martedì 21 agosto 2012

Il mistero della chiave Usb (12)

Cap. VI (finale)

- Colonnello, volevo informarla che hanno chiamato dall'Innenministerium. La "convocazione" è per questa sera alle 18.30 nell'ufficio del Direttore Affari Riservati Peter Riesen. Preferisce essere accompagnato?

- Grazie Ludvig, preferisco andare solo. Manderò il mio rapporto domani nel solito modo.

Mi doveva proprio capitare quel pallone gonfiato di Riesen, pensò il Colonnello Schmidt, sarà un colloquio impegnativo: speriamo almeno che capisca in fretta... Forse però è meglio così: altri potrebbero essere più furbi e intuire la complessità nascosta nel disegno... invece a lui sfuggirà del tutto e si acconterà della prima verità che crede di scoprire. Troppo sicuro di sè.

Posò nella libreria il bel volume di G.A Privitera che stava leggendo. "Questi grecisti italiani riescono a volte a essere straordinari, pensò. Non hanno forse il rigore della scuola germanica ma hanno delle intuizioni assolutamente originali... come se avessero più fili di noi a disposizione per tessere i loro pensieri. Del resto, direbbe Zisis, già commentavano Omero che noi ancora vagavamo nella Selva Nera con le corna in testa... Sorrise fra sé. Si può essere una potenza economica o non esserlo, perdere ricchezza e prestigio, ma un vantaggio di 1500 anni di cultura in più non si consumano in qualche secolo di decadenza. Per questo ho sempre temuto più i cinesi degli americani, anche quando erano nostri amici... Si vestì mentre l'acqua si scaldava, sorseggiò il tè bollente fatto con una miscela che aveva preparato lui stesso mescolando foglie verdi e nere di pregio acquistate in giro per il mondo e aprì la porta, deciso ad andare al Ministero a piedi. Prima di uscire tornò al suo tavolo e si mise nella tasca interna della giacca di lino color carta da zucchero una busta che aveva già preparato.

Il Colonnello camminò a lungo annusando l'odore della pioggia caduta e godendosi il sole che tornava a illuminare la sua città. Una città che era cambiata radicalmente almeno tre volte da quando lui ci era nato nel lontano 1930 e che ora amava ancor più intensamente di prima, come se tutte quelle distruzioni e trasformazioni fossero servite solo a produrre la Berlino di oggi. "La caratteristica unica di questa città è il suo continuo divenire, pensò, più che l'essere: la sua capacità di rigenerarsi... forse per questo si ama sempre la Berlino che si vede davanti ai propri occhi. A Berlino non si possono avere nostalgie, per fortuna." Gli vennero in mente i restauri filologici di certi quartieri promossi dal regime comunista negli anni 80 (con tanto di ricollocazione negli stessi caseggiati delle botteghe originali di prima della guerra) e scosse la testa... "Pensavamo di essere innovatori e cercavamo di ingessare le dinamiche della storia anche con l'architettura..."

Arrivò con un discreto anticipo al Ministero degli Interni in Alt Moabit e si lasciò portare nell'anticamera di attesa del Direttore. Alle 18.35 la Segretaria lo introdusse nell'Ufficio di Peter Riesen e lo fece accomodare davanti alla scrivania dove era seduto il Direttore.

- Vorrei giocare a carte scoperte con lei Herr Schmidt, gli disse con voce antipatica Riesen. Sono stato informato che lei è coinvolto nel furto e nel trafugamento di un'importante opera d'arte appartenente allo Stato tedesco. Forse su mandato di collezionisti stranieri, questo me lo dirà lei... Mi occupo io della questione solo per via del suo passato Herr Schmidt, che non rappresenta in alcun modo un titolo di merito ma che è bene, per opportunità reciproca, non ostentare. Altrimenti in questo momento lei sarebbe semplicemente sotto interrogatorio in un commissariato della Polizia di Berlino...

Il colonnello si sforzò di non sorridere e represse quel suo ghigno capace di mettere a disagio l'interlocutore, per ascoltare fino in fondo il discorso che il Direttore si era preparato.

- Quindi sono sicuro che lei vorrà collaborare con questo Ministero fornendoci tutte le indicazioni per recuperare le parti mancanti della statua di Fidia raffigurante, il Direttore prese un foglio dalla scrivania e lesse, l'effige della antica dea Athena...

- Parthenos, disse il Colonnello.

