domenica 9 settembre 2012

In Germania qualcosa è successo

Il Colonnello Schmidt aveva detto allo scrittore di fermarsi che qualcosa doveva accadere in Germania.
In questa settimana qualcosa è accaduto: di grosso.
Draghi ha deciso che si possono comprare titoli di stato dei Paesi in difficoltà senza aumentare la liquidità del sistema. È una decisione importante: la Bce ha vinto contro la Bundesbank. La Merkel sembra abbia appoggiato la Bce.
Non è chiaro quali condizioni verranno imposte ai paesi che chiederanno gli aiuti Bce. Ma la decisione di intervenire ha tranquillizzato i mercati e abbassato gli spread.

Fino a ieri sembrava però che questa decisione Bce fosse pensata per Spagna e Italia, dando er persa la Grecia. Oggi si legge che la Troika ha preso (concesso) tempo per conclude il rapporto sulla Grecia. E soprattutto dai giornali pare che la Merkel abbia dichiarato che bisogna "salvare la Grecia a tutti i costi".

La politica di austerità non è finita: forse verranno chiesti compiti ancora più difficili ai paesi in difficoltà. Ma almeno l'Europa si muove per salvare e non per affondare.

Chissà se il Colonnello ha avuto un ruolo in tutto questo.
Dovrò controllare se sul sito del caffè greco esce qualcosa di nuovo.

martedì 4 settembre 2012

Eppur si muove

"L'austerità non genera crescita" hanno detto Monti e Hollande, "Non basta fare i compiti a casa". La Merkel se l'è presa con l'egoismo dei mercati. E Draghi assicura che la Bce può comprare titoli di stato.
Oggi a leggere i giornali e sentire la Tv sembra improvvisamente che le cose di buon senso che si sentono da mesi siano improvvisamente diventate parole d'ordine dei Capi di Stato europei.
E  che il Colonnello non abbia predicato invano.
Tuttavia la Troika ha chiesto altri pesanti tagli alla Grecia.
Sarà necessario che lo Pseudomarkaris ci faccia capire cosa sta succedendo...

giovedì 30 agosto 2012

Il mistero della chiave Usb (19)

L'apertura dell'ultimo file della chiave Usb è stata una delusione. Anzi due.
Non c'era scritto quasi niente se non un nome:
Ellinikò Kafeneìo. Prima delusione.

Ho smanettato un po' con google e ho trovato un sito di blog greco che si chiama: kafeneìo.gr@gmail.com

Il sito è in greco e quindi di non facile comprensione per me. Non ci sono nemmeno versioni semplificate in altre lingue. Comunque, sfogliatolo in lungo e in largo, ho trovato un blog con il nickname Egeo Eleuteri (scritto in caratteri latini) che contiene files con alcune parole chiave corrispondenti a nomi della chiave Usb. Altro controllo non sono riuscito a fare sul testo ma solo sulle date di pubblicazione dei post. Debbo guardare meglio ma mi pare non ci sia nulla di più (almeno come date di pubblicazione) di quanto non c'è già nella chiave Usb. Seconda delusione.

O lo scrittore, chiunque sia, ha seguito il consiglio di Zisis: "Fermati". O qualcuno ha semplicemente ricopiato lì dentro il contenuto della chiave perduta nel bar di Nafpaktòs.

Lo seguirò nei prossimi giorni per verificare se dovessero comparire capitoli nuovi che ci dicano se il Colonnello ce l'ha fatta e come a incastrare la Merkel e soprattutto, dalle dichiarazioni di questa mattina, la Bundensbank.

Chi sa che lo Pseudomarkaris non  ci riservi ancora qualche sorpresa...

Nel corso della giornata mi è venuto un dubbio: e se le penne Usb fossero più di una e altri l'avessero trovata in giro? E magari ricopiata in qualche blog greco... Vedremo.  In questo caso gli autori (o traduttori) si moltiplicherebbero. Markaris 1, 2, ... n.

Markaris uno e due

    Quest'estate nulla sembra accadere a caso. Tutto si tiene e questo fa un po' impressione.

     Sull'Unità di ieri 29 agosto c'era un lungo bel pezzo a firma di Petros Markaris. Parla della Grecia di oggi, quella della crisi, ovviamente, ma anche della Germania di Brecht e dell'Europa. Fin qui niente di strano.

Poi Markaris fa una sorta di appello agli scrittori europei perché scrivano libri come terapia per far capire alla gente la situazione reale nella quale viviamo (e anche per aiutare i lettori a tornare ai valori importanti). E qui ho trovato qualche prima assonanza con la chiave Usb e il ruolo che affida agli scrittori.

     Su questo tema Markaris introduce poi più volte il concetto di priorità della cultura (piatto principale da servire ai popoli e non dessert) sulla politica e l'economia. Questo mi ha ricordato un po' il Colonnello Schmidt e la sua "offensiva culturale"...

     Insomma, il dubbio mi è venuto: lo Pseudomarkaris della chiave Usb non sarà mica il Markaris vero?


    

mercoledì 29 agosto 2012

Il mistero della chiave Usb (18)

Cap. VIII  (finale)

   Il Capo di Gabinetto si alzò in piedi quando vide quel signore anziano dal portamento diritto che si avvicinava al suo tavolo. Si pentì di questo gesto perché in una birreria di periferia non ci si alza in piedi quando entra il proprio compagno di bevute. Ma pensò che sarebbe stato apprezzato dal Colonnello. Si sedettero entrambi sulle sedie di legno non imbottite.

- La ringrazio molto di avere accettato il mio invito Colonnello Schmidt. Intanto ordinerei due birre, se lei è d'accordo. Tanto ce le porterebbero comunque...

- Non bevo birra di mattina, Herr Schneider (in questo fatico a imitare il mio amato commissario Maigret...) Ma va bene...

- Preferisce qualche altra cosa? Credo abbiano anche caffè...

- No grazie, ho appena fatto la mia colazione a casa... non si preoccupi. Fingerò di gustare la birra...

Al Capo di Gabinetto non dispiacque quel primo scambio complice e decise di continuare su quel terreno confidenziale.

- Io la mattina non riesco che a prendere un caffè amaro, in piedi per lo più... Lei preferisce un continental breakfast magari...

