Cap. VI (segue)
Aliki arrivò a Berlino che pioveva. "Da quanto tempo non vedo Berlino?", si chiese. "E da quanto non vedo la pioggia... quest'estate è stata davvero infuocata. L'ultima pioggia vera l'ho vista in giugno a Lisbona con Koralia alla mostra internazionale dei vini... poi sole e aria calda da sciogliere l'asfalto di Atene". Pensò a quella bella gita. Ai musei che aveva visto. Carini e anche interessanti ma insomma... Il Monastero dos Jeronimos a Belem, dov'era il Museo della Marina. Un Paese con la testa rivolta oltre Oceano, aveva pensato. Non come noi che abbiamo sempre pensato l'Oceano come l'estremo confine del mondo. Loro l'hanno varcato da centinaia di anni. Aveva avuto l'impressione che i portoghesi fossero più chiusi in se stessi dei greci. Meno intenti a protestare con gli altri e più rassegnati agli effetti della crisi e al rischio di essere cacciati dall'Europa. Forse la decadenza del loro impero coloniale era troppo recente perché fossero stupiti di questo nuovo declassamento. Forse la loro "saudade" li difendeva dai traumi e li teneva in uno stato di perenne nostalgia. "La Grecia moderna non ha più nostalgia, pensò Aliki, (troppo lontano nel tempo il suo impero e non era un impero né politico né economico) e non ha ancora il coraggio di darsi da fare da sola, per quello che più modestamente è possibile fare..."
Arrivò all' Hotel Astoria in Fasanenstrasse, dove si fermava da molti anni quando passava per Berlino, scambiò qualche frase in tedesco con la reception e fu felice che l'avessero riconosciuta. Salì in camera, aprì le sue due valige e sistemò le cose nei cassetti. Aveva portato qualche capo elegante per l'inaugurazione della grande mostra su Olimpia e poi abiti comodi per il lavoro che immaginava di dover fare.
Alexander Kakoyannis le aveva procurato un invito ufficiale del Governo a far parte della delegazione greca per l'inaugurazione, capeggiata personalmente dal Presidente Samaras. Ma lei non avrebbe voluto usarlo. Preferiva stare in seconda fila, magari assieme ai suoi vecchi compagni di Università. Nella delegazione ci sarebbe stata sicuramente la sua amica Eleni, soprintendente archeologica di Olimpia e Alex non voleva che si mescolassero troppo le competenze e le finalità di quel viaggio. In altre parole non voleva che Eleni fosse messa al corrente.
Aliki si sedette sul letto e telefonò al Pergamon Museum chiedendo del Direttore. Si scambiarono dei saluti affettuosi (come possono essere affettuosi i saluti di un compagno di studi tedesco) e si diedero appuntamento per la mattina dopo sul presto in un caffé non lontano dalla Porta di Brandeburgo. Aliki sapeva che il suo vecchio amico avrebbe dapprima ascoltato in silenzio quello che lei gli doveva dire. Avrebbe cercato di minimizzare, ma avrebbe capito subito la portata del messaggio che Aliki portava dal Museo dell'Acropoli. I risultati dell'esame al Carbonio14 del braccio dell'Athena di Fidia erano stati positivi. L'avorio era databile tra il quinto e il quarto secolo a.C. La foglia d'oro usata per la Nike corrispondeva in purezza, colore e fattura agli ori attici coevi. Ma la targhetta identificativa, applicata nell'incavo del braccio, era una di quelle ancora in uso nel Pergamon. Come poteva spiegarlo il suo compagno di Università?
Aliki arrivò per prima al Café Einstein sulla Unter den Linden. Mentre aspettava Gustav Hoffmenstall ripassava tra sé quello che gli avrebbe detto. Poi lui arrivò, le diede la mano ma l'abbracciò anche, con un certo slancio che stupì Aliki. Presero un caffé (non buono) con alcune piccole paste (deliziose) e tutto andò come previsto, tranne l'epilogo: il silenzio iniziale, il fingere di trattare la cosa come se fosse ordinaria, il nascondere lo stupore di sapere che anche Atene aveva un pezzo della statua crisoelefantina di Fidia, assentire alle cose che Aliki diceva sulle prove di laboratorio. Qualche domanda apparentemente di minore importanza: "E' stata trovata di giorno o di notte?", "Il Museo dell'Acropoli ha dei sotterranei?", "Quanto pesa?". Poi, alla fine le confessò: "Ne so quanto te Aliki: abbiamo anche noi un reperto (la fine della gamba e il piede sinistro di Athena per l'esattezza) e risulta autentico." "Questo non mi sorprende", replicò Aliki. "L'ho ritrovato personalmente nei sotterranei del Museo. Ha una targhetta e un codice identificativo (A21PMB). Ma nessuno me ne aveva mai parlato prima. Credimi, non so altro." Quella frase finale non convinse del tutto Aliki ma pensò che era meglio non insistere, almeno per ora.