- Athena Parthenos, concluse il Direttore. Vedo che sa di cosa stiamo parlando. Bene. Se lei intende collaborare Herr Schmidt, chiamo uno dei miei assistenti che registrerà le sue dichiarazioni diciamo così... spontanee. Altrimenti sarò costretto ad aprire un procedimento formale di incriminazione e questo, dato il suo passato, potrebbe costarle caro.

- Quando parla del mio passato, Herr Direktor, non capisco a cosa alluda, forse al fatto che a 16 anni ho combattuto per la liberazione di Berlino?

- Lei ha combattuto, e ha ricevuto un riconoscimento per questo, ma da soldato sovietico, Schmidt...

- Io preferisco dire: figlio di una famiglia tedesca emigrata in Russia perché non intendeva accettare il regime nazista. Ma si tratta di cose ormai molto remote, persino dimenticate dalla Germania di oggi, vedo...

- Lei non è nelle condizioni di fare battute con me, Schmidt. Sto parlando del suo passato nella Stasi e del suo passato comunista, che certo la Germania non intende dimenticare.

- Le ricordo Herr Direktor che è stata fatta un'indagine accurata proprio da parte di una Commissione Speciale di questo suo Ministero sul mio passato di dirigente della Stasi e che non sono stati riscontrati in nessun modo atti o fatti di mia responsabilità che fossero lesivi delle leggi tedesche. Quanto al mio "passato" da comunista ho l'impressione Herr Riesen che lei sia in errore perché io mi ritengo ancora comunista. Non mi risulta sia vietato dalla legge...

- Preferisce forse che parli del suo presente in quel discutibile Centro Studi Spartakus su cui i miei uffici lavorano da anni?

- Come vuole lei Herr Direktor... Do solo una mano a un gruppo di giovani che si occupano di storia della Germania nel XX secolo. Se ha voglia di far perdere tempo ai suoi uomini...

- Senta Schmidt, disse Riesen perdendo per un attimo il controllo, lei non ha capito che qui io rappresento il Ministro dell'Interno e che potrei metterla in guai molto seri se solo volessi...

- Herr Riesen, disse il Colonnello a questo punto accennando il suo ghigno sorridente e freddo, non è gentile dire al proprio interlocutore, specie se si tratta di una persona anziana, "lei non ha capito". Io ho capito benissimo che lei non ha nessun argomento contro di me. Se mi sono sbagliato, se "non ho capito", avvii pure il procedimento formale di indagine, risponderò in maniera formale alle autorità giudiziarie di Berlino... Se non c'è altro..., aggiunse alzandosi.

Il Direttore stava per tentare di indurre nuovamente il Colonnello a collaborare con qualche frase più morbida che alludesse proprio al bene della Germania e all'orgoglio berlinese ma quando lo vide alzarsi gli venne uno scatto d'ira. "Stia seduto Col... (si trattenne), resti dov'è Herr Schmidt! Lei uscirà da questo ufficio solo quando glielo dirò io, ha capito adesso?"

Il colonnello guardò Riesen dritto negli occhi, sfoggiò uno dei suoi sorrisi più maligni e sibilò: "È lei che continua a non capire... Sappia che io sono più cattivo di lei, Riesen..."

- Cosa fa ora, mi minaccia? La sua tracotanza Schmidt supera ogni limite, se non si mette di nuovo seduto chiamo gli agenti di vigilanza!

- Preferirei stare in piedi, se non le dispiace Herr Direktor, perché ho una leggera sciatalgia alla gamba destra..., disse il Colonnello, tornato di nuovo affabile. Dovrei camminare di più ma con gli anni tendo a essere pigro e preferire i libri alle passeggiate... Capiterà anche a lei in futuro, forse... Se sono venuto nel suo ufficio, Herr Riesen, è perché ho qualcosa da dire, non le pare? O pensa davvero che mi sia impaurito e abbia abbandonato le mie letture per una sua (come l'ha chiamata...) "convocazione"?

Riesen pensò che se il Colonnello voleva parlare era meglio ascoltare e tornò più conciliante. "Allora mi dica, Herr Schmidt, non c'era bisogno di litigare dunque..."