- Una spremuta di arance rosse (non ho mai capito perché in Germania e Inghilterra preferiscano quelle bionde che non hanno sapore di arancia),poi una banana (le mie preferite sono quelle piccole e dolci che maturano vicino Trapani, ma fatico a trovarle perché non sono commercializzate), uno yogurt greco senza grassi e senza zuccheri con un cucchiaino di miele e pappa reale e una tazza grande di tè forte (una miscela che preparo per conto mio solo con te neri, la mattina) e un paio di biscotti integrali, per le fibre... non quelli inglesi, troppo burrosi, non quelli belgi troppo profumati. Ma, Signor capo di Gabinetto, se non prende appunti, come farà ad aggiornare il dossier che le hanno trasferito dall'Innenministerium?

Schneider sorrise. Il Colonnello lo guardava tranquillo, senza sorridere.

- l'Innenministerium non c'entra. Lei sa bene, se sono qui, per conto di chi ho chiesto di incontrarla...

- Sì, lo immagino...

- Vorrei subito dirle che il mio intento è amichevole: ho il compito di capire cosa sta succedendo e relazionare a chi sappiamo in modo che vengano prese le decisioni più opportune... per il nostro Paese. Immagino che lei sia d'accordo che in questo momento così delicato è bene non commettere errori... Sia io che il mio capo attribuiamo molta importanza a questo nostro incontro, Colonnello.

Il Colonnello Schmidt evitò di rispondere. Il Capo di Gabinetto ebbe una punta di imbarazzo che cercò di mascherare esponendo con chiarezza il suo pensiero.

- Io penso, Colonnello, lo penso sinceramente, che un errore l'abbiamo già fatto ieri non facendo le dichiarazioni che lei ci aveva, in qualche modo, suggerito... Voglio dirle, Colonnello, che avevo preparato persino un testo... Tre righe che prendevano tempo ma non modificavano la situazione né in un senso né nell'altro. Lei avrebbe sospeso la conferenza stampa, le condizioni richieste alla Grecia sarebbero rimaste quelle di sempre. Samaràs avrebbe cantato vittoria ma gli altri paesi europei avrebbero confermato che nulla era cambiato. Avremmo aspettato solo la conclusione del lavoro della Troika prima di emettere un giudizio definitivo. Massimo tre mesi...

- Una mossa saggia, Signor Capo di Gabinetto, mi complimento con lei...

- Signor Colonnello, io sto parlandole apertamente, perché vorrei che lei ci aiutasse a risolvere la situazione... E su questo sto scommettendo di persona. Non mi tratti con ironia, prego...

- Mi scuso, Herr Schneider, la ascolto molto seriamente, non intendevo mancarle in alcun modo di rispetto... La sua ipotesi di lavoro, chiamiamola così, mi pareva ragionevole...

Il Capo di Gabinetto pensò, in quel primo scambio di colpi, di aver recuperato qualche punto e continuò.

- Come immagino sappia, dopo una prima presa di posizione che andava nella direzione auspicata, le dichiarazioni finali sia tedesche che francesi non accennavano affatto all'opportunità di allentare i tempi. Anzi. Vorrei dirle, in maniera riservata, perché: cosa è accaduto che ha reso il mio testo non più opportuno...

- Non sia lei ora, Signor Capo di Gabinetto, a prendermi in giro... Non mi dica quello che è di dominio pubblico e cioè che è colpa della Buba... Che è Weidman che ha impedito alla Cancelliera di fare qualsiasi apertura alla Grecia, persino quella finta che aveva immaginato lei, Herr Schneider... Questo ormai lo sanno persino i nostri compagni di bevute in questa birreria...

- Eppure è proprio così, Colonnello, mi deve credere - disse il Capo di Gabinetto, temendo di aver già consumato il vantaggio guadagnato prima - le assicuro che è la pura verità: ho assistito personalmente a uno scambio, non troppo cortese, di opinioni in proposito.

- Ma io le credo, Herr Schneider, non ho nessun dubbio che sia accaduto quello che lei dice. E che la battaglia vera oggi sia tra la Deutsch Bank e la BCE: non certo tra la Banca e il Cancellierato... Ma io sono fatto all'antica, Signor Capo di Gabinetto, penso che la "frizione" (le va bene questo termine?) tra Weidman e Merkel sia un fatto grave, molto grave, su cui dovremmo tutti riflettere... Non condivido quasi nulla di quello che fa o dice la Cancelliera, Herr Schneider, mi perdonerà per questo, ma la rispetto perché è stata eletta dai miei concittadini e quindi, ai miei occhi, rappresenta la Germania. Lei... non quel signore che è stato nominato dai suoi propri colleghi! Aggiungo, Signor Capo di Gabinetto, che non è il primo vulnus al sistema democratico che si è prodotto in questa crisi... Abbiamo fatto ripetere le elezioni politiche alla Grecia come a scolari che hanno sbagliato il compito d'esame, così ora i nazisti sono seduti alla Boulé in Piazza Syntagna, un vero capolavoro... Abbiamo consentito (o forse suggerito) una specie di golpe bianco in Italia (con ridimensionamento obbligato del ruolo del Parlamento italiano e trasformazione non scritta del ruolo del Capo dello Stato), abbiamo fatto vincere la destra in Spagna e poi, se mi permette Herr Schneider (non le chiedo di condividere), abbiamo costretto al ritiro il candidato socialista che in Francia, se avesse vinto, avrebbe certo impostato una politica economica e finanziaria diversa da quella che piace alla Germania...

Il Colonnello avvicinò il grande boccale di birra alla bocca e fece finta di bere. Poi si pulì le labbra della schiuma e continuò.

- Senza dimenticare che le altre banche centrali hanno ceduto la loro sovranità alla Bce mentre la nostra sembra rivendicare la sua sovranità sulla Banca europea... Così ora ci tocca difendere la Bce... pensi lei! Ma forse Draghi è l'unico che ha capito che se va dietro alla Germania la Bce salterà e a nessuno fa piacere suicidarsi, se non ne ha desiderio proprio.

- Lei sa bene, Colonnello che senza il consenso della Bundesbank non si sarebbe fatto l'Euro...

