Cap. V (segue)
Pomodori al riso
Lo scrittore entrò nella taverna della Kiria Strofia, nel Keramikòs e vide subito che al banco c'era un posto libero accanto alla sagoma un po' corpulenta del Commissario Charitos della sezione omicidi della Polizia di Atene che sorseggiava un ouzo tra un'oliva e l'altra.
- La trovo un po' ingrassato, commissario...
- Kalimèra Maestro, oltre che un suo personaggio sono anche un uomo che si avvia alla sessantina... e a cui piace mangiare.
- Le ho detto tante volte di non chiamarmi Maestro...
- Va bene, va bene, vuole un po' di ouzo, Petros?
- Mai, dovrebbe saperlo... se avessero un aràk potrei pensarci...
- Credevo non ci fosse nessuna differenza tra i due...
- Enorme, commissario, enorme...
- Mi pare che lei sia di cattivo umore, mi dispiace.
- No, mi scusi Kostas, è solo il caldo... Non ricordo un'estate così insopportabile da molto tempo. Mangiamo?
- Ho già ordinato, mi sono permesso... Strofia porterà i suoi pomodori al riso fra qualche minuto. E una brocca di retsina gelata.
- Questo mi riconcilierà con la vita...
Poi Arriva la Kiria Strofia dietro il bancone con i pomodori e la retzina, saluta lo scrittore fingendo di non conoscerlo, scambia qualche frase col commissario sul fatto che oggi tutti si lamentano del caldo e torna di là in cucina.
Charitos inizia a raccontare la storia fin dall'inizio: il braccio di Athena ritrovato miracolosamente al Museo da Sotiris, uno dei custodi anziani, la quasi certezza che sia autentico, la targhetta del Pergamon Museum e tutto il resto. Lo scrittore lo guarda incredulo.
- E lei come ha saputo tutte queste cose, commissario? Non mi sembra sia il suo campo...
- Questa è la cosa più divertente... scusi l'aggettivo, ma quel pazzo di Zisis mi ha voluto coinvolgere ufficialmente per dare a lei qualcosa da scrivere...
- Non capisco...
- Zisis, il mio amico comunista, ricorda? Ma certo che ricorda... Per coinvolgermi ufficialmente e farmi entrare al Museo in veste da commissario, assieme ai suoi amici ha piazzato un morto in una delle toilette del Museo: un certo Fidias Raftopoulos. Un morto tutto ben vestito, senza ferite o altro... dissotterrato (o non ancora interrato) per l'occasione. Si era solo dimenticato di rimettergli le scarpe, così non ci è voluto molto per capire che era quasi uno scherzo. L'avevano preso al cimitero e portato lì con la complicità di Sotiris, il guardiano, e qualche altro amico, immagino. Sotiris è un'altra vecchia conoscenza del periodo della dittatura, dall'altra parte naturalmente. Ma, tutto sommato una brava persona...
- E a che scopo questa messa in scena?
- Per coinvolgermi, come le dicevo, per coinvolgermi nella storia vera, quella della statua, con piena competenza... O meglio, se devo essere sincero Petros, lo hanno fatto per coinvolge lei...
- Non capisco...
- Finisca i pomodori che io finisco la storia... Quando ho visto questo cadavere (troppo puzzolente per essere morto nella toilette la notte prima, mi scusi la precisazione tecnica) ho chiesto di poter parlare con il Direttore del Museo per domandargli se aveva qualche idea di cosa potesse essere successo. Così sono entrato nel suo ufficio e ho trovato un giovane, sicuramente perbene, agitatissimo per la mia presenza, che mi ha detto che era il secondo caso molto strano che si verificava nel giro di 48 ore nel suo Museo e mi ha raccontato (senza che glielo chiedessi e pregandomi dieci volte di non divulgare la notizia) la storia della statua di Athena. Quando mi ha detto che è stato Sotiris a trovare sia la statua che il morto mi sono insospettito. L'ho tranquillizzato e sono andato a cercare Zisis. Perché Sotiris non è in grado di architettare una scemenza del genere da solo. Zisis invece sì.
- E il vecchio comunista ha confessato?
- Prima ha finto di nulla... Lui continuava ad annaffiare il giardino mentre io parlavo. Quando ho minacciato di denunciarlo per trafugamento di cadavere si è messo a ridere che non finiva più...
