domenica 9 settembre 2012

In Germania qualcosa è successo

Il Colonnello Schmidt aveva detto allo scrittore di fermarsi che qualcosa doveva accadere in Germania.
In questa settimana qualcosa è accaduto: di grosso.
Draghi ha deciso che si possono comprare titoli di stato dei Paesi in difficoltà senza aumentare la liquidità del sistema. È una decisione importante: la Bce ha vinto contro la Bundesbank. La Merkel sembra abbia appoggiato la Bce.
Non è chiaro quali condizioni verranno imposte ai paesi che chiederanno gli aiuti Bce. Ma la decisione di intervenire ha tranquillizzato i mercati e abbassato gli spread.

Fino a ieri sembrava però che questa decisione Bce fosse pensata per Spagna e Italia, dando er persa la Grecia. Oggi si legge che la Troika ha preso (concesso) tempo per conclude il rapporto sulla Grecia. E soprattutto dai giornali pare che la Merkel abbia dichiarato che bisogna "salvare la Grecia a tutti i costi".

La politica di austerità non è finita: forse verranno chiesti compiti ancora più difficili ai paesi in difficoltà. Ma almeno l'Europa si muove per salvare e non per affondare.

Chissà se il Colonnello ha avuto un ruolo in tutto questo.
Dovrò controllare se sul sito del caffè greco esce qualcosa di nuovo.

martedì 4 settembre 2012

Eppur si muove

"L'austerità non genera crescita" hanno detto Monti e Hollande, "Non basta fare i compiti a casa". La Merkel se l'è presa con l'egoismo dei mercati. E Draghi assicura che la Bce può comprare titoli di stato.
Oggi a leggere i giornali e sentire la Tv sembra improvvisamente che le cose di buon senso che si sentono da mesi siano improvvisamente diventate parole d'ordine dei Capi di Stato europei.
E  che il Colonnello non abbia predicato invano.
Tuttavia la Troika ha chiesto altri pesanti tagli alla Grecia.
Sarà necessario che lo Pseudomarkaris ci faccia capire cosa sta succedendo...

giovedì 30 agosto 2012

Il mistero della chiave Usb (19)

L'apertura dell'ultimo file della chiave Usb è stata una delusione. Anzi due.
Non c'era scritto quasi niente se non un nome:
Ellinikò Kafeneìo. Prima delusione.

Ho smanettato un po' con google e ho trovato un sito di blog greco che si chiama: kafeneìo.gr@gmail.com

Il sito è in greco e quindi di non facile comprensione per me. Non ci sono nemmeno versioni semplificate in altre lingue. Comunque, sfogliatolo in lungo e in largo, ho trovato un blog con il nickname Egeo Eleuteri (scritto in caratteri latini) che contiene files con alcune parole chiave corrispondenti a nomi della chiave Usb. Altro controllo non sono riuscito a fare sul testo ma solo sulle date di pubblicazione dei post. Debbo guardare meglio ma mi pare non ci sia nulla di più (almeno come date di pubblicazione) di quanto non c'è già nella chiave Usb. Seconda delusione.

O lo scrittore, chiunque sia, ha seguito il consiglio di Zisis: "Fermati". O qualcuno ha semplicemente ricopiato lì dentro il contenuto della chiave perduta nel bar di Nafpaktòs.

Lo seguirò nei prossimi giorni per verificare se dovessero comparire capitoli nuovi che ci dicano se il Colonnello ce l'ha fatta e come a incastrare la Merkel e soprattutto, dalle dichiarazioni di questa mattina, la Bundensbank.

Chi sa che lo Pseudomarkaris non  ci riservi ancora qualche sorpresa...

Nel corso della giornata mi è venuto un dubbio: e se le penne Usb fossero più di una e altri l'avessero trovata in giro? E magari ricopiata in qualche blog greco... Vedremo.  In questo caso gli autori (o traduttori) si moltiplicherebbero. Markaris 1, 2, ... n.

Markaris uno e due

    Quest'estate nulla sembra accadere a caso. Tutto si tiene e questo fa un po' impressione.

     Sull'Unità di ieri 29 agosto c'era un lungo bel pezzo a firma di Petros Markaris. Parla della Grecia di oggi, quella della crisi, ovviamente, ma anche della Germania di Brecht e dell'Europa. Fin qui niente di strano.

Poi Markaris fa una sorta di appello agli scrittori europei perché scrivano libri come terapia per far capire alla gente la situazione reale nella quale viviamo (e anche per aiutare i lettori a tornare ai valori importanti). E qui ho trovato qualche prima assonanza con la chiave Usb e il ruolo che affida agli scrittori.

     Su questo tema Markaris introduce poi più volte il concetto di priorità della cultura (piatto principale da servire ai popoli e non dessert) sulla politica e l'economia. Questo mi ha ricordato un po' il Colonnello Schmidt e la sua "offensiva culturale"...

     Insomma, il dubbio mi è venuto: lo Pseudomarkaris della chiave Usb non sarà mica il Markaris vero?


    

mercoledì 29 agosto 2012

Il mistero della chiave Usb (18)

Cap. VIII  (finale)

   Il Capo di Gabinetto si alzò in piedi quando vide quel signore anziano dal portamento diritto che si avvicinava al suo tavolo. Si pentì di questo gesto perché in una birreria di periferia non ci si alza in piedi quando entra il proprio compagno di bevute. Ma pensò che sarebbe stato apprezzato dal Colonnello. Si sedettero entrambi sulle sedie di legno non imbottite.

- La ringrazio molto di avere accettato il mio invito Colonnello Schmidt. Intanto ordinerei due birre, se lei è d'accordo. Tanto ce le porterebbero comunque...

- Non bevo birra di mattina, Herr Schneider (in questo fatico a imitare il mio amato commissario Maigret...) Ma va bene...

- Preferisce qualche altra cosa? Credo abbiano anche caffè...

- No grazie, ho appena fatto la mia colazione a casa... non si preoccupi. Fingerò di gustare la birra...

Al Capo di Gabinetto non dispiacque quel primo scambio complice e decise di continuare su quel terreno confidenziale.

- Io la mattina non riesco che a prendere un caffè amaro, in piedi per lo più... Lei preferisce un continental breakfast magari...

- Una spremuta di arance rosse (non ho mai capito perché in Germania e Inghilterra preferiscano quelle bionde che non hanno sapore di arancia),poi una banana (le mie preferite sono quelle piccole e dolci che maturano vicino Trapani, ma fatico a trovarle perché non sono commercializzate), uno yogurt greco senza grassi e senza zuccheri con un cucchiaino di miele e pappa reale e una tazza grande di tè forte (una miscela che preparo per conto mio solo con te neri, la mattina) e un paio di biscotti integrali, per le fibre... non quelli inglesi, troppo burrosi, non quelli belgi troppo profumati. Ma, Signor capo di Gabinetto, se non prende appunti, come farà ad aggiornare il dossier che le hanno trasferito dall'Innenministerium?

Schneider sorrise. Il Colonnello lo guardava tranquillo, senza sorridere.

- l'Innenministerium non c'entra. Lei sa bene, se sono qui, per conto di chi ho chiesto di incontrarla...

- Sì, lo immagino...

- Vorrei subito dirle che il mio intento è amichevole: ho il compito di capire cosa sta succedendo e relazionare a chi sappiamo in modo che vengano prese le decisioni più opportune... per il nostro Paese. Immagino che lei sia d'accordo che in questo momento così delicato è bene non commettere errori... Sia io che il mio capo attribuiamo molta importanza a questo nostro incontro, Colonnello.

Il Colonnello Schmidt evitò di rispondere. Il Capo di Gabinetto ebbe una punta di imbarazzo che cercò di mascherare esponendo con chiarezza il suo pensiero.

- Io penso, Colonnello, lo penso sinceramente, che un errore l'abbiamo già fatto ieri non facendo le dichiarazioni che lei ci aveva, in qualche modo, suggerito... Voglio dirle, Colonnello, che avevo preparato persino un testo... Tre righe che prendevano tempo ma non modificavano la situazione né in un senso né nell'altro. Lei avrebbe sospeso la conferenza stampa, le condizioni richieste alla Grecia sarebbero rimaste quelle di sempre. Samaràs avrebbe cantato vittoria ma gli altri paesi europei avrebbero confermato che nulla era cambiato. Avremmo aspettato solo la conclusione del lavoro della Troika prima di emettere un giudizio definitivo. Massimo tre mesi...

- Una mossa saggia, Signor Capo di Gabinetto, mi complimento con lei...

- Signor Colonnello, io sto parlandole apertamente, perché vorrei che lei ci aiutasse a risolvere la situazione... E su questo sto scommettendo di persona. Non mi tratti con ironia, prego...

- Mi scuso, Herr Schneider, la ascolto molto seriamente, non intendevo mancarle in alcun modo di rispetto... La sua ipotesi di lavoro, chiamiamola così, mi pareva ragionevole...

Il Capo di Gabinetto pensò, in quel primo scambio di colpi, di aver recuperato qualche punto e continuò.

- Come immagino sappia, dopo una prima presa di posizione che andava nella direzione auspicata, le dichiarazioni finali sia tedesche che francesi non accennavano affatto all'opportunità di allentare i tempi. Anzi. Vorrei dirle, in maniera riservata, perché: cosa è accaduto che ha reso il mio testo non più opportuno...

- Non sia lei ora, Signor Capo di Gabinetto, a prendermi in giro... Non mi dica quello che è di dominio pubblico e cioè che è colpa della Buba... Che è Weidman che ha impedito alla Cancelliera di fare qualsiasi apertura alla Grecia, persino quella finta che aveva immaginato lei, Herr Schneider... Questo ormai lo sanno persino i nostri compagni di bevute in questa birreria...

- Eppure è proprio così, Colonnello, mi deve credere - disse il Capo di Gabinetto, temendo di aver già consumato il vantaggio guadagnato prima - le assicuro che è la pura verità: ho assistito personalmente a uno scambio, non troppo cortese, di opinioni in proposito.

- Ma io le credo, Herr Schneider, non ho nessun dubbio che sia accaduto quello che lei dice. E che la battaglia vera oggi sia tra la Deutsch Bank e la BCE: non certo tra la Banca e il Cancellierato... Ma io sono fatto all'antica, Signor Capo di Gabinetto, penso che la "frizione" (le va bene questo termine?) tra Weidman e Merkel sia un fatto grave, molto grave, su cui dovremmo tutti riflettere... Non condivido quasi nulla di quello che fa o dice la Cancelliera, Herr Schneider, mi perdonerà per questo, ma la rispetto perché è stata eletta dai miei concittadini e quindi, ai miei occhi, rappresenta la Germania. Lei... non quel signore che è stato nominato dai suoi propri colleghi! Aggiungo, Signor Capo di Gabinetto, che non è il primo vulnus al sistema democratico che si è prodotto in questa crisi... Abbiamo fatto ripetere le elezioni politiche alla Grecia come a scolari che hanno sbagliato il compito d'esame, così ora i nazisti sono seduti alla Boulé in Piazza Syntagna, un vero capolavoro... Abbiamo consentito (o forse suggerito) una specie di golpe bianco in Italia (con ridimensionamento obbligato del ruolo del Parlamento italiano e trasformazione non scritta del ruolo del Capo dello Stato), abbiamo fatto vincere la destra in Spagna e poi, se mi permette Herr Schneider (non le chiedo di condividere), abbiamo costretto al ritiro il candidato socialista che in Francia, se avesse vinto, avrebbe certo impostato una politica economica e finanziaria diversa da quella che piace alla Germania...

