domenica 12 agosto 2012

Domenica pigra

Oggi niente da raccontare. Alzati tardi, alle 11 Beda e Fabrizia decidono di andare a piedi a vedere un monastero che sta in montagna, noi non andiamo. Torneranno stravolti alle 14. Noi restiamo in città: i ragazzi al bar a giocare a carte io in barca a dormicchiare. Unico slancio la visita alla chiesa e al museo del monastero che c'è al centro del porto. Piccolo ma carino e soprattutto fresco. Nel pomeriggio voglio vedere anche il Museo storico di Hydra che pare riapra alle 19.30. Intanto ha cambiato vento. Ora tira da Sud Est. Il solito temporale pomeridiano sul Peloponneso, il solito rientro di tutte le barche che si mettono con maggiore o minore perizia in terza fila. Domani con le ancore ci sarà da ridere.
Pare che Hidra un tempo fosse ricca d'acqua, da cui il nome. Poi un terremoto abbia bloccato le fonti. Oggi l'acqua arriva tutti i giorni via nave.

sabato 11 agosto 2012

Serata tranquilla, risveglio agitato

Dopo una giornata di mare una cena meritata al ristorante Sun Set in un posto meraviglioso a pochi minuti dal porto. Si mangia abbastanza bene e sono gentili. Ieri sera ci hanno dato degli scialli perché faceva un po' fresco. All'inizio.
Questa mattina poco vento e giornata bellissima. Noi pigri: in fondo è domenica.
I greci di Papillon, cui eravamo attaccati a poppa, molto bravo lo skipper anziano, sono usciti restituendoci la cima. Ma poi è successo il dramma perché Papillon ha preso con l'elica la cima dell'ancora del francese di fianco. Ora il francese ha gettato un'altra ancora, sempre con cima (capisco che sia più comodo e leggero ma hanno il dietro che non vanno sul fondo) e sta cercando di togliere con la maschera e il tubo la sua dall'elica di Papillon. Cosa complicata, ma possibile. Alla fine il francese torna con la sua elica e la cima, ance se sfilacciata.
Nel frattempo noi abbiamo dato cima e siamo legati con la banchina sopravento. Perfetto. Ci rilassiamo. E facciamo acqua con Mister Nerò.

Il mistero della chiave Usb (4)



"Va ben, 'ndemo 'vanti co' sta fola che me pare finanziata da la Ote", dice Dimitri. Noi lo guardiamo. "La Ote xe la compagnia del telefono de la Grecia..., tale quale la Sip: monopolio de Stato e i guadagna i privati... 'Ndemo 'vanti... Seconda telefonata."

- Buongiorno cara, sono Alexander Kakoyannis, come stai?

- Ciao Alex, ho visto che eri tu. Bene, grazie. Sei ancora al lavoro?

- Sì, e penso che ci resterò. Di ferie quest'estate mi sa che non se ne parla proprio...

- Lavori troppo, Alex. Te l'ho sempre detto. Il Museo ormai è un luogo affermato del turismo internazionale, una tappa obbligata per chi passa per Atene... Una settimana non può che farti bene. L'ultima volta che ti ho visto eri bianco come un tedesco... E poi, hai dei collaboratori eccellenti, il Museo dell'Acropoli funziona benissimo anche quando sei in vacanza...

- Non posso prendere ferie. Ho un problema da risolvere e penso che nemmeno tu e gli altri amici dovreste andare in ferie e se ci siete vi chiederei di tornare almeno per qualche giorno. Almeno te, Vassili, Kristina, Aliki e Costantini.

- Non capisco... Che succede Alex?

- Non posso parlare al telefono Maria. Vi aspetto domattina alle 9 qui da me in ufficio. Inventatevi una scusa per entrare e non venite tutti insieme per non dare troppo nell'occhio, nemmeno al personale. Puoi fare tu le telefonate per avvertire gli altri? Te ne sarei grato...