- Infatti non è la dialettica tra banche la mia principale preoccupazione ma quella ben più pericolosa tra banche e democrazie... Fino alle dichiarazioni esplicite: "Chi chiede aiuto alla Bce deve rinunciare a pezzi della propria sovranità nazionale", accettare in sostanza di essere commissariato... Non le sembra rischioso per la tenuta democratica tutto questo, Signor Capo di Gabinetto? La democrazia è un giocattolo fragile, lo lasci dire a me che l'ho visto diverse volte: si rompe in fretta ma ci vogliono molti anni per aggiustarlo... e noi, ancora una volta, lo stiamo rompendo.

- Ma noi abbiamo aiutato le democrazie più deboli con molti miliardi di Euro, Colonnello, non lo dimentichi...

- Herr Schneider... abbiamo solo finanziato le nostre esportazioni. Ora gli stiamo portando via reddito per finanziare i tassi di interesse bancari...

- Lei sa meglio di me che c'è in discussione non solo l'Euro ma proprio il futuro democratico dell'Unione Europea... in direzione di un suo rafforzamento democratico.

- Ma, mio caro amico, cosa pensa che importi alle popolazioni dei paesi europei del futuro democratico della UE se la UE di oggi chiede loro solo peggioramenti delle condizioni di vita e riduzioni della sovranità popolare? Che idee crede abbiano i giovani di un'Europa che ha enormi opportunità per loro e poi gliele nega?

- Colonnello, noi chiediamo un rafforzamento dei processi di unificazione anche politica dell'Europa: un consolidamento della democrazia europea e delle sue istituzioni perché le politiche comunitarie siano più efficaci. Questo può valere qualche cessione di sovranità...

- Questo suo intento lodevole è ancora da dimostrare, Herr Schneider... Quando c'era da rafforzare il ruolo della Commissione sulla politica estera avete fatto una scelta al di sotto del comune senso del pudore... In ogni caso, mi scusi se mi permetto (io non sono nessuno per dire cosa bisognerebbe fare), ma da cittadino... cominciamo a dare qualcosa di nuovo ai popoli europei, non a togliere loro quello che hanno! Anche solo dal punto di vista della prospettiva, del messaggio, non voglio dire della speranza... Qualcosa in cui proiettarsi se non qualcosa in cui credere...

- Ma noi tedeschi stiamo davvero chiedendo un processo di riforma e consolidamento delle istituzioni dell'UE, qualcosa di più di una speranza...

- No, Signor Capo di Gabinetto, voi state sviando il problema principale. Alle scuole che ho frequentato io (ed erano buone scuole sa, a saperle decodificare...) le avrebbero detto: "Stai confondendo le contraddizioni strutturali con effetti di sovrastruttura". Lei sa bene che oggi si scontrano in Germania e in Europa poteri espressi dai cittadini contro poteri esogeni al sistema democratico. Soggetti che la crisi ha enormemente rafforzato e che non vogliono un'esito della crisi che indebolisca il loro ruolo di decisori autonomi. O, se preferisce il piano economico, poteri che non vogliono ridurre le disuguaglianze sociali ed economiche, che hanno generato e amplificato questa crisi, perché non vogliono rinunciare alla loro quota di reddito. Questo il problema vero, Signor Capo di Gabinetto. La mia delusione sta nel constatare che il Governo Federale non ha ancora deciso (non vuole o non sa) da che parte collocarsi... se tornare con Keynes o continuare con Friedman, per semplificare molto...

Finse ancora di sorseggiare la birra e continuò.

- Oggi arriva a Berlino anche il capo del "Governo Tecnico" italiano, a farsi dare i voti dalla nostra Cancelliera... A lei forse farà piacere, a me fa molta pena... Intanto perché più che un tecnico è un professore... esperto di uffici europei, meno esperto di problemi sociali... I due si scambieranno frasi di apprezzamento e sorrisi, diranno che Italia e Germania condividono molte "agende" e molte "road map", ma non credo che nemmeno insieme avranno il coraggio di scegliere la strada giusta per uscire dalla crisi in Europa. Cioè quella di redistribuire diversamente il reddito fra i cittadini...

Il tono del Colonnello era stato molto pacato ma molto fermo e il Capo di Gabinetto stette per un momento a riflettere su quelle parole.

- Ma lei non mi avrà certo incontrato per sentire le opinioni di un vecchio comunista sul Governo Federale della Germania immagino, Herr Schneider...

- Le assicuro che molte delle considerazioni che lei ha esposto come paradigmi, Colonnello, attraversano le nostre giornate sotto forma di preoccupazioni, anche se non ufficialmente...

- Già, non ufficialmente... Forse proprio questo è il punto, disse quasi fra sé il Colonnello.

Schneider, pensando di aver di nuovo pareggiato i conti, continuò.

- Io ho il compito di chiederle, Colonnello, di rinunciare alla sua conferenza stampa. Senza che questo ovviamente significhi mettere il difficoltà in nessun modo la sua Associazione di grecisti. Sono pronto su questo a concordare con lei un percorso diciamo di "salvaguardia e valorizzazione".

Un sorriso di delusione passò per un attimo sulle labbra del Colonnello.

- Mio giovane amico, la ringrazio ma non abbiamo bisogno di nulla: l'A.I.S.G.E.M si autofinanzia per vincolo statutario. Abbiamo anche "sponsor" in vari paesi che non ci fanno mancare davvero nulla e una piccola casa editrice in pareggio di bilancio... Ringrazi anche chi di dovere...

- Non vorrei essere stato frainteso Signor Colonnello, non era mia intenzione e neppure un desiderio di chi rappresento...

- Si fermi, Herr Schneider, non ha bisogno con me di usare questi argomenti, umilianti per entrambi, mi scusi... lasciamo stare. Io non ho fatto la conferenza stampa e non la farò probabilmente più... Anche perché considero non chiusa l'ipotesi di trovare una via d'uscita, per così dire incruenta, ai problemi greci e non ho alcuna intenzione di bruciare questa ipotesi in cambio di una "sovraesposizione" della mia Associazione... Lei deve sapere però, caro amico, che non è più in mio potere impedire che la notizia della statua si diffonda a livello internazionale...

- In che senso Colonnello? Non tenti nemmeno lei di sminuire il suo ruolo nella vicenda, per favore... Entrambi sappiamo e non abbiamo bisogno di nessuna conferma. E neppure di una smentita però...

