Nel pomeriggio abbiamo ancorato sotto le mura di Lepanto e armato il tender riparato e rinnovato per scendere. Il motore è partito (malgrado la benzina vecchia) e siamo entrati nel porto rotondo e medievale. Piccolo, affollato ma molto bello. Da una torre dei bambini giocavano a tuffarsi. Nella torre accanto la statua di un ragazzo con una torcia in mano. Sembra un tedoforo ma è vestito troppo all'antica. Abbiamo ormeggiato alla riva di pietra verso il mare e siamo scesi. In un angolo delle mura dietro un cancello un'altra statua di bronzo vestita all'antica. Questa volta c'è la targa: Miguel de Cervantes Saavedra (genio de las letras, honra de la humanidad) che ha combattuto e perso una mano a Lepanto nel 1571, a 23 anni. Non sappiamo quale mano abbia persa e neppure se fosse mancino. Certo, per uno scrittore del '500 un bel problema.
Davanti al porto c'è una piazzetta sopraelevata all'ombra di vecchi platani piena di tavolini di diversi bar. Ci sono dei taxi. Ne prendiamo uno per andare a vedere il vecchio castello sulla collina. Il taxista ci spiega che il ragazzo con la torcia era di Paros e tentò senza riuscirci di incendiare la flotta turca e fu ucciso per questo.
Mentre saliamo tra i pini il taxista ci dice che ci sono 5 cerchi concentrici di mura a partire da quelle del porto fino a quelle interne del Castro. La vista dall'alto è bellissima e strategica: campagne piene di olivi dell'Epiro, colline, e il mare da Patrasso fin quasi a Corinto. Sotto, vicino all'ingresso del porto, Donna Rosa all'ancora oscilla pigramente.
Torniamo alla piazza e ci sediamo a un tavolino a prendere un frappé. Ci riposiamo un po' prima di riprende la barca per l'isola di Trizonia. Seduti all'ombra Eileen ha una certezza assoluta: quell'anziano seduto nel tavolo accanto al nostro che si sta bevendo un espresso sembra Petros Markaris, lo scrittore di gialli pubblicato in Italia da Bompiani, l'inventore delle storie del comissario Karitos che si svolgono anche negli anni di crisi della Grecia.
A me non sembra che gli somigli. Eileen è sicura. Guardiamo in Internet sul telefonino: effettivamente gli somiglia ma non troppo. Vuole andare a chiederglielo, poi rinuncia. "Mi direbbe che non è lui anche se lo fosse". Rinunciamo.
L'altra Eileen (la nipote) è andata in bagno al bar. Dice che è pulito. Ha trovato una chiavetta Usb. Paghiamo e facciamo per consegnarla alla ragazza. Lei ci di che quello è un internet caffé e che di chiavette ne hanno un sacco: ce la possiamo tenere. Noi ci guardiamo in faccia e ce ne andiamo.
Torniamo col gommone e partiamo. Lungo il percorso il vento rafforza ( Nw 4) ma noi l'abbiamo in poppa e il marina è ridossato. Arriviamo al marina non finito di Trizonia dopo un' oretta circa. Il posto è molto carino: poche case, molti bar, un solo mini market, trattorie sul mare. Un posto per greci, ci sembra. Mangiamo pesce e paghiamo (di più che a Patrasso, ma accettabile). Un paio di mani di briscola (vince sempre Eileen nipote, non c'è gusto mentre la zia ancora non distingue i denari dalle coppe...) e si va a letto. La prima giornata di mare stanca sempre molto. Il vento soffierà tutta la notte.
Prima di dormire Eileen prova a guardare se dentro la chiave c'è qualcosa. Effettivamente è piena di file numerati ma sono in greco. Non riusciamo a capirci nulla.
Davanti al porto c'è una piazzetta sopraelevata all'ombra di vecchi platani piena di tavolini di diversi bar. Ci sono dei taxi. Ne prendiamo uno per andare a vedere il vecchio castello sulla collina. Il taxista ci spiega che il ragazzo con la torcia era di Paros e tentò senza riuscirci di incendiare la flotta turca e fu ucciso per questo.
Mentre saliamo tra i pini il taxista ci dice che ci sono 5 cerchi concentrici di mura a partire da quelle del porto fino a quelle interne del Castro. La vista dall'alto è bellissima e strategica: campagne piene di olivi dell'Epiro, colline, e il mare da Patrasso fin quasi a Corinto. Sotto, vicino all'ingresso del porto, Donna Rosa all'ancora oscilla pigramente.
Torniamo alla piazza e ci sediamo a un tavolino a prendere un frappé. Ci riposiamo un po' prima di riprende la barca per l'isola di Trizonia. Seduti all'ombra Eileen ha una certezza assoluta: quell'anziano seduto nel tavolo accanto al nostro che si sta bevendo un espresso sembra Petros Markaris, lo scrittore di gialli pubblicato in Italia da Bompiani, l'inventore delle storie del comissario Karitos che si svolgono anche negli anni di crisi della Grecia.
A me non sembra che gli somigli. Eileen è sicura. Guardiamo in Internet sul telefonino: effettivamente gli somiglia ma non troppo. Vuole andare a chiederglielo, poi rinuncia. "Mi direbbe che non è lui anche se lo fosse". Rinunciamo.
L'altra Eileen (la nipote) è andata in bagno al bar. Dice che è pulito. Ha trovato una chiavetta Usb. Paghiamo e facciamo per consegnarla alla ragazza. Lei ci di che quello è un internet caffé e che di chiavette ne hanno un sacco: ce la possiamo tenere. Noi ci guardiamo in faccia e ce ne andiamo.
Torniamo col gommone e partiamo. Lungo il percorso il vento rafforza ( Nw 4) ma noi l'abbiamo in poppa e il marina è ridossato. Arriviamo al marina non finito di Trizonia dopo un' oretta circa. Il posto è molto carino: poche case, molti bar, un solo mini market, trattorie sul mare. Un posto per greci, ci sembra. Mangiamo pesce e paghiamo (di più che a Patrasso, ma accettabile). Un paio di mani di briscola (vince sempre Eileen nipote, non c'è gusto mentre la zia ancora non distingue i denari dalle coppe...) e si va a letto. La prima giornata di mare stanca sempre molto. Il vento soffierà tutta la notte.
Prima di dormire Eileen prova a guardare se dentro la chiave c'è qualcosa. Effettivamente è piena di file numerati ma sono in greco. Non riusciamo a capirci nulla.




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