giovedì 16 agosto 2012

Il mistero della chiave Usb (6)

      Ora siamo a Siena, in campagna. A riposarci delle fatiche della vacanza in barca. E prepararci per il rientro al lavoro. Oggi è giorno di Palio e persino a sedici chilometri dalla città non c'è più nessuno in giro. Noi andiamo solo quando abbiamo qualche ospite che non l'ha mai visto e quest'anno siamo esentati. Koralia ci va sempre e immagino che in questo momento sia già lì in tribuna o a qualche balcone. Non ho potuto interpellarla sulla chiave Usb. Ma lei non avrebbe la pazienza di Dimitri. La sentirò nei prossimi giorni. Intanto qui a casa c'è internet wi fi, come in ogni bar greco, e ho trovato un programma di traduzione automatica che ora provo a usare. Sarà un testo un po' più rozzo delle traduzioni in diretta cui eravamo abituati. Ma posso tentare di sistemarlo in modo da capire almeno il senso della storia. Nemmeno come traduttore dal greco antico ero bravissimo. Però me la cavavo bene a riscrivere in buon italiano la prima traccia che mi passavano i compagni. Ho cercato su vari Amazon se esiste un libro con uno dei titoli che abbiamo trovato all'inizio ma non sembra ci sia. Però in Grecia non c'è ancora Amazon.gr.