- Intendevo dire, Herr Schneider, che ho messo in moto io un percorso, che mi piace chiamare "culturale", che può portare (anzi, porterà certamente, anche se non so quando) alla divulgazione della notizia. E che quel percorso non è possibile fermarlo né da parte mia né da parte vostra... Perché coinvolge molte istituzioni e molti musei europei e molti giovani studiosi...

- Perché l'ha fatto Colonnello?

- Perché mi hanno insegnato, quando avevo la sua età, che è sempre meglio avere alcuni percorsi di riserva, e non intestardirsi su un solo disegno, nel caso, appunto, che si blocchi. L'ho fatto perché non potevo fidarmi di voi, Herr Schneider, e forse perché non potevo del tutto fidarmi di me - aggiunse il Colonnello contraendo per un attimo gli angoli della bocca in quel suo ghigno inquietante. Poi, per nasconderlo, finse di inghiottire un po' di birra dal bicchiere dove ormai era sparita del tutto la schiuma.

- La ringrazio della sincerità, Colonnello. Altrettanto direttamente vorrei dirle che ho buone speranze di riuscire a controllare gli effetti di questo suo "secondo" percorso. E che già la Francia (la Réunion des Musées Nationaux) si è fatta viva con il Pergamon Museum e la situazione è sotto controllo, almeno per qualche tempo...

- Non parlavo della Francia, Herr Schneider... Loro pensano quasi ossessivamente che un legame privilegiato con la Germania risolverà tutto e la campagna elettorale di Hollande è già stata dimenticata (almeno i giorni dispari)... Ma non voglio ridurre le sue "buone speranze": faccia quello che ritiene giusto fare... Anche io farò lo stesso.

- Devo preoccuparmi di questa sua ultima dichiarazione, Colonnello?

- Assolutamente no. Prima che me lo chieda lei Signor Capo di Gabinetto, le vorrei illustrare le scelte che sto maturando in queste ore. Dipenderà anche molto dagli sviluppi della situazione... Come le dicevo, la mia offensiva "culturale" era duplice: la conferenza stampa a Berlino e in altre capitali europee da un lato, l'iniziativa dal basso dei diversi studiosi e musei dall'altro, quella che io chiamo, mi scusi dell'enfasi, la "nuova alleanza contro i Turchi".

- I turchi? Cosa c'entrano i turchi?

Il Colonnello guardò il Capo di Gabinetto e rispose con calma.

- Mi scusi della metafora storica così banale, Herr Schneider, non ho niente contro i turchi... In questo caso i turchi siamo noi...

Poi proseguì.

- Ho scartato l'ipotesi più cinematografica di far trovare qualche pezzo di Athena in un luogo pubblico a Berlino (magari alla mostra su Olimpia che si sta aprendo) e stare ad aspettare con calma gli eventi...

- Perché lei non ha pazienza di aspettare che gli eventi accadano da soli...

- Pazienza? Quella ne ho tanta. È il mio tempo che comincia a scarseggiare piuttosto... e forse la fiducia... Ma mi lasci finire di raccontarle cosa ho in testa, così avrà un quadro più preciso... Sappia che ho intenzione di preparare un ricorso contro la Germania presso la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja prima, e magari poi chiedere alla Germania di pagare un indennizzo nei confronti della Grecia per sottrazione illegittima di patrimonio artistico. Ci sono diverse aggravanti possibili in questa vicenda che penso possano alzare di molto l'entità del danno e del corrispondente indennizzo... Insomma, un percorso economico amministrativo, se dovesse non funzionare quello culturale... o quello politico-giuridico.

- Perché mi dice queste cose Colonnello? Immagino non vogliano essere minacce le sue...

- Assolutamente no, non è mia abitudine minacciare nessuno. Mi sono sempre imposto, invece, il dovere di informare e avvertire i miei interlocutori quando stavo per coinvolgerli a loro danno. Una specie di "avviso di garanzia" in via privata, se mi permette la facezia.. Deve ammettere, Signor Capo di Gabinetto, che anche con voi ho mantenuto fede a questo principio per così dire "deontologico" (che i miei maestri hanno sempre considerato uno scrupolo eccessivo...) E poi, caro amico, per quel che le dicevo prima, questa iniziativa non deve essere immaginata, in questa fase, contro il Governo Federale, bensì contro la Bundesbank...

- Ma le serve uno Stato che avvii l'istanza, Colonnello. È sicuro che la Grecia intenda farlo?

- Sicuro no, ma ci sto lavorando. E poi, Herr Schneider, non dimentichi il secondo comma dell'articolo 34 dello Statuto della Corte e non dimentichi che io presiedo una Associazione Internazionale con riconoscimento pubblico formale... Mi basta anche avviare un quesito interpretativo se possa l' A.I.S.G.E.M. adire oppure no la Corte su un furto di opere d'arte commesso dalla Germania ai danni della Grecia... poi, come dice lei, aspettare con pazienza gli eventi - e qui il Colonnello non riuscì, o non volle, trattenere il suo inquietante sorriso.

- Colonnello, lei mi ha detto questo perché io lo riferisca a chi sappiamo, ovviamente - disse il Capo di Gabinetto accorgendosi immediatamente di avere fatto un passo falso.

- Questo è un problema che lascio risolvere a lei, caro amico... Non posso certo chiederle la riservatezza, non mi permetterei mai...

Herr Schneider decise di rimettere il colloquio con il Colonnello nel giusto equilibrio di ruoli e commise, forse, una seconda ingenuità.

- Signor Colonnello, non pensa che sarebbe suo dovere restituire le parti della statua di Athena che lei o i suoi uomini avete sottratto al Pergamon Museum?

Il Colonnello Schmidt, sorrise ma questa volta bonariamente.

- Riferisca pure che a questa domanda ho risposto "assolutamente no", signor Capo di Gabinetto. Io ritengo mio dovere di cittadino europeo, piuttosto, restituire quei pezzi alla Grecia ma non al Pergamon che li ha nascosti per settant'anni... Ho già commesso una volta nella mia vita l'errore di affidarli al Pergamon... non intendo sbagliare di nuovo.

- Capisco... Anche perché nessuno è in grado di accusarla di niente, nemmeno se volesse...

Il colonnello restò impassibile.

- Ho ancora due domande precise da rivolgerle, Colonnello. Posso?