Il Colonnello tornò a sorridere in modo raggelante. "Sono venuto nel suo ufficio, Herr Direktor, come Presidente e legale rappresentante dell' A.I.S.G.E.M. L' Associazione Internazionale di Studi Grecisti Libertà e Orgoglio (le iniziali E e M stanno per Eleutheria e Metis in greco antico, come lei sa, Herr Riesen). Su mandato delle nostre sedi nazionali di Grecia, Italia, Francia e Spagna sono autorizzato a riferire al Governo tedesco che intendiamo rendere pubblico (di fronte al mondo della scienza e della cultura) il fatto, davvero inquietante, e per me persino umiliante... come tedesco mi capirà immagino Peter, posso chiamarla così? Mi scusi, ma c'è un tale divario d'età fra noi che lei potrebbe essere mio figlio... anagraficamente, intendo. Stavo dicendo (poi ho divagato...), che denunceremo il fatto che la Germania ha trafugato e nascosto all'umanità per 70 anni uno dei più grandi tesori dell'arte di tutti i tempi, la statua colossale crisoelefantina di Athena Parthenos, costruita da Fidia, Herr Direktor, nel quinto secolo avanti cristo per volere di Pericle, se non sbaglio. La nostra associazione è entrata in possesso di documenti inconfutabili che attestano che il prezioso reperto è stato regolarmente consegnato alle autorità occidentali nel momento in cui è venuta a cessare la sovranità della Repubblica Democratica Tedesca.

- Quel documento che lei ha consegnato al Direttore Hoffmenstall non dimostra nulla e lei questo lo sa bene Herr Schmidt!, si sforzò di dire con calma il Direttore.

- Non tocca a me dimostrare qualcosa, Herr Direktor. Io intendo solo, a nome della Associazione che ho l'onore di presiedere, fare una denuncia pubblica. Saranno altri a doverne accertare la fondatezza. Ah, volevo precisarle, stavo per dimenticarmene, non ho più la lucidità di un tempo... che riteniamo giusto convocare la conferenza stampa il giorno prima dell'arrivo del Presidente Samaràs a Berlino.

Il Direttore cominciò a valutare le conseguenze per il suo Governo di quello che aveva detto il Colonnello e le conseguenze per sé di fronte ai superiori, per quel colloquio così diverso da come lo aveva immaginato. Decise di giocare ancora la carta conciliante.

- Via Herr Schmidt, o preferisce che la chiami Colonnello?, noi in fondo facciamo lo stesso mestiere... Non vedo perché non potremmo trovare un accordo da vecchi colleghi (se non ancora nuovi amici)...

- Lei è gentile Herr Direktor. Ma io sono ormai un vecchio pensionato con la passione dei classici... Ci tenevo solo a comunicarle in anticipo cosa la nostra Associazione ha deliberato di fare. Poi, se permette, siccome non mi fido della mia memoria, le ho portato il comunicato ufficiale, preparato proprio per la conferenza stampa, approvato all'ultimo direttivo A.I.S.G.E.M, qualora non mi fossi spiegato con la dovuta chiarezza...

- Ma insomma Herr Schmidt, si spazientì di nuovo il Direttore, non mi può trattare come uno sprovveduto! Lei sa molto bene che a noi è rimasto solo un frammento della statua e che gli altri pezzi non si trovano più e forse non sono nemmeno più in Germania...

- Che in Germania sia rimasto un solo frammento lo sento dire in questo momento da lei Herr Direktor... Non credo che l'opinione pubblica crederà a una frottola del genere, tantomeno la comunità scientifica internazionale. Come può sparire una statua alta 10 metri... Ma questi sono problemi del suo Governo vecchio mio... Tocca a lei risolverli, e ai suoi superiori... certo non scandagliando i canali berlinesi. Ora però, se non ha obiezioni, toglierei il disturbo Herr Riesen. Per me si è fatto tardi...

Il Colonnello allungò la mano verso il Direttore che lo ignorò continuando a guardare il foglio battuto su carta intestata di quella strana Associazione, con tanto di sigla, di numeri di telefono, di stemma composto dalle bandierine nazionali dei paesi membri che circondano il simbolo dell'Unione Europea e un bordo bianco azzurro che contorna l'intera pagina.

Il Colonnello si girò e scuotendo la testa uscì dall'ufficio e dal Ministero, riprendendo con piacere la passeggiata per le vie della città. Ma non era del tutto contento di sé. Il colloquio era andato bene (le mosse del Direttore facilmente prevedibili) ma quella frase sui canali di Berlino se la poteva risparmiare. "Un peccato di yperefanìa che gli antichi dei non avrebbero perdonato, pensò. Come quando Odìsseo, dopo essere riuscito con la sua mente multiforme a evitare l'ira dei Ciclopi fratelli di Polifemo, si fa prendere dall'orgoglio e rivela il suo nome... Finendo per cadere nell'ira ben più pericolosa di Poseidone... Non hai più la freddezza di un tempo Sigmund, cominci a invecchiare davvero..."

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