- Va bene Alex, ma se qualcuno è già in ferie? Mi pare che molti ci stessero andando. Aliki credo che sia già ai suoi scavi estivi a Nafpaktos...

- Maria, forse non mi sono spiegato bene, ho bisogno di voi tutti. Falli venire, vedrai che nessuno si lamenterà quando saprà il motivo...

- Va bene Alex. Faccio le telefonate e li faccio venire ovunque siano. Ma che misteri... Allora a domani.

- Ti ringrazio Maria, a domani.


"E questa è la seconda telefonata. Vado co la terza o me fermo e andemo tuti a dormir?"
Ma è ancora presto e finalmente c'è un po' di fresco a bordo. Diciamo a Dmitri di andare avanti e con la terza ci fermiamo.
Dmitri prima legge da solo qualche riga, poi dice: "me pare che la storia se complica un toco..."


- Kalimera Petros, sono Kostas...

- Buon giorno signor commissario, qual buon vento? Mi deve rimproverare qualcosa?

- Via Petros, lo sa benissimo che sono io a esser in debito con lei. E poi, mi occupo di omicidi, come sa bene, ha ammazzato forse qualcuno, Petros?

- Non più dei soliti 2 o 3 all'anno, commissario. Routine ormai, per uno come me...

- Quelli li conosco bene Petros, direi di avere assicurato alla giustizia gli assassini e garantito una certa fama ai mandanti....

- Vede allora che non è in debito con nessuno commissario? Semmai a credito... A cosa debbo il piacere di sentirla?

- Ho bisogno di incontrarla Petros, le devo raccontare di un'inchiesta non ufficiale che sto facendo per conto mio... Senza cadaveri veri (per ora...). Vorrei chiederle di pensarci su perché mi sembra importante.

- Importante? Non ha mai definito importante una sua inchiesta commissario: mi ha raccontato inchieste difficili, alcune penose, alcune complicate, ma mai importanti.

- È vero Petros, lei è un ascoltatore troppo fine per me, non le sfugge nulla... Dovrebbe fare il commissario di polizia...

- La sento di buon umore e mi fa piacere, commissario. Incontriamoci quando vuole, sono a sua completa disposizione. È un periodo che non sto facendo molto...

- Mi accusa di lavorare poco? Lo sa che con la crisi le persone tendono ad ammazzarsi da sole invece che una con l'altra e io non ho modo di intervenire...

- Lei mi stupisce davvero commissario, la sento autoironico, si direbbe quasi ilare... Adriana e Caterina stanno bene immagino... Oh, mi scusi: Ariadna e Melina intendevo...

- Tutto bene grazie. Ma non è per questo che sono di buon umore. Le interessa sapere perché?

- M interessa sapere tutto di lei commissario: i nostri patti erano chiari fin dall'inizio...

- È vero e credo di averli rispettati, come lei del resto, Petros... Siamo una bella coppia, non c'è dubbio, peccato che siamo entrambi sposati: una coppia clandestina...

- Allora la ascolto...

- Meglio non al telefono Petros... Non vorrei che qualche collega... Sa com'è... Anche se alla fine la storia si verrà a sapere e pare proprio che tocchi a lei divulgarla. Però le anticipo perché mi sento leggero... Quando lavoro spesso mi capita di sentirmi poco orgoglioso di quello che faccio: alla ricerca di colpevoli e spesso poveracci: poveracci le vittime e poveracci sono pure gli assassini... Non mi basta pensare che lavoro per la giustizia per essere felice.

- Questo lo so bene... e sono d'accordo con lei, commissario. La giustizia serve a tranquillizzare il pubblico che tutto va come deve, ma non rende felice nessuno dei protagonisti... Forse nemmeno i giudici. Abbiamo le stesse idee il e lei, per questo che lavoriamo bene insieme... Questa volta invece?

- Questa volta è una delle poche volte che mi sento di lavorare per il mio Paese e questo mi rende felice come non sono mai stato, nemmeno da giovane... Quando ho iniziato.

