti crisoelefantini. Uno privo di significato, come dice lei (statuette votive più che non domestiche, per essere precisi) uno molto più, come dire... impegnativo.
Lo squillo del telefono distolse il Direttore da un attimo di disorientamento.
- Grazie, Margarete, non abbiamo ancora finito. Li faccia aspettare.
Schmidt sorrise senza farsi vedere.
- Signor Schmidt, vuole essere così gentile, disse Hoffmenstall, da spiegarmi il senso vero di questa sua visita?
- È un piacere per me, Herr Direktor: sono venuto a trovarla proprio con l'intento di raccontarle una storia che lei ignora da troppo tempo e ora deve conoscere.
"Sai che 'sta roba mi comincia a prendere sul serio, dice Dimitri. E a voaltri, tosi, ve piase?" I ragazzi fanno sì con la testa e anche io devo ammette che la storia della chiave Usb sta assumendo pieghe impreviste e accattivanti. "È ancora lungo il terzo capitolo, Dimitri?" "No tanto", mi risponde. "Co' un altro goto de sto sgorga tubi de Patrasso porrìa essar anca più corto. E drovo la parola "tubi" parché ghe xe dei plutei..." La capacità di Dimitri di passare dal greco al veneziano praticamente senza cambiare né pronuncia né cantilena mi diverte... (del resto la sua "S" è esattamente identica).
Un giro di Tentoura per gli adulti e il racconto prosegue. Intanto la barca dondola al passaggio dei mototaxi che sfrecciano nel porticciolo di Hydra e "i fa onda", come a Venezia, appunto...
"Tutto è cominciato molto prima che lei nascesse Herr Direktor... - inizia a raccontare Sgmund Schmidt - quando i nazisti occupavano la Grecia e Atene. Su ordine diretto di Goering, un gruppo di archeologi tedeschi, guidati e controllati da ufficiali delle SS, scavarono senza scrupoli sul Partenone, mettendo a soqquadro anche i monumenti già noti e studiati da tempo, andando a frugare anche sotto i pavimenti originali. Scavavano sulla base di progetti e idee messe a punto dai migliori grecisti che c'erano al mondo, cioè i professori tedeschi dell'Istituto Archeologico Germanico di Berlino e di Atene. La stessa cosa facevano, come lei sa, a Olimpia. Pensi Herr Direktor, i più grandi amanti della cultura greca che lavoravano per spogliare la Grecia dei suoi tesori perché la ritenevano un'erede indegna della propria antichità e della propria grandezza. Un po' come oggi, non le pare?"
Hoffmenstall, non commentò.
"A Olimpia trovarono qualche pezzo interessante ma non l'originale, ma questo lei lo sa meglio di me...
Ad Atene invece alla fine la trovarono! In un piccolo anfratto scavato sotto l'ingresso Est del Partenone trovarono, a pezzi ma pressoché completa e ben conservata (come se fosse stata nascosta appositamente) la statua crisoelefantina di Athena Parthenos, il capolavoro di Fidia perduto fin dall'antichità..."
Schmidt si fermò un attimo a valutare quanto la sua storia avesse preso il suo interlocutore, poi proseguì più disteso.
"I nazisti trasportarono subito i reperti al Pergamon Museum e li seppellirono ben protetti in due grandi cripte ricavate nella parte più bassa dei vostri depositi. E lì rimasero per anni. Gli eventi della guerra avevano impedito a Hitler di coronare il suo sogno: annunciare al mondo ed esporre trionfalmente nel più grande Museo del Terzo Reich, dopo aver germanizzato l'intera Europa, la grande statua di Athena che tiene su una mano la Nike alata. Non avendo trovato quella di Zeus, una delle sette meraviglie del mondo...
- Ma poi? - chiese con un filo di voce il Direttore - perché non se ne è saputo più nulla?
Schmidt capì che il Direttore era ormai attaccato all'amo e proseguì.
- Quando, alla fine della guerra gli operai che riparavano i danni del Pergamon si accorsero delle due grandi cripte sotterranee avvisarono chi di dovere e noi (ricordo quella riunione come fosse oggi), decidemmo di non rendere noto ai Russi della presenza dell' Athena di Fidia a Berlino, per paura che l'Armata Rossa la confiscasse come indennizzo per i danni di guerra e la portassero a Mosca per sempre, come fecero con il "Tesoro di Priamo". Io misi tutta la mia autorevolezza in gioco, rischiando una carriera promettente, se mi consente questa piccola personalizzazione Herr Direktor, perché ritenevo giusto che quella statua meravigliosa dovesse essere restituita ai suoi custodi naturali, cioè al popolo greco. Il problema, Herr Director, non è perché non se ne seppe nulla alla fine della guerra. La vera domanda che lei dovrebbe farsi è perché non se ne seppe nulla quando diventammo di nuovo un unico grande Paese che non aveva più paura del suo passato. Con la fine ingloriosa della DDR e la caduta del muro di Berlino, se preferisce.
- Immagino che lei conosca la risposta Colonnello - disse il Direttore.
