venerdì 17 agosto 2012

Il mistero della chiave Usb (7)

  Cap. V

Il sogno di Aliki

  Aliki si svegliò sudata in piena notte. Aveva fatto uno strano sogno, non brutto, ma che l'aveva molto coinvolta emotivamente. Certo era dovuto agli avvenimenti degli ultimi giorni al Museo. Ma anche all'incertezza dei lavori nella sua casa: il guasto al rubinetto in cucina, l'allagamento, l'idraulico che si era fatto male... Aliki aveva dovuto rifare la sua agenda diverse volte e spostare l'inizio della campagna di scavi, con il rischio di finire con le piogge autunnali. E ora anche il viaggio a Berlino da organizzare. Ci sarebbe andata lo stesso a vedere la mostra su Olimpia. Ma forse ora doveva pensare di fermarsi almeno un paio di giorni in più del previsto. Ripensò al suo sogno e le venne ancora la pelle d'oca...

Aliki era a casa del suo vecchio professore greco. Più che professore, un maestro. Il maestro di tutto il loro gruppo. Un uomo coltissimo in storia e letteratura e filosofia, non solo un caposcuola dell'archeologia greca. Una persona che li aveva aiutati a maturare come studiosi e come individui. Nel sogno stavano seduti in poltrona: lui, Aliki e la moglie del professore. Bevevano un caffè parlando della Grecia di oggi, non quella di un tempo. Erano amareggiati ma convinti, anche il professore, che la crisi potesse essere un'occasione per diventare davvero un paese europeo con piena dignità, come gli altri: come la Grecia non era forse mai stata. Un'occasione da non perdere. Il professore parlava lentamente guardando nel vuoto, sembrava ispirato: non trasmetteva solo passione civile... Tutto era molto realistico, i mobili di casa, la vista dalla finestra, la situazione amichevole. Aliki ricordava bene anche lo stile esortativo, quasi profetico con cui stava parlando del suo Paese.

All'improvviso Aliki si accorse che la pelle del professore non era liscia come un tempo. Pensò alla vecchiaia ma fu attratta da quelle strane rughe. Si avvicinò per guardare meglio e si accorse che sulla pelle del suo maestro c'era un'iscrizione in greco antico, quasi arcaico. Non tatuata e nemmeno incisa ma perfettamente leggibile tra le pieghe della pelle. Disse, ma che cos'hai sulla pelle Mikis? Sembra un'iscrizione... E lui rispose: "È un'iscrizione. Perché me lo chiedi, in tanti anni che ci conosciamo non te n'eri mai accorta?" "No", rispose Aliki. "Nemmeno io me n'era mai accorta Mikis, disse la moglie, ma quando ti è venuta?" "È una vecchia iscrizione che man mano passa il tempo si fa più visibile, aggiunse il professore, tutto qui."

Poi, nel sogno, la curiosità di Aliki prevalse sulla deferenza nei confronti del suo vecchio professore. Si avvicinò a lui e cominciò a leggere: sulla testa, sul collo e sul torace. Non riconosceva tutti i caratteri che si muovevano come se scorressero sulla pelle del professore. Ma comprendeva perfettamente il testo. Si trattava di un patto di alleanza, con le sue formule tipiche. Era Athena Promachos che parlava in prima persona e diceva: "Io Athena, figlia di Zeus, che combatto in prima linea, cinta dell'egida, protettrice da sempre della città di Atene che ha vinto, con il mio aiuto, i barbari a Maratona, a Salamina, a Platea, a Nafpaktos, intendo stringere un'alleanza santa, a nuova difesa della mia città e del mio popolo. Io, Athena Promachos, chiamo a testimone Zeus, il padre di tutti gli Dei, nel momento in cui stringo solennemente un accordo di mutua alleanza con il popolo della città di Berlino. Possa lo sguardo della Gorgone impietrire lo sciagurato che lo viola."
Berlino? Aliki ricordava i caratteri greci con cui era molto chiaro il nome della città tedesca: "μπερλιν". Le era parso così naturale e coerente che Athena parlasse delle sue due città, di nascita e di adozione culturale... Ora, da sveglia, la cosa la inquietava un po': troppi riferimenti a Berlino in una sola giornata... Si sforzò di sorridere, ma non ci riuscì.   

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