- Un bel tipo non c'è che dire...
- Poi è tornato serio, anzi serissimo e mi ha raccontato una storia ancora più incredibile fatta di antiche statue greche scomparse che riappaiono in Germania e poi arrivano a pezzi in diverse città europee, tra cui Atene, ovviamente. E di un piano astutissimo organizzato in collaborazione tra lui e i suoi vecchi amici della Stasi (i servizi segreti della Germania Orientale) per "salvare la Grecia", sono parole sue.
- Salvare la Grecia dissotterrando cadaveri?
- Quello era un diversivo che aveva il solo scopo di consegnare a a me e lei, Petros, una nuova storia da scrivere.
- E quale sarebbe il senso finale di questa storia? Sinceramente comincio a pensare che Zisis stia invecchiando... come tutti noi del resto...
- Non lo sottovaluti, Petros. Zisis era serissimo e, mi è parso, molto in forma. Mi ha chiesto di dirle che la trama ce la racconterà poco alla volta, non subito. Voleva solo darle i primi spunti. Questione di pochi giorni e ci dirà anche il resto. Ci prega di essere molto riservati e di avere fiducia nella sua "rete internazionale di relazioni". Anche queste sono parole sue...
- Come faccio a scrivere una storia se non so prima come va a finire, commissario?
- Non lo so, Petros, non è il mio mestiere. Io le passerò, come sempre, le informazioni che ho.
- Va bene. Dica a Zisis che ci penso su. Ma lo avverta che non pubblico per questioni di principio una storia se non ne conosco la trama e se non mi piace.
- D'accordo... Però alle volte, commissario, ho l'impressione che Zisis sia più furbo, o meglio, più capace di noi di prevede le mosse sulla scacchiera...
- Perché?
- Perché mi ha pregato di dirle che non è necessario pubblicare la storia. L'importante è che lei cominci a scrivere. E ha usato una parola che non capivo: "divulgarla", dice che per lui è più importante divulgarla che non pubblicarla.
La Kiria Strofia portò due bicchierini di tzipurò. I due bevvero facendo toccare i bicchierini e si salutarono.
Pomodori al riso
Lo scrittore entrò nella taverna della Kiria Strofia, nel Keramikòs e vide subito che al banco c'era un posto libero accanto alla sagoma un po' corpulenta del Commissario Charitos della sezione omicidi della Polizia di Atene che sorseggiava un ouzo tra un'oliva e l'altra.
- La trovo un po' ingrassato, commissario...
- Kalimèra Maestro, oltre che un suo personaggio sono anche un uomo che si avvia alla sessantina... e a cui piace mangiare.
- Le ho detto tante volte di non chiamarmi Maestro...
- Va bene, va bene, vuole un po' di ouzo, Petros?
- Mai, dovrebbe saperlo... se avessero un aràk potrei pensarci...
- Credevo non ci fosse nessuna differenza tra i due...
- Enorme, commissario, enorme...
- Mi pare che lei sia di cattivo umore, mi dispiace.
- No, mi scusi Kostas, è solo il caldo... Non ricordo un'estate così insopportabile da molto tempo. Mangiamo?
- Ho già ordinato, mi sono permesso... Strofia porterà i suoi pomodori al riso fra qualche minuto. E una brocca di retsina gelata.
- Questo mi riconcilierà con la vita...
Poi Arriva la Kiria Strofia dietro il bancone con i pomodori e la retzina, saluta lo scrittore fingendo di non conoscerlo, scambia qualche frase col commissario sul fatto che oggi tutti si lamentano del caldo e torna di là in cucina.
Charitos inizia a raccontare la storia fin dall'inizio: il braccio di Athena ritrovato miracolosamente al Museo da Sotiris, uno dei custodi anziani, la quasi certezza che sia autentico, la targhetta del Pergamon Museum e tutto il resto. Lo scrittore lo guarda incredulo.
- E lei come ha saputo tutte queste cose, commissario? Non mi sembra sia il suo campo...
- Questa è la cosa più divertente... scusi l'aggettivo, ma quel pazzo di Zisis mi ha voluto coinvolgere ufficialmente per dare a lei qualcosa da scrivere...
- Non capisco...