-Sinceramente no - rispose Schmidt, sorpreso e felice di essere stato chiamato con il grado che aveva un tempo nella Stasi - posso solo immaginare che sia di nuovo prevalso un certo egoismo nazionale, una forma nuova e incruenta di pangermanesimo artistico e culturale, se non più politico e militare. Non so quale delle due cose sia la più ottusa... O forse semplicemente gelosia: "Meglio qui da noi che la sappiamo studiare che non in mano ai greci... Poi decideremo il da farsi... Possiamo sempre dire di averla ritrovata nascosta dai nazisti nei sotterranei del Museo..."
Schmidt guardò negli occhi Hoffmenstall, questa volta in modo più bonario e proseguì.
- Ora tocca a lei decidere il da farsi, Herr Director. Se posso aiutarla direi che lei ha solo due possibilità. Annunciare al mondo il ritrovamento di Athena, scaricando la responsabilità sul passato e fare una bella figura di studioso internazionale e guadagnare un importante merito per la sua carriera. Ma poi sarà costretto a restituire alla Grecia il suo capolavoro. Oppure informare della cosa, in via molto riservata, le autorità ministeriali competenti e lasciare a loro la decisione. Non mi pare ci siano altre possibilità per lei... Scarterei, per rispetto della sua intelligenza, l'idea di rivolgersi alla sezione tutela dei beni archeologici della Polizia, perché rischierebbe di far fare al nostro Paese una brutta figura a livello internazionale. Forse due, concluse Schmidt fra sé.
- Colonnello Schmidt - disse il Direttore- la sua storia è affascinante e molto importante per la storia dell'arte ma per fare passi ufficiali io ho bisogno di qualcosa di più di un circoletto arancione sull'inventario, le pare? Come può garantirmi che l'Athena crisoelefantina esista davvero? E si trovi in questo Museo?
- Io non le voglio garantire nulla! Nemmeno io l'ho ancora mai vista tutta intera, Herr Director. Le chiedo solo di scendere con me nella parte più bassa dei sotterranei del Museo e di andare a verificare insieme. Però è meglio se andiamo da soli e direi, se non ho capito male, che c'è bisogno di una vanga.
Hoffmenstall era quanto mai perplesso. Si chiedeva se non avrebbe dovuto liquidare l'ospite e fare da solo un accertamento, ma sapeva, di rischiare troppa pubblicità e magari una brutta figura. Chiamò Margarete e chiese, tenendo gli occhi bassi, di procurargli una vanga, senza farlo sapere a nessuno. Quando lei arrivò con una vecchia pala per carbone il Colonnello disse "Andrà benissimo". Il Direttore si alzò e si accorse che non aveva fatto sedere il Colonnello malgrado fosse entrato nel suo ufficio ormai da molto tempo, ma Schmidt sembrava non essersene nemmeno accorto. Uscirono insieme, presero un ascensore di servizio e scesero al piano -1, quello dei depositi. In ascensore il Colonnello disse: "C'è un altro piano sotto mi risulta, Direttore." "È quello delle caldaie e dei servizi, lì non c'è nulla, disse Hoffmenstall". "Andiamo giù al -2, disse Schmidt".
Scesero di un altro piano, uscirono nei locali di servizio. Schmidt si guardò intorno, percorse corridoi, scese alcuni gradini, girò a destra e sinistra diverse volte e poi si fermò davanti a due grandi botole di metallo chiuse da vistosi lucchetti. "Ecco, è qui, disse il Colonnello, ai lucchetti penso io, lei tenga pronta la pala." I lucchetti si aprirono subito sotto i sottili ferri e le mani abili di Schmidt. Aperto il grande coperchio metallico si vide della terra, soffice, come smossa di recente. "Adesso tocca a lei Direttore, si dia da fare", disse il Colonnello, rendendosi conto di aver usato un tono più militare che amichevole come avrebbe voluto essere con quel giovane Direttore, tutto sommato collaborativo e persino simpatico nel suo imbarazzo.
Hoffmenstall urtò subito contro una cassa di legno. L'aprirono: era larga e profonda ma completamente vuota e perfettamente pulita. Ce n'erano diverse, tutte vuote. Passarono all'altra botola. Smossa la terra, subito il rumore di legno di un'altra grande cassa. L'aprirono. Schmidt trasse di tasca una torcia e illuminò la cassa. All'interno comparve un piede di grande dimensione e candore assoluto, cinto di un calzare con legacci dorati e le pieghe dorate del panneggio della grande tunica della dea.
Hoffmenstall rimase senza fiato. Tutti i racconti e tutte le speranze dell'archeologia romantica gli passarono per la mente. "Scordatevi di trovare altre mummie come quella di Tutankamon", aveva detto tante volte il loro professore. L'archeologia moderna è fatta di duro lavoro di routine: scavi sistematici, stratigrafie e confronti statistici. "I grandi capolavori sono già stati trovati tutti". E proprio a lui, invece, era toccato di fare la più grande e clamorosa scoperta del secolo, per di più nei sotterranei del Museo che dirigeva. C'era qualcosa di esaltante e mitico ma anche di ironico e forse umiliante in tutta la vicenda. Se aveva fatto quella scoperta sensazionale era stato solo perché un ex colonnello della DDR aveva deciso di fargliela fare.