- Certo che può, mio giovane amico, se sono venuto qui è perché considero un dovere risponderle... E anche un mio piacere personale...

- Cosa c'entra Rosa Luxemburg in questa storia?

- Rosa? - tornò di buon umore il Colonnello - È un mio grande amore giovanile... Amore intellettuale, voglio dire... Non sono così vecchio... Oh, mi scusi, ho pensato per un attimo che lei potesse farmi più vecchio... Mi perdoni questo lapsus che non voleva essere offensivo... Come lei sa, il vero corpo di Rosa non è quello custodito dal monumento funebre del Cimitero Centrale di Friedrichsfelde...

- Mi pare di ricordare che il corpo vero della martire spartachista sia stato trovato alla Charité...

Il Colonnello apprezzò le parole usate dal Capo di Gabinetto.

- Lei ricorda bene una notizia di Der Spiegel, Herr Schneider, non può certo sapere che il corpo di Rosa è stato messo in salvo e riposto in un luogo segreto, dove è ancora costodito, molti anni prima della riunificazione... Siamo rimasti in pochissimi a saperlo... Io ho solo pensato che la testa della dea della sapienza e della saggezza stesse bene in quel luogo, vicino a Rosa, perché lei era più saggia di molti suoi compagni... Lei penserà che con l'età io sia diventato più emotivo. Forse è così: ma ho ritenuto fosse un bel riconoscimento postumo per Rosa.

Passò la cameriera con un vestito tradizionale da ragazza di campagna e li guardò con disprezzo: stavano lì a chiacchierare da un sacco di tempo e nessuno dei due aveva ancora finito la sua prima birra.

- Capisco... Questa invece è solo una curiosità - disse il Capo di Gabinetto - Perché prima mi ha detto che non si fidava nemmeno di se stesso, Colonnello...?

- Vede, mio giovane amico, nella mia ormai lunga vita ho tentato con impegno e convinzione di conciliare filosofie diverse, cercando di viverle in armonia... A volte penso di esserci riuscito, a volte una torna a prevalere sull'altra...

Ancora il Colonnello finse di bere una birra ormai tiepida.

- Le sto parlando del nocciolo del pensiero astratto occidentale, mio caro, non mode culturali transeunti o ancora peggio prodotti di importazione. Il meglio che il cervello umano abbia prodotto dal punto di vista filosofico è stato prodotto in Europa, come lei sa bene. Altrimenti ci sarebbero anche filosofi americani o giapponesi e invece non ci sono... Duemila anni fa in Grecia, un pensiero che è durato più di un millennio (non è mai più accaduto) e poi, negli ultimi duecento anni in Germania. Il resto è pragmatismo... Solo tecnologie invece che filosofie, oppure mistiche. Tenere insieme la ricerca analitica della realtà e lo sforzo di comprendere il mondo in una sola sintesi... la logica e la filosofia teoretica, Aristotele, Kant e Hegel, non è poi così difficile... Quando si vuole comprendere anche Marx tutto diventa più complicato ma ancora possibile: l'assoluto e lo storicamente determinato possono convivere decentemente... Non c'è quella incompatibilità che si vuole supporre tra storia e natura: tra tempo e spazio, se preferisce un approccio più recente e semplificato... I problemi nascono quando si suppone di poter imporre agli altri, per presunzione culturale a priori, delle sociologie e delle pedagogie (magari anche delle economie...). Allora la somma delle grandi filosofie occidentali può produrre mostri e incubi terribili... È quello che è successo particolarmente a noi tedeschi, se ci pensa, Herr Schneider... nella DDR non avevamo la vodka dei russi in cui perderci... Ci è voluta tutta la determinazione e la coerenza tedesca per costruire quell'esperienza. E poi superare la grande follia è stato più difficile: molti non ci sono riusciti e praticano ancora terapie di disintossicazione qua e là per l'Europa... Altri hanno elaborato il lutto e sopravvivono in qualche modo. Altri rimuovono.

- Pensavo, prima di incontrarla, che lei avesse qualche nostalgia, Colonnello...

- Io ho nostalgia solo dei miei 60 anni, amico mio, quando esperienza e energia sono ancora in grado di combinarsi fra loro e non di sostituirsi per coprire i vuoti... A 60 anni ho cercato di sintetizzare il meglio delle diverse scuole: la consapevolezza che la realtà è più complessa delle nostre categorie e che l'etica del "dovere" non può essere un criterio assoluto. Anche le regole etiche sono espressione storica della società, non un demiurgo del mondo. Se si riesce a costruire questa sintesi (tra hegelismo di destra e di sinistra per dir così) allora può venir fuori un distillato di buon livello... altrimenti è alcool metilico puro.

- Lei si sente parte di questo distillato, Colonnello?

- No, caro, io sono solo un alambicco, un facilitatore... Aiuto le persone con cui collaboro a produrre buoni distillati... Ma non voglio sfuggire alla sua domanda iniziale: tutta questa premessa quasi psicanalitica... (del resto, mi chiamo Sigmund non per caso)...

- lo ha scelto apposta quel nome, Colonnello? Fa parte anche lui della grande sintesi?

- Siamo in tanti Sigmund Schmidt sull'elenco telefonico di Berlino... Lei mi è simpatico, Capo di Gabinetto...

- Anche lei mi è simpatico, Colonnello... - disse Schneider soddisfatto dei suoi ultimi colpi.

- Tutto questo confuso preambolo, mi scuso se l'ho annoiata, per dirle che io mi sento intimamente e profondamente tedesco... Per questo non mi fido completamente di me stesso e spesso cerco di obbligarmi a mosse che altrimenti, all'ultimo momento, potrei non avere il coraggio di fare...

- Come pensa di obbligarsi a non restituire al Pergamon l'intera statua di Athena?

- Ho preso le mie precauzioni...

- E non le dispiace disonorare l'immagine internazionale della Germania?

- Lei è di famiglia cattolica Herr Schneider? Le ho appena detto che mi è simpatico e già sta tentando di convertirmi... - disse il Colonnello guardando freddamente negli occhi il suo interlocutore - La Germania si sta disonorando da sola, per mancanza di visione strategica e per miopia politica... Non è la prima volta che accade... Io e i miei collaboratori stiamo solo cercando di limitare i danni, se ci riusciamo... Le ho detto quello che volevo dirle, forse è meglio se ci fermiamo qui Capo di Gabinetto... E ci salutiamo da buoni amici - concluse il Colonnello Schmidt con un sorriso.