- Zisis, il mio amico comunista, ricorda? Ma certo che ricorda... Per coinvolgermi ufficialmente e farmi entrare al Museo in veste da commissario, assieme ai suoi amici ha piazzato un morto in una delle toilette del Museo: un certo Fidias Raftopoulos. Un morto tutto ben vestito, senza ferite o altro... dissotterrato (o non ancora interrato) per l'occasione. Si era solo dimenticato di rimettergli le scarpe, così non ci è voluto molto per capire che era quasi uno scherzo. L'avevano preso al cimitero e portato lì con la complicità di Sotiris, il guardiano, e qualche altro amico, immagino. Sotiris è un'altra vecchia conoscenza del periodo della dittatura, dall'altra parte naturalmente. Ma, tutto sommato una brava persona...
- E a che scopo questa messa in scena?
- Per coinvolgermi, come le dicevo, per coinvolgermi nella storia vera, quella della statua, con piena competenza... O meglio, se devo essere sincero Petros, lo hanno fatto per coinvolge lei...
- Non capisco...
- Finisca i pomodori che io finisco la storia... Quando ho visto questo cadavere (troppo puzzolente per essere morto nella toilette la notte prima, mi scusi la precisazione tecnica) ho chiesto di poter parlare con il Direttore del Museo per domandargli se aveva qualche idea di cosa potesse essere successo. Così sono entrato nel suo ufficio e ho trovato un giovane, sicuramente perbene, agitatissimo per la mia presenza, che mi ha detto che era il secondo caso molto strano che si verificava nel giro di 48 ore nel suo Museo e mi ha raccontato (senza che glielo chiedessi e pregandomi dieci volte di non divulgare la notizia) la storia della statua di Athena. Quando mi ha detto che è stato Sotiris a trovare sia la statua che il morto mi sono insospettito. L'ho tranquillizzato e sono andato a cercare Zisis. Perché Sotiris non è in grado di architettare una scemenza del genere da solo. Zisis invece sì.
- E il vecchio comunista ha confessato?
- Prima ha finto di nulla... Lui continuava ad annaffiare il giardino mentre io parlavo. Quando ho minacciato di denunciarlo per trafugamento di cadavere si è messo a ridere che non finiva più...
- Un bel tipo non c'è che dire...
- Poi è tornato serio, anzi serissimo e mi ha raccontato una storia ancora più incredibile fatta di antiche statue greche scomparse che riappaiono in Germania e poi arrivano a pezzi in diverse città europee, tra cui Atene, ovviamente. E di un piano astutissimo organizzato in collaborazione tra lui e i suoi vecchi amici della Stasi (i servizi segreti della Germania Orientale) per "salvare la Grecia", sono parole sue.
- Salvare la Grecia dissotterrando cadaveri?
- Quello era un diversivo che aveva il solo scopo di consegnare a a me e lei, Petros, una nuova storia da scrivere.
- E quale sarebbe il senso finale di questa storia? Sinceramente comincio a pensare che Zisis stia invecchiando... come tutti noi del resto...
- Non lo sottovaluti, Petros. Zisis era serissimo e, mi è parso, molto in forma. Mi ha chiesto di dirle che la trama ce la racconterà poco alla volta, non subito. Voleva solo darle i primi spunti. Questione di pochi giorni e ci dirà anche il resto. Ci prega di essere molto riservati e di avere fiducia nella sua "rete internazionale di relazioni". Anche queste sono parole sue...
- Come faccio a scrivere una storia se non so prima come va a finire, commissario?
- Non lo so, Petros, non è il mio mestiere. Io le passerò, come sempre, le informazioni che ho.
- Va bene. Dica a Zisis che ci penso su. Ma lo avverta che non pubblico per questioni di principio una storia se non ne conosco la trama e se non mi piace.
- D'accordo... Però alle volte, commissario, ho l'impressione che Zisis sia più furbo, o meglio, più capace di noi di prevede le mosse sulla scacchiera...
- Perché?
- Perché mi ha pregato di dirle che non è necessario pubblicare la storia. L'importante è che lei cominci a scrivere. E ha usato una parola che non capivo: "divulgarla", dice che per lui è più importante divulgarla che non pubblicarla.
La Kiria Strofia portò due bicchierini di tzipurò. I due bevvero facendo toccare i bicchierini e si salutarono.
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