Cap. VI (finale)
- Colonnello, volevo informarla che hanno chiamato dall'Innenministerium. La "convocazione" è per questa sera alle 18.30 nell'ufficio del Direttore Affari Riservati Peter Riesen. Preferisce essere accompagnato?
- Grazie Ludvig, preferisco andare solo. Manderò il mio rapporto domani nel solito modo.
Mi doveva proprio capitare quel pallone gonfiato di Riesen, pensò il Colonnello Schmidt, sarà un colloquio impegnativo: speriamo almeno che capisca in fretta... Forse però è meglio così: altri potrebbero essere più furbi e intuire la complessità nascosta nel disegno... invece a lui sfuggirà del tutto e si acconterà della prima verità che crede di scoprire. Troppo sicuro di sè.
Posò nella libreria il bel volume di G.A Privitera che stava leggendo. "Questi grecisti italiani riescono a volte a essere straordinari, pensò. Non hanno forse il rigore della scuola germanica ma hanno delle intuizioni assolutamente originali... come se avessero più fili di noi a disposizione per tessere i loro pensieri. Del resto, direbbe Zisis, già commentavano Omero che noi ancora vagavamo nella Selva Nera con le corna in testa... Sorrise fra sé. Si può essere una potenza economica o non esserlo, perdere ricchezza e prestigio, ma un vantaggio di 1500 anni di cultura in più non si consumano in qualche secolo di decadenza. Per questo ho sempre temuto più i cinesi degli americani, anche quando erano nostri amici... Si vestì mentre l'acqua si scaldava, sorseggiò il tè bollente fatto con una miscela che aveva preparato lui stesso mescolando foglie verdi e nere di pregio acquistate in giro per il mondo e aprì la porta, deciso ad andare al Ministero a piedi. Prima di uscire tornò al suo tavolo e si mise nella tasca interna della giacca di lino color carta da zucchero una busta che aveva già preparato.
Il Colonnello camminò a lungo annusando l'odore della pioggia caduta e godendosi il sole che tornava a illuminare la sua città. Una città che era cambiata radicalmente almeno tre volte da quando lui ci era nato nel lontano 1930 e che ora amava ancor più intensamente di prima, come se tutte quelle distruzioni e trasformazioni fossero servite solo a produrre la Berlino di oggi. "La caratteristica unica di questa città è il suo continuo divenire, pensò, più che l'essere: la sua capacità di rigenerarsi... forse per questo si ama sempre la Berlino che si vede davanti ai propri occhi. A Berlino non si possono avere nostalgie, per fortuna." Gli vennero in mente i restauri filologici di certi quartieri promossi dal regime comunista negli anni 80 (con tanto di ricollocazione negli stessi caseggiati delle botteghe originali di prima della guerra) e scosse la testa... "Pensavamo di essere innovatori e cercavamo di ingessare le dinamiche della storia anche con l'architettura..."
Arrivò con un discreto anticipo al Ministero degli Interni in Alt Moabit e si lasciò portare nell'anticamera di attesa del Direttore. Alle 18.35 la Segretaria lo introdusse nell'Ufficio di Peter Riesen e lo fece accomodare davanti alla scrivania dove era seduto il Direttore.
- Vorrei giocare a carte scoperte con lei Herr Schmidt, gli disse con voce antipatica Riesen. Sono stato informato che lei è coinvolto nel furto e nel trafugamento di un'importante opera d'arte appartenente allo Stato tedesco. Forse su mandato di collezionisti stranieri, questo me lo dirà lei... Mi occupo io della questione solo per via del suo passato Herr Schmidt, che non rappresenta in alcun modo un titolo di merito ma che è bene, per opportunità reciproca, non ostentare. Altrimenti in questo momento lei sarebbe semplicemente sotto interrogatorio in un commissariato della Polizia di Berlino...
Il colonnello si sforzò di non sorridere e represse quel suo ghigno capace di mettere a disagio l'interlocutore, per ascoltare fino in fondo il discorso che il Direttore si era preparato.
- Quindi sono sicuro che lei vorrà collaborare con questo Ministero fornendoci tutte le indicazioni per recuperare le parti mancanti della statua di Fidia raffigurante, il Direttore prese un foglio dalla scrivania e lesse, l'effige della antica dea Athena...
- Parthenos, disse il Colonnello.
- Athena Parthenos, concluse il Direttore. Vedo che sa di cosa stiamo parlando. Bene. Se lei intende collaborare Herr Schmidt, chiamo uno dei miei assistenti che registrerà le sue dichiarazioni diciamo così... spontanee. Altrimenti sarò costretto ad aprire un procedimento formale di incriminazione e questo, dato il suo passato, potrebbe costarle caro.
- Quando parla del mio passato, Herr Direktor, non capisco a cosa alluda, forse al fatto che a 16 anni ho combattuto per la liberazione di Berlino?
- Lei ha combattuto, e ha ricevuto un riconoscimento per questo, ma da soldato sovietico, Schmidt...
- Io preferisco dire: figlio di una famiglia tedesca emigrata in Russia perché non intendeva accettare il regime nazista. Ma si tratta di cose ormai molto remote, persino dimenticate dalla Germania di oggi, vedo...
- Lei non è nelle condizioni di fare battute con me, Schmidt. Sto parlando del suo passato nella Stasi e del suo passato comunista, che certo la Germania non intende dimenticare.
- Le ricordo Herr Direktor che è stata fatta un'indagine accurata proprio da parte di una Commissione Speciale di questo suo Ministero sul mio passato di dirigente della Stasi e che non sono stati riscontrati in nessun modo atti o fatti di mia responsabilità che fossero lesivi delle leggi tedesche. Quanto al mio "passato" da comunista ho l'impressione Herr Riesen che lei sia in errore perché io mi ritengo ancora comunista. Non mi risulta sia vietato dalla legge...
- Preferisce forse che parli del suo presente in quel discutibile Centro Studi Spartakus su cui i miei uffici lavorano da anni?
- Come vuole lei Herr Direktor... Do solo una mano a un gruppo di giovani che si occupano di storia della Germania nel XX secolo. Se ha voglia di far perdere tempo ai suoi uomini...
- Senta Schmidt, disse Riesen perdendo per un attimo il controllo, lei non ha capito che qui io rappresento il Ministro dell'Interno e che potrei metterla in guai molto seri se solo volessi...
- Herr Riesen, disse il Colonnello a questo punto accennando il suo ghigno sorridente e freddo, non è gentile dire al proprio interlocutore, specie se si tratta di una persona anziana, "lei non ha capito". Io ho capito benissimo che lei non ha nessun argomento contro di me. Se mi sono sbagliato, se "non ho capito", avvii pure il procedimento formale di indagine, risponderò in maniera formale alle autorità giudiziarie di Berlino... Se non c'è altro..., aggiunse alzandosi.
Il Direttore stava per tentare di indurre nuovamente il Colonnello a collaborare con qualche frase più morbida che alludesse proprio al bene della Germania e all'orgoglio berlinese ma quando lo vide alzarsi gli venne uno scatto d'ira. "Stia seduto Col... (si trattenne), resti dov'è Herr Schmidt! Lei uscirà da questo ufficio solo quando glielo dirò io, ha capito adesso?"
Il colonnello guardò Riesen dritto negli occhi, sfoggiò uno dei suoi sorrisi più maligni e sibilò: "È lei che continua a non capire... Sappia che io sono più cattivo di lei, Riesen..."
- Cosa fa ora, mi minaccia? La sua tracotanza Schmidt supera ogni limite, se non si mette di nuovo seduto chiamo gli agenti di vigilanza!
- Preferirei stare in piedi, se non le dispiace Herr Direktor, perché ho una leggera sciatalgia alla gamba destra..., disse il Colonnello, tornato di nuovo affabile. Dovrei camminare di più ma con gli anni tendo a essere pigro e preferire i libri alle passeggiate... Capiterà anche a lei in futuro, forse... Se sono venuto nel suo ufficio, Herr Riesen, è perché ho qualcosa da dire, non le pare? O pensa davvero che mi sia impaurito e abbia abbandonato le mie letture per una sua (come l'ha chiamata...) "convocazione"?
Riesen pensò che se il Colonnello voleva parlare era meglio ascoltare e tornò più conciliante. "Allora mi dica, Herr Schmidt, non c'era bisogno di litigare dunque..."
Il Colonnello tornò a sorridere in modo raggelante. "Sono venuto nel suo ufficio, Herr Direktor, come Presidente e legale rappresentante dell' A.I.S.G.E.M. L' Associazione Internazionale di Studi Grecisti Libertà e Orgoglio (le iniziali E e M stanno per Eleutheria e Metis in greco antico, come lei sa, Herr Riesen). Su mandato delle nostre sedi nazionali di Grecia, Italia, Francia e Spagna sono autorizzato a riferire al Governo tedesco che intendiamo rendere pubblico (di fronte al mondo della scienza e della cultura) il fatto, davvero inquietante, e per me persino umiliante... come tedesco mi capirà immagino Peter, posso chiamarla così? Mi scusi, ma c'è un tale divario d'età fra noi che lei potrebbe essere mio figlio... anagraficamente, intendo. Stavo dicendo (poi ho divagato...), che denunceremo il fatto che la Germania ha trafugato e nascosto all'umanità per 70 anni uno dei più grandi tesori dell'arte di tutti i tempi, la statua colossale crisoelefantina di Athena Parthenos, costruita da Fidia, Herr Direktor, nel quinto secolo avanti cristo per volere di Pericle, se non sbaglio. La nostra associazione è entrata in possesso di documenti inconfutabili che attestano che il prezioso reperto è stato regolarmente consegnato alle autorità occidentali nel momento in cui è venuta a cessare la sovranità della Repubblica Democratica Tedesca.
- Quel documento che lei ha consegnato al Direttore Hoffmenstall non dimostra nulla e lei questo lo sa bene Herr Schmidt!, si sforzò di dire con calma il Direttore.
- Non tocca a me dimostrare qualcosa, Herr Direktor. Io intendo solo, a nome della Associazione che ho l'onore di presiedere, fare una denuncia pubblica. Saranno altri a doverne accertare la fondatezza. Ah, volevo precisarle, stavo per dimenticarmene, non ho più la lucidità di un tempo... che riteniamo giusto convocare la conferenza stampa il giorno prima dell'arrivo del Presidente Samaràs a Berlino.
Il Direttore cominciò a valutare le conseguenze per il suo Governo di quello che aveva detto il Colonnello e le conseguenze per sé di fronte ai superiori, per quel colloquio così diverso da come lo aveva immaginato. Decise di giocare ancora la carta conciliante.
- Via Herr Schmidt, o preferisce che la chiami Colonnello?, noi in fondo facciamo lo stesso mestiere... Non vedo perché non potremmo trovare un accordo da vecchi colleghi (se non ancora nuovi amici)...
- Lei è gentile Herr Direktor. Ma io sono ormai un vecchio pensionato con la passione dei classici... Ci tenevo solo a comunicarle in anticipo cosa la nostra Associazione ha deliberato di fare. Poi, se permette, siccome non mi fido della mia memoria, le ho portato il comunicato ufficiale, preparato proprio per la conferenza stampa, approvato all'ultimo direttivo A.I.S.G.E.M, qualora non mi fossi spiegato con la dovuta chiarezza...
- Ma insomma Herr Schmidt, si spazientì di nuovo il Direttore, non mi può trattare come uno sprovveduto! Lei sa molto bene che a noi è rimasto solo un frammento della statua e che gli altri pezzi non si trovano più e forse non sono nemmeno più in Germania...
- Che in Germania sia rimasto un solo frammento lo sento dire in questo momento da lei Herr Direktor... Non credo che l'opinione pubblica crederà a una frottola del genere, tantomeno la comunità scientifica internazionale. Come può sparire una statua alta 10 metri... Ma questi sono problemi del suo Governo vecchio mio... Tocca a lei risolverli, e ai suoi superiori... certo non scandagliando i canali berlinesi. Ora però, se non ha obiezioni, toglierei il disturbo Herr Riesen. Per me si è fatto tardi...
Il Colonnello allungò la mano verso il Direttore che lo ignorò continuando a guardare il foglio battuto su carta intestata di quella strana Associazione, con tanto di sigla, di numeri di telefono, di stemma composto dalle bandierine nazionali dei paesi membri che circondano il simbolo dell'Unione Europea e un bordo bianco azzurro che contorna l'intera pagina.