Entrambi si alzarono in piedi e si strinsero la mano.

- Mi scuso Colonnello, se le ho mancato di rispetto... Avevo dei doveri da compiere... Sono molto felice di averla conosciuta...

- Anche io, signor Capo di Gabinetto. Anche io sono felice di averla conosciuta, anche io ho dei doveri... Porti, se crede, i miei rispettosi saluti a chi sa lei...

- Lo farò senz'altro Colonnello.

I due rimasero per un attimo uno di fronte all'altro guardandosi. Schneider andò a pagare. Lasciò una mancia esagerata alla cameriera, che guardò quella strana coppia di clienti mattutini e si mise i 5 euro nella tasca del grembiule. Tornò verso il colonnello che lo aspettava davanti alla porta. Uscirono in strada. Il Colonnello vide a 50 metri sull'altro lato della strada, una grossa auto nera parcheggiata che evidentemente era in attesa del Capo di Gabinetto senza dare troppo nell'occhio.

- Colonnello, non avrei mai immaginato che a lei potesse piacere Maigret...

- Caro amico, mi dovrebbe forse piacere il commissario Rex?

- Non dico questo... quella mi pare una serie per famiglie, per ragazzi... Ma Maigret mi è sempre parso, come dire, privo di metodo...

- Quel cane è il massimo che abbiamo saputo produrre nella letteratura poliziesca in Germania, purtroppo... Sa, a me piace Maigret per un motivo... Lui partecipa sempre un po' (simpatizza, nel senso originale del termine), per gli autori dei crimini: li capisce, per quello li scopre...

Guardò in faccia Schneider per verificare se il suo messaggio fosse arrivato a destinazione. Nel dubbio continuò.

- Bisogna essere molto umani per comprendere cosa passa nella testa di un altro, magari con una storia molto diversa dalla tua... soprattutto quando sbaglia o commette crimini. Un cane segue solo le tracce olfattive, troppo semplice, troppo schematico... Rincorre e azzanna, non si immedesima...

- Anche io penso che a volte noi tedeschi siamo troppo schematici... Colonnello - disse Schneider che voleva chiudere quell'incontro senza creare strappi.

A questa frase Sigmund Schmidt fece una delle sue rare risate piene.

- Amico mio, il problema è che crediamo ai nostri schemi... noi da due punti sappiamo tirare una retta diritta e precisa, e ci convinciamo che sia l'unica possibile, come ci hanno insegnato a scuola (qualche volta anche da un punto pretendiamo che se ne possa tirare una sola e da lì nascono i disastri)... Rette diritte e perfette, ma solo un disegno su un foglio. Non è un caso che per scoprire lo spazio curvo un cittadino tedesco di Ulm sia dovuto emigrare all'estero.

Si sforzò di ridere anche il Capo di Gabinetto.

- Mi piacerebbe chiacchierare ancora con lei Colonnello, ma debbo rientrare... Posso darle un passaggio? - aggiunse con una punta di imbarazzo.

- La ringrazio Herr Schneider, ma è più ragionevole per entrambi se prendo la metropolitana che mi porta quasi sotto casa...

Si strinsero di nuovo la mano e il Colonnello Schmidt si avviò camminando sul marciapiede verso la fermata della Metropolitana con cui era arrivato. Friedrich Schneider attraversò la strada verso l'auto scura che lo stava aspettando.
















martedì 28 agosto 2012

Il mistero della chiave Usb (17)




Cap. VIII (segue)


Caro Petros,
debbo scusarmi del modo insolito con cui mi faccio vivo. Insolito fra noi e per me assolutamente non abituale: come sa sono un uomo di poche parole e tutte orali. Ora mi improvviso scrittore con lei, Maestro (non si arrabbi), per di più uno scrittore elettronico... e temo che il mio messaggio non sarà breve. Quindi, caro Petros, si armi di santa pazienza... Sono in Italia;(più precisamente la Sicilia), dove pare abbiano trovato un altro pezzo della statua di Athena che ho appena finito di vedere. Dico pare, perché non tocca a me stabilire, per fortuna, la sua autenticità. Ci hanno avvisato dal "Nucleo Investigativo" sui beni culturali dei Carabinieri (una seconda polizia italiana) perché pensano che il pezzo sia nostro. Non mi chieda perché sono venuto io e non un collega: forse perché molti sono in ferie. Non credo ci sia un disegno contro di me: al massimo uno scherzo dei colleghi... Comunque, di questo viaggio in Sicilia le dirò dopo.

Il motivo per cui le scrivo è metterla al corrente degli sviluppi che ci sono stati sulla vicenda della statua e trasferirle un messaggio da parte di Zisis che lo ha ricevuto dal Colonnello Schmidt. Il messaggio dice: "Si fermi Petros, smetta di scrivere per qualche giorno, almeno una settimana, perché ci sono delle novità in Germania che lei deve assolutamente sapere, ma non sono ancora accadute e quindi lei rischierebbe di scrivere inutilmente." Questo più o meno il messaggio di Zisis. Immagino che questo messaggio la irriti, Petros, perché anche io la conosco abbastanza bene, seppure indirettamente... (direttamente meno bene). Ma sa com'è fatto Zisis... gli piace dare ordini: ci prova anche con me... Ogni tanto penso che gli piacerebbe molto scambiare i ruoli fra me e lui. E anche a me piacerebbe passare le giornate ad annaffiare le piante ed esercitare la fantasia... Purtroppo la realtà è meno divertente delle sue macchinazioni... Ma sto perdendo tempo.
Invece sono già in grado di aggiornare le sue informazioni sul versante, diciamo così, dell'ubi consistam della nostra storia... (le piace la citazione? È corretta? L'ho trovata l'altra sera in un dizionario e mi è piaciuta) Andiamo con ordine...