Il Colonnello avvicinò il grande boccale di birra alla bocca e fece finta di bere. Poi si pulì le labbra della schiuma e continuò.

- Senza dimenticare che le altre banche centrali hanno ceduto la loro sovranità alla Bce mentre la nostra sembra rivendicare la sua sovranità sulla Banca europea... Così ora ci tocca difendere la Bce... pensi lei! Ma forse Draghi è l'unico che ha capito che se va dietro alla Germania la Bce salterà e a nessuno fa piacere suicidarsi, se non ne ha desiderio proprio.

- Lei sa bene, Colonnello che senza il consenso della Bundesbank non si sarebbe fatto l'Euro...

- Infatti non è la dialettica tra banche la mia principale preoccupazione ma quella ben più pericolosa tra banche e democrazie... Fino alle dichiarazioni esplicite: "Chi chiede aiuto alla Bce deve rinunciare a pezzi della propria sovranità nazionale", accettare in sostanza di essere commissariato... Non le sembra rischioso per la tenuta democratica tutto questo, Signor Capo di Gabinetto? La democrazia è un giocattolo fragile, lo lasci dire a me che l'ho visto diverse volte: si rompe in fretta ma ci vogliono molti anni per aggiustarlo... e noi, ancora una volta, lo stiamo rompendo.

- Ma noi abbiamo aiutato le democrazie più deboli con molti miliardi di Euro, Colonnello, non lo dimentichi...

- Herr Schneider... abbiamo solo finanziato le nostre esportazioni. Ora gli stiamo portando via reddito per finanziare i tassi di interesse bancari...

- Lei sa meglio di me che c'è in discussione non solo l'Euro ma proprio il futuro democratico dell'Unione Europea... in direzione di un suo rafforzamento democratico.

- Ma, mio caro amico, cosa pensa che importi alle popolazioni dei paesi europei del futuro democratico della UE se la UE di oggi chiede loro solo peggioramenti delle condizioni di vita e riduzioni della sovranità popolare? Che idee crede abbiano i giovani di un'Europa che ha enormi opportunità per loro e poi gliele nega?

- Colonnello, noi chiediamo un rafforzamento dei processi di unificazione anche politica dell'Europa: un consolidamento della democrazia europea e delle sue istituzioni perché le politiche comunitarie siano più efficaci. Questo può valere qualche cessione di sovranità...

- Questo suo intento lodevole è ancora da dimostrare, Herr Schneider... Quando c'era da rafforzare il ruolo della Commissione sulla politica estera avete fatto una scelta al di sotto del comune senso del pudore... In ogni caso, mi scusi se mi permetto (io non sono nessuno per dire cosa bisognerebbe fare), ma da cittadino... cominciamo a dare qualcosa di nuovo ai popoli europei, non a togliere loro quello che hanno! Anche solo dal punto di vista della prospettiva, del messaggio, non voglio dire della speranza... Qualcosa in cui proiettarsi se non qualcosa in cui credere...

- Ma noi tedeschi stiamo davvero chiedendo un processo di riforma e consolidamento delle istituzioni dell'UE, qualcosa di più di una speranza...

- No, Signor Capo di Gabinetto, voi state sviando il problema principale. Alle scuole che ho frequentato io (ed erano buone scuole sa, a saperle decodificare...) le avrebbero detto: "Stai confondendo le contraddizioni strutturali con effetti di sovrastruttura". Lei sa bene che oggi si scontrano in Germania e in Europa poteri espressi dai cittadini contro poteri esogeni al sistema democratico. Soggetti che la crisi ha enormemente rafforzato e che non vogliono un'esito della crisi che indebolisca il loro ruolo di decisori autonomi. O, se preferisce il piano economico, poteri che non vogliono ridurre le disuguaglianze sociali ed economiche, che hanno generato e amplificato questa crisi, perché non vogliono rinunciare alla loro quota di reddito. Questo il problema vero, Signor Capo di Gabinetto. La mia delusione sta nel constatare che il Governo Federale non ha ancora deciso (non vuole o non sa) da che parte collocarsi... se tornare con Keynes o continuare con Friedman, per semplificare molto...

Finse ancora di sorseggiare la birra e continuò.

- Oggi arriva a Berlino anche il capo del "Governo Tecnico" italiano, a farsi dare i voti dalla nostra Cancelliera... A lei forse farà piacere, a me fa molta pena... Intanto perché più che un tecnico è un professore... esperto di uffici europei, meno esperto di problemi sociali... I due si scambieranno frasi di apprezzamento e sorrisi, diranno che Italia e Germania condividono molte "agende" e molte "road map", ma non credo che nemmeno insieme avranno il coraggio di scegliere la strada giusta per uscire dalla crisi in Europa. Cioè quella di redistribuire diversamente il reddito fra i cittadini...

Il tono del Colonnello era stato molto pacato ma molto fermo e il Capo di Gabinetto stette per un momento a riflettere su quelle parole.

- Ma lei non mi avrà certo incontrato per sentire le opinioni di un vecchio comunista sul Governo Federale della Germania immagino, Herr Schneider...

- Le assicuro che molte delle considerazioni che lei ha esposto come paradigmi, Colonnello, attraversano le nostre giornate sotto forma di preoccupazioni, anche se non ufficialmente...

- Già, non ufficialmente... Forse proprio questo è il punto, disse quasi fra sé il Colonnello.

Schneider, pensando di aver di nuovo pareggiato i conti, continuò.

- Io ho il compito di chiederle, Colonnello, di rinunciare alla sua conferenza stampa. Senza che questo ovviamente significhi mettere il difficoltà in nessun modo la sua Associazione di grecisti. Sono pronto su questo a concordare con lei un percorso diciamo di "salvaguardia e valorizzazione".

Un sorriso di delusione passò per un attimo sulle labbra del Colonnello.

- Mio giovane amico, la ringrazio ma non abbiamo bisogno di nulla: l'A.I.S.G.E.M si autofinanzia per vincolo statutario. Abbiamo anche "sponsor" in vari paesi che non ci fanno mancare davvero nulla e una piccola casa editrice in pareggio di bilancio... Ringrazi anche chi di dovere...

- Non vorrei essere stato frainteso Signor Colonnello, non era mia intenzione e neppure un desiderio di chi rappresento...

- Si fermi, Herr Schneider, non ha bisogno con me di usare questi argomenti, umilianti per entrambi, mi scusi... lasciamo stare. Io non ho fatto la conferenza stampa e non la farò probabilmente più... Anche perché considero non chiusa l'ipotesi di trovare una via d'uscita, per così dire incruenta, ai problemi greci e non ho alcuna intenzione di bruciare questa ipotesi in cambio di una "sovraesposizione" della mia Associazione... Lei deve sapere però, caro amico, che non è più in mio potere impedire che la notizia della statua si diffonda a livello internazionale...

- In che senso Colonnello? Non tenti nemmeno lei di sminuire il suo ruolo nella vicenda, per favore... Entrambi sappiamo e non abbiamo bisogno di nessuna conferma. E neppure di una smentita però...

- Intendevo dire, Herr Schneider, che ho messo in moto io un percorso, che mi piace chiamare "culturale", che può portare (anzi, porterà certamente, anche se non so quando) alla divulgazione della notizia. E che quel percorso non è possibile fermarlo né da parte mia né da parte vostra... Perché coinvolge molte istituzioni e molti musei europei e molti giovani studiosi...

- Perché l'ha fatto Colonnello?

- Perché mi hanno insegnato, quando avevo la sua età, che è sempre meglio avere alcuni percorsi di riserva, e non intestardirsi su un solo disegno, nel caso, appunto, che si blocchi. L'ho fatto perché non potevo fidarmi di voi, Herr Schneider, e forse perché non potevo del tutto fidarmi di me - aggiunse il Colonnello contraendo per un attimo gli angoli della bocca in quel suo ghigno inquietante. Poi, per nasconderlo, finse di inghiottire un po' di birra dal bicchiere dove ormai era sparita del tutto la schiuma.

- La ringrazio della sincerità, Colonnello. Altrettanto direttamente vorrei dirle che ho buone speranze di riuscire a controllare gli effetti di questo suo "secondo" percorso. E che già la Francia (la Réunion des Musées Nationaux) si è fatta viva con il Pergamon Museum e la situazione è sotto controllo, almeno per qualche tempo...

- Non parlavo della Francia, Herr Schneider... Loro pensano quasi ossessivamente che un legame privilegiato con la Germania risolverà tutto e la campagna elettorale di Hollande è già stata dimenticata (almeno i giorni dispari)... Ma non voglio ridurre le sue "buone speranze": faccia quello che ritiene giusto fare... Anche io farò lo stesso.

- Devo preoccuparmi di questa sua ultima dichiarazione, Colonnello?

- Assolutamente no. Prima che me lo chieda lei Signor Capo di Gabinetto, le vorrei illustrare le scelte che sto maturando in queste ore. Dipenderà anche molto dagli sviluppi della situazione... Come le dicevo, la mia offensiva "culturale" era duplice: la conferenza stampa a Berlino e in altre capitali europee da un lato, l'iniziativa dal basso dei diversi studiosi e musei dall'altro, quella che io chiamo, mi scusi dell'enfasi, la "nuova alleanza contro i Turchi".

- I turchi? Cosa c'entrano i turchi?

Il Colonnello guardò il Capo di Gabinetto e rispose con calma.

- Mi scusi della metafora storica così banale, Herr Schneider, non ho niente contro i turchi... In questo caso i turchi siamo noi...

Poi proseguì.

- Ho scartato l'ipotesi più cinematografica di far trovare qualche pezzo di Athena in un luogo pubblico a Berlino (magari alla mostra su Olimpia che si sta aprendo) e stare ad aspettare con calma gli eventi...

- Perché lei non ha pazienza di aspettare che gli eventi accadano da soli...

- Pazienza? Quella ne ho tanta. È il mio tempo che comincia a scarseggiare piuttosto... e forse la fiducia... Ma mi lasci finire di raccontarle cosa ho in testa, così avrà un quadro più preciso... Sappia che ho intenzione di preparare un ricorso contro la Germania presso la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aja prima, e magari poi chiedere alla Germania di pagare un indennizzo nei confronti della Grecia per sottrazione illegittima di patrimonio artistico. Ci sono diverse aggravanti possibili in questa vicenda che penso possano alzare di molto l'entità del danno e del corrispondente indennizzo... Insomma, un percorso economico amministrativo, se dovesse non funzionare quello culturale... o quello politico-giuridico.

- Perché mi dice queste cose Colonnello? Immagino non vogliano essere minacce le sue...

- Assolutamente no, non è mia abitudine minacciare nessuno. Mi sono sempre imposto, invece, il dovere di informare e avvertire i miei interlocutori quando stavo per coinvolgerli a loro danno. Una specie di "avviso di garanzia" in via privata, se mi permette la facezia.. Deve ammettere, Signor Capo di Gabinetto, che anche con voi ho mantenuto fede a questo principio per così dire "deontologico" (che i miei maestri hanno sempre considerato uno scrupolo eccessivo...) E poi, caro amico, per quel che le dicevo prima, questa iniziativa non deve essere immaginata, in questa fase, contro il Governo Federale, bensì contro la Bundesbank...

- Ma le serve uno Stato che avvii l'istanza, Colonnello. È sicuro che la Grecia intenda farlo?