Il Colonnello si girò e scuotendo la testa uscì dall'ufficio e dal Ministero, riprendendo con piacere la passeggiata per le vie della città. Ma non era del tutto contento di sé. Il colloquio era andato bene (le mosse del Direttore facilmente prevedibili) ma quella frase sui canali di Berlino se la poteva risparmiare. "Un peccato di yperefanìa che gli antichi dei non avrebbero perdonato, pensò. Come quando Odìsseo, dopo essere riuscito con la sua mente multiforme a evitare l'ira dei Ciclopi fratelli di Polifemo, si fa prendere dall'orgoglio e rivela il suo nome... Finendo per cadere nell'ira ben più pericolosa di Poseidone... Non hai più la freddezza di un tempo Sigmund, cominci a invecchiare davvero..."
martedì 21 agosto 2012
lunedì 20 agosto 2012
Il mistero della chiave Usb (11)
Cap. VI (segue)
Aliki arrivò a Berlino che pioveva. "Da quanto tempo non vedo Berlino?", si chiese. "E da quanto non vedo la pioggia... quest'estate è stata davvero infuocata. L'ultima pioggia vera l'ho vista in giugno a Lisbona con Koralia alla mostra internazionale dei vini... poi sole e aria calda da sciogliere l'asfalto di Atene". Pensò a quella bella gita. Ai musei che aveva visto. Carini e anche interessanti ma insomma... Il Monastero dos Jeronimos a Belem, dov'era il Museo della Marina. Un Paese con la testa rivolta oltre Oceano, aveva pensato. Non come noi che abbiamo sempre pensato l'Oceano come l'estremo confine del mondo. Loro l'hanno varcato da centinaia di anni. Aveva avuto l'impressione che i portoghesi fossero più chiusi in se stessi dei greci. Meno intenti a protestare con gli altri e più rassegnati agli effetti della crisi e al rischio di essere cacciati dall'Europa. Forse la decadenza del loro impero coloniale era troppo recente perché fossero stupiti di questo nuovo declassamento. Forse la loro "saudade" li difendeva dai traumi e li teneva in uno stato di perenne nostalgia. "La Grecia moderna non ha più nostalgia, pensò Aliki, (troppo lontano nel tempo il suo impero e non era un impero né politico né economico) e non ha ancora il coraggio di darsi da fare da sola, per quello che più modestamente è possibile fare..."
Arrivò all' Hotel Astoria in Fasanenstrasse, dove si fermava da molti anni quando passava per Berlino, scambiò qualche frase in tedesco con la reception e fu felice che l'avessero riconosciuta. Salì in camera, aprì le sue due valige e sistemò le cose nei cassetti. Aveva portato qualche capo elegante per l'inaugurazione della grande mostra su Olimpia e poi abiti comodi per il lavoro che immaginava di dover fare.
Alexander Kakoyannis le aveva procurato un invito ufficiale del Governo a far parte della delegazione greca per l'inaugurazione, capeggiata personalmente dal Presidente Samaras. Ma lei non avrebbe voluto usarlo. Preferiva stare in seconda fila, magari assieme ai suoi vecchi compagni di Università. Nella delegazione ci sarebbe stata sicuramente la sua amica Eleni, soprintendente archeologica di Olimpia e Alex non voleva che si mescolassero troppo le competenze e le finalità di quel viaggio. In altre parole non voleva che Eleni fosse messa al corrente.
Aliki si sedette sul letto e telefonò al Pergamon Museum chiedendo del Direttore. Si scambiarono dei saluti affettuosi (come possono essere affettuosi i saluti di un compagno di studi tedesco) e si diedero appuntamento per la mattina dopo sul presto in un caffé non lontano dalla Porta di Brandeburgo. Aliki sapeva che il suo vecchio amico avrebbe dapprima ascoltato in silenzio quello che lei gli doveva dire. Avrebbe cercato di minimizzare, ma avrebbe capito subito la portata del messaggio che Aliki portava dal Museo dell'Acropoli. I risultati dell'esame al Carbonio14 del braccio dell'Athena di Fidia erano stati positivi. L'avorio era databile tra il quinto e il quarto secolo a.C. La foglia d'oro usata per la Nike corrispondeva in purezza, colore e fattura agli ori attici coevi. Ma la targhetta identificativa, applicata nell'incavo del braccio, era una di quelle ancora in uso nel Pergamon. Come poteva spiegarlo il suo compagno di Università?
Aliki arrivò per prima al Café Einstein sulla Unter den Linden. Mentre aspettava Gustav Hoffmenstall ripassava tra sé quello che gli avrebbe detto. Poi lui arrivò, le diede la mano ma l'abbracciò anche, con un certo slancio che stupì Aliki. Presero un caffé (non buono) con alcune piccole paste (deliziose) e tutto andò come previsto, tranne l'epilogo: il silenzio iniziale, il fingere di trattare la cosa come se fosse ordinaria, il nascondere lo stupore di sapere che anche Atene aveva un pezzo della statua crisoelefantina di Fidia, assentire alle cose che Aliki diceva sulle prove di laboratorio. Qualche domanda apparentemente di minore importanza: "E' stata trovata di giorno o di notte?", "Il Museo dell'Acropoli ha dei sotterranei?", "Quanto pesa?". Poi, alla fine le confessò: "Ne so quanto te Aliki: abbiamo anche noi un reperto (la fine della gamba e il piede sinistro di Athena per l'esattezza) e risulta autentico." "Questo non mi sorprende", replicò Aliki. "L'ho ritrovato personalmente nei sotterranei del Museo. Ha una targhetta e un codice identificativo (A21PMB). Ma nessuno me ne aveva mai parlato prima. Credimi, non so altro." Quella frase finale non convinse del tutto Aliki ma pensò che era meglio non insistere, almeno per ora.
"Ti rendi conto Gustav che state per inaugurare una mostra, certo interessante, sugli scarti di lavorazione della statua di Zeus, scoperti da un architetto archeologo delle SS, quando forse c'è in giro l'originale di Athena? disse Aliki. Sei d'accordo anche tu che se si venisse a sapere fareste (faremmo tutti) una figura da stupidi, se non da ignoranti? Fare una mostra con tutte le autorità su roba di scarto rubata dai nazisti e non dire al mondo che è stata fatta la scoperta archeologica più importante del secolo (e forse anche di quello precedente)? Ascoltami bene Gustav... Proseguì Aliki senza lasciare al suo interlocutore la possibilità di replicare. Non ti chiedo di venir meno al tuo ruolo. Tu sei direttore di uno dei Musei più importanti d'Europa e quindi del mondo, lo so bene. Sei all'inizio di una carriera che sarà prestigiosa perché sei scrupoloso e preparato... Ma qui c'è una cosa che va al di là delle competenze archeologiche o professionali di ciascuno di noi, Gustav... Quello che ti chiedo, a nome ufficiale di Alexander Kakoyannis, è di scambiarci le informazioni e coordinarci per decidere insieme le iniziative da fare."
Gustav Hoffmenstall rifletté un momento guardando la sua tazza di caffé vuota e poi disse: "Avete già avvertito le autorità greche del ritrovamento, Aliki?" "Non ci pensiamo affatto! Vuoi che diffondano la notizia? O che lo diciamo a un Ministro che poi ci imporrà di fare una grande mostra di riscatto nazionale su un braccio senza che gli importi di sapere nulla del resto?" "Capisco, disse Hoffmenstall, ma io sono stato costretto, da circostanze che non posso spiegarti, a informare il Ministro della Cultura il quale avrà già, immagino, informato altri membri del Governo, visto che ieri ho ricevuto una visita della Polizia e, forse, dei servizi Affari Riservati del Ministero degli interni. Mi spiace, Aliki. Vorrei poter accettare la vostra proposta... Ti prometto di informare te, se posso, sugli sviluppi... Ma non sono in grado di stringere un patto di riservatezza con il vostro bel Museo". Da quella parola "bel", Aliki capì che la decisione del suo amico Direttore era ormai presa e difficilmente mutabile.
Continuarono a chiacchierare parlando soprattutto dei vecchi compagni di studi. Poi si salutarono e si diedero appuntamento all'inaugurazione della mostra su Zeus Olimpico. Baciandole la mano Hoffmenstall le disse: "Naturalmente Aliki, quando vorrai vedere il reperto "A21PMB" non hai che da venire a trovarmi al Museo". E Aliki lo considerò un grande segno di amicizia da parte di Gustav.
Aliki arrivò a Berlino che pioveva. "Da quanto tempo non vedo Berlino?", si chiese. "E da quanto non vedo la pioggia... quest'estate è stata davvero infuocata. L'ultima pioggia vera l'ho vista in giugno a Lisbona con Koralia alla mostra internazionale dei vini... poi sole e aria calda da sciogliere l'asfalto di Atene". Pensò a quella bella gita. Ai musei che aveva visto. Carini e anche interessanti ma insomma... Il Monastero dos Jeronimos a Belem, dov'era il Museo della Marina. Un Paese con la testa rivolta oltre Oceano, aveva pensato. Non come noi che abbiamo sempre pensato l'Oceano come l'estremo confine del mondo. Loro l'hanno varcato da centinaia di anni. Aveva avuto l'impressione che i portoghesi fossero più chiusi in se stessi dei greci. Meno intenti a protestare con gli altri e più rassegnati agli effetti della crisi e al rischio di essere cacciati dall'Europa. Forse la decadenza del loro impero coloniale era troppo recente perché fossero stupiti di questo nuovo declassamento. Forse la loro "saudade" li difendeva dai traumi e li teneva in uno stato di perenne nostalgia. "La Grecia moderna non ha più nostalgia, pensò Aliki, (troppo lontano nel tempo il suo impero e non era un impero né politico né economico) e non ha ancora il coraggio di darsi da fare da sola, per quello che più modestamente è possibile fare..."
Arrivò all' Hotel Astoria in Fasanenstrasse, dove si fermava da molti anni quando passava per Berlino, scambiò qualche frase in tedesco con la reception e fu felice che l'avessero riconosciuta. Salì in camera, aprì le sue due valige e sistemò le cose nei cassetti. Aveva portato qualche capo elegante per l'inaugurazione della grande mostra su Olimpia e poi abiti comodi per il lavoro che immaginava di dover fare.
Alexander Kakoyannis le aveva procurato un invito ufficiale del Governo a far parte della delegazione greca per l'inaugurazione, capeggiata personalmente dal Presidente Samaras. Ma lei non avrebbe voluto usarlo. Preferiva stare in seconda fila, magari assieme ai suoi vecchi compagni di Università. Nella delegazione ci sarebbe stata sicuramente la sua amica Eleni, soprintendente archeologica di Olimpia e Alex non voleva che si mescolassero troppo le competenze e le finalità di quel viaggio. In altre parole non voleva che Eleni fosse messa al corrente.
Aliki si sedette sul letto e telefonò al Pergamon Museum chiedendo del Direttore. Si scambiarono dei saluti affettuosi (come possono essere affettuosi i saluti di un compagno di studi tedesco) e si diedero appuntamento per la mattina dopo sul presto in un caffé non lontano dalla Porta di Brandeburgo. Aliki sapeva che il suo vecchio amico avrebbe dapprima ascoltato in silenzio quello che lei gli doveva dire. Avrebbe cercato di minimizzare, ma avrebbe capito subito la portata del messaggio che Aliki portava dal Museo dell'Acropoli. I risultati dell'esame al Carbonio14 del braccio dell'Athena di Fidia erano stati positivi. L'avorio era databile tra il quinto e il quarto secolo a.C. La foglia d'oro usata per la Nike corrispondeva in purezza, colore e fattura agli ori attici coevi. Ma la targhetta identificativa, applicata nell'incavo del braccio, era una di quelle ancora in uso nel Pergamon. Come poteva spiegarlo il suo compagno di Università?
Aliki arrivò per prima al Café Einstein sulla Unter den Linden. Mentre aspettava Gustav Hoffmenstall ripassava tra sé quello che gli avrebbe detto. Poi lui arrivò, le diede la mano ma l'abbracciò anche, con un certo slancio che stupì Aliki. Presero un caffé (non buono) con alcune piccole paste (deliziose) e tutto andò come previsto, tranne l'epilogo: il silenzio iniziale, il fingere di trattare la cosa come se fosse ordinaria, il nascondere lo stupore di sapere che anche Atene aveva un pezzo della statua crisoelefantina di Fidia, assentire alle cose che Aliki diceva sulle prove di laboratorio. Qualche domanda apparentemente di minore importanza: "E' stata trovata di giorno o di notte?", "Il Museo dell'Acropoli ha dei sotterranei?", "Quanto pesa?". Poi, alla fine le confessò: "Ne so quanto te Aliki: abbiamo anche noi un reperto (la fine della gamba e il piede sinistro di Athena per l'esattezza) e risulta autentico." "Questo non mi sorprende", replicò Aliki. "L'ho ritrovato personalmente nei sotterranei del Museo. Ha una targhetta e un codice identificativo (A21PMB). Ma nessuno me ne aveva mai parlato prima. Credimi, non so altro." Quella frase finale non convinse del tutto Aliki ma pensò che era meglio non insistere, almeno per ora.
"Ti rendi conto Gustav che state per inaugurare una mostra, certo interessante, sugli scarti di lavorazione della statua di Zeus, scoperti da un architetto archeologo delle SS, quando forse c'è in giro l'originale di Athena? disse Aliki. Sei d'accordo anche tu che se si venisse a sapere fareste (faremmo tutti) una figura da stupidi, se non da ignoranti? Fare una mostra con tutte le autorità su roba di scarto rubata dai nazisti e non dire al mondo che è stata fatta la scoperta archeologica più importante del secolo (e forse anche di quello precedente)? Ascoltami bene Gustav... Proseguì Aliki senza lasciare al suo interlocutore la possibilità di replicare. Non ti chiedo di venir meno al tuo ruolo. Tu sei direttore di uno dei Musei più importanti d'Europa e quindi del mondo, lo so bene. Sei all'inizio di una carriera che sarà prestigiosa perché sei scrupoloso e preparato... Ma qui c'è una cosa che va al di là delle competenze archeologiche o professionali di ciascuno di noi, Gustav... Quello che ti chiedo, a nome ufficiale di Alexander Kakoyannis, è di scambiarci le informazioni e coordinarci per decidere insieme le iniziative da fare."