Quando dalla centrale mi hanno detto che avrei dovuto andare in Sicilia per loro era una grana in meno e forse una grana in più che si divertivano a mettermi fra i piedi. Li capisco, anche perché, a parte quel Fidias dissotterrato che sa, in agosto morti violente ce ne sono state pochissime, anzi nessuna. Comunque (continuo a perdermi, mi scusi Petros), ho cercato di capire di cosa si trattasse in Sicilia. Quando mi hanno spiegato che avevano trovato un pezzo di statua antica dorata che sembrava greca e che era necessario andare sul posto, per prima cosa sono andato al Museo dell'Acropoli e a quei bravi professori gli ho detto: "Io ho mantenuto l'impegno e non ho detto niente a nessuno di quello che è successo qui (né del Fidias di pietra né del Fidias di carne, anche perché, come lei sa Petros, non ci sono state denunce di sparizione o sottrazione di cadavere, altrimenti era più complicato) ma voi adesso mi dite cosa sta succedendo, altrimenti vi incrimino per contrabbando di opere d'arte. Si minaccia sempre, come lei sa Petros, nel nostro mestiere: c'è chi si mette paura e parla, c'è chi si fa una grassa risata come quella bestia di Zisis. A proposito, Petros, non le ho detto che il mio amico non si era affatto dimenticato di mettere le scarpe al morto: quando l'ho preso in giro su questo mi ha risposto che lo aveva fatto a posta per farmi un favore, altrimenti mi sarei messo a cercare un assassino che non esiste... Ma questa volta al Museo Zisis non c'era e la mia pressione ha funzionato. Il direttore, che secondo me è un bravo ragazzo, si è spaventato sul serio (di questi tempi la minaccia di fargli perdere il posto di lavoro è peggio che non la minaccia di arresto), ha chiamato la sua collega Aliki (che lei conosce di nome) e mi hanno raccontato tutto quello che ancora non sapevo.

Shematizzo.
Ci sono al momento 4 pezzi della statua di Athena: uno da noi, uno a Berlino, uno in Sicilia, uno in Spagna. La Signora Aliki ha verificato al telefono, utilizzando le sue conoscenze tra gli studiosi e di questi 4 è sicura. Lei sostiene che anche in Francia probabilmente ne hanno uno ma fanno i furbi e negano (forse per paura di doverlo restituire a noi).
La Signora Aliki mi dice che 3 sono in Musei nazionali (più quello francese al Musée du Louvre, si scrive così, mi pare...), quello italiano no, poi le spiego...
La Signora Aliki dice, e il direttore Kakoyannis conferma, che almeno altri venti grandi pezzi della statua mancano all'appello e non si sa dove siano (in giro per il mondo o dove).
La cosa che deve sapere Petros è che il nostro braccio ha il marchio del Museo Pergamon di Berlino, gli altri no: gliel'hanno tolto quei volponi di Zisis e i suoi amici (me l'ha confessato lui sorridendo compiaciuto: "così intanto abbiamo fregato quei bastadi", mi ha detto) per cui sarà comunque un bel pasticcio internazionale alla fine.
Pare che siano coinvolti altri scrittori famosi come lei Petros (uno ogni Paese), per scrivere e "divulgare" la storia, "qualsiasi cosa succeda", dice Zisis...
Ogni museo ormai sa che il pezzo di cui è in possesso non può essere mostrato da solo al pubblico senza essere accusati di ricettazione. Che c'è bisogno di un'"alleanza fra tutti, Germania compresa" (dice Zisis, anche se queste non mi suonano come parole sue) per ricomporre la statua di Athena.

E veniamo all'Italia e alla sorpresa che le devo fare, spero gradita.
L'altro giorno, appena arrivato a Roma in Aeroporto mi viene a prendere un giovane ufficiale dei carabinieri in borghese che si chiama Salvo Miceli. Mi racconta il ritrovamento di un pezzo classico che nessuno conosceva (per precisione uno scudo e una lancia enormi e ricoperti d'oro) e che secondo loro non può essere italiano. Fosse stato di bronzo sì ma così no... L'anno ritrovato (come forse lei sa già Petros, non ricordo bene) in una casetta in Sicilia dove è nato uno scrittore italiano importante che però è morto e non può scrivere lui la storia: ha un nome buffo che mi è sfuggito... Mi tornerà in mente. Bene. Il carabiniere mi accompagna in albergo, mi aspetta e poi dice che c'è una persona che mi vuole conoscere e mi porta a casa di un famoso scrittore italiano (non sono in grado di dire quanto perché come lei sa, Petros, io di racconti la sera ne ho piene le tasche e preferibilmente, in poltrona, leggo dizionari...) un certo Andrea Kamelieri o qualcosa di simile... Bene, la sorprenderà ma questo signore mi ha guardato molto divertito ripetendo il mio nome e mi ha chiesto di salutarla, Petros. Dice che vi conoscete e che siete colleghi... e gli dispiaceva non potermi presentare un certo... Montalbano, amico suo. Anche il carabiniere rideva... Sono strani questi italiani, sembra sempre ti stiano prendendo in giro...

Kamelieri, che non è taciturno come lei e me, Petros, anzi è un gran chiacchierone, mi ha raccontato una bellissima storia di un vaso greco che conteneva le ceneri di un grande scrittore italiano di teatro e che ha viaggiato fino in Sicilia fino a essere portato nella casa di famiglia dello scrittore, per il funerale. Ora si trova lì, in un luogo che si chiama (giustamente, secondo me) Kaos e proprio sotto il vaso sono stati trovati, all'apertura della casa che ora è un museo, una mattina, la lancia e lo scudo dorati, così lucidi da sembrare nuovi di fabbrica. Invece, dice Salvo (siamo diventati amici) che hanno 2500 anni e vengono proprio dalla nostra Acropoli.

Kamelieri ci ha raccontato ancora un paio di storie, senza cadaveri questa volta. Una delle quali trattava di un altro scrittore siciliano, con un cognome impronunciabile. (Ma quanti scrittori ci sono in Sicilia, Petros?). Diceva che solo lui o l'altro collega avrebbero potuto scrivere la storia della statua, ma l'altro non poteva più e quindi toccava a lui. E anche questa volta sia lui che Salvo si sono messi a ridere...

Io non sapevo cosa dire. Anche perché Salvo che traduceva è siciliano anche lui e parla un inglese peggiore del mio. Ho chiesto se per caso non fosse coinvolta la mafia in questa storia. Tanto per fare una domanda. Qui si sono fatti seri e mi hanno spiegato che al momento non si può sapere ma è poco probabile perché la mafia con i comunisti non è mai andata d'accordo... Ma come sono complicati questi siciliani, Petros...