- Sicuro no, ma ci sto lavorando. E poi, Herr Schneider, non dimentichi il secondo comma dell'articolo 34 dello Statuto della Corte e non dimentichi che io presiedo una Associazione Internazionale con riconoscimento pubblico formale... Mi basta anche avviare un quesito interpretativo se possa l' A.I.S.G.E.M. adire oppure no la Corte su un furto di opere d'arte commesso dalla Germania ai danni della Grecia... poi, come dice lei, aspettare con pazienza gli eventi - e qui il Colonnello non riuscì, o non volle, trattenere il suo inquietante sorriso.

- Colonnello, lei mi ha detto questo perché io lo riferisca a chi sappiamo, ovviamente - disse il Capo di Gabinetto accorgendosi immediatamente di avere fatto un passo falso.

- Questo è un problema che lascio risolvere a lei, caro amico... Non posso certo chiederle la riservatezza, non mi permetterei mai...

Herr Schneider decise di rimettere il colloquio con il Colonnello nel giusto equilibrio di ruoli e commise, forse, una seconda ingenuità.

- Signor Colonnello, non pensa che sarebbe suo dovere restituire le parti della statua di Athena che lei o i suoi uomini avete sottratto al Pergamon Museum?

Il Colonnello Schmidt, sorrise ma questa volta bonariamente.

- Riferisca pure che a questa domanda ho risposto "assolutamente no", signor Capo di Gabinetto. Io ritengo mio dovere di cittadino europeo, piuttosto, restituire quei pezzi alla Grecia ma non al Pergamon che li ha nascosti per settant'anni... Ho già commesso una volta nella mia vita l'errore di affidarli al Pergamon... non intendo sbagliare di nuovo.

- Capisco... Anche perché nessuno è in grado di accusarla di niente, nemmeno se volesse...

Il colonnello restò impassibile.

- Ho ancora due domande precise da rivolgerle, Colonnello. Posso?

- Certo che può, mio giovane amico, se sono venuto qui è perché considero un dovere risponderle... E anche un mio piacere personale...

- Cosa c'entra Rosa Luxemburg in questa storia?

- Rosa? - tornò di buon umore il Colonnello - È un mio grande amore giovanile... Amore intellettuale, voglio dire... Non sono così vecchio... Oh, mi scusi, ho pensato per un attimo che lei potesse farmi più vecchio... Mi perdoni questo lapsus che non voleva essere offensivo... Come lei sa, il vero corpo di Rosa non è quello custodito dal monumento funebre del Cimitero Centrale di Friedrichsfelde...

- Mi pare di ricordare che il corpo vero della martire spartachista sia stato trovato alla Charité...

Il Colonnello apprezzò le parole usate dal Capo di Gabinetto.

- Lei ricorda bene una notizia di Der Spiegel, Herr Schneider, non può certo sapere che il corpo di Rosa è stato messo in salvo e riposto in un luogo segreto, dove è ancora costodito, molti anni prima della riunificazione... Siamo rimasti in pochissimi a saperlo... Io ho solo pensato che la testa della dea della sapienza e della saggezza stesse bene in quel luogo, vicino a Rosa, perché lei era più saggia di molti suoi compagni... Lei penserà che con l'età io sia diventato più emotivo. Forse è così: ma ho ritenuto fosse un bel riconoscimento postumo per Rosa.

Passò la cameriera con un vestito tradizionale da ragazza di campagna e li guardò con disprezzo: stavano lì a chiacchierare da un sacco di tempo e nessuno dei due aveva ancora finito la sua prima birra.

- Capisco... Questa invece è solo una curiosità - disse il Capo di Gabinetto - Perché prima mi ha detto che non si fidava nemmeno di se stesso, Colonnello...?

- Vede, mio giovane amico, nella mia ormai lunga vita ho tentato con impegno e convinzione di conciliare filosofie diverse, cercando di viverle in armonia... A volte penso di esserci riuscito, a volte una torna a prevalere sull'altra...

Ancora il Colonnello finse di bere una birra ormai tiepida.

- Le sto parlando del nocciolo del pensiero astratto occidentale, mio caro, non mode culturali transeunti o ancora peggio prodotti di importazione. Il meglio che il cervello umano abbia prodotto dal punto di vista filosofico è stato prodotto in Europa, come lei sa bene. Altrimenti ci sarebbero anche filosofi americani o giapponesi e invece non ci sono... Duemila anni fa in Grecia, un pensiero che è durato più di un millennio (non è mai più accaduto) e poi, negli ultimi duecento anni in Germania. Il resto è pragmatismo... Solo tecnologie invece che filosofie, oppure mistiche. Tenere insieme la ricerca analitica della realtà e lo sforzo di comprendere il mondo in una sola sintesi... la logica e la filosofia teoretica, Aristotele, Kant e Hegel, non è poi così difficile... Quando si vuole comprendere anche Marx tutto diventa più complicato ma ancora possibile: l'assoluto e lo storicamente determinato possono convivere decentemente... Non c'è quella incompatibilità che si vuole supporre tra storia e natura: tra tempo e spazio, se preferisce un approccio più recente e semplificato... I problemi nascono quando si suppone di poter imporre agli altri, per presunzione culturale a priori, delle sociologie e delle pedagogie (magari anche delle economie...). Allora la somma delle grandi filosofie occidentali può produrre mostri e incubi terribili... È quello che è successo particolarmente a noi tedeschi, se ci pensa, Herr Schneider... nella DDR non avevamo la vodka dei russi in cui perderci... Ci è voluta tutta la determinazione e la coerenza tedesca per costruire quell'esperienza. E poi superare la grande follia è stato più difficile: molti non ci sono riusciti e praticano ancora terapie di disintossicazione qua e là per l'Europa... Altri hanno elaborato il lutto e sopravvivono in qualche modo. Altri rimuovono.

- Pensavo, prima di incontrarla, che lei avesse qualche nostalgia, Colonnello...

- Io ho nostalgia solo dei miei 60 anni, amico mio, quando esperienza e energia sono ancora in grado di combinarsi fra loro e non di sostituirsi per coprire i vuoti... A 60 anni ho cercato di sintetizzare il meglio delle diverse scuole: la consapevolezza che la realtà è più complessa delle nostre categorie e che l'etica del "dovere" non può essere un criterio assoluto. Anche le regole etiche sono espressione storica della società, non un demiurgo del mondo. Se si riesce a costruire questa sintesi (tra hegelismo di destra e di sinistra per dir così) allora può venir fuori un distillato di buon livello... altrimenti è alcool metilico puro.

- Lei si sente parte di questo distillato, Colonnello?

- No, caro, io sono solo un alambicco, un facilitatore... Aiuto le persone con cui collaboro a produrre buoni distillati... Ma non voglio sfuggire alla sua domanda iniziale: tutta questa premessa quasi psicanalitica... (del resto, mi chiamo Sigmund non per caso)...

- lo ha scelto apposta quel nome, Colonnello? Fa parte anche lui della grande sintesi?

- Siamo in tanti Sigmund Schmidt sull'elenco telefonico di Berlino... Lei mi è simpatico, Capo di Gabinetto...

- Anche lei mi è simpatico, Colonnello... - disse Schneider soddisfatto dei suoi ultimi colpi.

- Tutto questo confuso preambolo, mi scuso se l'ho annoiata, per dirle che io mi sento intimamente e profondamente tedesco... Per questo non mi fido completamente di me stesso e spesso cerco di obbligarmi a mosse che altrimenti, all'ultimo momento, potrei non avere il coraggio di fare...

- Come pensa di obbligarsi a non restituire al Pergamon l'intera statua di Athena?

- Ho preso le mie precauzioni...

- E non le dispiace disonorare l'immagine internazionale della Germania?

- Lei è di famiglia cattolica Herr Schneider? Le ho appena detto che mi è simpatico e già sta tentando di convertirmi... - disse il Colonnello guardando freddamente negli occhi il suo interlocutore - La Germania si sta disonorando da sola, per mancanza di visione strategica e per miopia politica... Non è la prima volta che accade... Io e i miei collaboratori stiamo solo cercando di limitare i danni, se ci riusciamo... Le ho detto quello che volevo dirle, forse è meglio se ci fermiamo qui Capo di Gabinetto... E ci salutiamo da buoni amici - concluse il Colonnello Schmidt con un sorriso.

Entrambi si alzarono in piedi e si strinsero la mano.

- Mi scuso Colonnello, se le ho mancato di rispetto... Avevo dei doveri da compiere... Sono molto felice di averla conosciuta...

- Anche io, signor Capo di Gabinetto. Anche io sono felice di averla conosciuta, anche io ho dei doveri... Porti, se crede, i miei rispettosi saluti a chi sa lei...

- Lo farò senz'altro Colonnello.

I due rimasero per un attimo uno di fronte all'altro guardandosi. Schneider andò a pagare. Lasciò una mancia esagerata alla cameriera, che guardò quella strana coppia di clienti mattutini e si mise i 5 euro nella tasca del grembiule. Tornò verso il colonnello che lo aspettava davanti alla porta. Uscirono in strada. Il Colonnello vide a 50 metri sull'altro lato della strada, una grossa auto nera parcheggiata che evidentemente era in attesa del Capo di Gabinetto senza dare troppo nell'occhio.

- Colonnello, non avrei mai immaginato che a lei potesse piacere Maigret...

- Caro amico, mi dovrebbe forse piacere il commissario Rex?

- Non dico questo... quella mi pare una serie per famiglie, per ragazzi... Ma Maigret mi è sempre parso, come dire, privo di metodo...

- Quel cane è il massimo che abbiamo saputo produrre nella letteratura poliziesca in Germania, purtroppo... Sa, a me piace Maigret per un motivo... Lui partecipa sempre un po' (simpatizza, nel senso originale del termine), per gli autori dei crimini: li capisce, per quello li scopre...

Guardò in faccia Schneider per verificare se il suo messaggio fosse arrivato a destinazione. Nel dubbio continuò.

- Bisogna essere molto umani per comprendere cosa passa nella testa di un altro, magari con una storia molto diversa dalla tua... soprattutto quando sbaglia o commette crimini. Un cane segue solo le tracce olfattive, troppo semplice, troppo schematico... Rincorre e azzanna, non si immedesima...

- Anche io penso che a volte noi tedeschi siamo troppo schematici... Colonnello - disse Schneider che voleva chiudere quell'incontro senza creare strappi.

A questa frase Sigmund Schmidt fece una delle sue rare risate piene.

- Amico mio, il problema è che crediamo ai nostri schemi... noi da due punti sappiamo tirare una retta diritta e precisa, e ci convinciamo che sia l'unica possibile, come ci hanno insegnato a scuola (qualche volta anche da un punto pretendiamo che se ne possa tirare una sola e da lì nascono i disastri)... Rette diritte e perfette, ma solo un disegno su un foglio. Non è un caso che per scoprire lo spazio curvo un cittadino tedesco di Ulm sia dovuto emigrare all'estero.

Si sforzò di ridere anche il Capo di Gabinetto.

- Mi piacerebbe chiacchierare ancora con lei Colonnello, ma debbo rientrare... Posso darle un passaggio? - aggiunse con una punta di imbarazzo.

- La ringrazio Herr Schneider, ma è più ragionevole per entrambi se prendo la metropolitana che mi porta quasi sotto casa...