"Ti rendi conto Gustav che state per inaugurare una mostra, certo interessante, sugli scarti di lavorazione della statua di Zeus, scoperti da un architetto archeologo delle SS, quando forse c'è in giro l'originale di Athena? disse Aliki. Sei d'accordo anche tu che se si venisse a sapere fareste (faremmo tutti) una figura da stupidi, se non da ignoranti? Fare una mostra con tutte le autorità su roba di scarto rubata dai nazisti e non dire al mondo che è stata fatta la scoperta archeologica più importante del secolo (e forse anche di quello precedente)? Ascoltami bene Gustav... Proseguì Aliki senza lasciare al suo interlocutore la possibilità di replicare. Non ti chiedo di venir meno al tuo ruolo. Tu sei direttore di uno dei Musei più importanti d'Europa e quindi del mondo, lo so bene. Sei all'inizio di una carriera che sarà prestigiosa perché sei scrupoloso e preparato... Ma qui c'è una cosa che va al di là delle competenze archeologiche o professionali di ciascuno di noi, Gustav... Quello che ti chiedo, a nome ufficiale di Alexander Kakoyannis, è di scambiarci le informazioni e coordinarci per decidere insieme le iniziative da fare."
Gustav Hoffmenstall rifletté un momento guardando la sua tazza di caffé vuota e poi disse: "Avete già avvertito le autorità greche del ritrovamento, Aliki?" "Non ci pensiamo affatto! Vuoi che diffondano la notizia? O che lo diciamo a un Ministro che poi ci imporrà di fare una grande mostra di riscatto nazionale su un braccio senza che gli importi di sapere nulla del resto?" "Capisco, disse Hoffmenstall, ma io sono stato costretto, da circostanze che non posso spiegarti, a informare il Ministro della Cultura il quale avrà già, immagino, informato altri membri del Governo, visto che ieri ho ricevuto una visita della Polizia e, forse, dei servizi Affari Riservati del Ministero degli interni. Mi spiace, Aliki. Vorrei poter accettare la vostra proposta... Ti prometto di informare te, se posso, sugli sviluppi... Ma non sono in grado di stringere un patto di riservatezza con il vostro bel Museo". Da quella parola "bel", Aliki capì che la decisione del suo amico Direttore era ormai presa e difficilmente mutabile.
Continuarono a chiacchierare parlando soprattutto dei vecchi compagni di studi. Poi si salutarono e si diedero appuntamento all'inaugurazione della mostra su Zeus Olimpico. Baciandole la mano Hoffmenstall le disse: "Naturalmente Aliki, quando vorrai vedere il reperto "A21PMB" non hai che da venire a trovarmi al Museo". E Aliki lo considerò un grande segno di amicizia da parte di Gustav.
Aliki arrivò a Berlino che pioveva. "Da quanto tempo non vedo Berlino?", si chiese. "E da quanto non vedo la pioggia... quest'estate è stata davvero infuocata. L'ultima pioggia vera l'ho vista in giugno a Lisbona con Koralia alla mostra internazionale dei vini... poi sole e aria calda da sciogliere l'asfalto di Atene". Pensò a quella bella gita. Ai musei che aveva visto. Carini e anche interessanti ma insomma... Il Monastero dos Jeronimos a Belem, dov'era il Museo della Marina. Un Paese con la testa rivolta oltre Oceano, aveva pensato. Non come noi che abbiamo sempre pensato l'Oceano come l'estremo confine del mondo. Loro l'hanno varcato da centinaia di anni. Aveva avuto l'impressione che i portoghesi fossero più chiusi in se stessi dei greci. Meno intenti a protestare con gli altri e più rassegnati agli effetti della crisi e al rischio di essere cacciati dall'Europa. Forse la decadenza del loro impero coloniale era troppo recente perché fossero stupiti di questo nuovo declassamento. Forse la loro "saudade" li difendeva dai traumi e li teneva in uno stato di perenne nostalgia. "La Grecia moderna non ha più nostalgia, pensò Aliki, (troppo lontano nel tempo il suo impero e non era un impero né politico né economico) e non ha ancora il coraggio di darsi da fare da sola, per quello che più modestamente è possibile fare..."
Arrivò all' Hotel Astoria in Fasanenstrasse, dove si fermava da molti anni quando passava per Berlino, scambiò qualche frase in tedesco con la reception e fu felice che l'avessero riconosciuta. Salì in camera, aprì le sue due valige e sistemò le cose nei cassetti. Aveva portato qualche capo elegante per l'inaugurazione della grande mostra su Olimpia e poi abiti comodi per il lavoro che immaginava di dover fare.
Alexander Kakoyannis le aveva procurato un invito ufficiale del Governo a far parte della delegazione greca per l'inaugurazione, capeggiata personalmente dal Presidente Samaras. Ma lei non avrebbe voluto usarlo. Preferiva stare in seconda fila, magari assieme ai suoi vecchi compagni di Università. Nella delegazione ci sarebbe stata sicuramente la sua amica Eleni, soprintendente archeologica di Olimpia e Alex non voleva che si mescolassero troppo le competenze e le finalità di quel viaggio. In altre parole non voleva che Eleni fosse messa al corrente.