- Be' commissario, mi ha proprio incuriosito. Sono a sua disposizione: anzi, sono ansioso di incontrarla. Facciamo al solito bar del Keramikos?

- Domani a colazione? Si ricordi che noi non ci siamo mai conosciuti. Le tengo un posto vicino a me al bancone...

- Va bene, commissario, a domani. È un po' che non mangio i pomodori ripieni di riso della Kiria Strfia.


"E con questa abbiamo finito il secondo capitolo. Mi no g'ho capio molto però me piase l'intreccio. E voialtri?"
Solo adesso ci accorgiamo che i ragazzi si sono addormentati. Io dico che il commissario mi sembra un Maigret greco... Eileen trova subito molte differenze. Tra cui che Maigret non ha figli. E dice che l'ambientazione greca e i nomi le suonano quasi famigliari. E anche i pomodori al riso.
Cercherà su Amazon.
Il mistero si infittisce anche a bordo.
Ringraziamo Dmitri che dice che si è divertito anche lui e che però è stanco e ci saluta.
Ci diamo appuntamento a domani, con comodo nella mattinata a uno dei bar della riva. Dimitri scende dalla passerella tra gatti e clienti che ancora mangiano souvlaki nelle taverne di fronte a noi. Il profumo di carne e pesce ai ferri con l'origano dominerà a bordo ancora per alcune ore.






Ma che bel vento...

Ieri siamo andati in na grande baia a Sud di Hydra. Un'insenatura con acque fonde fino alle rocce che contornano la spiaggia, chiusa da un'isola. C'erano già altre barche. Un bellissimo bagno in una caletta dell'insenatura. Poi il vento ha girato e abbiamo dovuto calare di nuovo l'ancora più al centro. Le altre barche avevano la cma a terra. Solo noi ruotavamo attorno al nostro calumo ma eravamo in no spazio largo. Sono arrivati anche yaght molto grandi a motore, con il tender che scendeva a fissare le cime alle rocce prima che la nave madre facesse retromarcia. Ma poi se ne sono andati. Abbiamo visto due volte altair che è passata di lì: non abbiamo capito se è di un italiano privato (molto ricco) che girondola in zona (come noi, nel nostro piccolo) oppure se viene usata per crocera di lusso. Accanto a noi una bellissima barca a vela dei cantieri Perini di Viareggio con bandiera italiana.
Abbiamo mangiato la solita insalata greca a bordo e dormicchiato nel pomeriggio. Aidan permettendo. In famiglia lo chiamano zanzara (Zanza) perché non sta mai fermo e ti gironzola attorno. Effettivamente l'epiteto è azzeccato. Durante il bagno Zanza giocava in piedi sul gommone, suo padre per fargli uno scherzo gliel'ha mosso di colpo e lui è caduto in mare a gambe all'aria in un modo davvero buffo. Tutti hanno riso, all'inizio. Anche lui. Poi si è offeso, in ritardo, di essere stato preso in giro (non troppo) da tutti e si è messo a piangere (povero Zanza). Obbligandoci a consolarlo senza farci vedere ride di nuovo.
Nel pomeriggio si è alzato un bel forza 4 da NE, NW, difficile dire. Io volevo aspettare il tramonto perché calasse ma loro hanno voluto tornare anche se l'avremmo avuto contro, come gli avevo spiegato fin dal mattino.
È buffo ma le persone desiderano andare a fare il bagno in una bella insenatura e starci tutto il giorno in pace poi, verso le 4 del pomeriggio improvvisamente gli viene voglia di rientrare perché si annoiano di resta lì in quel paradiso. Strana gente i terricoli...