Si strinsero di nuovo la mano e il Colonnello Schmidt si avviò camminando sul marciapiede verso la fermata della Metropolitana con cui era arrivato. Friedrich Schneider attraversò la strada verso l'auto scura che lo stava aspettando.
















martedì 28 agosto 2012

Il mistero della chiave Usb (17)




Cap. VIII (segue)


Caro Petros,
debbo scusarmi del modo insolito con cui mi faccio vivo. Insolito fra noi e per me assolutamente non abituale: come sa sono un uomo di poche parole e tutte orali. Ora mi improvviso scrittore con lei, Maestro (non si arrabbi), per di più uno scrittore elettronico... e temo che il mio messaggio non sarà breve. Quindi, caro Petros, si armi di santa pazienza... Sono in Italia;(più precisamente la Sicilia), dove pare abbiano trovato un altro pezzo della statua di Athena che ho appena finito di vedere. Dico pare, perché non tocca a me stabilire, per fortuna, la sua autenticità. Ci hanno avvisato dal "Nucleo Investigativo" sui beni culturali dei Carabinieri (una seconda polizia italiana) perché pensano che il pezzo sia nostro. Non mi chieda perché sono venuto io e non un collega: forse perché molti sono in ferie. Non credo ci sia un disegno contro di me: al massimo uno scherzo dei colleghi... Comunque, di questo viaggio in Sicilia le dirò dopo.

Il motivo per cui le scrivo è metterla al corrente degli sviluppi che ci sono stati sulla vicenda della statua e trasferirle un messaggio da parte di Zisis che lo ha ricevuto dal Colonnello Schmidt. Il messaggio dice: "Si fermi Petros, smetta di scrivere per qualche giorno, almeno una settimana, perché ci sono delle novità in Germania che lei deve assolutamente sapere, ma non sono ancora accadute e quindi lei rischierebbe di scrivere inutilmente." Questo più o meno il messaggio di Zisis. Immagino che questo messaggio la irriti, Petros, perché anche io la conosco abbastanza bene, seppure indirettamente... (direttamente meno bene). Ma sa com'è fatto Zisis... gli piace dare ordini: ci prova anche con me... Ogni tanto penso che gli piacerebbe molto scambiare i ruoli fra me e lui. E anche a me piacerebbe passare le giornate ad annaffiare le piante ed esercitare la fantasia... Purtroppo la realtà è meno divertente delle sue macchinazioni... Ma sto perdendo tempo.
Invece sono già in grado di aggiornare le sue informazioni sul versante, diciamo così, dell'ubi consistam della nostra storia... (le piace la citazione? È corretta? L'ho trovata l'altra sera in un dizionario e mi è piaciuta) Andiamo con ordine...

Quando dalla centrale mi hanno detto che avrei dovuto andare in Sicilia per loro era una grana in meno e forse una grana in più che si divertivano a mettermi fra i piedi. Li capisco, anche perché, a parte quel Fidias dissotterrato che sa, in agosto morti violente ce ne sono state pochissime, anzi nessuna. Comunque (continuo a perdermi, mi scusi Petros), ho cercato di capire di cosa si trattasse in Sicilia. Quando mi hanno spiegato che avevano trovato un pezzo di statua antica dorata che sembrava greca e che era necessario andare sul posto, per prima cosa sono andato al Museo dell'Acropoli e a quei bravi professori gli ho detto: "Io ho mantenuto l'impegno e non ho detto niente a nessuno di quello che è successo qui (né del Fidias di pietra né del Fidias di carne, anche perché, come lei sa Petros, non ci sono state denunce di sparizione o sottrazione di cadavere, altrimenti era più complicato) ma voi adesso mi dite cosa sta succedendo, altrimenti vi incrimino per contrabbando di opere d'arte. Si minaccia sempre, come lei sa Petros, nel nostro mestiere: c'è chi si mette paura e parla, c'è chi si fa una grassa risata come quella bestia di Zisis. A proposito, Petros, non le ho detto che il mio amico non si era affatto dimenticato di mettere le scarpe al morto: quando l'ho preso in giro su questo mi ha risposto che lo aveva fatto a posta per farmi un favore, altrimenti mi sarei messo a cercare un assassino che non esiste... Ma questa volta al Museo Zisis non c'era e la mia pressione ha funzionato. Il direttore, che secondo me è un bravo ragazzo, si è spaventato sul serio (di questi tempi la minaccia di fargli perdere il posto di lavoro è peggio che non la minaccia di arresto), ha chiamato la sua collega Aliki (che lei conosce di nome) e mi hanno raccontato tutto quello che ancora non sapevo.

Shematizzo.
Ci sono al momento 4 pezzi della statua di Athena: uno da noi, uno a Berlino, uno in Sicilia, uno in Spagna. La Signora Aliki ha verificato al telefono, utilizzando le sue conoscenze tra gli studiosi e di questi 4 è sicura. Lei sostiene che anche in Francia probabilmente ne hanno uno ma fanno i furbi e negano (forse per paura di doverlo restituire a noi).
La Signora Aliki mi dice che 3 sono in Musei nazionali (più quello francese al Musée du Louvre, si scrive così, mi pare...), quello italiano no, poi le spiego...
La Signora Aliki dice, e il direttore Kakoyannis conferma, che almeno altri venti grandi pezzi della statua mancano all'appello e non si sa dove siano (in giro per il mondo o dove).
La cosa che deve sapere Petros è che il nostro braccio ha il marchio del Museo Pergamon di Berlino, gli altri no: gliel'hanno tolto quei volponi di Zisis e i suoi amici (me l'ha confessato lui sorridendo compiaciuto: "così intanto abbiamo fregato quei bastadi", mi ha detto) per cui sarà comunque un bel pasticcio internazionale alla fine.
Pare che siano coinvolti altri scrittori famosi come lei Petros (uno ogni Paese), per scrivere e "divulgare" la storia, "qualsiasi cosa succeda", dice Zisis...
Ogni museo ormai sa che il pezzo di cui è in possesso non può essere mostrato da solo al pubblico senza essere accusati di ricettazione. Che c'è bisogno di un'"alleanza fra tutti, Germania compresa" (dice Zisis, anche se queste non mi suonano come parole sue) per ricomporre la statua di Athena.

E veniamo all'Italia e alla sorpresa che le devo fare, spero gradita.
L'altro giorno, appena arrivato a Roma in Aeroporto mi viene a prendere un giovane ufficiale dei carabinieri in borghese che si chiama Salvo Miceli. Mi racconta il ritrovamento di un pezzo classico che nessuno conosceva (per precisione uno scudo e una lancia enormi e ricoperti d'oro) e che secondo loro non può essere italiano. Fosse stato di bronzo sì ma così no... L'anno ritrovato (come forse lei sa già Petros, non ricordo bene) in una casetta in Sicilia dove è nato uno scrittore italiano importante che però è morto e non può scrivere lui la storia: ha un nome buffo che mi è sfuggito... Mi tornerà in mente. Bene. Il carabiniere mi accompagna in albergo, mi aspetta e poi dice che c'è una persona che mi vuole conoscere e mi porta a casa di un famoso scrittore italiano (non sono in grado di dire quanto perché come lei sa, Petros, io di racconti la sera ne ho piene le tasche e preferibilmente, in poltrona, leggo dizionari...) un certo Andrea Kamelieri o qualcosa di simile... Bene, la sorprenderà ma questo signore mi ha guardato molto divertito ripetendo il mio nome e mi ha chiesto di salutarla, Petros. Dice che vi conoscete e che siete colleghi... e gli dispiaceva non potermi presentare un certo... Montalbano, amico suo. Anche il carabiniere rideva... Sono strani questi italiani, sembra sempre ti stiano prendendo in giro...

Kamelieri, che non è taciturno come lei e me, Petros, anzi è un gran chiacchierone, mi ha raccontato una bellissima storia di un vaso greco che conteneva le ceneri di un grande scrittore italiano di teatro e che ha viaggiato fino in Sicilia fino a essere portato nella casa di famiglia dello scrittore, per il funerale. Ora si trova lì, in un luogo che si chiama (giustamente, secondo me) Kaos e proprio sotto il vaso sono stati trovati, all'apertura della casa che ora è un museo, una mattina, la lancia e lo scudo dorati, così lucidi da sembrare nuovi di fabbrica. Invece, dice Salvo (siamo diventati amici) che hanno 2500 anni e vengono proprio dalla nostra Acropoli.

Kamelieri ci ha raccontato ancora un paio di storie, senza cadaveri questa volta. Una delle quali trattava di un altro scrittore siciliano, con un cognome impronunciabile. (Ma quanti scrittori ci sono in Sicilia, Petros?). Diceva che solo lui o l'altro collega avrebbero potuto scrivere la storia della statua, ma l'altro non poteva più e quindi toccava a lui. E anche questa volta sia lui che Salvo si sono messi a ridere...

Io non sapevo cosa dire. Anche perché Salvo che traduceva è siciliano anche lui e parla un inglese peggiore del mio. Ho chiesto se per caso non fosse coinvolta la mafia in questa storia. Tanto per fare una domanda. Qui si sono fatti seri e mi hanno spiegato che al momento non si può sapere ma è poco probabile perché la mafia con i comunisti non è mai andata d'accordo... Ma come sono complicati questi siciliani, Petros...

Comunque. Kamelieri mi ha voluto dare una fotocopia di certi documenti che ha ricevuto da un suo vecchio amico e che dice è bene che lei conosca per avere un'idea generale della vicenda. Mi ha pregato ancora di salutarla molto e poi mi ha salutato baciandomi sulle guance mentre mi stringeva la mano. Aveva gli occhi umidi e ho pensato stesse pensando a lei, Petros. Molto simpatico quel su amico...

Il mattino dopo siamo volati in Sicilia (che Salvo chiama "Grande Grecia" ma non è vero che è più grande del nostro Paese). Molto bello però: dovrei tornarci con mia moglie. Effettivamente ricorda un po' la nostra patria: nelle montagne, nel mare e nella vegetazione. E anche nelle pale eoliche che sono diffusissime anche qui. Invece devo dirle che penso si mangi e si beva un po' meglio che da noi: altro che i nostri pomodori al riso e la retzina... (che però mi mancano).

Ho visto lo scudo e la lancia, li ho fotografati e ho promesso a Salvo che avrei informato il Museo dell'Acropoli e le autorità competenti per concordare con loro il da farsi. Ora sto per ripartire e le mando questa lettera elettronica dall'albergo in attesa che Salvo mi venga a prendere con una macchina per portarmi all'aeroporto di Palermo che è intitolato, forse lei lo sa già, a due giudici uccisi dalla mafia molti anni fa.

Mi faccio sentire quando arrivo.
A presto, Petros, e grazie per la pazienza, suo Kostas.


lunedì 27 agosto 2012

Il mistero della chiave Usb (16)

   Mi restano 4 file nella penna Usb. Penso che con questo pezzo cominci l'ultimo capitolo. O almeno l'ultimo in mio possesso.


Cap. VIII


    "È veramente molto bella... come la nostra del resto", disse Aliki dopo aver a lungo esaminato il piede e la veste di Athena che il direttore del Pergamon, suo compagno di Università, le aveva concesso di vedere. "Se non ci fossero le analisi del carbonio 14, avrei qualche dubbio sull'avorio... Troppo pulito, troppo bianco... L'oro invece, così a prima vista, sembra del tutto simile, come colore e lavorazione della foglia, a quello in uso ad Atene in quel periodo". Gustav Hoffmenstall si limitò a muovere la testa in senso affermativo, come se Aliki avesse risposto a una sua domanda d'esame. Poi aggiunse: "L'avorio è stato certamente pulito e restaurato di recente". "Ma chi Gustav? Chi ha avuto il tempo di fare un lavoro del genere? Ci vogliono mesi, forse anni... Ho anche l'impressione che i tasselli sian stati staccati e riattaccati, almeno alcuni... Non c'è traccia dello sporco che si insinua nelle giunture, ti pare?", disse ancora Aliki. Questa volta il Direttore non rispose. Aliki alzò la testa dal reperto e guardò in faccia il suo interlocutore. "È troppo pulito, Gustav... Io non lo avrei mai permesso un restauro così... Mi sembra persino un lavoro della scuola sovietica..." Siccome Hoffmenstall non diceva nulla, Aliki aggiunse: "Ho indovinato Gustav? Dai, smetti di nascondermi le cose..." "Hai quasi indovinato, sì, disse il Direttore, il mio sospetto è che siano stati restauratori nostri, del Pergamon intendo, ma del periodo comunista... della DDR..., con quella maniacale idea del restauro filologico..., ma davvero Aliki, non so molto di più."