Aliki si sedette sul letto e telefonò al Pergamon Museum chiedendo del Direttore. Si scambiarono dei saluti affettuosi (come possono essere affettuosi i saluti di un compagno di studi tedesco) e si diedero appuntamento per la mattina dopo sul presto in un caffé non lontano dalla Porta di Brandeburgo. Aliki sapeva che il suo vecchio amico avrebbe dapprima ascoltato in silenzio quello che lei gli doveva dire. Avrebbe cercato di minimizzare, ma avrebbe capito subito la portata del messaggio che Aliki portava dal Museo dell'Acropoli. I risultati dell'esame al Carbonio14 del braccio dell'Athena di Fidia erano stati positivi. L'avorio era databile tra il quinto e il quarto secolo a.C. La foglia d'oro usata per la Nike corrispondeva in purezza, colore e fattura agli ori attici coevi. Ma la targhetta identificativa, applicata nell'incavo del braccio, era una di quelle ancora in uso nel Pergamon. Come poteva spiegarlo il suo compagno di Università?
Aliki arrivò per prima al Café Einstein sulla Unter den Linden. Mentre aspettava Gustav Hoffmenstall ripassava tra sé quello che gli avrebbe detto. Poi lui arrivò, le diede la mano ma l'abbracciò anche, con un certo slancio che stupì Aliki. Presero un caffé (non buono) con alcune piccole paste (deliziose) e tutto andò come previsto, tranne l'epilogo: il silenzio iniziale, il fingere di trattare la cosa come se fosse ordinaria, il nascondere lo stupore di sapere che anche Atene aveva un pezzo della statua crisoelefantina di Fidia, assentire alle cose che Aliki diceva sulle prove di laboratorio. Qualche domanda apparentemente di minore importanza: "E' stata trovata di giorno o di notte?", "Il Museo dell'Acropoli ha dei sotterranei?", "Quanto pesa?". Poi, alla fine le confessò: "Ne so quanto te Aliki: abbiamo anche noi un reperto (la fine della gamba e il piede sinistro di Athena per l'esattezza) e risulta autentico." "Questo non mi sorprende", replicò Aliki. "L'ho ritrovato personalmente nei sotterranei del Museo. Ha una targhetta e un codice identificativo (A21PMB). Ma nessuno me ne aveva mai parlato prima. Credimi, non so altro." Quella frase finale non convinse del tutto Aliki ma pensò che era meglio non insistere, almeno per ora.
"Ti rendi conto Gustav che state per inaugurare una mostra, certo interessante, sugli scarti di lavorazione della statua di Zeus, scoperti da un architetto archeologo delle SS, quando forse c'è in giro l'originale di Athena? disse Aliki. Sei d'accordo anche tu che se si venisse a sapere fareste (faremmo tutti) una figura da stupidi, se non da ignoranti? Fare una mostra con tutte le autorità su roba di scarto rubata dai nazisti e non dire al mondo che è stata fatta la scoperta archeologica più importante del secolo (e forse anche di quello precedente)? Ascoltami bene Gustav... Proseguì Aliki senza lasciare al suo interlocutore la possibilità di replicare. Non ti chiedo di venir meno al tuo ruolo. Tu sei direttore di uno dei Musei più importanti d'Europa e quindi del mondo, lo so bene. Sei all'inizio di una carriera che sarà prestigiosa perché sei scrupoloso e preparato... Ma qui c'è una cosa che va al di là delle competenze archeologiche o professionali di ciascuno di noi, Gustav... Quello che ti chiedo, a nome ufficiale di Alexander Kakoyannis, è di scambiarci le informazioni e coordinarci per decidere insieme le iniziative da fare."
Gustav Hoffmenstall rifletté un momento guardando la sua tazza di caffé vuota e poi disse: "Avete già avvertito le autorità greche del ritrovamento, Aliki?" "Non ci pensiamo affatto! Vuoi che diffondano la notizia? O che lo diciamo a un Ministro che poi ci imporrà di fare una grande mostra di riscatto nazionale su un braccio senza che gli importi di sapere nulla del resto?" "Capisco, disse Hoffmenstall, ma io sono stato costretto, da circostanze che non posso spiegarti, a informare il Ministro della Cultura il quale avrà già, immagino, informato altri membri del Governo, visto che ieri ho ricevuto una visita della Polizia e, forse, dei servizi Affari Riservati del Ministero degli interni. Mi spiace, Aliki. Vorrei poter accettare la vostra proposta... Ti prometto di informare te, se posso, sugli sviluppi... Ma non sono in grado di stringere un patto di riservatezza con il vostro bel Museo". Da quella parola "bel", Aliki capì che la decisione del suo amico Direttore era ormai presa e difficilmente mutabile.
Continuarono a chiacchierare parlando soprattutto dei vecchi compagni di studi. Poi si salutarono e si diedero appuntamento all'inaugurazione della mostra su Zeus Olimpico. Baciandole la mano Hoffmenstall le disse: "Naturalmente Aliki, quando vorrai vedere il reperto "A21PMB" non hai che da venire a trovarmi al Museo". E Aliki lo considerò un grande segno di amicizia da parte di Gustav.
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