Comunque. Kamelieri mi ha voluto dare una fotocopia di certi documenti che ha ricevuto da un suo vecchio amico e che dice è bene che lei conosca per avere un'idea generale della vicenda. Mi ha pregato ancora di salutarla molto e poi mi ha salutato baciandomi sulle guance mentre mi stringeva la mano. Aveva gli occhi umidi e ho pensato stesse pensando a lei, Petros. Molto simpatico quel su amico...

Il mattino dopo siamo volati in Sicilia (che Salvo chiama "Grande Grecia" ma non è vero che è più grande del nostro Paese). Molto bello però: dovrei tornarci con mia moglie. Effettivamente ricorda un po' la nostra patria: nelle montagne, nel mare e nella vegetazione. E anche nelle pale eoliche che sono diffusissime anche qui. Invece devo dirle che penso si mangi e si beva un po' meglio che da noi: altro che i nostri pomodori al riso e la retzina... (che però mi mancano).

Ho visto lo scudo e la lancia, li ho fotografati e ho promesso a Salvo che avrei informato il Museo dell'Acropoli e le autorità competenti per concordare con loro il da farsi. Ora sto per ripartire e le mando questa lettera elettronica dall'albergo in attesa che Salvo mi venga a prendere con una macchina per portarmi all'aeroporto di Palermo che è intitolato, forse lei lo sa già, a due giudici uccisi dalla mafia molti anni fa.

Mi faccio sentire quando arrivo.
A presto, Petros, e grazie per la pazienza, suo Kostas.


lunedì 27 agosto 2012

Il mistero della chiave Usb (16)

   Mi restano 4 file nella penna Usb. Penso che con questo pezzo cominci l'ultimo capitolo. O almeno l'ultimo in mio possesso.


Cap. VIII


    "È veramente molto bella... come la nostra del resto", disse Aliki dopo aver a lungo esaminato il piede e la veste di Athena che il direttore del Pergamon, suo compagno di Università, le aveva concesso di vedere. "Se non ci fossero le analisi del carbonio 14, avrei qualche dubbio sull'avorio... Troppo pulito, troppo bianco... L'oro invece, così a prima vista, sembra del tutto simile, come colore e lavorazione della foglia, a quello in uso ad Atene in quel periodo". Gustav Hoffmenstall si limitò a muovere la testa in senso affermativo, come se Aliki avesse risposto a una sua domanda d'esame. Poi aggiunse: "L'avorio è stato certamente pulito e restaurato di recente". "Ma chi Gustav? Chi ha avuto il tempo di fare un lavoro del genere? Ci vogliono mesi, forse anni... Ho anche l'impressione che i tasselli sian stati staccati e riattaccati, almeno alcuni... Non c'è traccia dello sporco che si insinua nelle giunture, ti pare?", disse ancora Aliki. Questa volta il Direttore non rispose. Aliki alzò la testa dal reperto e guardò in faccia il suo interlocutore. "È troppo pulito, Gustav... Io non lo avrei mai permesso un restauro così... Mi sembra persino un lavoro della scuola sovietica..." Siccome Hoffmenstall non diceva nulla, Aliki aggiunse: "Ho indovinato Gustav? Dai, smetti di nascondermi le cose..." "Hai quasi indovinato, sì, disse il Direttore, il mio sospetto è che siano stati restauratori nostri, del Pergamon intendo, ma del periodo comunista... della DDR..., con quella maniacale idea del restauro filologico..., ma davvero Aliki, non so molto di più."

Aliki però era decisa a ripartire da Berlino con tutte le informazioni necessarie per decidere cosa fare ad Atene.

- Dove sono gli altri pezzi, Gustav...

- Non lo so, te lo giuro, anche se non è molto onorevole da parte mia ammetterlo... perché vuol dire che sono stati sottratti a questo Museo, quando io ero già direttore.

- Lascia stare l'onore, per favore, e prova a spiegarmi perché il ladro della statua poi ne farebbe arrivare un pezzo a noi. Che senso ha? Si vuole lavare la coscienza? E poi nessun ladro riesce a piazzare sul mercato la statua di Athena di Fidia: nemmeno a pezzi... e questo i ladri lo sanno meglio di noi... Nemmeno il Getty Museum se la comprerebbe...

- Chi abbia rubato, dove siano gli altri pezzi e cosa ne vogliano fare davvero non lo so...

- Hai provato a verificare se altri direttori ne sanno qualcosa? Hai chiamato Herbert a Monaco?

- No, pensavo di chiederglielo all'inaugurazione della mostra su Olimpia, ma non so se me lo direbbe...

- Se vuoi lo chiamo io, Gustav. A me lo dirà e se non me lo dice lo capisco da me se ha dei segreti... E gli altri grandi musei europei? Quelli non sono come voi tedeschi: una novità di questo genere non la tengono certo nascosta per onore..., vide che lui si era imbronciato e aggiunse, scusa Gustav, ma certe volte mi fate davvero perdere la pazienza con le vostre regole e il vostro senso del dovere. Siamo di fronte alla scoperta archeologica più importante dopo Lord Carnarvon e tu mi vieni fuori con l'onore...

- Aliki, siamo in Germania! Io rischio il posto di Direttore in questa vicenda, sia se la divulgo sia se sto zitto...

- Dobbiamo evitare che questo accada. Assolutamente, Gustav! Se viene fuori che molti direttori europei sono coinvolti e che è il Pergamon che sta lavorando, certo riservatamente, per recuperare i pezzi di Athena, e restituirla al mondo, nessuno avrà nulla da dire. Non pensare al furto, pensa a una futura esposizione qui al Pergamon... Altro che scarti di lavorazione di Olimpia...

- Aliki, non posso espormi di persona... Il Ministro non me lo perdonerebbe mai.

- Allora lo faccio io da Atene e alla fine dirò che me ne avevi incaricato tu, se sarà utile. Domani rientro e faccio il giro degli amici. Anche al telefono... Meglio Skype così li vedo in faccia... Con una decina di telefonate posso capire se si muove qualcosa. Almeno in Italia, Spagna e Gran Bretagna ci arrivo... In Francia, li conosci, potrebbe essere più complicato. Lì, sotto sotto, sono più statalisti di voi... Ma ci provo.