martedì 28 agosto 2012

Il mistero della chiave Usb (17)




Cap. VIII (segue)


Caro Petros,
debbo scusarmi del modo insolito con cui mi faccio vivo. Insolito fra noi e per me assolutamente non abituale: come sa sono un uomo di poche parole e tutte orali. Ora mi improvviso scrittore con lei, Maestro (non si arrabbi), per di più uno scrittore elettronico... e temo che il mio messaggio non sarà breve. Quindi, caro Petros, si armi di santa pazienza... Sono in Italia;(più precisamente la Sicilia), dove pare abbiano trovato un altro pezzo della statua di Athena che ho appena finito di vedere. Dico pare, perché non tocca a me stabilire, per fortuna, la sua autenticità. Ci hanno avvisato dal "Nucleo Investigativo" sui beni culturali dei Carabinieri (una seconda polizia italiana) perché pensano che il pezzo sia nostro. Non mi chieda perché sono venuto io e non un collega: forse perché molti sono in ferie. Non credo ci sia un disegno contro di me: al massimo uno scherzo dei colleghi... Comunque, di questo viaggio in Sicilia le dirò dopo.

Il motivo per cui le scrivo è metterla al corrente degli sviluppi che ci sono stati sulla vicenda della statua e trasferirle un messaggio da parte di Zisis che lo ha ricevuto dal Colonnello Schmidt. Il messaggio dice: "Si fermi Petros, smetta di scrivere per qualche giorno, almeno una settimana, perché ci sono delle novità in Germania che lei deve assolutamente sapere, ma non sono ancora accadute e quindi lei rischierebbe di scrivere inutilmente." Questo più o meno il messaggio di Zisis. Immagino che questo messaggio la irriti, Petros, perché anche io la conosco abbastanza bene, seppure indirettamente... (direttamente meno bene). Ma sa com'è fatto Zisis... gli piace dare ordini: ci prova anche con me... Ogni tanto penso che gli piacerebbe molto scambiare i ruoli fra me e lui. E anche a me piacerebbe passare le giornate ad annaffiare le piante ed esercitare la fantasia... Purtroppo la realtà è meno divertente delle sue macchinazioni... Ma sto perdendo tempo.
Invece sono già in grado di aggiornare le sue informazioni sul versante, diciamo così, dell'ubi consistam della nostra storia... (le piace la citazione? È corretta? L'ho trovata l'altra sera in un dizionario e mi è piaciuta) Andiamo con ordine...

Quando dalla centrale mi hanno detto che avrei dovuto andare in Sicilia per loro era una grana in meno e forse una grana in più che si divertivano a mettermi fra i piedi. Li capisco, anche perché, a parte quel Fidias dissotterrato che sa, in agosto morti violente ce ne sono state pochissime, anzi nessuna. Comunque (continuo a perdermi, mi scusi Petros), ho cercato di capire di cosa si trattasse in Sicilia. Quando mi hanno spiegato che avevano trovato un pezzo di statua antica dorata che sembrava greca e che era necessario andare sul posto, per prima cosa sono andato al Museo dell'Acropoli e a quei bravi professori gli ho detto: "Io ho mantenuto l'impegno e non ho detto niente a nessuno di quello che è successo qui (né del Fidias di pietra né del Fidias di carne, anche perché, come lei sa Petros, non ci sono state denunce di sparizione o sottrazione di cadavere, altrimenti era più complicato) ma voi adesso mi dite cosa sta succedendo, altrimenti vi incrimino per contrabbando di opere d'arte. Si minaccia sempre, come lei sa Petros, nel nostro mestiere: c'è chi si mette paura e parla, c'è chi si fa una grassa risata come quella bestia di Zisis. A proposito, Petros, non le ho detto che il mio amico non si era affatto dimenticato di mettere le scarpe al morto: quando l'ho preso in giro su questo mi ha risposto che lo aveva fatto a posta per farmi un favore, altrimenti mi sarei messo a cercare un assassino che non esiste... Ma questa volta al Museo Zisis non c'era e la mia pressione ha funzionato. Il direttore, che secondo me è un bravo ragazzo, si è spaventato sul serio (di questi tempi la minaccia di fargli perdere il posto di lavoro è peggio che non la minaccia di arresto), ha chiamato la sua collega Aliki (che lei conosce di nome) e mi hanno raccontato tutto quello che ancora non sapevo.

Shematizzo.
Ci sono al momento 4 pezzi della statua di Athena: uno da noi, uno a Berlino, uno in Sicilia, uno in Spagna. La Signora Aliki ha verificato al telefono, utilizzando le sue conoscenze tra gli studiosi e di questi 4 è sicura. Lei sostiene che anche in Francia probabilmente ne hanno uno ma fanno i furbi e negano (forse per paura di doverlo restituire a noi).
La Signora Aliki mi dice che 3 sono in Musei nazionali (più quello francese al Musée du Louvre, si scrive così, mi pare...), quello italiano no, poi le spiego...
La Signora Aliki dice, e il direttore Kakoyannis conferma, che almeno altri venti grandi pezzi della statua mancano all'appello e non si sa dove siano (in giro per il mondo o dove).
La cosa che deve sapere Petros è che il nostro braccio ha il marchio del Museo Pergamon di Berlino, gli altri no: gliel'hanno tolto quei volponi di Zisis e i suoi amici (me l'ha confessato lui sorridendo compiaciuto: "così intanto abbiamo fregato quei bastadi", mi ha detto) per cui sarà comunque un bel pasticcio internazionale alla fine.
Pare che siano coinvolti altri scrittori famosi come lei Petros (uno ogni Paese), per scrivere e "divulgare" la storia, "qualsiasi cosa succeda", dice Zisis...
Ogni museo ormai sa che il pezzo di cui è in possesso non può essere mostrato da solo al pubblico senza essere accusati di ricettazione. Che c'è bisogno di un'"alleanza fra tutti, Germania compresa" (dice Zisis, anche se queste non mi suonano come parole sue) per ricomporre la statua di Athena.