Gustav Hoffmenstall rifletté un momento guardando la sua tazza di caffé vuota e poi disse: "Avete già avvertito le autorità greche del ritrovamento, Aliki?" "Non ci pensiamo affatto! Vuoi che diffondano la notizia? O che lo diciamo a un Ministro che poi ci imporrà di fare una grande mostra di riscatto nazionale su un braccio senza che gli importi di sapere nulla del resto?" "Capisco, disse Hoffmenstall, ma io sono stato costretto, da circostanze che non posso spiegarti, a informare il Ministro della Cultura il quale avrà già, immagino, informato altri membri del Governo, visto che ieri ho ricevuto una visita della Polizia e, forse, dei servizi Affari Riservati del Ministero degli interni. Mi spiace, Aliki. Vorrei poter accettare la vostra proposta... Ti prometto di informare te, se posso, sugli sviluppi... Ma non sono in grado di stringere un patto di riservatezza con il vostro bel Museo". Da quella parola "bel", Aliki capì che la decisione del suo amico Direttore era ormai presa e difficilmente mutabile.
Continuarono a chiacchierare parlando soprattutto dei vecchi compagni di studi. Poi si salutarono e si diedero appuntamento all'inaugurazione della mostra su Zeus Olimpico. Baciandole la mano Hoffmenstall le disse: "Naturalmente Aliki, quando vorrai vedere il reperto "A21PMB" non hai che da venire a trovarmi al Museo". E Aliki lo considerò un grande segno di amicizia da parte di Gustav.
domenica 19 agosto 2012
Il mistero della chiave Usb (10)
Cap. VI
Rapporto riservato 38 A (con obbligo distruzione copia cartacea dopo lettura)
All'attenzione del Colonnello Schmidt
da parte di Johan
Giovedì 9 agosto 2012, ore 23
Poco dopo ore 22 rilevato gommone a motore Polizia di Berlino in movimento su canale Landwehr, nei pressi ponte Liechtenstein. Immersione uomini con attrezzatura subacquea e bombole. Luci torce visibili per 20 minuti zona canale prospiciente parapetto su strada e sotto ponte Liecht. Uomini riemersi (apparentemente senza alcun oggetto) e gommone allontanato.
Ore 22.45 finita operazione.
Il Colonnello Schmidt sorrise in maniera gelida, anche se nessuno lo poteva vedere. "Sono proprio degli inetti, pensò... E sì che ho mandato Johan da quelle parti solo per scrupolo... Non avrei mai immaginato che giungessero a tanta dabbenaggine. Però è segno che qualcosa è trapelato e la macchina si sta muovendo anche se in un posto sbagliato e nella direzione sbagliata. Il giovane Hoffmenstall deve avere avvertito qualcuno al Ministero che ha chiesto accertamenti. Così è scattato il meccanismo pavloviano... cercano ossi da rosicchiare... Vogliono gli altri pezzi della statua: non hanno capito che dovrebbero liberarsi in fretta di quello che hanno. Peggio per loro..."
Rapporto riservato 38 B (con obbligo distruzione copia cartacea dopo lettura)
All'attenzione del Colonnello Schmidt
da parte di Joseph
Venerdì 10 agosto 2012, ore 00.45
Ore 00.12, autopattuglia Polizia di Berlino senza contrassegni si ferma all'ingresso del cimitero di Friedrichsfelde. Due persone non in divisa aprono il cancello e si incamminano verso Sud. Si fermano pochi minuti dopo presso il monumento funebre a RL. Ne esaminano il perimetro, illuminandolo con torce, muovono l'erba che lo circonda, i numerosi fiori e la pianta di rose che lo fiancheggia. Parlano fra loro (in modo non percepibile), tornano verso la macchina e ripartono.
Ore 0.3. operazione conclusa. Come da istruzioni rientro.
Questa volta il Colonnello non riuscì nemmeno a sorridere. "Possibile che non sappiano che il corpo vero non è quello sepolto in quel cimitero? Pochissimi sanno dove sia davvero Rosa, ma il dubbio è trapelato persino su Der Spiegel pochi anni fa... La cultura dell'istantaneità sta bruciando la coscienza storica. La testa di Athena è del tutto al sicuro con questa gente... Potrebbe restare dov'è per anni. Assieme a Rosa. È un regalo che dovrei farmi: loro non la meritano la testa di Athena..."
"Comunque tutto va come deve, concluse fra sé il Colonnello, non mi resta che aspettare che si facciano vivi e dare avvio al secondo atto della commedia". Si alzò, bruciò con l'accendisigari i due fogli che gli erano arrivati per fax e si rimise a suonare il suo vecchio Steinway a mezza coda. Ma interruppe l'impromptu n. 90 di Schubert per attaccare il terzo movimento della Tempesta di Beethoven, come faceva sempre quando voleva rigenerarsi. Schubert trasmetteva una rassegnata contemplazione delle cose, dolcissima e disperata. Bastava un accordo minore per percepire la delusione anche dove sembrava non esserci. Beethoven aveva ancora voglia di combattere. Il Colonnello ricordava sempre le parole che il suo insegnante di piano gli ripeteva, da ragazzo: "Per suonare bene Schubert devi tenere i gomiti e i polsi bassi in modo che le dita accarezzino i tasti, per Beethoven devi pensare a un temporale sempre pronto a scoppiare alla battuta successiva, polsi in alto..."
Rapporto riservato 38 A (con obbligo distruzione copia cartacea dopo lettura)
All'attenzione del Colonnello Schmidt
da parte di Johan
Giovedì 9 agosto 2012, ore 23
Poco dopo ore 22 rilevato gommone a motore Polizia di Berlino in movimento su canale Landwehr, nei pressi ponte Liechtenstein. Immersione uomini con attrezzatura subacquea e bombole. Luci torce visibili per 20 minuti zona canale prospiciente parapetto su strada e sotto ponte Liecht. Uomini riemersi (apparentemente senza alcun oggetto) e gommone allontanato.
Ore 22.45 finita operazione.
Il Colonnello Schmidt sorrise in maniera gelida, anche se nessuno lo poteva vedere. "Sono proprio degli inetti, pensò... E sì che ho mandato Johan da quelle parti solo per scrupolo... Non avrei mai immaginato che giungessero a tanta dabbenaggine. Però è segno che qualcosa è trapelato e la macchina si sta muovendo anche se in un posto sbagliato e nella direzione sbagliata. Il giovane Hoffmenstall deve avere avvertito qualcuno al Ministero che ha chiesto accertamenti. Così è scattato il meccanismo pavloviano... cercano ossi da rosicchiare... Vogliono gli altri pezzi della statua: non hanno capito che dovrebbero liberarsi in fretta di quello che hanno. Peggio per loro..."
Rapporto riservato 38 B (con obbligo distruzione copia cartacea dopo lettura)
All'attenzione del Colonnello Schmidt
da parte di Joseph
Venerdì 10 agosto 2012, ore 00.45
Ore 00.12, autopattuglia Polizia di Berlino senza contrassegni si ferma all'ingresso del cimitero di Friedrichsfelde. Due persone non in divisa aprono il cancello e si incamminano verso Sud. Si fermano pochi minuti dopo presso il monumento funebre a RL. Ne esaminano il perimetro, illuminandolo con torce, muovono l'erba che lo circonda, i numerosi fiori e la pianta di rose che lo fiancheggia. Parlano fra loro (in modo non percepibile), tornano verso la macchina e ripartono.
Ore 0.3. operazione conclusa. Come da istruzioni rientro.
Questa volta il Colonnello non riuscì nemmeno a sorridere. "Possibile che non sappiano che il corpo vero non è quello sepolto in quel cimitero? Pochissimi sanno dove sia davvero Rosa, ma il dubbio è trapelato persino su Der Spiegel pochi anni fa... La cultura dell'istantaneità sta bruciando la coscienza storica. La testa di Athena è del tutto al sicuro con questa gente... Potrebbe restare dov'è per anni. Assieme a Rosa. È un regalo che dovrei farmi: loro non la meritano la testa di Athena..."
"Comunque tutto va come deve, concluse fra sé il Colonnello, non mi resta che aspettare che si facciano vivi e dare avvio al secondo atto della commedia". Si alzò, bruciò con l'accendisigari i due fogli che gli erano arrivati per fax e si rimise a suonare il suo vecchio Steinway a mezza coda. Ma interruppe l'impromptu n. 90 di Schubert per attaccare il terzo movimento della Tempesta di Beethoven, come faceva sempre quando voleva rigenerarsi. Schubert trasmetteva una rassegnata contemplazione delle cose, dolcissima e disperata. Bastava un accordo minore per percepire la delusione anche dove sembrava non esserci. Beethoven aveva ancora voglia di combattere. Il Colonnello ricordava sempre le parole che il suo insegnante di piano gli ripeteva, da ragazzo: "Per suonare bene Schubert devi tenere i gomiti e i polsi bassi in modo che le dita accarezzino i tasti, per Beethoven devi pensare a un temporale sempre pronto a scoppiare alla battuta successiva, polsi in alto..."
Buen Retiro senese
Sabato.
In campagna ci si riposa un po' meno del previsto. Ieri siamo andati tutti a visitare il convento di Monte Oliveto Maggiore. A un'ora di macchina da qui, in mezzo alle "crete senesi" in una zona che, quando fu fondato il convento, nel 1200, chiamavano il deserto. Ora è verde e molto frequentata dai visitatori. E il convento organizzato per riceverli, compreso i parcheggi a pagamento automatico. Ma l'atmosfera è suggestiva, gli olivetani discreti (una zona del convento è riservata alla clausura). Gli olivetani hanno il saio bianco perché particolarmente devoti alla Madonna, leggiamo sul sito del convento. Ne vedo uno con un saio bianco chiaramente estivo perché lascia trasparire i pantaloni corti e scuri che ci sono sotto. Un frate, molto gentile e colto, ci illustra il ciclo di affreschi sulla vita e i miracoli di San Benedetto del Sodoma e di Luca Signorelli che adornano il chiostro.
In una cappella, Eileen scopre l'immagine di San Paco. Questa poi... La fotografo e la mando subito ai suoi genitori a Ferrara.
Questa notte ho sognato che avevamo la casa invasa di gatti e che però mancavano sia Paco che Pepe e io dicevo: "Questa volta hanno esagerato, invitare i loro amici e non farsi nemmeno vedere..."
La mensa del convento è già apparecchiata. Ci sono una trentina di seggiole e di coperti su una grande tavola a U in un bel salone affrescato dove non si può entrare. Noto che ogni due coperti c'è una bottiglia d'acqua e un recipiente con olio, aceto, sale e pepe. Mi sembra esagerata un'oliera ogni due persone. A pranzo a casa Luca ricorda il divieto di parlarsi fra loro che avevano o hanno i frati. E allora penso che (forse) la presenza di tante oliere sia legata a questo divieto. Se ce ne fossero meno i frati sarebbero obbligati a rivolgersi la parola almeno a tavola.
A ritorno il Tom Tom ci porta per una strada diversa da quella dell'andata. Chissà per quale strano motivo. Molto più lunga tortuosa. Ma bellissima: sempre le torri di Siena all'orizzonte ora a destra ora a sinistra, colline dolci e coltivate attornoe i calanchi improvvisi delle crete sotto di noi.
Nel pomeriggio si gioca con i nipoti. In cambio mi faccio aiutare con il tedesco del Colonnello Schmidt da sistemare. La sera l'immancabile scopone scientifico. Ma è ormai insopportabile: vincono sempre le due Eileen anche se pensano ad altro. I 7 arrivano sempre a loro, gli ori pure... Una vergogna. Come direbbe il Colonnello Schmidt, un conto è perde da una coppia più brava, un conto è perdere da chi gioca per far passare il tempo.
Domenica.
Ho letto i giornali. La Repubblica titola: "Allarme Grecia, Berlino: Basta aiuti". Niente sembra essere cambiato negli ultimi mesi. Se non in peggio. Il discorso del Colonnello Schmidt sembra scritto oggi, non il 3 agosto. A pag. 2 addirittura un titolo dice "La Merkel naviga a vista". Se non l'avessi sistemato ieri non ci crederei.
Riassumiamo. Mi aspettavo un Fidia dissotterrato e invece ne abbiamo 2. Non pensavo a niente di archelogico e invece abbiamo la scoperta del secolo e il suo smembramento in diversi pezzi. Pensavo a un noir politico economico e invece il Colonnello insiste per una trama "culturale"... "Romanzo culturale", chissà cosa ne penserebbe De Cataldo.
L'autore (che si presenta come strumento inconsapevole di un vecchio dirigente della Stasi) scrive un testo al Pc e lo dimentica in una toilette della città di Nafpaktos (Lepanto). Uno dei titoli possibili suona "La nuova alleanza di Lepanto". Ora, dal discorso di Schmidt, si comincia a capire perché. Sul Byron del terzo titolo ancora non si capisce cosa c'entra.
I burattinai di tutta la vicenda sono vecchi comunisti (forse nemmeno ex) che si conoscono fra loro da molti anni. L'obiettivo sembra essere quello di riscattare la Grecia agli occhi dell'Europa (e del mondo, si direbbe).
Non mi è ancora chiaro cos'abbiano in testa e cosa c'entri la statua di Fidia con tutto questo. Se Aliki non fosse andata a Berlino sarebbe passata per Siena e forse avrebbe potuto farci capire qualcosa di più. Non mi resta che continuare a tradurre con il traduttore automatico dal greco, ma è un lavoraccio: all'inizio il testo che ne viene fuori sembra appartenere a una commedia comica. Vedremo.