Abbiamo issato la nostra randa nuova con una mano precauzionale di terzaroli e alato i 50 metri di calumo che avevamo gettato per sicurezza. E poi aperto anche il nostro fiocco. Siamo partiti con vento in fil di ruota poi nel canale tra Hydra e la costa ci si è messo di fronte, come previsto. Qualche bordo tra le isole per risalire ma poi l'ultimo tratto l'abbiamo fatto a motore tra le onde e gli spruzzi.
Con un 12 nodi da N in faccia. Ma che bel vento...
Devo dire che l'equipaggio si è comportato molto bene.
Arrivati a Hydra, un impeccabile ormeggio all'ancora in doppia fila fatto da Eileen.

venerdì 10 agosto 2012

Il mistero della chiave Usb (3)

"Ve l'avevo detto che non è un romanzo", ha ripreso Dimitri dopo un altro giro di karpuzi e vino bianco. "Comincia bene ma il seguito no xe un raconto... par quel ch'ho visto. Qui nel capitolo due c' è la registrazione di una telefonata: o forse più di una. Nient'altro, me par. Proprio una telefonata scritta punto per punto".
Noi insistiamo perché legga ancora, seduti sul pozzetto al fresco è un piacere ascoltarlo e magari anche farsi venir sonno mentre lui traduce con la sua voce lenta e profonda.

Cap. II

- Sono io, tutto bene. Se l'è bevuta fino in fondo. È corso subito qui e mi ha mandato a casa ringraziando e dicendo che era un reperto che avevano in magazzino e stavano ancora studiando dove mettere. Ma aveva gli occhi che gli brillavano nel buio, ne sono sicuro.

- Bravo Sotiris, non hai perso il mestiere...

- Ma non mi chiamare per nome, se ci registrano la telefonata perdo il posto...

- Figurati se questi della polizia greca sanno registrare una telefonata... Anche se lo fanno poi perdono la registrazione. E poi quanti Sotiris ci sono in Grecia? Tranquillo compagno... Sei stato bravo. Adesso però tutto deve proseguire come se nulla fosse accaduto. Tu fai i tuoi orari e tieni gli occhi ben aperti. Ti annoti le reazioni: non bisogna che facciano mattane... Però una certa pubblicità non guasta.

- D'accordo Zisis, attenzione e acqua in bocca, come ai vecchi tempi.

- Di più, perché sono tempi nuovi questi e la guerra con il capitalismo internazionale e il nuovo imperialismo è cominciata davvero. A confronto la nostra era una guerricciola di provincia: per chi doveva comandare nel pollaio... Adesso il Capitale ha dei nomi e cognomi: banchieri, finanzieri, e i loro servi politici... Per fortuna un briciolo di legami li abbiamo tenuti. Però, Sotiris, forse la prossima volta è più prudente che ci vediamo di persona da qualche parte, in Piazza Sintagma. Lì c'è un tale casino di gente che nessuno farà caso a due pensionati che prendono un frappé ricordando i bei tempi...

- Anche per me è meglio. E poi in Piazza Sintagma c'è il futuro del Paese, mi piace passare a dare un'occhiata...

- Non fidarti Sotiris, non viene fuori niente di buono dallo spontaneismo delle masse, se non c'è dietro un gruppo d rivoluzionari organizzati. Rivoluzionari di professione, si diceva. Quelli sono tutti giovani borghesi... sono arrabbiati perché il papà non gli compra più la moto che gli aveva promesso prima della crisi. Non c'è da crederci. La rivoluzione la fanno le masse dei proletari guidati da un partito efficiente, Sotiris, anche se piccolo, per ora, e clandestino. Poi ci sarà il botto e arriverà da una direzione che nessuno si aspetta... E allora verrà anche il nostro momento di tornare alla luce del sole... magari seduti su qualche poltrona, come quei socialdemocratici del Pasok... traditori... Intanto uniti e stretti come un pugno chiuso.

- Tutto quello che posso fare, compagno Zisis, non hai che da chiedere...

- Lo so che posso contare su di te Sotiris... Un'ultima cosa e non dimenticartela: se dovesse farsi vivo al museo un commissario di polizia che si chiama Charitos, chiamami subito. Nessun problema per i soliti galoppini del nucleo del patrimonio artistico: mezze schiappe... Gente che non ha mai visto un cadavere. Ma appena Nasiotis mette la punta della sua scarpa dentro il tuo Museo, chiama che quello è un tipo sveglio.