E veniamo all'Italia e alla sorpresa che le devo fare, spero gradita.
L'altro giorno, appena arrivato a Roma in Aeroporto mi viene a prendere un giovane ufficiale dei carabinieri in borghese che si chiama Salvo Miceli. Mi racconta il ritrovamento di un pezzo classico che nessuno conosceva (per precisione uno scudo e una lancia enormi e ricoperti d'oro) e che secondo loro non può essere italiano. Fosse stato di bronzo sì ma così no... L'anno ritrovato (come forse lei sa già Petros, non ricordo bene) in una casetta in Sicilia dove è nato uno scrittore italiano importante che però è morto e non può scrivere lui la storia: ha un nome buffo che mi è sfuggito... Mi tornerà in mente. Bene. Il carabiniere mi accompagna in albergo, mi aspetta e poi dice che c'è una persona che mi vuole conoscere e mi porta a casa di un famoso scrittore italiano (non sono in grado di dire quanto perché come lei sa, Petros, io di racconti la sera ne ho piene le tasche e preferibilmente, in poltrona, leggo dizionari...) un certo Andrea Kamelieri o qualcosa di simile... Bene, la sorprenderà ma questo signore mi ha guardato molto divertito ripetendo il mio nome e mi ha chiesto di salutarla, Petros. Dice che vi conoscete e che siete colleghi... e gli dispiaceva non potermi presentare un certo... Montalbano, amico suo. Anche il carabiniere rideva... Sono strani questi italiani, sembra sempre ti stiano prendendo in giro...

Kamelieri, che non è taciturno come lei e me, Petros, anzi è un gran chiacchierone, mi ha raccontato una bellissima storia di un vaso greco che conteneva le ceneri di un grande scrittore italiano di teatro e che ha viaggiato fino in Sicilia fino a essere portato nella casa di famiglia dello scrittore, per il funerale. Ora si trova lì, in un luogo che si chiama (giustamente, secondo me) Kaos e proprio sotto il vaso sono stati trovati, all'apertura della casa che ora è un museo, una mattina, la lancia e lo scudo dorati, così lucidi da sembrare nuovi di fabbrica. Invece, dice Salvo (siamo diventati amici) che hanno 2500 anni e vengono proprio dalla nostra Acropoli.

Kamelieri ci ha raccontato ancora un paio di storie, senza cadaveri questa volta. Una delle quali trattava di un altro scrittore siciliano, con un cognome impronunciabile. (Ma quanti scrittori ci sono in Sicilia, Petros?). Diceva che solo lui o l'altro collega avrebbero potuto scrivere la storia della statua, ma l'altro non poteva più e quindi toccava a lui. E anche questa volta sia lui che Salvo si sono messi a ridere...

Io non sapevo cosa dire. Anche perché Salvo che traduceva è siciliano anche lui e parla un inglese peggiore del mio. Ho chiesto se per caso non fosse coinvolta la mafia in questa storia. Tanto per fare una domanda. Qui si sono fatti seri e mi hanno spiegato che al momento non si può sapere ma è poco probabile perché la mafia con i comunisti non è mai andata d'accordo... Ma come sono complicati questi siciliani, Petros...

Comunque. Kamelieri mi ha voluto dare una fotocopia di certi documenti che ha ricevuto da un suo vecchio amico e che dice è bene che lei conosca per avere un'idea generale della vicenda. Mi ha pregato ancora di salutarla molto e poi mi ha salutato baciandomi sulle guance mentre mi stringeva la mano. Aveva gli occhi umidi e ho pensato stesse pensando a lei, Petros. Molto simpatico quel su amico...

Il mattino dopo siamo volati in Sicilia (che Salvo chiama "Grande Grecia" ma non è vero che è più grande del nostro Paese). Molto bello però: dovrei tornarci con mia moglie. Effettivamente ricorda un po' la nostra patria: nelle montagne, nel mare e nella vegetazione. E anche nelle pale eoliche che sono diffusissime anche qui. Invece devo dirle che penso si mangi e si beva un po' meglio che da noi: altro che i nostri pomodori al riso e la retzina... (che però mi mancano).

Ho visto lo scudo e la lancia, li ho fotografati e ho promesso a Salvo che avrei informato il Museo dell'Acropoli e le autorità competenti per concordare con loro il da farsi. Ora sto per ripartire e le mando questa lettera elettronica dall'albergo in attesa che Salvo mi venga a prendere con una macchina per portarmi all'aeroporto di Palermo che è intitolato, forse lei lo sa già, a due giudici uccisi dalla mafia molti anni fa.

Mi faccio sentire quando arrivo.
A presto, Petros, e grazie per la pazienza, suo Kostas.


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