venerdì 10 agosto 2012

Il mistero della chiave Usb (3)

"Ve l'avevo detto che non è un romanzo", ha ripreso Dimitri dopo un altro giro di karpuzi e vino bianco. "Comincia bene ma il seguito no xe un raconto... par quel ch'ho visto. Qui nel capitolo due c' è la registrazione di una telefonata: o forse più di una. Nient'altro, me par. Proprio una telefonata scritta punto per punto".
Noi insistiamo perché legga ancora, seduti sul pozzetto al fresco è un piacere ascoltarlo e magari anche farsi venir sonno mentre lui traduce con la sua voce lenta e profonda.

Cap. II

- Sono io, tutto bene. Se l'è bevuta fino in fondo. È corso subito qui e mi ha mandato a casa ringraziando e dicendo che era un reperto che avevano in magazzino e stavano ancora studiando dove mettere. Ma aveva gli occhi che gli brillavano nel buio, ne sono sicuro.

- Bravo Sotiris, non hai perso il mestiere...

- Ma non mi chiamare per nome, se ci registrano la telefonata perdo il posto...

- Figurati se questi della polizia greca sanno registrare una telefonata... Anche se lo fanno poi perdono la registrazione. E poi quanti Sotiris ci sono in Grecia? Tranquillo compagno... Sei stato bravo. Adesso però tutto deve proseguire come se nulla fosse accaduto. Tu fai i tuoi orari e tieni gli occhi ben aperti. Ti annoti le reazioni: non bisogna che facciano mattane... Però una certa pubblicità non guasta.

- D'accordo Zisis, attenzione e acqua in bocca, come ai vecchi tempi.

- Di più, perché sono tempi nuovi questi e la guerra con il capitalismo internazionale e il nuovo imperialismo è cominciata davvero. A confronto la nostra era una guerricciola di provincia: per chi doveva comandare nel pollaio... Adesso il Capitale ha dei nomi e cognomi: banchieri, finanzieri, e i loro servi politici... Per fortuna un briciolo di legami li abbiamo tenuti. Però, Sotiris, forse la prossima volta è più prudente che ci vediamo di persona da qualche parte, in Piazza Sintagma. Lì c'è un tale casino di gente che nessuno farà caso a due pensionati che prendono un frappé ricordando i bei tempi...

- Anche per me è meglio. E poi in Piazza Sintagma c'è il futuro del Paese, mi piace passare a dare un'occhiata...

- Non fidarti Sotiris, non viene fuori niente di buono dallo spontaneismo delle masse, se non c'è dietro un gruppo d rivoluzionari organizzati. Rivoluzionari di professione, si diceva. Quelli sono tutti giovani borghesi... sono arrabbiati perché il papà non gli compra più la moto che gli aveva promesso prima della crisi. Non c'è da crederci. La rivoluzione la fanno le masse dei proletari guidati da un partito efficiente, Sotiris, anche se piccolo, per ora, e clandestino. Poi ci sarà il botto e arriverà da una direzione che nessuno si aspetta... E allora verrà anche il nostro momento di tornare alla luce del sole... magari seduti su qualche poltrona, come quei socialdemocratici del Pasok... traditori... Intanto uniti e stretti come un pugno chiuso.

- Tutto quello che posso fare, compagno Zisis, non hai che da chiedere...

- Lo so che posso contare su di te Sotiris... Un'ultima cosa e non dimenticartela: se dovesse farsi vivo al museo un commissario di polizia che si chiama Charitos, chiamami subito. Nessun problema per i soliti galoppini del nucleo del patrimonio artistico: mezze schiappe... Gente che non ha mai visto un cadavere. Ma appena Nasiotis mette la punta della sua scarpa dentro il tuo Museo, chiama che quello è un tipo sveglio.

- Ma è quello che faceva il poliziotto coi colonnelli e poi ha fatto carriera...

- Sì ma non è un maiale come gli altri. Allora la polizia era tutta da quella parte, cosa vuoi fare... Lui è uno serio, per questo è più pericoloso degli altri. Gli altri si possono comprare... lui bisogna convincerlo ma a questo eventualmente penso io... E poi, finché non viene fuori il morto, non c'è pericolo che lui arrivi...

- Stai tranquillo, compagno. Terrò gli occhi ben aperti. A presto.

"E questa xe la prima telefonata e dopo ne taca n'antra, ci dice Dimitri. I me pare tuti mati e sto raconto no sta in piei: no gh'ha un senso... Me fermo?"
E noi a dire di non fermarsi perché invece che farci venire sonno questo racconto ci ha svegliato. Almeno a me, che non so niente di rivoluzionari greci ma quelle parole e quei concetti mi suonano famigliari e mi fanno venire in mente lontani ricordi di militanza: di giovani entusiasti che facevano stupidaggini e di vecchi comunisti più prudenti. Qualche volta ex partigiani che sapevano come si fa a organizzare qualcosa di grosso senza che si sappia nulla. Chi non deve sapere... Ma, alle volte, anche di vecchi che dicevano stupidaggini e di giovani più prudenti, a pensarci bene.

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