Aliki però era decisa a ripartire da Berlino con tutte le informazioni necessarie per decidere cosa fare ad Atene.

- Dove sono gli altri pezzi, Gustav...

- Non lo so, te lo giuro, anche se non è molto onorevole da parte mia ammetterlo... perché vuol dire che sono stati sottratti a questo Museo, quando io ero già direttore.

- Lascia stare l'onore, per favore, e prova a spiegarmi perché il ladro della statua poi ne farebbe arrivare un pezzo a noi. Che senso ha? Si vuole lavare la coscienza? E poi nessun ladro riesce a piazzare sul mercato la statua di Athena di Fidia: nemmeno a pezzi... e questo i ladri lo sanno meglio di noi... Nemmeno il Getty Museum se la comprerebbe...

- Chi abbia rubato, dove siano gli altri pezzi e cosa ne vogliano fare davvero non lo so...

- Hai provato a verificare se altri direttori ne sanno qualcosa? Hai chiamato Herbert a Monaco?

- No, pensavo di chiederglielo all'inaugurazione della mostra su Olimpia, ma non so se me lo direbbe...

- Se vuoi lo chiamo io, Gustav. A me lo dirà e se non me lo dice lo capisco da me se ha dei segreti... E gli altri grandi musei europei? Quelli non sono come voi tedeschi: una novità di questo genere non la tengono certo nascosta per onore..., vide che lui si era imbronciato e aggiunse, scusa Gustav, ma certe volte mi fate davvero perdere la pazienza con le vostre regole e il vostro senso del dovere. Siamo di fronte alla scoperta archeologica più importante dopo Lord Carnarvon e tu mi vieni fuori con l'onore...

- Aliki, siamo in Germania! Io rischio il posto di Direttore in questa vicenda, sia se la divulgo sia se sto zitto...

- Dobbiamo evitare che questo accada. Assolutamente, Gustav! Se viene fuori che molti direttori europei sono coinvolti e che è il Pergamon che sta lavorando, certo riservatamente, per recuperare i pezzi di Athena, e restituirla al mondo, nessuno avrà nulla da dire. Non pensare al furto, pensa a una futura esposizione qui al Pergamon... Altro che scarti di lavorazione di Olimpia...

- Aliki, non posso espormi di persona... Il Ministro non me lo perdonerebbe mai.

- Allora lo faccio io da Atene e alla fine dirò che me ne avevi incaricato tu, se sarà utile. Domani rientro e faccio il giro degli amici. Anche al telefono... Meglio Skype così li vedo in faccia... Con una decina di telefonate posso capire se si muove qualcosa. Almeno in Italia, Spagna e Gran Bretagna ci arrivo... In Francia, li conosci, potrebbe essere più complicato. Lì, sotto sotto, sono più statalisti di voi... Ma ci provo.





  

domenica 26 agosto 2012

Fine delle vacanze



     Sabato, 25 agosto

     Leggendo i giornali: oggi c'è qualcosa che non mi torna. Tre giorni fa l'intervista della Merkel e di Hollande sembrava non anticipare nessun giudizio sulla Grecia e prendere tempo, andando nella direzione auspicata dal Capo di Gabinetto Schneider. Oggi Panzer Angèla sembra ritornata sulle posizioni di sempre: la Grecia deve mantenere gli impegni assunti punto e basta. Anche Hollande non ha concesso nulla da Parigi a Samaras e il Presidente greco ha potuto solo invocare clemenza: "Non toglieteci l'ossigeno". La solita miopia, la solita impotenza.
     Mi pare che le cose non siano andate nel modo che il Colonnello si prefiggeva. O come aveva immaginato lo Pseudo-Markaris, autore della chiave Usb. Nessuna alleanza europea contro i nuovi turchi, nessun Byron berlinese in vista. Non dico che il dissotterramento di Fidia sia stato inutile ma quasi. Sono un po' deluso: mi ero abituato alla sensazione piacevole che nella chiave Usb vi fosse la realtà descritta dai giornali di domani. Invece le cose sembrano andare da un'altra parte: anzi, dalla solita.

   Questa mattina a Siena molto lavoro e un po' di agitazione in casa. Era prevista una colazione in piedi con 14 persone. Ne sono venute meno, per fortuna. Ma abbiamo mangiato seduti e questo ha voluto dire apparecchiare per tutti e poi servire in tavola per tutti. Ci aiutavano due signore ma ciascuno di noi ha fatto la sua parte nel preparare qualcosa, servire l'aperitivo  o andare a prendere al paese vicino quelli che non riuscivano ad arrivare da soli.
   A me è toccato preparare il primo: pasta tiepida con tonno, scorza di limone, yogurt, erbe varie e peperoncino tunisino. È una ricetta che nasce in una sera di tanti anni fa a Roma: avevo fame e non avevo in casa che questi ingredienti. Ma in famiglia la mia pasta al tonno piace molto e ogni tanto mi chiedono di prepararla. Così sto in cucina fino all'ultimo e sono esentato dal dovere di intrattenere gli ospiti durante l'aperitivo. Oggi mi è venuta particolarmente bene e mi hanno fatto i complimenti a tavola.

    Ospite d'onore della colazione un banchiere inglese (ha casa nel Chianti, ovviamente) che ci ha intrattenuto, rispondendo a molte domande, sulla situazione finanziaria internazionale ed europea. Mi spiace non avere capito tutto quello che diceva ma il mio inglese è sempre stato scarso. Da quando frequento Eileen e la sua famiglia poliglotta si è totalmente rinsecchito. Così non sono sicuro di riportare le sue parole esatte. Ma è stato meglio così, altrimenti forse mi sarei arrabbiato. In sostanza il banchiere ha detto che l'Europa mollerà la Grecia: che ha già deciso di far uscire la Grecia dall'Euro, ma lo farà solo dopo che la Spagna si sia messa in sicurezza. Mi sarebbe piaciuto chiedergli: l'Europa, chi esattamente? I banchieri come lei? Ma non l'ho fatto.
    Viviamo tempi strani: che i banchieri siano ricchi non è una sorpresa. Che abbiano prodotto loro la crisi che adesso rinfacciano ai bilanci degli stati è un fatto noto. Che si spaccino per classe dirigente è un'indecenza.
    Invece ha detto una cosa interessante sul Portogallo e l'Irlanda che, secondo lui, sono paesi più abituati a vivere le crisi e uscirne con uno sforzo collettivo. Anche Aliki aveva avuto, da turista, la stessa impressione del Portogallo. Non so se ha taciuto dell'Italia o sono io che non ho sentito. L'Italia è meno abituata dell'Irlanda a superare momenti di crisi? Forse sì. Forse l'unica crisi generale che abbiamo vissuto davvero è stata la seconda guerra mondiale ("l'ultima guerra", diceva mio nonno che evidentemente se ne aspettava delle altre). Dopo la guerra, solo fasi diverse di crescita nel tempo e nello spazio. La "congiuntura" e la stretta creditizia fatta da Carli, la crisi petrolifera e l'austerità di Andreotti, la crisi finanziaria del '92 con i sacrifici imposti da Amato e Ciampi, ma non recessione dell'economia reale.


   Domenica 26

   Siamo in macchina diretti a Ferrara. Acquazzoni, finalmente.
   I giornali di oggi sono più cupi di quelli di ieri. Nessuna proroga alla Grecia, è sparita quella prudenza che nelle prime dichiarazioni congiunte di Merkel e Hollande sembrava esserci. Samaras torna a casa senza l'ossigeno che aveva chiesto.
   In Italia il Governo cerca di varare un programma di legislatura che non riuscirebbe a fare in 5 anni nemmeno un governo promosso con un voto plebiscitario dei cittadini. Intanto i poteri istituzionali litigano fra loro. Politica e antipolitica si disputano gli elettori con gli insulti e non con i programmi. Ma questa è quotidiana storia di casa.
    Mi consolo leggendo sul Domenicale del Sole il secondo articolo sulla fisica contemporanea di Rovelli, quello sui quanti. Sintetizzo a Eileen che sta guidando e che non mastica molto di scienza: "La fisica tradizionale dice che se c'è un albero in un certo punto e tu sei su una traiettoria che passa di lì prima o poi lo incontri (se nessuna forza contraria ti ferma). La fisica dei quanti (e Einstein non era convinto) dice, quasi a rovescio, che l'albero non sappiamo dove sia fino a che non ci sbattiamo contro". Eileen dice che anche lei da piccola pensava che la casa dei suoi nonni, quando lei non c'era, non esisteva. "Esiste, ma non sappiamo dove sia", cerco di replicare. Ma sono consapevole che siamo già scivolati nella metafisica...
Cosa c'entrano i quanti con la chiave Usb? Nulla. Però ho letto che la Merkel ha fatto la tesi di dottorato sulla chimica quantistica. Forse anche lei pensa che finché non ci sbatti contro la statua di Athena Parthenos non esiste.

   Alle 12.30 entriamo in casa. E assieme a noi arriva, dal muro del giardino vicino, Paco. Fa rumorosamente le fusa e si rotola a terra davanti alla porta, segno che è contento di vederci. E noi anche: lo accarezziamo e lo coccoliamo. Poi però mangia e se la fila di nuovo nel parco. Suo fratello Pepe invece non si fa vedere.

   Dopo il diario di mare, oggi finisce anche quello di terra. Ma sono preoccupato per la chiave Usb. Domani si ricomincia a lavorare e non riesco a immaginare come la storia possa chiudersi con questa disfatta del Colonnello. La sua offensiva culturale non ha prodotto granché, malgrado gli sforzi e la scenografia. Questa sera a casa provo a sistemare gli ultimi file contenuti nella chiave. Vedremo.
 
 
Ultim'ora. Questa mattina (lunedì 27) ho sentito nella rassegna stampa curata su RaiNews da Corradino Mineo che il Cancelliere austriaco si è pronunciato ufficialmente in favore della concessione di tre anni di proroga alla Grecia per rimettersi a posto. Qualcosa si muove: forse il Colonnello non ha ancora perso la partita...



 



sabato 25 agosto 2012

Il mistero della chiave Usb (15)

Cap. VII (finale)


- Frau Müller, mi faccia la cortesia di chiamare il Signor Capo di Gabinetto che pare abbia una questione urgente da pormi.

- Subito Signora Cancelliera. In effetti è da un po' che cammina nel corridoio davanti all'ufficio: stava aspettando di essere ricevuto, Cancelliera Merkel.