In campagna ci si riposa un po' meno del previsto. Ieri siamo andati tutti a visitare il convento di Monte Oliveto Maggiore. A un'ora di macchina da qui, in mezzo alle "crete senesi" in una zona che, quando fu fondato il convento, nel 1200, chiamavano il deserto. Ora è verde e molto frequentata dai visitatori. E il convento organizzato per riceverli, compreso i parcheggi a pagamento automatico. Ma l'atmosfera è suggestiva, gli olivetani discreti (una zona del convento è riservata alla clausura). Gli olivetani hanno il saio bianco perché particolarmente devoti alla Madonna, leggiamo sul sito del convento. Ne vedo uno con un saio bianco chiaramente estivo perché lascia trasparire i pantaloni corti e scuri che ci sono sotto. Un frate, molto gentile e colto, ci illustra il ciclo di affreschi sulla vita e i miracoli di San Benedetto del Sodoma e di Luca Signorelli che adornano il chiostro.
In una cappella, Eileen scopre l'immagine di San Paco. Questa poi... La fotografo e la mando subito ai suoi genitori a Ferrara.
Questa notte ho sognato che avevamo la casa invasa di gatti e che però mancavano sia Paco che Pepe e io dicevo: "Questa volta hanno esagerato, invitare i loro amici e non farsi nemmeno vedere..."
La mensa del convento è già apparecchiata. Ci sono una trentina di seggiole e di coperti su una grande tavola a U in un bel salone affrescato dove non si può entrare. Noto che ogni due coperti c'è una bottiglia d'acqua e un recipiente con olio, aceto, sale e pepe. Mi sembra esagerata un'oliera ogni due persone. A pranzo a casa Luca ricorda il divieto di parlarsi fra loro che avevano o hanno i frati. E allora penso che (forse) la presenza di tante oliere sia legata a questo divieto. Se ce ne fossero meno i frati sarebbero obbligati a rivolgersi la parola almeno a tavola.
A ritorno il Tom Tom ci porta per una strada diversa da quella dell'andata. Chissà per quale strano motivo. Molto più lunga tortuosa. Ma bellissima: sempre le torri di Siena all'orizzonte ora a destra ora a sinistra, colline dolci e coltivate attornoe i calanchi improvvisi delle crete sotto di noi.
Nel pomeriggio si gioca con i nipoti. In cambio mi faccio aiutare con il tedesco del Colonnello Schmidt da sistemare. La sera l'immancabile scopone scientifico. Ma è ormai insopportabile: vincono sempre le due Eileen anche se pensano ad altro. I 7 arrivano sempre a loro, gli ori pure... Una vergogna. Come direbbe il Colonnello Schmidt, un conto è perde da una coppia più brava, un conto è perdere da chi gioca per far passare il tempo.
Domenica.
Ho letto i giornali. La Repubblica titola: "Allarme Grecia, Berlino: Basta aiuti". Niente sembra essere cambiato negli ultimi mesi. Se non in peggio. Il discorso del Colonnello Schmidt sembra scritto oggi, non il 3 agosto. A pag. 2 addirittura un titolo dice "La Merkel naviga a vista". Se non l'avessi sistemato ieri non ci crederei.
Riassumiamo. Mi aspettavo un Fidia dissotterrato e invece ne abbiamo 2. Non pensavo a niente di archelogico e invece abbiamo la scoperta del secolo e il suo smembramento in diversi pezzi. Pensavo a un noir politico economico e invece il Colonnello insiste per una trama "culturale"... "Romanzo culturale", chissà cosa ne penserebbe De Cataldo.
L'autore (che si presenta come strumento inconsapevole di un vecchio dirigente della Stasi) scrive un testo al Pc e lo dimentica in una toilette della città di Nafpaktos (Lepanto). Uno dei titoli possibili suona "La nuova alleanza di Lepanto". Ora, dal discorso di Schmidt, si comincia a capire perché. Sul Byron del terzo titolo ancora non si capisce cosa c'entra.
I burattinai di tutta la vicenda sono vecchi comunisti (forse nemmeno ex) che si conoscono fra loro da molti anni. L'obiettivo sembra essere quello di riscattare la Grecia agli occhi dell'Europa (e del mondo, si direbbe).
Non mi è ancora chiaro cos'abbiano in testa e cosa c'entri la statua di Fidia con tutto questo. Se Aliki non fosse andata a Berlino sarebbe passata per Siena e forse avrebbe potuto farci capire qualcosa di più. Non mi resta che continuare a tradurre con il traduttore automatico dal greco, ma è un lavoraccio: all'inizio il testo che ne viene fuori sembra appartenere a una commedia comica. Vedremo.
sabato 18 agosto 2012
Il mistero della chiave Usb (9)
Cap. V (termine)
Il testamento del Colonnello
L'ultima parte del quinto capitolo mi ha posto non pochi problemi di traduzione e sistemazione perché ho dovuto usare anche un traduttore automatico dal tedesco, essendo che l'autore ha preferito (bontà sua) lasciare i dialoghi nelle due lingue originali dei protagonisti: Zisis e il Colonnello Sigmund Schmidt. Trascrivo e mi scuso per il ritardo. I titoli sono miei.
- Buongiorno Sigmund, mi sono collegato a Skype, come hai chiesto. Mia figlia, che ha fatto il collegamento, è uscita. Mi ha spiegato come spegnere quando ho finito e pertanto credo di poter parlare tranquillamente, se questa macchina funziona davvero.
- Certo che funzionerà davvero... Buongiorno, Zisis. Non credere che io sia esperto, mi sono fatto preparare tutto da un mio collaboratore che mi ha messo anche un microfono e una cuffia. Ti sento in stereofonia...
- Volevo dirti che da noi le cose hanno funzionato. Direi che siamo riusciti a fare tutto quello che avevamo convenuto. Anche se ho dovuto inventarmi qualcosa per raggiungere lo scopo. E tu?
- Ho saputo che hai voluto fare uno scherzo ai tuoi amici...
- Era necessario, per non perdere tempo... Ma come fai a saperlo Sig?
- Semplicemente leggendo i giornali... In questi giorni abbiamo scandagliato tutte le notizie su Atene su tutte le reti di comunicazione del mondo. Non mi poteva sfuggire la messa in scena: quel povero Fidias...
- Non temere, era un poco di buono... Cercavo qualcosa per incastrare il mio amico commissario... quando ho visto il nome, non ho resistito. Dimmi di te piuttosto.
- Anche noi tutto secondo il programma che sai. Parti della statua sono state distribuite in alcune delle capitali europee che ti avevo anticipato. Non tutte con la targhetta del Pergamon... Oltre ad Atene, un pezzo è arrivato in Italia, uno a Madrid e uno a Parigi. Ho pensato che Lisbona fosse un rischio. Troppo lontani dalla sensibilità classica. E poi dove? Al Gulbenkian che è una Fondazione privata nemmeno portoghese? No, meglio tenerli fuori, per ora.
- Per l'Italia non avrai mica scelto i musei Vaticani vero? Quelli sono capaci che non dicono niente a nessuno e se la tengono per secoli...
- No, per l'Italia ho dovuto cambiare schema. Ho fatto anche io un piccolo diversivo. L'ho fatta arrivare in Sicilia. Lì almeno sanno di cosa stiamo parlando. Poi mi interessava coinvolgere uno scrittore in particolare... che penso sarebbe d'accordo con il nostro progetto. L'ho fatta trovare a casa di Pirandello ai piedi di un vaso greco che è servito da urna... Pensa che quella casa si chiama Kaos... nemmeno io potevo resistere.
- Non è rischioso in Sicilia, Sigfrid? Lì il territorio è molto controllato dagli interessi criminali e noi non abbiamo più nessuno su cui contare, se non sbaglio...
- Infatti. Ma gente perbene ce n'è ancora per fortuna, fidati... L'ho fatta arrivare direttamente dal mare a Porto Empedocle. Poi da lì è stato un gioco... Ho spedito una lettera al Sindaco e vedrai che l'amo ha già preso. In Spagna e Francia ho usato vecchie conoscenze fidate. Il Prado e il Louvre hanno già ricevuto i pezzi e li stanno studiando da quel che so... Come voi, del resto...
- Hai già trovato anche gli autori?
- In Spagna sì, era facile. Anche se il mio amico Manuel se n'è andato. In Francia ho qualche dubbio... Sim non c'è più (Izzo, nemmeno) e l'idea di coinvolgere quella ragazza con lo pseudonimo non mi piace, anche se il suo commissario farebbe proprio a caso nostro...
- Hai un pregiudizio antifemminile Sigmund? Da quando in qua, vecchio mio...
- Affatto. Ho un pregiudizio per quelli che simpatizzano con i terroristi, Zisis. Dovresti saperlo. Ma in questo la Francia è terribilmente dissociata. Sensi di colpa collettivi per quello che hanno fatto in Algeria, immagino... Ci penserò.
- Perché è così importante che anche altri musei abbiano un pezzo di Athena? Ci pensavo in questi giorni ma non sono sicuro di aver capito bene.
- Perché la nostra operazione è duplice. Un intervento sul piano più politico, di persuasione forzosa, si direbbe. L'altro, sul terreno più forte di uno scandalo culturale. Se la Grecia rivendica una statua dalla Germania oggi può sembrare un'invenzione, se non un tentativo di sviare l'attenzione dell'Unione Europea. Se altri paesi possono testimoniare che effettivamente anche loro hanno dei frammenti dell'Athena di Fidia con la targhetta del Pergamon Museum che l'ha tenuta segreta per 70 anni... capisci che è ben diverso. E poi c'è un aspetto di pressione economica che ti dirò al momento giusto.
- Che tempi abbiamo Sigmund?
- Una ventina di giorni, direi. Bisogna far scattare la trappola prima che Samaràs faccia il suo viaggio ufficiale in Germania, in modo che la Signora Merkel possa decidere se parlargliene lei o aspettare per rispondere a una richiesta fatta dalla Grecia. O fingere di nulla e rischiare lo scandalo.
- Ma gli scrittori che stiamo coinvolgendo non riusciranno a fare nulla in venti giorni, troppo vicino.
- Infatti. Loro sono il nostro paracadute, in un certo senso... E sono quelli che comunque vadano le cose racconteranno a tutti cosa è accaduto. Devi ammettere, Zisis, i tempi sono un po' cambiati... Il libro di uno scrittore famoso vale molto di più sull'opinione pubblica di quanto non valga la dichiarazione di un Ministro o di un Cancelliere (o di un Segretario di partito).
- Io però non mi fido di Samaràs, Sigfrid... L'Europa ci ha fatto mettere al Governo quelli che hanno la responsabilità di ciò che è accaduto in Grecia negli ultimi decenni.
- Infatti. Non mi fido di Samaràs nemmeno io. E di nessuno dei governanti europei di questo momento. Per questo abbiamo organizzato un'offensiva culturale... Però Zisis, non è un problema solo vostro... Guardati intorno: la mediocrità politica ha preso il potere ovunque. A partire dalla Germania... Ai nostri tempi la Merkel, anche nella Germania Occidentale, non sarebbe diventata nulla più che la dirigente della CDU di un Land. Nella DDR dove è nata, al massimo avrebbe fatto la Segretaria dell'Associazione femminile della SED, a dir molto. Ed è una persona con un certo talento... Pensa l'Italia che per 10 anni si è lasciata governare dal buffone di corte... solo perché era ricco. In Spagna hanno messo uno che ha perso tempo a litigare con la Chiesa mentre, letteralmente, la casa gli bruciava sotto il sedere e lui nemmeno se ne accorgeva, scusa l'espressione amico mio... No, una delle cose che mi affligge di più è la mediocrità che si è diffusa ovunque, in tutti i campi... Che sia una conseguenza della società dell'informazione che finisce per appiattire tutto? Non so... L'informazione di massa si è mangiata la formazione di massa e la selezione delle eccellenze. Non avrei mai immaginato di dover rimpiangere gli Adenauer e i Köhl, o anche i De Gasperi, i Togliatti e i De Gaulle: quelli avevano un disegno in testa, anche se non era il mio... Questi navigano a vista... Ma forse ho usato un termine nautico a sproposito amico mio...
- Non a sproposito per la politica Sig. Ma non dimenticare che navigando a vista noi greci abbiamo riempito il Mediterraneo di colonie quando voi ancora eravate barbari della Selva Nera...
- È vero... (risate), sei di buon umore vedo. E mi fa piacere. Io alterno ottimismo e tristezza...
- Continua a farmi il quadro della situazione Sig, mi interessa la tua lettura della fase...
- L'unico su cui ponevo delle speranze per la sua visione non miope era Dominique Strauss-Kahn, guarda com'è finito... Ma per colpa sua! Non ridere... Pensa Zisiz che gli avevo anche fatto arrivare un messaggio tempo fa (dalle persone giuste: io non ho contatti diretti): "Attento che ti stanno preparando una trappola..." E infatti. Ma lui aveva una strategia adatta a questo inizio di millennio dove le cose sembrano essersi girate nella direzione opposta agli ultimi decenni del secolo scorso. È finita la fase in cui era possibile che qualcuno crescesse a scapito di altri: in un solo paese e nel mondo globale... Ora, su scala planetaria è necessario spendere per far crescere i più poveri, perché anche i ricchi possano avere un futuro... E lui l'aveva capito: se l'Occidente accentua le diseguaglianze vince l'Oriente: o sui mercati o con le ondate migratorie o con i terrorismo. Invece al posto di Sarkozy, invece di Strauss-Kahn, c'è andato un bravo dirigente della Gioventù socialista francese... niente di più... mentre DSK, come lo chiamano, avrebbe potuto aprire una nuova fase... Anche se restava al Fondo Monetario Internazionale, al posto di quella insipida signora...