- Lei mi aveva parlato della statua completa Colonnello.
- Infatti, le cripte e le casse sono troppo grandi per un piede... Il resto è stato portato al sicuro. Le abbiamo lasciato un piede per convincerla che la statua esiste. O non le basta quello che ha visto?
Nel Direttore prevalse l'atteggiamento preoccupato del conservatore.
- Ma il resto, è almeno in buone mani?
- Le migliori mani possibili, amico mio...
- In un luogo degno del suo valore e della sua delicatezza?
- Ha usato l'aggettivo giusto Herr Director - disse Schmidt - La statua è custodita nel luogo più degno che ci sia in Germania... Ma sì, posso anche dirglielo, la testa di Athena con l'elmo riposa accanto al corpo di Rosa
Luxemburg.
Il Direttore era confuso e incapace di obiettare, ormai nella piena disponibilità del Colonnello.
- Cosa devo fare adesso Colonnello?
- Faccia i suoi accertamenti, giovane amico. Non c'è tanta fretta. Verifichi con scrupolo la verità delle mie parole. Quando sarà certo che si tratta dell'Athena di Fidia, dovrà decidere tra le due possibilità che le ho illustrato prima.
- E se avessi bisogno di parlare con lei Colonnello Schmidt? Ammesso che sia questo il suo vero cognome...
- Non le piace il mio cognome? A me sì: mi permette di ritornare nell'anonimato tutte le volte che mi fa comodo. A me piace essere anonimo... Un po' come quando Ulisse dice a Polifemo di chiamarsi Nessuno, giocando tra l'assonanza del suo nome Odìsseus e la parola Oudèis che vuol dire nessuno, ricorda Herr Direktor? Ma certo che ricorda, mi scusi... E anche io questa volta ho proprio l'impressione di avere infilato il mio palo rovente nell'occhio del Ciclope... - disse Schmidt quasi fra sé. E continuò. - Del resto, se si pretende di governare l'Europa intera avendo un occhio solo, il tronco rovente di ulivo è ben meritato. Ora si è fatto tardi, Herr Direktor, la devo proprio salutare. Mi farò vivo io ma se ha bisogno di me chiami pure l'Istituto Spartakus al numero che le ho lasciato. E chieda semplicemente di me.
Il Colonnello Schmidt si fermò un attimo a guardare il Direttore ancora sbigottito, poi aggiunse.
- Mi rendo conto di averla turbata amico mio... E forse è rimasto deluso. Lei pensava che fossimo tutti dei ferri arrugginiti e inutili... materiale non riciclabile... Be', ha ragione a pensarlo, Herr Direktor, è proprio così. Ma non tutti: un buon 90% sì, anche più... Gli altri, le assicuro, sono del miglior acciaio tedesco che sia mai stato forgiato. Avrei potuto mandarle qualcuno dei miei bravi collaboratori, ma ho preferito venire di persona a conoscerla e sono felice di averlo fatto. Adesso la lascio al suo lavoro. Le porgo i miei saluti e i miei ringraziamenti Herr Hoffmenstall.
"Taca propio a piaserme sta roba, dice Dimitri, alla fine del terzo capitolo".
"Anche a me piace un sacco, è coinvolgente", aggiungo io.
Eileen che se ne intende dice che non è certamente un testo già pubblicato perché avrebbe bisogno di molte limature.
Beda dice che non è scritto certamente da un tedesco. Noi lo guardiamo. Lui spiega che un direttore di un museo tedesco non chiamerebbe mai per nome la sua segretaria.
Dimitri lo guarda senza capire se scherza o fa sul serio poi dice: "infati xe scrito in greco e no in todesco..."
Noi sappiamo che Beda ha lavorato quindici anni in Germania e lo prendiamo sul serio. Aggiungiamo un indizio agli altri: probabilmente l'autore non è un tedesco. Ma almeno cosa voleva dire dissotterrare Fidia l'abbiamo capito. Fred dice che Margarete è un nome vecchio. Ma infatti lei è una vecchia segretaria. Beda dice che nel nome Hoffmenstall manca almeno una "h". Fred dice che un suo compagno di scuola si chiama in un modo simile senza la "h". "Ho un equipaggio molto tecnico e preciso, penso fra me, specie con quello che non ha a che fare con la barca a vela..."
E con questa si chiude la serata. Non prima di accendere, per far festa, i lumini colorati che ci hanno regalato i ragazzi. Dmitri continua la vacanza ma noi torniamo ad Atene e poi in Italia. Come faremo senza di lui? Gli propongo di fare una copia della chiave ma lui non la vuole. Dice che non ha il Pc e che continueremo quando ci vedremo la prossima volta: o ad Atene o a Siena a casa di Koralia.
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