Dopo pochi minuti Frau Müller bussò alla porta dello studio e introdusse Herr Friedrich Schneider, Capo di Gabinetto della Cancelliera. Lo studio della Cancelliera Merkel era ampio e arredato con sobrietà. Il tavolo di cristallo e i pochi mobili moderni lo rendevano ancora più ampio. Frau Müller richiuse senza far rumore la porta imbottita di pelle grigio azzurro, lo stesso colore delle seggiole, delle poltrone, della cartella da tavolo, del tagliacarte, dei porta bottiglie, delle ante di un armadio, della porta dello spogliatoio di fronte all'ampia finestra davanti alla quale era seduta al suo tavolo di vetro Angèla Merkel, "la donna più potente al mondo". Dietro quella finestra si vedeva il parco su cui sorge il nuovo Bundeskanzleramt (che i berlinesi chiamano "lavatrice" per via delle grandi finestre rotonde) e le acque grigie del fiume Sprea.

- Entri Signor Capo di Gabinetto, sentiamo questa urgenza che non può aspettare domattina...

- Non avrei mai insistito Signora Cancelliera se non pensassi che è questione davvero urgente e delicata che lei deve conoscere prima dell'incontro con il Presidente Samarás...

- Friederich, siamo solo io e te: niente formalismi per favore... veniamo al sodo che non ho tantissimo tempo...

Il Capo di Gabinetto introdusse la faccenda della statua di Athena con grande precisione mentre la Cancelliera lo guardava con l'aria di non capire il senso e l'urgenza di quel racconto. Poi si affiancò al tavolo di vetro e le porse il comunicato stampa dell' A.I.S.G.E.M. Che la Merkel lesse attentamente prima di alzare gli occhi e dire: "È uno scherzo di qualcuno?"

- Non lo è, Cancelliera... Ho parlato con il Signor Ministro degli interni: non lo è...

- E chi sono mai questi e cosa vogliono da noi?

- Risulta che l'A.I.S.G.E.M. sia effettivamente, almeno in apparenza, una associazione di studiosi di letterature classiche di una qualche fama, con ramificazioni in molti paesi europei. L'unica stranezza, Cancelliera... (la Merkel lo guardò spazientita), l'unica stranezza Angèla è che questa Aisgem è presieduta da un ex Colonnello della Stasi, un certo Schmidt, che però risulta essere effettivamente un grecista autore di pubblicazioni apprezzate sulla materia...

- Un Colonnello della Stasi che scrive di letteratura greca? Friederich, se non ti conoscessi e non mi fidassi di te penserei che mi stai raccontando una barzelletta, che mi fa perdere tempo prezioso...

- Cancelliera, se fanno la conferenza stampa domattina, e i principali giornali tedeschi (e quelli europei) riporteranno la notizia, l'incontro con il Presidente Samaràs sarà molto diverso da quello che pensavamo...

- Ma è assurdo! Chi vuoi che creda alla scoperta della statua di Athena dopo 70 anni..., disse la Merkel nella speranza che il su Capo di Gabinetto l'assecondasse...

- Ho parlato con il Signor Ministro della Cultura, Cancelliera: mi ha confermato che tutto quello che sta scritto in questo Comunicato sembra essere vero. E poi, faccio notare Cancelliera, che se non fosse usata contro di noi sarebbe una notizia molto bella ed emozionante per l'opinione pubblica, oltre che per gli storici dell'arte. Anzi, credo che lo sia comunque...

La Cancelliera Merkel rifletté un momento, guardo più fredda il Capo di Gabinetto, e disse, con un tono di voce basso: "Friederich, non mi hai ancora detto cosa vogliono questi signori..."

- Non l'ho detto, Angèla, perché non ho capito cosa vogliano: temo che non vogliano nulla... nulla di più di quello che scrivono...

- Un Colonnello della Stasi che mette in scena una commedia come questa per amore dell'arte? Senza un disegno dietro? Non ci crederò mai...

- Un ex Colonnello della Stasi...

- Non esistono ex Colonnelli nella Stasi, Friederich... Se ci sei stato con quel ruolo non diventi mai ex... Ci deve essere un disegno dietro, altrimenti non rischierebbe di mettere in difficoltà il suo nuovo Paese...

- Si tratta, Cancelliera, di un soldato dell'Armata Rossa decorato per aver partecipato alla liberazione di Berlino.

- Un soldato tedesco dell'Armata Rossa... Uno che ha sparato su soldati tedeschi, quindi.

- Sì, Cancelliera, figlio di una famiglia di comunisti tedeschi emigrata in Urss dopo l'avvento del nazismo. Ha avuto un riconoscimento dall'URSS e dalla nascente DDR per aver combattuto contro le truppe naziste, Cancelliera...

- A maggior ragione non può essere uno studioso disinteressato, Friederich...

- Sta di fatto che se tengono la conferenza stampa domattina dovremmo rispondere qualcosa in giornata... Altrimenti temo che saremo nei guai, Angèla.

- Non sarà un tentativo di screditarci agli occhi dei cittadini tedeschi fatto dai nostri avversari politici?

- Temo, Cancelliera, che vogliano organizzare un evento internazionale come la loro Associazione... E che delle prossime elezioni politiche tedesche a loro non importi granché.

- Fammi rivedere un attimo le domande che ci pongono: alle prime domande piacerebbe anche a me sapere come rispondere, Friederich... Veramente una intollerabile mancanza! Non saprei come altro definirla se non un caso di imperdonabile sciatteria professionale. Potremmo fare annunciare al Ministro della cultura qualche dimissione dei direttori competenti...

- Anche in questo caso non evitiamo la brutta figura internazionale, Cancelliera...

- E se io dichiarassi che aspettavo l'arrivo di Samaràs per parlarne e trovare una soluzione insieme da buoni partner europei?

- Forniremmo ai greci un enorme diversivo da utilizzare contro di noi, spalleggiati da tutta l'opinione pubblica europea, temo...

- E se, solo per ipotesi, io invece gli proponessi la restituzione della statua, come segno della buona disponibilità della Germania verso di loro a certe condizioni di collaborazione culturale fra i due Paesi, naturalmente...

- Temo, Cancelliera, a parte le ire dei nostri archeologi nazionalisti e la reazione a catena che si innescherebbe sul nostro patrimonio artistico classico (l'Altare di Pergamo, per esempio), temo che anche se volessimo, non sarebbe possibile...

Frau Merkel guardò stupita il suo Capo di Gabinetto che oggi le sembrava irriconoscibile... "In che senso non sarebbe possibile, Friederich?", gli chiese seria.

- Mi dispiace doverti dire, Angèla, che noi possediamo certamente una famosa statua in maniera illegittima ma, fino a questo momento, non ne abbiamo recuperato che un piede: l'abbiamo noi ma non ne abbiamo nessun controllo.

- Non capisco...

- Purtroppo possiamo essere accusati di aver sottratto la statua di Fidia alla Grecia e nello stesso tempo non siamo in grado di restituirla e nemmeno di mostrarla al mondo: al Pergamon Museum è rimasto solo il piede sinistro. Due cripte vuote, un inventario completo e solo un grande piede d'avorio... Non credo che la Grecia potrebbe accontentarsi... E ci diranno che nascondiamo la verità per trattenere la statua in Germania, in continuità con il comportamento del Terzo Reich...

- Friederich, mi sembra una inettitudine incredibile: non si perde una statua come quella... Chi l'ha sottratta al Pergamon? Il Colonnello della Stasi? Cerchiamo di farlo parlare... Mettiamolo sotto pressione. Cosa fanno i servizi, Santo Dio...

- Ci hanno provato, Cancelliera, ma con risultati risibili. È a loro che il Colonnello Schmidt ha consegnato, spontaneamente, il Comunicato stampa dell'Aisgem. Penso che li abbia usati da tramite per mandare un messaggio a noi. E poi, il Colonnello Schmidt ha 82 anni, Cancelliera...

- Provaci tu, allora, Friederich: incontralo bonariamente e chiedigli se ha bisogno di aiuto per l'associazione, chiedigli tempo, digli riservatamente che la notizia ci ha colto alla sprovvista...

- Questo lo sa benissimo, Angèla, è stato lui a farci trovare il piede... E poi non c'è più tempo: se fanno la conferenza stampa domattina noi siamo in un vicolo cieco: non possiamo tacere, non possiamo smentire, non possiamo dire "Sì, è vero, colpa dei nazisti prima e dei comunisti poi, ma ora la Germania farà giustizia restituendo al mondo e alla Grecia la statua di Fidia, perché non è in nostro possesso..."

La Cancelliera Merkel rimase a lungo in silenzio, pensando a qualche via d'uscita possibile da quel circolo vizioso... "Friederich, comunque questa storia finisca, ricordati che dovremo rinnovare i vertici del Ministero della Cultura e del Pergamon Museum, così imparano a fare il loro dovere...

- Non credo Angèla, che sarà possibile rimuovere il giovane e brillante direttore che ha riscoperto la grande statua di Fidia... Ti ricordo che fra poco dovrai inaugurare la mostra sui reperti di Olimpia.

- Un bel pasticcio, in salsa greca, non ricordo come si chiama quella crema bianca coi cetrioli e l'aglio che fanno...

- Zazìki...

- Ecco... Però dimmi cosa tu hai in testa Friederich: ti conosco troppo bene per non sapere che una qualche soluzione l'hai già pensata..."

- Più che una soluzione direi un modo di prendere tempo, per capire meglio...

- Fai capire a me con esattezza. È ormai ora che vada all'incontro con Hollande... Ci mancava anche la statua greca...

- Mi sono permesso di abbozzare un testo per una dichiarazione, Signora Cancelliera. Una dichiarazione che va fatta questa sera stessa nella speranza che il Colonnello Schmidt capisca che ha vinto il primo round e si accontenti, per ora...

La Cancelliera Merkel prese il foglio che il suo Capo di Gabinetto le porgeva, tenendosi a distanza, sul lato piccolo del tavolo di vetro e inclinando verso di lei il corpo. lo lesse... "Invece che dire a Samaràs quello che merita: il vostro tempo è scaduto o rispettate gli impegni o noi non faremo più niente per sostenervi, dovrei dire che non c'è fretta?"

- Dovrebbe solo dire, Cancelliera, che la Germania farà tutto il possibile perché la Grecia possa restare nell'Euro e che per decidere i provvedimenti da assumere è opportuno attendere con calma i risultati delle indagini sui conti greci che la Troika concluderà fra tre mesi. Non è poi molto. Spero che al Colonnello possa bastare per rinviare la sua conferenza stampa e a noi per anticipare le sue prossime mosse. Non sarebbe inopportuno che questa dichiarazione fosse condivisa anche dal Presidente Hollande.

- Non è poi molto? È moltissimo, invece! È il contrario di quello che intendevo dire!

- Non è molto dal punto di vista del Colonnello, temo...

- Convincere Hollande non credo sia un problema... Ma questa dichiarazione potrebbe agitare i mercati anche contro di noi...

- Anche la notizia che la Bundesbank dovrà indennizzare la Grecia per la sottrazione e sparizione di una famosa statua agiterebbe i mercati contro di noi, temo. E non solo quelli...