Cap. IV

      C'era silenzio nell'ufficio di Alexander Kakoyannis, malgrado le numerose persone che stavano sedute intorno a un grande panno nero che copriva l'oggetto misterioso per cui erano stati convocati. Si aprì la porta ed entrò Aliki dicendo "Scusate". Il Direttore disse: "Ne ero certo Aliki che saresti arrivata per ultima, anche se sei quella che abita più vicino di tutti..." Aliki si sedette nella sola poltroncina rimasta libera sibilando fra i denti: "Sempre a fare il primo della classe Alex, come sei noioso..." Gli altri ridacchiarono fra loro.
"Bene, disse il Direttore, ora possiamo cominciare. Intanto grazie di essere venuti malgrado i vostri impegni. Ma ho davvero bisogno di tutti voi, della vostra competenza e della vostra riservatezza. Dovremo valutare insieme e decidere insieme il da farsi perché siamo di fronte a un fatto assolutamente eccezionale. Un furto in un Museo è grave ma può capitare, il ritrovamento inaspettato di un capolavoro scomparso è molto più raro direi... Non c'è bisogno che faccia appello alla vostra amicizia e alla vostra professionalità, qui siamo quasi di fronte a un affare di Stato, temo... Mi direte dopo cosa ne pensate. Solo io e voi, per ora, sappiamo della faccenda. Aliki, per favore, togli tu il drappo, così impari a fare la spiritosa..."
Aliki tolse il drappo nero e rimase anche lei, come tutti gli altri, muta di fronte allo splendore del braccio di avorio di Athena e della statua dorata della Nike alata.
Dopo un attimo di silenzio cominciò una serie incrociata di domande a voce sempre più alta finché il Direttore tornò a parlare.
"L'ha trovata uno dei custodi l'altra sera accanto al Dioniso del frontone Est. Ne so quanto voi, cioè nulla. L'ho esaminata attentamente (ho dormito pochissimo da allora, come potete immaginare) e sono arrivato alla conclusione che sia un pezzo autentico dell'Athena di Fidia, o comunque coevo. Ma mi dovete dire voi cosa ne pensate in tutta sincerità."
"Ma Alex, l'avorio è di un biancore impossibile... Diventa nero dopo pochi secoli..."
"Ho già pensato a esaminare al Carbonio14 un frammento..."
"Certo è stato ripulito con molta cura... Anche l'oro è stato lucidato con attenzione e con le tecniche giuste direi...", aggiunse Costantini.
"A un primo sguardo, la tecnica di laminatura e di incastro delle parti di avorio sembra assomigliare a quelle della fabbrica di Fidia che abbiamo studiato nei resti trovati a Olimpia". Kristina, che era stata alla Soprintendenza del Dipartimento archeologico del Peloponneso, fu la più esplicita. "Ma quelli erano scarti di lavorazione, questa sembra uscita ieri dalla bottega..., però Alex, bisognerebbe sentire Eleni..."
"Solo quando saremo più sicuri, e avremo deciso cosa fare. Non possiamo fare brutte figure, disse Kakoyannis, mi sono rivolto a voi perché siete gli amici più stretti che ho nel nostro ambiente. Non posso mettere in ridicolo il Museo..."
"Tanto Eleni sta organizzando la sua mostra su Zeus a Berlino... non ci ascolterebbe nemmeno."
"Infatti, io sarei più prudente colleghi, disse Vassili, sembra persino uno scherzo... Certo, uno scherzo ben organizzato... Dai Alex, è troppo perfetta!"
Costantini e Aliki intanto, senza ascoltare, continuavano a esaminare da vicino il grande braccio della dea. "Ci date una mano a girarlo?", chiese Aliki. Lo presero tutti insieme con estrema delicatezza e lo girarono. Non era così pesante come sembrava essere, segno che non erano pieni al loro interno, né le parti d'avorio, né tantomeno l'oro. Ma anche la statua di Fidia era vuota dentro. E si dice che ci si potesse entrare per pulirla e fare la manutenzione: molto grande, molto spettacolare (persino un po' pacchiana per i nostri gusti abituati a vedere solo statue di marmo bianco) e molto fragile.
Costantini disse che gli faceva impressione la perfezione delle giunture. "La possiamo guardare ai raggi X, Alex?"
"Certo che sì, rispose il Direttore, appena siete pronti faccio portare un proiettore portatile e vediamo insieme..."
"Ma tu l'hai già fatto vero Alex?, chiese Vassili, ti conosco troppo bene vecchio mio..."
"Non potevo convocarvi qui se non ero almeno sicuro che non fosse uno scherzo di qualcuno..."
"E cosa si vede?" Chiesero tutti insieme.
"La struttura di metallo e forse legno e forse ceramica che sorregge il rivestimento di oro e avorio. Però è giusto che la riguardiamo insieme..."
Andarono a prendere l'apparecchiatura portatile e la sistemarono in modo da non trovarsi troppo vicini all'emissione di raggi. Dal monitor appariva quello che aveva detto il Direttore: una struttura interna, del tutto artigianale da quel che sembrava, improvvisata per quella funzione di sostenere il prezioso rivestimento, costruita e plasmata al momento.
Mentre giravano il grande braccio, con tutte le precauzioni del caso, Costantini si accorse di qualcosa di strano nella parte interna in cui il braccio si doveva attaccare al resto della statua: un piccolo rettangolo non attraversato dai raggi.
"Un momento, qui c'è qualcosa..." Tutti si avvicinarono e Costantini chiese una lampada poi disse: "Guarda anche tu, Alex, mi sembra una targhetta metallica..."
"Ve l'avevo detto io", disse Vassili con il tono di chi vuole nascondere la propria delusione.
Kakoyannis si avvicinò con una lente e disse: "È una targhetta di stagno, mi pare, di quelle da repertorio... c'è scritto sopra qualcosa..." Si avvicinarono tutti come se potessero vedere.
"Sì, c'è scritto... Sembra una sigla in maiuscolo... Ecco, c'è scritto A15PMB".
"Sembra una sigla da inventario...", disse Kristina.
"Qualcuno ha deciso di farci uno scherzo per rovinarci le vacanze..."
"Alex, sono perplesso, mi sembra troppo pulita, troppo "nuova" se posso dire..."
Intanto Aliki aveva preso la lente dalle mani del Direttore e stava cercando di leggere la targhetta.
"Solo il Carbonio14 ci può dire la verità, o almeno, di quale epoca sia l'avorio... Sul resto bisognerà essere comunque prudenti..." continuò Costantini.
"Ma dai ragazzi, interruppe Vassili, un inventario per una delle più famose statue della storia dell'arte e non è nemmeno in greco..."
Aliki si alzò, restituì la lente al Direttore e disse: "A può stare per Atena o per sezione A, non saprei, 15 è forse il numero del reperto, ma di una cosa sono sicura: PMB è la stampigliatura esatta delle targhette del Pergamon Museum di Berlino. Per forza non è scritto in greco..."
"Il Pergamon... tu li conosci tutti vero? Non eri all'Università con loro? chiese il Direttore, mi sa Aliki che ti devi fare un viaggio a Berlino. Così impari a fare la prima della classe..."

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