- Per un attimo ho pensato, nei mesi scorsi, che tu puntassi proprio su Hollande per ridimensionare la Merkel...
- Per un attimo l'ho sperato anche io. Ma nel nostro mestiere bisogna essere soprattutto realisti, amico mio, e sperare poco...
- Quindi non abbiamo nessun possibile alleato sul piano politico da mettere in campo, mi par di capire... Nemmeno in Germania?
- No, soprattutto in Germania. In Germania non accetterebbero la nostra proposta, forse non capirebbero nemmeno... Amo molto il mio Paese come sai, Zisis, ma non ho nessuna speranza che da solo cambi la propria politica. Anche se è una politica suicida... L'unico che potrebbe intervenire, nel modo e con l'autorevolezza giusta, a costruire la "Nuova Alleanza" sarebbe il Presidente della Repubblica dell'Italia. L'unico in grado di spiegarla e farsi appoggiare anche da Obama. Ma sta seduto troppo in alto. Non ha mai avuto nulla a che fare con noi e non si fiderebbe certo di un ex Colonnello della Stasi... E poi adesso è troppo schierato a sostenere il Governo italiano che ha fatto nascere lui. No, non lo farebbe nemmeno se conoscesse il nostro progetto... Pensa Zisis, lo chiamano "Governo tecnico...", ai nostri tempi la sola parola ci avrebbe fatto inorridire... È vero che la classe politica in Italia è ampiamente screditata. Ma questo non aumenta la qualità di un Governo di dilettanti che si improvvisano ministri... Governare un Paese non è come governare un'azienda e nemmeno come dirigere un'Università. Per governare bene un Paese bisogna conoscerne la struttura sociale, l'essenza... Bisogna farne parte, nel bene e nel male. Bisogna amarne i difetti e avere la forza di valorizzare i pregi... Non lo possono fare le èlites autoreferenziali e nemmeno gli euro burocrati... Prima o poi il popolo italiano si riprenderà il diritto di decidere i propri leader, è solo questione di tempo. Anche se il nuovo Governo politico potrebbe essere peggiore di quello "tecnico" che c'è oggi...
- E tu non pensi che dalla Russia possano magari arrivare segnali verso i governi europei che possano aiutarci? È un partner economico molto importante per l'Europa...
- Sono screditati a livello internazionale, Zisis... Si sono messi ad appoggiare un regime sanguinario come quello siriano illudendosi che in questo mondo ci siano ancora le aree di influenza politica. E sperano di poter giocare una partita nei conflitti intermusulmani, un campo in cui si sono giocati ogni reputazione trent'anni fa...
- Non hai nessuna fiducia in Putin, mi pare di capire e nemmeno nei suoi successori...
- Perché Putin l'ho conosciuto di persona quando era ragazzo e già allora si occupava soprattutto del suo ruolo personale e della sua carriera. Ogni missione che gli affidavano piegata a quegli obiettivi. Abile, non lo nego. Ma lui ama il potere per il potere, Zisis. Non gli interessa la "causa", per usare una espressione che potrebbe piacerti. Poi, lì siamo ancora in una fase di transizione: dalla dittatura del Pcus all'oligarchia economica, come sai... Ci vuole tempo per capire.
- Sigmund, scusami la domanda, ma te la volevo fare da tempo... Non hai mai pensato di poter servire meglio la Germania tornando a militare in un partito? Credo che tu avresti le qualità e le esperienze giuste, penso che avresti potuto essere un ottimo Ministro degli Esteri...
- Caro amico, lo prendo come un complimento, ma io sono un frutto fuori stagione per il mio Paese. Pensavo davvero di guidare una locomotiva potente, Zisis, a te lo posso dire, quando mi sono accorto che ero sul vagone di coda dell'Europa era ormai troppo tardi... Ora mi do da fare, per quel che posso, per evitare che il mio popolo si faccia del male da solo: torni a farsi del male da solo...
- È un peccato Sigfrid...
- No, non è un peccato. Se la tua parola peccato allude a una oggettività esterna... Qui, alla base di tutto, c'è un mio errore. Sono io che ho sbagliato valutazione della realtà, non la realtà che mi ha trattato male... Un peccato mio, se vuoi... Comunque ho il mio lavoro, come sai, e poi mi restano gli studi e il pianoforte. Non mi lamento.
- Ma Sigfrid, tu non sei solo vero? Hai una famiglia...
- Questo, Zisis, con tutta l'amicizia che ci lega e il rispetto è un tema che non vorrei toccare...
- Scusami Sigfrid, non avrei dovuto, dopo tanti anni mi sono dimenticato le regole... Continui ancora a studiare gli antichi filosofi?
- Certo, più lo faccio più mi accorgo che ho ancora molto da capire... e più amo il vostro Paese. Pensa, amico mio, i vostri antenati non avevano nessuna tecnologia a disposizione, forse solo il compasso... Non avevano nemmeno dei numeri facili da maneggiare, eppure sono riusciti a comprendere quasi tutto il percepibile e intuire ciò che non era percepibile... Un capolavoro della mente umana che non si è mai più verificato nella storia in misura così diffusa e concentrata nel tempo e nello spazio. Non solo per la storia dell'arte e la filosofia ma per la geometria, la fisica, l'astronomia... Un pensiero talmente lucido e una sintesi così compatta che per aggiungere qualcosa al pensiero greco, sono dovuti passare più di mille anni... Ti rendi conto? Mille anni di studi e applicazioni ma nemmeno una novità teorica. Sono convinto che l'hanno potuto fare perché si erano liberati delle distorsioni religiose (e perché migliaia di schiavi lavoravano per loro). O meglio, perché hanno tenuto i loro incubi mitologici separati dal pensiero razionale. Ho letto da qualche parte, Zisis, un giudizio illuminante sui tuoi antenati...
- Sono curioso di sentirlo, Sigmund. Quando parli di noi riesci a farmi ancora sentire l'orgoglio di essere greco...
- Quando duemila e cinquecento anni fa si è diffusa una pulsione monoteista nel Medio Oriente e sulle rive del Mediterraneo, i Greci sono stati gli unici ad applicare questa ricerca dell'unità al pensiero filosofico e scientifico e non a quello religioso... Fantastico! Da qui la grande sintesi. I greci hanno lasciato la loro religione nel kaos politeista e hanno cominciato a togliere ragnatele e incrostazioni al pensiero umano... Da questo i loro risultati millenari... Pensa che anche i romani, con tutta la loro potenza, forse sono riusciti ad inventarsi di nuovo solo i ponti e le volte, nient'altro... Certo, hanno scritto il diritto moderno, le regole, hanno riempito il mondo di strade e di eserciti per far rispettare le loro regole, ma come pensiero puro... deludenti. Troppo impegnati a fare. Pensa, amico mio, l'ironia della sorte. Il popolo tedesco è forse quello che negli ultimi secoli ha capito e amato di più la Grecia classica. Più ancora degli inglesi... I francesi sono dei dilettanti, gli americani non sanno nemmeno dove il vostro Paese sia collocato sull'atlante... (e nemmeno chi sia Atlante)... Però i tedeschi si comportano come i romani e non come i greci che amano. Di fronte alle regole perdono di vista l'obiettivo. Il come fa gioco sul cosa e sul perché. Le regole sono un a priori e non una banale convenzione contrattuale fra cittadini...
Conosci l'episodio della morte di Archimede, Zisis?
- No Sigmund ma mi fa piacere impararlo, anche se da un tedesco...
- Hai ragione, scusami. Ma volevo solo spiegarti cosa mi fa arrabbiare del mio Paese... Bene. È una leggenda, ma siccome la riporta Plutarco, ha un suo significato. Archimede stava tentando di risolvere un problema di geometria, forse era seduto sulla sabbia a disegnare con uno stecco in mano... Arriva un soldato romano che aveva l'ordine di arrestarlo e portarlo all'accampamento del generale Claudio Marcello che ben conosceva le sue doti. Archimede dice al soldato di aspettare perché prima deve risolvere il problema e il soldato lo uccide. Perché nella sua testa uno dei più grandi geni dell'umanità non poteva disubbidire al suo ordine. L'unica speranza è che Marcello l'abbia fatto crocifiggere quel soldato, ma non credo...
Ecco, amico mio, a Berlino c'è un bel monumento ad "Archimede di Siracusa", ma quel comportamento sarebbe stato esattamente quello di un qualsiasi soldato della Wehrmacht. E forse anche di un qualsiasi cittadino tedesco. Se non segui le regole non meriti in mio rispetto e la mia comprensione, come se le regole fossero un'entità sacra... un prolungamento dei dieci comandamenti... Questo è quello che volevo dirti... È lo stesso atteggiamento che i tedeschi hanno oggi con la Grecia e gli altri paesi del Mediterraneo. E questo mi indigna, soprattutto per la Grecia, che non costa molto salvare (il costo di una manovra di contenimento delle spese in uno qualsiasi degli stati europei) e non vogliono farlo perché non ha "rispettato le regole"... soprattutto per questo. Ma noi li costringeremo a ripensarci, amico mio... A guardare oltre la punta del loro naso... È paradossale che siano dei vecchi comunisti ad avere oggi la visione larga e lunga che dovrebbero avere loro. Ma forse non è troppo strano... Non ti pare?
- Noi avevamo una cultura internazionale che si è perduta...
- È vero: eravamo certamente daltonici ma avevamo uno sguardo più aperto sul mondo diviso in blocchi di quanto non vi sia oggi sul mondo globale... Che tristezza...
- Ma la nostra battaglia sta continuando, Sigfrid, non è il momento di essere tristi...
- Hai ragione. E se lavoriamo bene ce la possiamo ancora fare. Mi rattrista solo il pensiero che chi ci ha sconfitto non sia il meglio del pensiero occidentale, come temevamo, ma eredi di teorie nate già morte. Gente poco strutturata. Pensa amico mio che se c'è una cosa di cui la Germania era specialista è l'arte della guerra. Bene, come si può immaginare che se il proprio impero è sotto attacco sul confine orientale tu indietreggi e dici che in fondo se perdi la Grecia non è poi così grave? Ti immagini la flotta cristiana a Lepanto che non accetta battaglia, indietreggia e va ad aspettare le navi turche nel golfo del Leone? Questo i romani non l'avrebbero mai potuto nemmeno concepire (e nemmeno Temistocle, ovvio). L'impero si difende in ogni suo punto di confine: sia dai vecchi barbari con le corna sul cappello che dai nuovi barbari della finanza. Altrimenti non dovevi costruirlo così grande: dovevi fare un'unione monetaria più stretta e una cintura di paesi con rapporti economici, commerciali e monetari privilegiati fin dall'inizio. Hanno voluto allargare l'area Euro, anche troppo, senza garanzie, dieci anni fa? Adesso hanno il dovere di difendere il sistema che hanno creato, troppo facile ripiegare a casa propria... Se non lo capiscono sul piano politico lo capiranno su quello culturale, cui non sono preparati... E su quello economico se serve: se non capisce la Merkel, lo capirà la Bundesbank. Ma, ogni cosa a suo tempo. Ora ti lascio, amico mio ma ricordati della tua promessa, se la nuova alleanza, come spero, avrà buon esito.
- Sarà un un onore per me Colonnello. Ti porterò a cena da "O Cavos", la migliore "psarotaverna" del Golfo di Saronico e poi, in macchina faremo tutta la litoranea fino a Capo Sounion, a visitare il tempio di Poseidone al chiaro di luna.
- Penso che dovrai procurarti una scala e gli strumenti adatti allo scopo, Zisis...
- Naturalmente. Non temere, Sigmund: ho già tutto l'occorrente nel garage di casa mia...
- Scusami amico mio, la mia mania di occuparmi dei particolari alle volte mi fa essere maleducato...
- Non ti preoccupare di questo, ti auguro una buona serata.
- Anche a te, Zisis.
Questo testo mi è stato spedito via mail dall'Agenzia SpartaKus di Berlino in data 3 agosto 2012, per volere del Colonnello Sigmund Schmidt che autorizza me, Zisis Bouriatidis, a inoltrarlo all'attenzione del Comissario Charitos della Polizia di Atene.
Il testamento del Colonnello
L'ultima parte del quinto capitolo mi ha posto non pochi problemi di traduzione e sistemazione perché ho dovuto usare anche un traduttore automatico dal tedesco, essendo che l'autore ha preferito (bontà sua) lasciare i dialoghi nelle due lingue originali dei protagonisti: Zisis e il Colonnello Sigmund Schmidt. Trascrivo e mi scuso per il ritardo. I titoli sono miei.
- Buongiorno Sigmund, mi sono collegato a Skype, come hai chiesto. Mia figlia, che ha fatto il collegamento, è uscita. Mi ha spiegato come spegnere quando ho finito e pertanto credo di poter parlare tranquillamente, se questa macchina funziona davvero.
- Certo che funzionerà davvero... Buongiorno, Zisis. Non credere che io sia esperto, mi sono fatto preparare tutto da un mio collaboratore che mi ha messo anche un microfono e una cuffia. Ti sento in stereofonia...
- Volevo dirti che da noi le cose hanno funzionato. Direi che siamo riusciti a fare tutto quello che avevamo convenuto. Anche se ho dovuto inventarmi qualcosa per raggiungere lo scopo. E tu?
- Ho saputo che hai voluto fare uno scherzo ai tuoi amici...
- Era necessario, per non perdere tempo... Ma come fai a saperlo Sig?
- Semplicemente leggendo i giornali... In questi giorni abbiamo scandagliato tutte le notizie su Atene su tutte le reti di comunicazione del mondo. Non mi poteva sfuggire la messa in scena: quel povero Fidias...
