lunedì 6 agosto 2012

Considerazioni filosofiche di un marinaio

Non c'è niente da fare, l'Egeo è sotto il controllo dispettoso delle divinità olimpiche. San Giovanni e San Paolo ci hanno provato a portare un po' d'ordine, ma con risultati non perfetti. Sulla terra forse qualcosa hanno ottenuto: niente più figli dati da mangiare ai genitori, niente più uccisioni del padre per sposare la madre, niente più guerre di popoli per un semplice adulterio, ma sul mare...

Un tempo pare che vivessero in compagnia degli uomini, con rispetto reciproco. Poi le cose si sono guastate, per tanti motivi. E loro, le divinità olimpiche, hanno cominciato a giocare con gli uomini come alle carte, dove tutto è sacrificabile pur di vincere e nessuno si commuove  per aver perso un re o una  regina. Oppure  com  e i bambini giocano con le  formiche: semplicemente  per vederle correre e affannarsi disperate e impotenti.
Se va bene, ma molto be ne, si divertono a invertire  l'ordine delle cose, ribaltare il rapporto causa-effetto.

Tutto questo sproloquio pseudofilosofico per dire che ci sono due regole auree quando si naviga in Egeo.
La prima è che a nessuno a bordo venga mai in mente di dire una frase tipo "oggi proprio una bella giornata con poco vento" perché  è sufficiente per scatenare l'ira di dio, appunto.
La seconda è che se si desidera che il vento cali quasi a scomparire non c'è che da aprire tutte le vele. Come è successo questa mattina.

Noi navighiamo fidando nel regalo portato ad Apollo Pitico e nel fatto che sull'Olimpo non sia ancora arrivato internet.    

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