La Signora Merkel guardò a lungo Friederich Schneider e poi disse: "D'accordo, seguirò la tua indicazione. Tu fai in modo che quella conferenza stampa non ci sia né domani, né il giorno dopo, io farò la mia parte. Passa una buona serata, Friederich, tu che puoi farlo...







venerdì 24 agosto 2012

Breve rientro romano


      Ieri ho fatto un rapido salto in ufficio a Roma. Sono sceso da Siena in macchina la mattina partendo presto. In Cgil è in corso una riorganizzazione per aree di lavoro (dai vecchi dipartimenti di impronta più ministeriale burocratica che funzionale). Nel mese di agosto anche gli uffici di ciascuno sono stati spostati e accorpati, in modo da essere fisicamente più omogenei, per piani del palazzo e per ali. Mi ci vorranno molti mesi per imparare la nuova mappa. Per fortuna il mio ufficio è sempre nello stesso posto. Mi piace il mio ufficio. È luminoso e disadorno. Mi sono ripromesso di appendere i manifesti delle mostre del Palazzo dei Diamanti di Ferrara, tanto per avere qualche legame con la mia vita precedente, ma non l'ho ancora fatto. Nell'87, quando sono venuto a lavorare per la prima volta in Corso d'Italia, mi sono dipinto da solo i quadri da attaccare nell'ufficio di allora. Ora non ho più tempo e forse ho anche disimparato la tecnica, per cui è meglio se mi affido alle stampe. Non aumenterò il patrimonio di opere d'arte che ci sono in Cgil (e nemmeno il numero delle croste che pure ci sono).

L'atmosfera del rientro dopo le ferie è sempre molto simpatica e famigliare. Non si può pretendere di ricominciare a lavorare al massimo dei giri alla terza settimana di agosto ma tra una chiacchiera in ascensore e un caffè al bar interno, per fortuna aperto, ci si aggiorna.

Ieri sera invece una bruttissima cosa.
Avevo parcheggiato la vecchia Fiesta praticamente davanti alla Cgil (un po' più in là su Corso Italia) in una piazzola a pagamento (avevo pagato per tutta la giornata per stare sul sicuro) ed ero assolutamente tranquillo. Quando la sera alle 21.30 sono andato con l'idea di spostarla proprio sotto la Cgil in un posto non a pagamento, la sgradita sorpresa. Avevano rotto il cristallo anteriore destro per rubare il Tom Tom. C'era vetro dappertutto e la macchinetta sembrava ferita. In realtà il mio vecchio navigatore Garmin non funzionava più da tempo (nemmeno si accendeva) ma il ladro non lo sapeva. Stupido io ad averlo lasciato esposto. Fortunato però, perché nel baule posteriore avevo lasciato (ancora più imprudentemente) la valigia con dentro di tutto (due flauti, tra cui lo Yamaha), i documenti della barca e tutta l'elettronica di bordo che "per sicurezza" ogni anno mi riporto a casa. Il ladro non se ne era accorto. Se mi avesse rubato anche quello penso che mi sarei buttato dal mio ufficio al quarto piano.

Questa mattina quando sono tornato in Cgil e ho raccontato la mia disgrazia in portineria mi hanno affettuosamente e immediatamente aiutato. Il manutentore del palazzo mi ha messo un finestrino provvisorio di plastica, uno degli autisti mi ha preso appuntamento con una ditta che sostituisce i cristalli rotti delle auto e questa sera mi terranno la macchinetta al sicuro. Persino la denuncia dai carabinieri è stata veloce e utile.

Roma è così: può essere confidenziale e amichevole come una grossa famiglia, fino a diventare comoda come un vecchio vestito. Ma non va mai data per scontata, altrimenti punge. Ora siamo di nuovo in campagna a Siena e mi posso dedicare a sistemare un capitolo molto impegnativo della chiave Usb dove, non so con quali possibili informazioni, il nostro autore (che a questo punto potremmo chiamare Pseudomarkaris) mette in scena direttamente la Cancelliera Merkel. Non so ancora se Angela riuscirà a evitare la trappola del Colonnello. Cercherò di finire per domattina. Non ho più qui mio nipotino Fred ad aiutarmi col tedesco...


Il mistero della Usb (14)

Cap. VII (segue)


- Alexander, sono Aliki. Bene grazie. Sì, a Berlino, certo... No, nessuna novità, per ora. Ho visto il reperto. Sì, bellissimo... Spettacolare: c'è una parte dell'abito con il panneggio laminato in oro... e un piede enorme, ma perfettamente proporzionato, tutto d'avorio. No, assolutamente: dal punto di vista artistico il nostro frammento è ancora più significativo, con quel bracciale d'oro tutto cesellato. Mi chiedo come sarà una volta ricomposta... Certo, certo, ma non dimenticare che non siamo più abituati a vedere le statue colorate che piacevano tanto nell'antichità... Noi vediamo l'incredibile Hulk al cinema e non ci troviamo niente da ridire... ma se vediamo una statua classica con gli occhi truccati gridiamo allo scandalo... Comunque... Corri troppo. Sono tornata alla carica con il Direttore del Pergamon ma non c'è niente da fare: o ci muoviamo come loro e coinvolgiamo il Governo o loro non tengono con noi rapporti formali nemmeno di informazione reciproca... (magari a livello personale con me, ma non di più, sai come sono fatti...). Il Direttore mi ha fatto vedere le fosse in cui era sepolta... enormi, non hai idea! Più di quello che mi ero immaginata. Ci devono essere almeno una ventina di frammenti. Ma lui dice che attualmente me ne poteva mostrare uno solo. La mia impressione Alex è che nemmeno loro sappiano dove sbattere la testa... Sì, io resto ancora un paio di giorni, non si sa mai... Vado a vedere la mostra di Olimpia, se faccio a tempo, ma al confronto di quella che si potrebbe realizzare coi nostri reperti... Sarà molto penoso per Gustav... A confronto con noi la roba di Olimpia è paccottiglia... Interessante solo dal punto di vista scientifico. Sì, ma per ora l'alleanza fra Atene e Berlino non c'è stata: la predizione della dea non ha funzionato... Era solo un sogno. Spiritoso... A meno che, Alex, non abbia ragione Gustav e si debba procedere di concerto con il Governo. Lascio decidere a te... Non me l'avevi detto, Alex... Una vergogna: non sono meglio dei loro predecessori. Quelli che ci hanno rovinato... Questo è assolutamente vero, non sempre è un vantaggio ma quando è necessario... D'accordo. Ti tengo al corrente. Ti abbraccio.

- Ciao Aliki, tutto bene? Sei Ancora a Berlino? Hai novità per me? Me lo immagino... Certo che sarà proporzionato Aliki: è un colosso greco, mica romano... È più significativo del nostro? Sarà una delle meraviglie del mondo, al posto dello Zeus di Olimpia. Vuol dire che ne faremo una riproduzione in bianco per puristi... Me l'immaginavo. Tieni comunque buoni rapporti con lui e salutalo molto da parte mia. Dev'essere stato emozionante... Figurati se ne hanno uno solo... Se le fosse sono grandi, dove sono la testa e lo scudo? E l'egida? Non ce la raccontano tutta... Tu resti ancora, vero? Se è penoso per lui pensa per noi che ce l'hanno portata via... Se vuoi, puoi dirgli che siamo pronti a collaborare per eventuali studi e mostre da fare insieme. Bisogna che riusciamo a stabilire un rapporto. Mi meraviglio di te, Aliki, Athena non sbaglia predizioni... Specie quando decide di comparire in sogno... Ma io ci ho provato, Aliki. Non te l'ho detto perché mi sono sentito umiliato: ma come, il direttore del più importante Museo del Paese chiede di poter parlare al Ministro della cultura e quello gli fa rispondere che non ha tempo perché è in partenza per la Germania e che mi riceverà al suo ritorno... Non do giudizi politici, ma è scandaloso! La differenza tra noi e i tuoi amici è che loro hanno un Stato... Pazienza: pensiamoci su per qualche giorno e risentiamoci. Anche io.

giovedì 23 agosto 2012

Il mistero della Usb (13)

Il Documento dell' A.I.S.G.E.M. che il Colonnello ha consegnato al Direttore Ufficio Affari Riservati dell'Innerministerium Peter Riesen, invece che a un comunicato stampa assomiglia a un nodo scorsoio che più si legge e più si stringe. Nella chiave Usb ce n'è una copia Pdf con tanto di bandierine colorate e bordi azzurri. Io ne riporto qui la traduzione automatica che mio nipote Fred (che conosce il tedesco) mi ha aiutato a rendere comprensibile (con discreti risultati, mi sembra, malgrado il linguaggio sia molto tecnico-burocratico).


ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE di STUDI GRECISTI ELEUTHERÌA e METIS


1. L'A.I.S.G.E.M. è in possesso di documenti che comprovano che una delle opere più importanti della storia dell'arte dell'intera umanità (la Athena Parthenos crisoelefantina di Fidia), che appartiene secondo il diritto internazionale alla nazione Greca (e al suo popolo), è stata trafugata ad Atene dalle truppe naziste nella primavera del '44. Tale statua (originale e pressoché integra) è stata portata e custodita presso il Pergamon Museum di Berlino. Lo attesta un certificato coevo di ricezione da parte della Direzione del Museo del Terzo Reich (che si allega in copia con il nome di "Allegato 1").
2. Non risulta che la statua sia mai stata esposta al pubblico e nemmeno mai ricomposta, ma è certo da documenti del Museo (Allegato 2) che furono inventariate le sue numerose parti su ciascuna delle quali fu apposta una targhetta metallica del Museo con la sigla abituale "PMB" e un codice di inventario contenente la lettera "A" ( si presume per "Athena") e un numero per ogni frammento (senza un ordine e una gerarchia apparenti) che va da 1 a 28 (foto ingrandita della targhetta metallica in Allegato 3).
3. Al termine del secondo conflitto mondiale, i reperti archeologici greci furono scoperti e di nuovo occultati dal Pergamon Museum, ad evitare che le truppe sovietiche occupanti la città potessero considerarli beni di cui appropriarsi a scopo di indennizzo dei danni di guerra subiti dall'URSS per opera del Terzo Reich (in Allegato 4 la copia di un verbale originale redatto dalla Direzione Provvisoria del PMB del settembre 1945).
4. Non risulta a questa Associazione che nei decenni successivi siano mai stati realizzati o quantomeno resi pubblici né studi tecnici sui reperti in oggetto né documentazione fotografica degli stessi.
5. Viceversa, siamo in grado di documentare (Allegati 5 e 6) che al venir meno della Repubblica Democratica Tedesca e al riunificarsi della Germania fu redatto un verbale di consegna alla nuova Direzione del PMB dei reperti in oggetto e predisposta una documentazione a mezzo fotografico degli stessi che testimonia in maniera incontrovertibile la permanenza, fino a quella data, dei reperti nei luoghi originali del PMB.
6. Malgrado questo passaggio formale di consegne sia documentato e pubblico, le autorità della nuova Germania non hanno fino ad ora ritenuto opportuno di: 1) portare a conoscenza della comunità scientifica internazionale l'importantissimo ritrovamento archeologico; 2) ricomporre e restaurare i reperti; 3) rendere visibile al pubblico una delle più importanti opere dell'ingegno umano dell'antichità.
7. Non risulta a questa Associazione che il Governo tedesco abbia assunto la decisione per il futuro di restituire integrità e libera visibilità ai suddetti reperti.

Sulla base di queste considerazioni l' A.I.S.G.E.M chiede al Governo di Germania e alla Cancelliera Signora Angela Merkel:

1. Era a conoscenza il Governo di Germania della presenza sul suolo tedesco, da oltre 70 anni, della statua crisoelefantina di Athena Parthenos di Fidia?
2. Se no, come spiega la imperdonabile inadempienza delle autorità preposte (a partire dal Ministro competente), vista la documentazione ufficiale che lo attesta in maniera inequivocabile da oltre 20 anni?
3. Se sì, per quale motivo il Governo di Germania ha ritenuto di non doverne informare né gli studiosi, né l'opinione pubblica internazionale?
4. Soprattutto, perché il Governo di Germania non ha ritenuto necessario informarne il Governo di Grecia?
5. Il Governo di Germania ha stimato il valore economico dei reperti del PMB riportanti i numeri di inventario A1 e successivi fino al reperto A28?
6. Il Governo di Germania intende trattenere i reperti in oggetto sul suolo tedesco, in contrasto con la legislazione internazionale sui beni artistici e culturali?
7. Nel caso, il Governo di Germania come intende indennizzare per l'avvenuta sottrazione del bene artistico la Nazione Greca?
8. Ovvero il Governo di Germania intende restituire l'importante reperto archeologico alla Nazione Greca?
9. La Cancelliera Signora Angela Merkel intende trattare questo tema con il Presidente di Grecia Giorgos Samaràs nel prossimo imminente incontro?