- Non temere, era un poco di buono... Cercavo qualcosa per incastrare il mio amico commissario... quando ho visto il nome, non ho resistito. Dimmi di te piuttosto.
- Anche noi tutto secondo il programma che sai. Parti della statua sono state distribuite in alcune delle capitali europee che ti avevo anticipato. Non tutte con la targhetta del Pergamon... Oltre ad Atene, un pezzo è arrivato in Italia, uno a Madrid e uno a Parigi. Ho pensato che Lisbona fosse un rischio. Troppo lontani dalla sensibilità classica. E poi dove? Al Gulbenkian che è una Fondazione privata nemmeno portoghese? No, meglio tenerli fuori, per ora.
- Per l'Italia non avrai mica scelto i musei Vaticani vero? Quelli sono capaci che non dicono niente a nessuno e se la tengono per secoli...
- No, per l'Italia ho dovuto cambiare schema. Ho fatto anche io un piccolo diversivo. L'ho fatta arrivare in Sicilia. Lì almeno sanno di cosa stiamo parlando. Poi mi interessava coinvolgere uno scrittore in particolare... che penso sarebbe d'accordo con il nostro progetto. L'ho fatta trovare a casa di Pirandello ai piedi di un vaso greco che è servito da urna... Pensa che quella casa si chiama Kaos... nemmeno io potevo resistere.
- Non è rischioso in Sicilia, Sigfrid? Lì il territorio è molto controllato dagli interessi criminali e noi non abbiamo più nessuno su cui contare, se non sbaglio...
- Infatti. Ma gente perbene ce n'è ancora per fortuna, fidati... L'ho fatta arrivare direttamente dal mare a Porto Empedocle. Poi da lì è stato un gioco... Ho spedito una lettera al Sindaco e vedrai che l'amo ha già preso. In Spagna e Francia ho usato vecchie conoscenze fidate. Il Prado e il Louvre hanno già ricevuto i pezzi e li stanno studiando da quel che so... Come voi, del resto...
- Hai già trovato anche gli autori?
- In Spagna sì, era facile. Anche se il mio amico Manuel se n'è andato. In Francia ho qualche dubbio... Sim non c'è più (Izzo, nemmeno) e l'idea di coinvolgere quella ragazza con lo pseudonimo non mi piace, anche se il suo commissario farebbe proprio a caso nostro...
- Hai un pregiudizio antifemminile Sigmund? Da quando in qua, vecchio mio...
- Affatto. Ho un pregiudizio per quelli che simpatizzano con i terroristi, Zisis. Dovresti saperlo. Ma in questo la Francia è terribilmente dissociata. Sensi di colpa collettivi per quello che hanno fatto in Algeria, immagino... Ci penserò.
- Perché è così importante che anche altri musei abbiano un pezzo di Athena? Ci pensavo in questi giorni ma non sono sicuro di aver capito bene.
- Perché la nostra operazione è duplice. Un intervento sul piano più politico, di persuasione forzosa, si direbbe. L'altro, sul terreno più forte di uno scandalo culturale. Se la Grecia rivendica una statua dalla Germania oggi può sembrare un'invenzione, se non un tentativo di sviare l'attenzione dell'Unione Europea. Se altri paesi possono testimoniare che effettivamente anche loro hanno dei frammenti dell'Athena di Fidia con la targhetta del Pergamon Museum che l'ha tenuta segreta per 70 anni... capisci che è ben diverso. E poi c'è un aspetto di pressione economica che ti dirò al momento giusto.
- Che tempi abbiamo Sigmund?
- Una ventina di giorni, direi. Bisogna far scattare la trappola prima che Samaràs faccia il suo viaggio ufficiale in Germania, in modo che la Signora Merkel possa decidere se parlargliene lei o aspettare per rispondere a una richiesta fatta dalla Grecia. O fingere di nulla e rischiare lo scandalo.
- Ma gli scrittori che stiamo coinvolgendo non riusciranno a fare nulla in venti giorni, troppo vicino.
- Infatti. Loro sono il nostro paracadute, in un certo senso... E sono quelli che comunque vadano le cose racconteranno a tutti cosa è accaduto. Devi ammettere, Zisis, i tempi sono un po' cambiati... Il libro di uno scrittore famoso vale molto di più sull'opinione pubblica di quanto non valga la dichiarazione di un Ministro o di un Cancelliere (o di un Segretario di partito).
- Io però non mi fido di Samaràs, Sigfrid... L'Europa ci ha fatto mettere al Governo quelli che hanno la responsabilità di ciò che è accaduto in Grecia negli ultimi decenni.
- Infatti. Non mi fido di Samaràs nemmeno io. E di nessuno dei governanti europei di questo momento. Per questo abbiamo organizzato un'offensiva culturale... Però Zisis, non è un problema solo vostro... Guardati intorno: la mediocrità politica ha preso il potere ovunque. A partire dalla Germania... Ai nostri tempi la Merkel, anche nella Germania Occidentale, non sarebbe diventata nulla più che la dirigente della CDU di un Land. Nella DDR dove è nata, al massimo avrebbe fatto la Segretaria dell'Associazione femminile della SED, a dir molto. Ed è una persona con un certo talento... Pensa l'Italia che per 10 anni si è lasciata governare dal buffone di corte... solo perché era ricco. In Spagna hanno messo uno che ha perso tempo a litigare con la Chiesa mentre, letteralmente, la casa gli bruciava sotto il sedere e lui nemmeno se ne accorgeva, scusa l'espressione amico mio... No, una delle cose che mi affligge di più è la mediocrità che si è diffusa ovunque, in tutti i campi... Che sia una conseguenza della società dell'informazione che finisce per appiattire tutto? Non so... L'informazione di massa si è mangiata la formazione di massa e la selezione delle eccellenze. Non avrei mai immaginato di dover rimpiangere gli Adenauer e i Köhl, o anche i De Gasperi, i Togliatti e i De Gaulle: quelli avevano un disegno in testa, anche se non era il mio... Questi navigano a vista... Ma forse ho usato un termine nautico a sproposito amico mio...
- Non a sproposito per la politica Sig. Ma non dimenticare che navigando a vista noi greci abbiamo riempito il Mediterraneo di colonie quando voi ancora eravate barbari della Selva Nera...
- È vero... (risate), sei di buon umore vedo. E mi fa piacere. Io alterno ottimismo e tristezza...
- Continua a farmi il quadro della situazione Sig, mi interessa la tua lettura della fase...
- L'unico su cui ponevo delle speranze per la sua visione non miope era Dominique Strauss-Kahn, guarda com'è finito... Ma per colpa sua! Non ridere... Pensa Zisiz che gli avevo anche fatto arrivare un messaggio tempo fa (dalle persone giuste: io non ho contatti diretti): "Attento che ti stanno preparando una trappola..." E infatti. Ma lui aveva una strategia adatta a questo inizio di millennio dove le cose sembrano essersi girate nella direzione opposta agli ultimi decenni del secolo scorso. È finita la fase in cui era possibile che qualcuno crescesse a scapito di altri: in un solo paese e nel mondo globale... Ora, su scala planetaria è necessario spendere per far crescere i più poveri, perché anche i ricchi possano avere un futuro... E lui l'aveva capito: se l'Occidente accentua le diseguaglianze vince l'Oriente: o sui mercati o con le ondate migratorie o con i terrorismo. Invece al posto di Sarkozy, invece di Strauss-Kahn, c'è andato un bravo dirigente della Gioventù socialista francese... niente di più... mentre DSK, come lo chiamano, avrebbe potuto aprire una nuova fase... Anche se restava al Fondo Monetario Internazionale, al posto di quella insipida signora...
- Per un attimo ho pensato, nei mesi scorsi, che tu puntassi proprio su Hollande per ridimensionare la Merkel...
- Per un attimo l'ho sperato anche io. Ma nel nostro mestiere bisogna essere soprattutto realisti, amico mio, e sperare poco...
- Quindi non abbiamo nessun possibile alleato sul piano politico da mettere in campo, mi par di capire... Nemmeno in Germania?
- No, soprattutto in Germania. In Germania non accetterebbero la nostra proposta, forse non capirebbero nemmeno... Amo molto il mio Paese come sai, Zisis, ma non ho nessuna speranza che da solo cambi la propria politica. Anche se è una politica suicida... L'unico che potrebbe intervenire, nel modo e con l'autorevolezza giusta, a costruire la "Nuova Alleanza" sarebbe il Presidente della Repubblica dell'Italia. L'unico in grado di spiegarla e farsi appoggiare anche da Obama. Ma sta seduto troppo in alto. Non ha mai avuto nulla a che fare con noi e non si fiderebbe certo di un ex Colonnello della Stasi... E poi adesso è troppo schierato a sostenere il Governo italiano che ha fatto nascere lui. No, non lo farebbe nemmeno se conoscesse il nostro progetto... Pensa Zisis, lo chiamano "Governo tecnico...", ai nostri tempi la sola parola ci avrebbe fatto inorridire... È vero che la classe politica in Italia è ampiamente screditata. Ma questo non aumenta la qualità di un Governo di dilettanti che si improvvisano ministri... Governare un Paese non è come governare un'azienda e nemmeno come dirigere un'Università. Per governare bene un Paese bisogna conoscerne la struttura sociale, l'essenza... Bisogna farne parte, nel bene e nel male. Bisogna amarne i difetti e avere la forza di valorizzare i pregi... Non lo possono fare le èlites autoreferenziali e nemmeno gli euro burocrati... Prima o poi il popolo italiano si riprenderà il diritto di decidere i propri leader, è solo questione di tempo. Anche se il nuovo Governo politico potrebbe essere peggiore di quello "tecnico" che c'è oggi...
- E tu non pensi che dalla Russia possano magari arrivare segnali verso i governi europei che possano aiutarci? È un partner economico molto importante per l'Europa...
- Sono screditati a livello internazionale, Zisis... Si sono messi ad appoggiare un regime sanguinario come quello siriano illudendosi che in questo mondo ci siano ancora le aree di influenza politica. E sperano di poter giocare una partita nei conflitti intermusulmani, un campo in cui si sono giocati ogni reputazione trent'anni fa...
- Non hai nessuna fiducia in Putin, mi pare di capire e nemmeno nei suoi successori...
- Perché Putin l'ho conosciuto di persona quando era ragazzo e già allora si occupava soprattutto del suo ruolo personale e della sua carriera. Ogni missione che gli affidavano piegata a quegli obiettivi. Abile, non lo nego. Ma lui ama il potere per il potere, Zisis. Non gli interessa la "causa", per usare una espressione che potrebbe piacerti. Poi, lì siamo ancora in una fase di transizione: dalla dittatura del Pcus all'oligarchia economica, come sai... Ci vuole tempo per capire.
- Sigmund, scusami la domanda, ma te la volevo fare da tempo... Non hai mai pensato di poter servire meglio la Germania tornando a militare in un partito? Credo che tu avresti le qualità e le esperienze giuste, penso che avresti potuto essere un ottimo Ministro degli Esteri...
- Caro amico, lo prendo come un complimento, ma io sono un frutto fuori stagione per il mio Paese. Pensavo davvero di guidare una locomotiva potente, Zisis, a te lo posso dire, quando mi sono accorto che ero sul vagone di coda dell'Europa era ormai troppo tardi... Ora mi do da fare, per quel che posso, per evitare che il mio popolo si faccia del male da solo: torni a farsi del male da solo...
- È un peccato Sigfrid...
- No, non è un peccato. Se la tua parola peccato allude a una oggettività esterna... Qui, alla base di tutto, c'è un mio errore. Sono io che ho sbagliato valutazione della realtà, non la realtà che mi ha trattato male... Un peccato mio, se vuoi... Comunque ho il mio lavoro, come sai, e poi mi restano gli studi e il pianoforte. Non mi lamento.
- Ma Sigfrid, tu non sei solo vero? Hai una famiglia...
- Questo, Zisis, con tutta l'amicizia che ci lega e il rispetto è un tema che non vorrei toccare...
- Scusami Sigfrid, non avrei dovuto, dopo tanti anni mi sono dimenticato le regole... Continui ancora a studiare gli antichi filosofi?
- Certo, più lo faccio più mi accorgo che ho ancora molto da capire... e più amo il vostro Paese. Pensa, amico mio, i vostri antenati non avevano nessuna tecnologia a disposizione, forse solo il compasso... Non avevano nemmeno dei numeri facili da maneggiare, eppure sono riusciti a comprendere quasi tutto il percepibile e intuire ciò che non era percepibile... Un capolavoro della mente umana che non si è mai più verificato nella storia in misura così diffusa e concentrata nel tempo e nello spazio. Non solo per la storia dell'arte e la filosofia ma per la geometria, la fisica, l'astronomia... Un pensiero talmente lucido e una sintesi così compatta che per aggiungere qualcosa al pensiero greco, sono dovuti passare più di mille anni... Ti rendi conto? Mille anni di studi e applicazioni ma nemmeno una novità teorica. Sono convinto che l'hanno potuto fare perché si erano liberati delle distorsioni religiose (e perché migliaia di schiavi lavoravano per loro). O meglio, perché hanno tenuto i loro incubi mitologici separati dal pensiero razionale. Ho letto da qualche parte, Zisis, un giudizio illuminante sui tuoi antenati...
- Sono curioso di sentirlo, Sigmund. Quando parli di noi riesci a farmi ancora sentire l'orgoglio di essere greco...