- Ma è quello che faceva il poliziotto coi colonnelli e poi ha fatto carriera...

- Sì ma non è un maiale come gli altri. Allora la polizia era tutta da quella parte, cosa vuoi fare... Lui è uno serio, per questo è più pericoloso degli altri. Gli altri si possono comprare... lui bisogna convincerlo ma a questo eventualmente penso io... E poi, finché non viene fuori il morto, non c'è pericolo che lui arrivi...

- Stai tranquillo, compagno. Terrò gli occhi ben aperti. A presto.

"E questa xe la prima telefonata e dopo ne taca n'antra, ci dice Dimitri. I me pare tuti mati e sto raconto no sta in piei: no gh'ha un senso... Me fermo?"
E noi a dire di non fermarsi perché invece che farci venire sonno questo racconto ci ha svegliato. Almeno a me, che non so niente di rivoluzionari greci ma quelle parole e quei concetti mi suonano famigliari e mi fanno venire in mente lontani ricordi di militanza: di giovani entusiasti che facevano stupidaggini e di vecchi comunisti più prudenti. Qualche volta ex partigiani che sapevano come si fa a organizzare qualcosa di grosso senza che si sappia nulla. Chi non deve sapere... Ma, alle volte, anche di vecchi che dicevano stupidaggini e di giovani più prudenti, a pensarci bene.

Oggi relax, si fa per dire...

Questa mattina sveglia all'alba. Anzi prima perché un gruppo di spagnoli ha cantato (forse canzoni da stadio) fino alle 3 e poi, verso le 5 ha iniziato a imitare l'urlo del coyote. Sta di fatto che verso le 7 c'erano molti ubriachi nelle barche vicine, quelle del charter che ieri incrociavano davanti al porto. Non so se per motivo dell'alcol ma nessuna delle barche uscite prima di noi aveva l'ancora libera. Ciascuno sollevava almeno un'altra catena, poi con un cavo la reggeva e liberava la propria ancora. A n certo momento c'erano almeno 3 barche tutte con l'ancora impigliata.
Nessuno che reagisse male, nemmeno i locali che con  loro taxi hanno ricominciato a sfrecciare verso le 9.
Noi siamo usciti (per fortuna) senza problemi e siamo andati a fare acqua alla banchina di fronte, infilandoci tra due barche in uno spazio stretto. Eileen ha calato l'ancora in maniera impeccabile. Poi ci siamo fatti prendere dalla pigrizia e siamo rimast ormeggiati invece che andare in qualche baia riparata. Soffia una piacevole brezza da Nord Est.
I ragazzi sono andati in spiaggia e io sono rimasto in barca con la scusa (fondata) di dover tene d'occhio la situazione.
Poi siamo andati a mangiare insieme in un ristorante sul capo, sotto il vecchio mulino, con un piacevole vento . Quando sono tornato la bara era legata a quella di un vicino perché, mi hanno spiegatto, qualcuno aveva preso la mia catena e poi ributtato la mia ancora in mare ma non aveva più tensione e la barca rischiava di sbattere in banchina. Ho cercato di sistemare le cime ma non ho rifatto l'ormeggio. Speriamo che non si alzi vento forte. Ho aiutato le barche che sono arrivate accanto alla nostra. Tra cui un grande yacht a motore con bandiera inglese. Un po' prepotente nei modi. Un greco ha commentato: "si comportano come se fossero sempre nel Commonwealth". I ragazzi sono andati in hotel a fare una vera doccia. Più tardi lo farò anche io.

Il mistero della chiave Usb (2)


Dimitri l'amico ateniese di Koralia e Aliki è arrivato a Hydra con l'ultimo aliscafo delle 19. E da bravo greco-veneziano ha portato con sé del vino: segno che non si fidava del tutto delle nostre provviste. E ha prenotato una camera in un alberghetto vicino al porto: segno che non si fidava del tutto della nostra ospitalità. O forse non sapeva quanto grande era Donna Rosa. Abbiamo cenato insieme in una taverna sulla banchina (più bar che taverne a Hydra, più taverne che bar a Poros) dove abbiamo mangiato decentemente. Anche il purè di fava era più fresca del solito e il polpo ai ferri commestibile.