Trasferta pomeridiana


   Ieri è successa una cosa veramente strana! Non so ancora sotto che forma scriverla. Fa parte del diario di queste vacanze, ma meriterebbe di stare in un capitolo della chiave Usb. Siccome nellaUsb non c'è, la metto nel diario.

   Siamo andati come tutti gli anni a trovare un grande scrittore nella sua casa in Toscana. Sta verso i confini con il Lazio, per capirci, e da Siena ci vogliono un paio d'ore per arrivare e altrettante a ritorno. È giusto distinguere perché il navigatore Tom Tom ci ha fatto fare strade diverse tra andata e ritorno e strani percorsi nel tragitto, fino a una "scorciatoia" in un bosco che poi si è rivelata essere il sentiero che portava a una segheria che non c'entrava niente con il nostro scrittore. Ma andiamo in ordine.

Siamo partiti verso le 15, abbiamo preso la superstrada fino a Betolle e poi l'autostrada fino a Chiusi poi la Cassia verso Roma. Da quel momento abbiamo attraversato la val d'Orcia tra basse colline, crete che rompono la superficie coltivata in strani calanchi che sembrano vecchie cicatrici e casolari sparsi al posto dei villaggi delle "nostre" colline del Chianti. Un paesaggio davvero insolito e affascinante che fiancheggia la Cassia a perdita docchio. Ho capito perché quella valle è stata inserita nell'elenco del World Eritage dell'Unesco. E perché nel medioevo lo chiamavano deserto. Alle 17 siamo arrivati in zona. Abbiamo chiesto aiuto in un bar e a una famiglia seduta nel giardino di casa, perché non è facile trovare la stradina giusta, e poi, finalmente, siamo scesi dalla rampa che porta alla casetta dello scrittore.

Lui e sua moglie ci hanno accolto con gentilezza e con affetto (come fanno sempre), ci hanno offerto del te freddo e dei buoni dolcetti e poi ci siamo messi a chiacchierare sotto un castagno secolare che però ci hanno spiegato essere malato, perché invaso da vermi cinesi, come tutti i castagni della zona che sono tantissimi. Un bel guaio per l'economia di quei paesini.

Lui è un grande raccontatore distorie. Non solo un grande scrittore. A me fa sempre venire in mente quelle figure (che non ho mai visto di persona) che intrattenevano la gente nelle campagne raccontando fatti veri in forma narrativa, quando non c'era la radio o la televisione. Figure antiche, imparentate con gli aedi omerici Ma lui ha raccontato storie di successo anche attraverso la televisione. Il fatto strano e piacevolissimo è che non lesina le sue storie, non le tiene per i suoi lettori o per sé, non assorbe i racconti degli altri come fanno certi scrittori che in privato sono chiusi e taciturni. Lui è un jukebox vivente: dici un nome, un episodio e lui racconta una storia come se la stesse leggendo. In più, con quella voce roca e quell'accento che incantano. Ieri ha raccontato persino di aver sognato di incontrare il padre di Eileen all'aeroporto di Mosca e di aver perso, nel sogno, il volo per Alma-Ata, per esser stato a chiacchierare piacevolmente con nlui. Se aggiungiamo che anche sua moglie (la prima lettrice dei suoi lavori) racconta e commenta, si pnuò capire quanto sia piacevole stare un pomeriggio con loro.

In questi colloqui estivi molto liberi e tranquilli lui e Eileen si scambiano anche informazioni e progetti di lavoro per i mesi successivi. Per cui io devo stare attento a non eccedere nel sollecitarlo a raccontare storie, nello stesso tempo, pronto a interloquire e magari gettar lì un nome o un fatto che lo facciano ripartire.

Nellaamabile conversazione di ieri il tema iniziale è stato per me bellissimo e di grande monito, per così dire, preventivo: quasi un avvertimento. Lui ha raccontato che una sua amica scrittrice (anche lei siciliana) gli ha telefonato pochi giorni fa per informarlo di un aneddoto davvero strano e bello che le era capitato. Gli ha detto di aver scritto un bellissimo racconto di cui era molto fiera non solo per come era venuto ma per la precisione con cui l'aveva immaginato fin dall'inizio. Ha raccontato poi di averlo fatto leggere alla sorella alla quale il racconto era piaciuto sì, ma non del tutto. Lei ha chiestocos'è chenon funzionava perché era convinta che fosse un buon racconto. La sorella ha voluto un po' di tempo per rifletterci poi l'ha chiamata e le ha detto: "Ho capito cosa non mi convinceva. Il racconto è bello ma ha un difetto: l ho già letto in un libro di AndreaCamilleri. Così la scrittrice ha dovutoritirare il suo racconto già consegnato all'editore.

Noiabbiamo commentato la storia dicendo che era davvero un caso incredibile. Lu iha detto che non era affatto incredibile. Che anche a  lui era capitato ben due volte di dover sospendere la pubblicazione di suoi pezzi perché si era accorto che erano già stati pubblicati da altri autori. Autori che non aveva mai letto.

Io ho detto che mi sembrava una storia degna di Borges questa. Ma ho sbagliato la citazione. Infatti lo scrittore ha proseguito dicendoci che anche Calvino aveva raccontato un giorno di aver scritto un racconto tale e quale a un altro che era stato giàpubblicato da un altro autore senza che nessuno se ne fosse accorto. Era la storia di uno zio piacevolissimo che veniva sempre citato da un nipote. La fidanzata si incuriosisce e dice di voler conoscere questo zio così simpatico e intelligente ma il nipote inventa scuse per non farlo. Un giorno che lui non c'è la fidanzata ne approfitta e va di persona a casa dello zio, apre la porta e si trova in una specie di foresta tropicale. Da un albero pende una vecchia scimmia che la guarda e le dice: "Tu devi essere la fidanzata di Luigi..."

Noi ridiamo e commentiamo che è una bellissima storia. Ma lui prosegue. Calvino raccontò che l'unica differenza tra questo e il suo racconto stava nel fatto che nel suo finale la ragazza entrava in una casa dove c'era una piscina e che nella piscina nuotava un delfino che appena la vide disse: "Tu devi essere la fidanzata di Mario". Calvino aveva spiegato questa storia che gli era capitata, ha concluso, dicendo che esistono dei vecchi archetipi narrativi da cui, prima o poi, tutti attingono.

A questopunto a me era passato il coraggio di raccontargli la vicenda della chiave Usb, come mi ero immaginato di fare tra una chiacchiera e l'altra, se ce ne fosse stata l'occasione.

La conversazione ècontinuata sempre più piacevole mescolando storie e spunti e idee per lavori futuri. Quando Eileen ha cominciato a parlare delle sue letture di Markaris e lui ha detto "Lo conosco, è simpatico, ogni tanto ci telefoniamo..." io mi sono sentito di nuovo non solo desideroso ma quasi obbligato a raccontare il mistero della chiave Usb.

Sono partito da quando Eileen ha creduto che un signore seduto a un tavolino vicino al nostro in un bar di Nafpaktos fosse proprio Markaris e dalla chiave Usb trovata nella toilette dall'altra Eileen. Poi ho dovuto stringere sulla trama principale del racconto in cui, ho spiegato allo scrittore, c'è coinvolto anche Markaris contutti i suoi personaggi: ho parlato del ritrovamento della statua e tutto ilresto. Poi gli ho detto del Colonnello e dei pezzi di statua che arrivano in Italia, Spagna e Francia. E gli ho accennato al fatto che addirittura il pezzo che arriva in Italia viene ritrovato proprio nella casa di Pirandello a Porto Empedocle perché il Colonnello vuole coinvolgere gli scrittori famosi di quei paesi dove manda i pezzi di Athena.
Qui mi sono fermato perché Eileen mi faceva segno di stringere. E ho concluso banalmente dicendo che il racconto mi sembrava avvincente e che anche il padre di Eileen mi aveva incoraggiato a proseguire nell'opera di traduzione e sistemazione.

A quel punto lo scrittore mi ha guardato dritto negli occhi quasi freddamente, come fa ogni tanto, e mi ha detto: "Continua". Io l'ho assicurato che la cosa mi aveva molto preso e  che avrei continuato a sistemare il contenuto della chiave Usb e pubblicarlo nel blog. Lui mi ha guardato di nuovo e mi ha detto: "Continua a raccontarmi come prosegue la storia" A quel punto ho dovuto dirgli del piano del Colonnello e dei suoi amici comunisti greci di premere sulla Merkel attraverso una specie di "ricatto culturale" che non avevo ancora capito fino in fondo, di come forse fosse coinvolta una nostra amica archeologa e che magari gli avrei fatto avere il seguito della storia man mano che la sistemavo...
Quando ho finito lo scrittore ha alzato gli occhi verso le colline di fronte alla casa e ha detto: "Ètutto vèro..."noi siamo ammutoliti e l'abbiamo guardato in attesa che ci spiegasse. Lui ha acceso una sigaretta e ci ha raccontato di aver ricevuto i primi d'agosto una telefonata da Porto Empedocle (non è stato più preciso al riguardo) che lo informava dello strano ritrovamento di un pezzo di statua antica di avorio e oro nella casa di Pirandello al Kaos e che gli era arrivato un plico anonimo da Berlino, indirizzato proprio a lui con foto e strane schede.

Io non credevo alle mie orecchie e non sapevo più cosa dire. Lui fumava assorto nei suoi pensieri. Poi mi hadetto: "Caro amico mi fa molto piacere che tu mi abbia raccontato questa storia della chiave Avevo sfogliato il plico senza attenzione perché avevo molto da fare, ora lo guarderò con il massimo interesse". Eileen mi osservava con aria di rimprovero. Io non ho osato tornare sull'argomento. Per fortuna nel silenzio la moglie dello scrittore mi ha chiesto un parere sulla situazione politica italiana e di quello abbiamo potuto parlare a lungo mentre lui taceva pensieroso. Poi ho sentito che lui e Eileen avevano ricominciato a chiacchierare amabilmente fra loro. Anche la mia conversazione politica con la moglie è stata piacevole tanto più che lei, dopo aver criticatoil Pd perché non si capisce mai cosa voglia fare ha concluso (sapendo di dire cosa gradita): "C'è rimasta ormai solo la Cgil a tenere unito questo sfortunato Paese..."

Dopo poco sono arrivate due giovani nipoti che venivano a tenere compagnia ai nonni perun paio di giorni e noi abbiamo pensato fosse il momento di salutare.  Entrambi ci hanno baciato e lo scrittore ha detto che gli aveva fatto molto piacere averci rivisto. La moglie ci ha chiesto, come non dimentica mai di fare, di salutare per lei un vecchio amico, appena fossimo tornati a Ferrara.

Nel viaggio di ritorno, per fortuna, Eileen era soddisfatta del pomeriggio passato con il grande scrittore anche sul piano lavorativo. E io ho potuto commentareche era una storia ben strana questa della chiavetta Usb.