- Quando duemila e cinquecento anni fa si è diffusa una pulsione monoteista nel Medio Oriente e sulle rive del Mediterraneo, i Greci sono stati gli unici ad applicare questa ricerca dell'unità al pensiero filosofico e scientifico e non a quello religioso... Fantastico! Da qui la grande sintesi. I greci hanno lasciato la loro religione nel kaos politeista e hanno cominciato a togliere ragnatele e incrostazioni al pensiero umano... Da questo i loro risultati millenari... Pensa che anche i romani, con tutta la loro potenza, forse sono riusciti ad inventarsi di nuovo solo i ponti e le volte, nient'altro... Certo, hanno scritto il diritto moderno, le regole, hanno riempito il mondo di strade e di eserciti per far rispettare le loro regole, ma come pensiero puro... deludenti. Troppo impegnati a fare. Pensa, amico mio, l'ironia della sorte. Il popolo tedesco è forse quello che negli ultimi secoli ha capito e amato di più la Grecia classica. Più ancora degli inglesi... I francesi sono dei dilettanti, gli americani non sanno nemmeno dove il vostro Paese sia collocato sull'atlante... (e nemmeno chi sia Atlante)... Però i tedeschi si comportano come i romani e non come i greci che amano. Di fronte alle regole perdono di vista l'obiettivo. Il come fa gioco sul cosa e sul perché. Le regole sono un a priori e non una banale convenzione contrattuale fra cittadini...
Conosci l'episodio della morte di Archimede, Zisis?
- No Sigmund ma mi fa piacere impararlo, anche se da un tedesco...
- Hai ragione, scusami. Ma volevo solo spiegarti cosa mi fa arrabbiare del mio Paese... Bene. È una leggenda, ma siccome la riporta Plutarco, ha un suo significato. Archimede stava tentando di risolvere un problema di geometria, forse era seduto sulla sabbia a disegnare con uno stecco in mano... Arriva un soldato romano che aveva l'ordine di arrestarlo e portarlo all'accampamento del generale Claudio Marcello che ben conosceva le sue doti. Archimede dice al soldato di aspettare perché prima deve risolvere il problema e il soldato lo uccide. Perché nella sua testa uno dei più grandi geni dell'umanità non poteva disubbidire al suo ordine. L'unica speranza è che Marcello l'abbia fatto crocifiggere quel soldato, ma non credo...
Ecco, amico mio, a Berlino c'è un bel monumento ad "Archimede di Siracusa", ma quel comportamento sarebbe stato esattamente quello di un qualsiasi soldato della Wehrmacht. E forse anche di un qualsiasi cittadino tedesco. Se non segui le regole non meriti in mio rispetto e la mia comprensione, come se le regole fossero un'entità sacra... un prolungamento dei dieci comandamenti... Questo è quello che volevo dirti... È lo stesso atteggiamento che i tedeschi hanno oggi con la Grecia e gli altri paesi del Mediterraneo. E questo mi indigna, soprattutto per la Grecia, che non costa molto salvare (il costo di una manovra di contenimento delle spese in uno qualsiasi degli stati europei) e non vogliono farlo perché non ha "rispettato le regole"... soprattutto per questo. Ma noi li costringeremo a ripensarci, amico mio... A guardare oltre la punta del loro naso... È paradossale che siano dei vecchi comunisti ad avere oggi la visione larga e lunga che dovrebbero avere loro. Ma forse non è troppo strano... Non ti pare?
- Noi avevamo una cultura internazionale che si è perduta...
- È vero: eravamo certamente daltonici ma avevamo uno sguardo più aperto sul mondo diviso in blocchi di quanto non vi sia oggi sul mondo globale... Che tristezza...
- Ma la nostra battaglia sta continuando, Sigfrid, non è il momento di essere tristi...
- Hai ragione. E se lavoriamo bene ce la possiamo ancora fare. Mi rattrista solo il pensiero che chi ci ha sconfitto non sia il meglio del pensiero occidentale, come temevamo, ma eredi di teorie nate già morte. Gente poco strutturata. Pensa amico mio che se c'è una cosa di cui la Germania era specialista è l'arte della guerra. Bene, come si può immaginare che se il proprio impero è sotto attacco sul confine orientale tu indietreggi e dici che in fondo se perdi la Grecia non è poi così grave? Ti immagini la flotta cristiana a Lepanto che non accetta battaglia, indietreggia e va ad aspettare le navi turche nel golfo del Leone? Questo i romani non l'avrebbero mai potuto nemmeno concepire (e nemmeno Temistocle, ovvio). L'impero si difende in ogni suo punto di confine: sia dai vecchi barbari con le corna sul cappello che dai nuovi barbari della finanza. Altrimenti non dovevi costruirlo così grande: dovevi fare un'unione monetaria più stretta e una cintura di paesi con rapporti economici, commerciali e monetari privilegiati fin dall'inizio. Hanno voluto allargare l'area Euro, anche troppo, senza garanzie, dieci anni fa? Adesso hanno il dovere di difendere il sistema che hanno creato, troppo facile ripiegare a casa propria... Se non lo capiscono sul piano politico lo capiranno su quello culturale, cui non sono preparati... E su quello economico se serve: se non capisce la Merkel, lo capirà la Bundesbank. Ma, ogni cosa a suo tempo. Ora ti lascio, amico mio ma ricordati della tua promessa, se la nuova alleanza, come spero, avrà buon esito.
- Sarà un un onore per me Colonnello. Ti porterò a cena da "O Cavos", la migliore "psarotaverna" del Golfo di Saronico e poi, in macchina faremo tutta la litoranea fino a Capo Sounion, a visitare il tempio di Poseidone al chiaro di luna.
- Penso che dovrai procurarti una scala e gli strumenti adatti allo scopo, Zisis...
- Naturalmente. Non temere, Sigmund: ho già tutto l'occorrente nel garage di casa mia...
- Scusami amico mio, la mia mania di occuparmi dei particolari alle volte mi fa essere maleducato...
- Non ti preoccupare di questo, ti auguro una buona serata.
- Anche a te, Zisis.
Questo testo mi è stato spedito via mail dall'Agenzia SpartaKus di Berlino in data 3 agosto 2012, per volere del Colonnello Sigmund Schmidt che autorizza me, Zisis Bouriatidis, a inoltrarlo all'attenzione del Comissario Charitos della Polizia di Atene.
venerdì 17 agosto 2012
Il mistero della chiave Usb (8)
Cap. V (segue)
Pomodori al riso
Lo scrittore entrò nella taverna della Kiria Strofia, nel Keramikòs e vide subito che al banco c'era un posto libero accanto alla sagoma un po' corpulenta del Commissario Charitos della sezione omicidi della Polizia di Atene che sorseggiava un ouzo tra un'oliva e l'altra.
- La trovo un po' ingrassato, commissario...
- Kalimèra Maestro, oltre che un suo personaggio sono anche un uomo che si avvia alla sessantina... e a cui piace mangiare.
- Le ho detto tante volte di non chiamarmi Maestro...
- Va bene, va bene, vuole un po' di ouzo, Petros?
- Mai, dovrebbe saperlo... se avessero un aràk potrei pensarci...
- Credevo non ci fosse nessuna differenza tra i due...
- Enorme, commissario, enorme...
- Mi pare che lei sia di cattivo umore, mi dispiace.
- No, mi scusi Kostas, è solo il caldo... Non ricordo un'estate così insopportabile da molto tempo. Mangiamo?
- Ho già ordinato, mi sono permesso... Strofia porterà i suoi pomodori al riso fra qualche minuto. E una brocca di retsina gelata.
- Questo mi riconcilierà con la vita...
Poi Arriva la Kiria Strofia dietro il bancone con i pomodori e la retzina, saluta lo scrittore fingendo di non conoscerlo, scambia qualche frase col commissario sul fatto che oggi tutti si lamentano del caldo e torna di là in cucina.
Charitos inizia a raccontare la storia fin dall'inizio: il braccio di Athena ritrovato miracolosamente al Museo da Sotiris, uno dei custodi anziani, la quasi certezza che sia autentico, la targhetta del Pergamon Museum e tutto il resto. Lo scrittore lo guarda incredulo.
- E lei come ha saputo tutte queste cose, commissario? Non mi sembra sia il suo campo...
- Questa è la cosa più divertente... scusi l'aggettivo, ma quel pazzo di Zisis mi ha voluto coinvolgere ufficialmente per dare a lei qualcosa da scrivere...
- Non capisco...
- Zisis, il mio amico comunista, ricorda? Ma certo che ricorda... Per coinvolgermi ufficialmente e farmi entrare al Museo in veste da commissario, assieme ai suoi amici ha piazzato un morto in una delle toilette del Museo: un certo Fidias Raftopoulos. Un morto tutto ben vestito, senza ferite o altro... dissotterrato (o non ancora interrato) per l'occasione. Si era solo dimenticato di rimettergli le scarpe, così non ci è voluto molto per capire che era quasi uno scherzo. L'avevano preso al cimitero e portato lì con la complicità di Sotiris, il guardiano, e qualche altro amico, immagino. Sotiris è un'altra vecchia conoscenza del periodo della dittatura, dall'altra parte naturalmente. Ma, tutto sommato una brava persona...
- E a che scopo questa messa in scena?
- Per coinvolgermi, come le dicevo, per coinvolgermi nella storia vera, quella della statua, con piena competenza... O meglio, se devo essere sincero Petros, lo hanno fatto per coinvolge lei...
- Non capisco...
- Finisca i pomodori che io finisco la storia... Quando ho visto questo cadavere (troppo puzzolente per essere morto nella toilette la notte prima, mi scusi la precisazione tecnica) ho chiesto di poter parlare con il Direttore del Museo per domandargli se aveva qualche idea di cosa potesse essere successo. Così sono entrato nel suo ufficio e ho trovato un giovane, sicuramente perbene, agitatissimo per la mia presenza, che mi ha detto che era il secondo caso molto strano che si verificava nel giro di 48 ore nel suo Museo e mi ha raccontato (senza che glielo chiedessi e pregandomi dieci volte di non divulgare la notizia) la storia della statua di Athena. Quando mi ha detto che è stato Sotiris a trovare sia la statua che il morto mi sono insospettito. L'ho tranquillizzato e sono andato a cercare Zisis. Perché Sotiris non è in grado di architettare una scemenza del genere da solo. Zisis invece sì.
- E il vecchio comunista ha confessato?
- Prima ha finto di nulla... Lui continuava ad annaffiare il giardino mentre io parlavo. Quando ho minacciato di denunciarlo per trafugamento di cadavere si è messo a ridere che non finiva più...
- Un bel tipo non c'è che dire...
- Poi è tornato serio, anzi serissimo e mi ha raccontato una storia ancora più incredibile fatta di antiche statue greche scomparse che riappaiono in Germania e poi arrivano a pezzi in diverse città europee, tra cui Atene, ovviamente. E di un piano astutissimo organizzato in collaborazione tra lui e i suoi vecchi amici della Stasi (i servizi segreti della Germania Orientale) per "salvare la Grecia", sono parole sue.
- Salvare la Grecia dissotterrando cadaveri?
- Quello era un diversivo che aveva il solo scopo di consegnare a a me e lei, Petros, una nuova storia da scrivere.
- E quale sarebbe il senso finale di questa storia? Sinceramente comincio a pensare che Zisis stia invecchiando... come tutti noi del resto...
- Non lo sottovaluti, Petros. Zisis era serissimo e, mi è parso, molto in forma. Mi ha chiesto di dirle che la trama ce la racconterà poco alla volta, non subito. Voleva solo darle i primi spunti. Questione di pochi giorni e ci dirà anche il resto. Ci prega di essere molto riservati e di avere fiducia nella sua "rete internazionale di relazioni". Anche queste sono parole sue...
- Come faccio a scrivere una storia se non so prima come va a finire, commissario?
- Non lo so, Petros, non è il mio mestiere. Io le passerò, come sempre, le informazioni che ho.
- Va bene. Dica a Zisis che ci penso su. Ma lo avverta che non pubblico per questioni di principio una storia se non ne conosco la trama e se non mi piace.
- D'accordo... Però alle volte, commissario, ho l'impressione che Zisis sia più furbo, o meglio, più capace di noi di prevede le mosse sulla scacchiera...
- Perché?
- Perché mi ha pregato di dirle che non è necessario pubblicare la storia. L'importante è che lei cominci a scrivere. E ha usato una parola che non capivo: "divulgarla", dice che per lui è più importante divulgarla che non pubblicarla.
La Kiria Strofia portò due bicchierini di tzipurò. I due bevvero facendo toccare i bicchierini e si salutarono.
Pomodori al riso
Lo scrittore entrò nella taverna della Kiria Strofia, nel Keramikòs e vide subito che al banco c'era un posto libero accanto alla sagoma un po' corpulenta del Commissario Charitos della sezione omicidi della Polizia di Atene che sorseggiava un ouzo tra un'oliva e l'altra.
- La trovo un po' ingrassato, commissario...
- Kalimèra Maestro, oltre che un suo personaggio sono anche un uomo che si avvia alla sessantina... e a cui piace mangiare.
- Le ho detto tante volte di non chiamarmi Maestro...
- Va bene, va bene, vuole un po' di ouzo, Petros?
- Mai, dovrebbe saperlo... se avessero un aràk potrei pensarci...
- Credevo non ci fosse nessuna differenza tra i due...
- Enorme, commissario, enorme...
- Mi pare che lei sia di cattivo umore, mi dispiace.
- No, mi scusi Kostas, è solo il caldo... Non ricordo un'estate così insopportabile da molto tempo. Mangiamo?
- Ho già ordinato, mi sono permesso... Strofia porterà i suoi pomodori al riso fra qualche minuto. E una brocca di retsina gelata.
- Questo mi riconcilierà con la vita...
Poi Arriva la Kiria Strofia dietro il bancone con i pomodori e la retzina, saluta lo scrittore fingendo di non conoscerlo, scambia qualche frase col commissario sul fatto che oggi tutti si lamentano del caldo e torna di là in cucina.
Charitos inizia a raccontare la storia fin dall'inizio: il braccio di Athena ritrovato miracolosamente al Museo da Sotiris, uno dei custodi anziani, la quasi certezza che sia autentico, la targhetta del Pergamon Museum e tutto il resto. Lo scrittore lo guarda incredulo.
- E lei come ha saputo tutte queste cose, commissario? Non mi sembra sia il suo campo...
- Questa è la cosa più divertente... scusi l'aggettivo, ma quel pazzo di Zisis mi ha voluto coinvolgere ufficialmente per dare a lei qualcosa da scrivere...
- Non capisco...
- Zisis, il mio amico comunista, ricorda? Ma certo che ricorda... Per coinvolgermi ufficialmente e farmi entrare al Museo in veste da commissario, assieme ai suoi amici ha piazzato un morto in una delle toilette del Museo: un certo Fidias Raftopoulos. Un morto tutto ben vestito, senza ferite o altro... dissotterrato (o non ancora interrato) per l'occasione. Si era solo dimenticato di rimettergli le scarpe, così non ci è voluto molto per capire che era quasi uno scherzo. L'avevano preso al cimitero e portato lì con la complicità di Sotiris, il guardiano, e qualche altro amico, immagino. Sotiris è un'altra vecchia conoscenza del periodo della dittatura, dall'altra parte naturalmente. Ma, tutto sommato una brava persona...
- E a che scopo questa messa in scena?
- Per coinvolgermi, come le dicevo, per coinvolgermi nella storia vera, quella della statua, con piena competenza... O meglio, se devo essere sincero Petros, lo hanno fatto per coinvolge lei...
- Non capisco...
- Finisca i pomodori che io finisco la storia... Quando ho visto questo cadavere (troppo puzzolente per essere morto nella toilette la notte prima, mi scusi la precisazione tecnica) ho chiesto di poter parlare con il Direttore del Museo per domandargli se aveva qualche idea di cosa potesse essere successo. Così sono entrato nel suo ufficio e ho trovato un giovane, sicuramente perbene, agitatissimo per la mia presenza, che mi ha detto che era il secondo caso molto strano che si verificava nel giro di 48 ore nel suo Museo e mi ha raccontato (senza che glielo chiedessi e pregandomi dieci volte di non divulgare la notizia) la storia della statua di Athena. Quando mi ha detto che è stato Sotiris a trovare sia la statua che il morto mi sono insospettito. L'ho tranquillizzato e sono andato a cercare Zisis. Perché Sotiris non è in grado di architettare una scemenza del genere da solo. Zisis invece sì.
- E il vecchio comunista ha confessato?
- Prima ha finto di nulla... Lui continuava ad annaffiare il giardino mentre io parlavo. Quando ho minacciato di denunciarlo per trafugamento di cadavere si è messo a ridere che non finiva più...
- Un bel tipo non c'è che dire...
- Poi è tornato serio, anzi serissimo e mi ha raccontato una storia ancora più incredibile fatta di antiche statue greche scomparse che riappaiono in Germania e poi arrivano a pezzi in diverse città europee, tra cui Atene, ovviamente. E di un piano astutissimo organizzato in collaborazione tra lui e i suoi vecchi amici della Stasi (i servizi segreti della Germania Orientale) per "salvare la Grecia", sono parole sue.
- Salvare la Grecia dissotterrando cadaveri?
- Quello era un diversivo che aveva il solo scopo di consegnare a a me e lei, Petros, una nuova storia da scrivere.
- E quale sarebbe il senso finale di questa storia? Sinceramente comincio a pensare che Zisis stia invecchiando... come tutti noi del resto...
- Non lo sottovaluti, Petros. Zisis era serissimo e, mi è parso, molto in forma. Mi ha chiesto di dirle che la trama ce la racconterà poco alla volta, non subito. Voleva solo darle i primi spunti. Questione di pochi giorni e ci dirà anche il resto. Ci prega di essere molto riservati e di avere fiducia nella sua "rete internazionale di relazioni". Anche queste sono parole sue...
- Come faccio a scrivere una storia se non so prima come va a finire, commissario?
- Non lo so, Petros, non è il mio mestiere. Io le passerò, come sempre, le informazioni che ho.
- Va bene. Dica a Zisis che ci penso su. Ma lo avverta che non pubblico per questioni di principio una storia se non ne conosco la trama e se non mi piace.
- D'accordo... Però alle volte, commissario, ho l'impressione che Zisis sia più furbo, o meglio, più capace di noi di prevede le mosse sulla scacchiera...
- Perché?
- Perché mi ha pregato di dirle che non è necessario pubblicare la storia. L'importante è che lei cominci a scrivere. E ha usato una parola che non capivo: "divulgarla", dice che per lui è più importante divulgarla che non pubblicarla.
La Kiria Strofia portò due bicchierini di tzipurò. I due bevvero facendo toccare i bicchierini e si salutarono.
Il mistero della chiave Usb (7)
Cap. V
Il sogno di Aliki
Aliki si svegliò sudata in piena notte. Aveva fatto uno strano sogno, non brutto, ma che l'aveva molto coinvolta emotivamente. Certo era dovuto agli avvenimenti degli ultimi giorni al Museo. Ma anche all'incertezza dei lavori nella sua casa: il guasto al rubinetto in cucina, l'allagamento, l'idraulico che si era fatto male... Aliki aveva dovuto rifare la sua agenda diverse volte e spostare l'inizio della campagna di scavi, con il rischio di finire con le piogge autunnali. E ora anche il viaggio a Berlino da organizzare. Ci sarebbe andata lo stesso a vedere la mostra su Olimpia. Ma forse ora doveva pensare di fermarsi almeno un paio di giorni in più del previsto. Ripensò al suo sogno e le venne ancora la pelle d'oca...
Aliki era a casa del suo vecchio professore greco. Più che professore, un maestro. Il maestro di tutto il loro gruppo. Un uomo coltissimo in storia e letteratura e filosofia, non solo un caposcuola dell'archeologia greca. Una persona che li aveva aiutati a maturare come studiosi e come individui. Nel sogno stavano seduti in poltrona: lui, Aliki e la moglie del professore. Bevevano un caffè parlando della Grecia di oggi, non quella di un tempo. Erano amareggiati ma convinti, anche il professore, che la crisi potesse essere un'occasione per diventare davvero un paese europeo con piena dignità, come gli altri: come la Grecia non era forse mai stata. Un'occasione da non perdere. Il professore parlava lentamente guardando nel vuoto, sembrava ispirato: non trasmetteva solo passione civile... Tutto era molto realistico, i mobili di casa, la vista dalla finestra, la situazione amichevole. Aliki ricordava bene anche lo stile esortativo, quasi profetico con cui stava parlando del suo Paese.
All'improvviso Aliki si accorse che la pelle del professore non era liscia come un tempo. Pensò alla vecchiaia ma fu attratta da quelle strane rughe. Si avvicinò per guardare meglio e si accorse che sulla pelle del suo maestro c'era un'iscrizione in greco antico, quasi arcaico. Non tatuata e nemmeno incisa ma perfettamente leggibile tra le pieghe della pelle. Disse, ma che cos'hai sulla pelle Mikis? Sembra un'iscrizione... E lui rispose: "È un'iscrizione. Perché me lo chiedi, in tanti anni che ci conosciamo non te n'eri mai accorta?" "No", rispose Aliki. "Nemmeno io me n'era mai accorta Mikis, disse la moglie, ma quando ti è venuta?" "È una vecchia iscrizione che man mano passa il tempo si fa più visibile, aggiunse il professore, tutto qui."
Poi, nel sogno, la curiosità di Aliki prevalse sulla deferenza nei confronti del suo vecchio professore. Si avvicinò a lui e cominciò a leggere: sulla testa, sul collo e sul torace. Non riconosceva tutti i caratteri che si muovevano come se scorressero sulla pelle del professore. Ma comprendeva perfettamente il testo. Si trattava di un patto di alleanza, con le sue formule tipiche. Era Athena Promachos che parlava in prima persona e diceva: "Io Athena, figlia di Zeus, che combatto in prima linea, cinta dell'egida, protettrice da sempre della città di Atene che ha vinto, con il mio aiuto, i barbari a Maratona, a Salamina, a Platea, a Nafpaktos, intendo stringere un'alleanza santa, a nuova difesa della mia città e del mio popolo. Io, Athena Promachos, chiamo a testimone Zeus, il padre di tutti gli Dei, nel momento in cui stringo solennemente un accordo di mutua alleanza con il popolo della città di Berlino. Possa lo sguardo della Gorgone impietrire lo sciagurato che lo viola."
Berlino? Aliki ricordava i caratteri greci con cui era molto chiaro il nome della città tedesca: "μπερλιν". Le era parso così naturale e coerente che Athena parlasse delle sue due città, di nascita e di adozione culturale... Ora, da sveglia, la cosa la inquietava un po': troppi riferimenti a Berlino in una sola giornata... Si sforzò di sorridere, ma non ci riuscì.
Il sogno di Aliki
Aliki si svegliò sudata in piena notte. Aveva fatto uno strano sogno, non brutto, ma che l'aveva molto coinvolta emotivamente. Certo era dovuto agli avvenimenti degli ultimi giorni al Museo. Ma anche all'incertezza dei lavori nella sua casa: il guasto al rubinetto in cucina, l'allagamento, l'idraulico che si era fatto male... Aliki aveva dovuto rifare la sua agenda diverse volte e spostare l'inizio della campagna di scavi, con il rischio di finire con le piogge autunnali. E ora anche il viaggio a Berlino da organizzare. Ci sarebbe andata lo stesso a vedere la mostra su Olimpia. Ma forse ora doveva pensare di fermarsi almeno un paio di giorni in più del previsto. Ripensò al suo sogno e le venne ancora la pelle d'oca...
Aliki era a casa del suo vecchio professore greco. Più che professore, un maestro. Il maestro di tutto il loro gruppo. Un uomo coltissimo in storia e letteratura e filosofia, non solo un caposcuola dell'archeologia greca. Una persona che li aveva aiutati a maturare come studiosi e come individui. Nel sogno stavano seduti in poltrona: lui, Aliki e la moglie del professore. Bevevano un caffè parlando della Grecia di oggi, non quella di un tempo. Erano amareggiati ma convinti, anche il professore, che la crisi potesse essere un'occasione per diventare davvero un paese europeo con piena dignità, come gli altri: come la Grecia non era forse mai stata. Un'occasione da non perdere. Il professore parlava lentamente guardando nel vuoto, sembrava ispirato: non trasmetteva solo passione civile... Tutto era molto realistico, i mobili di casa, la vista dalla finestra, la situazione amichevole. Aliki ricordava bene anche lo stile esortativo, quasi profetico con cui stava parlando del suo Paese.
All'improvviso Aliki si accorse che la pelle del professore non era liscia come un tempo. Pensò alla vecchiaia ma fu attratta da quelle strane rughe. Si avvicinò per guardare meglio e si accorse che sulla pelle del suo maestro c'era un'iscrizione in greco antico, quasi arcaico. Non tatuata e nemmeno incisa ma perfettamente leggibile tra le pieghe della pelle. Disse, ma che cos'hai sulla pelle Mikis? Sembra un'iscrizione... E lui rispose: "È un'iscrizione. Perché me lo chiedi, in tanti anni che ci conosciamo non te n'eri mai accorta?" "No", rispose Aliki. "Nemmeno io me n'era mai accorta Mikis, disse la moglie, ma quando ti è venuta?" "È una vecchia iscrizione che man mano passa il tempo si fa più visibile, aggiunse il professore, tutto qui."
Poi, nel sogno, la curiosità di Aliki prevalse sulla deferenza nei confronti del suo vecchio professore. Si avvicinò a lui e cominciò a leggere: sulla testa, sul collo e sul torace. Non riconosceva tutti i caratteri che si muovevano come se scorressero sulla pelle del professore. Ma comprendeva perfettamente il testo. Si trattava di un patto di alleanza, con le sue formule tipiche. Era Athena Promachos che parlava in prima persona e diceva: "Io Athena, figlia di Zeus, che combatto in prima linea, cinta dell'egida, protettrice da sempre della città di Atene che ha vinto, con il mio aiuto, i barbari a Maratona, a Salamina, a Platea, a Nafpaktos, intendo stringere un'alleanza santa, a nuova difesa della mia città e del mio popolo. Io, Athena Promachos, chiamo a testimone Zeus, il padre di tutti gli Dei, nel momento in cui stringo solennemente un accordo di mutua alleanza con il popolo della città di Berlino. Possa lo sguardo della Gorgone impietrire lo sciagurato che lo viola."
Berlino? Aliki ricordava i caratteri greci con cui era molto chiaro il nome della città tedesca: "μπερλιν". Le era parso così naturale e coerente che Athena parlasse delle sue due città, di nascita e di adozione culturale... Ora, da sveglia, la cosa la inquietava un po': troppi riferimenti a Berlino in una sola giornata... Si sforzò di sorridere, ma non ci riuscì.
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