Dimitri ci ha spiegato che Koralia è ancora a Samos a cercare di capire se l'autorizzano a ricostruire la sua casa e sistemare i suoi terreni distrutti da un incendio. Per noi è importante saperlo perché Samos potrebbe essere una meta finale del nostro secondo viaggio i Grecia, magari l'anno prossimo.
Ricordo benissimo la prima volta che sono arrivato a Samos da Kushadasi, con un meltemi teso difficile da risalire, malgrado la rotta da tenere sia più o meno verso Est. Ma il meltemi tra le isole e la costa turca quando soffia può arrivare da Est a Nord a Ovest, anche contemporaneamente. Poi l'arrivo a Pitagorion, con uno dei più brutti monumenti in bronzo che abbia mai visto: Pitagora in piedi con le braccia alzate che fa il cateto maggiore di un triangolo rettangolo.

Aliki invece ha avuto un problema di lavoro con la Soprintendenza di Atene: Dimitri non ne sa di più.

Dopo cena ci trasferiamo in barca a chiacchierare al fresco (e bere il vino di Dimitri che il nostro frigo di bordo ha sufficientemente raffreddato). Qui gli raccontiamo subito la storia della chiave Usb trovata a Lepanto da Eileen in un bar e dei titoli strani tradotti grazie ad Aliki: L'interramento di Fidia, La nuova alleanza di Nafpaktos, Il Byron di Berlino. Dimitri sembra scettico. Gli metto davanti il Mac e gli faccio scorrere i nomi e poi gli apro i capitoli che mi indica. "Aliki si è sbagliata, non è interramento è cavar fora da la tera, no metar drento..." Gli rispondo che forse mi sono sbagliato io a leggere e poi correggo il primo titolo: "Il dissotterramento di Fidia". Lui sfoglia per un po' di tempo i capitoli numerati. Poi ci spiega.

"È materiale molto vario... eterogeneo, dice Dimitri, alcuni sembrano racconti, altri appunti per racconti oppure, come si dice, schizzi. Poi ci sono delle mail. Se volete vi leggo il primo capitolo. Xe mejo cavarse el dente subito, prima del vin..."
Stappiamo le bottiglie di bianco fresco.

Dimitri legge e traduce periodo per periodo. Io prendo appunti di quel che capisco e come posso. Non garantisco al cento per cento ma un'idea del primo racconto me la sono fatta.

Cap I

     Sotiris, il vecchio custode del nuovo Museo dell'Acropoli stava terminando il suo giro per verificare che tutto fosse in ordine. Le luci erano già quelle notturne. Basse ma sufficienti perché da fuori si veda parte del contenuto dell'ultimo piano, soprattutto il fregio del Partenone. Lui ci metteva molto scrupolo, come sempre, nel cercare le borse o le macchine fotografiche dimenticate in un angolo e controllare che qualcuno non si fosse sentito male nelle toilettes, o che il video che raccontava la storia dell'acropoli fosse rimasto acceso nella stanza delle proiezioni: non si può mai sapere quello che può combinare un turista che non tiene le mani a posto e va a spingere i tasti del Pc come se fosse suo... Una volta Sotiris aveva trovato un paio di scarpe da uomo nere, di pelle e si era chiesto se il proprietario fosse uscito dal museo scalzo... Ma quella sera sembrava tutto perfettamente in ordine: i bagni relativamente puliti, qualche mappa del museo lasciata su un sedile, un sacchetto di gusci di semi pistacchio, un komboloi di scarso valore e poco altro.
    Sotiris era soddisfatto del suo giro e pregustava già il ritorno a casa perché la vigilanza per le prossime 6 ore era affidata per contratto all'Istituto di vigilanza per la notte che lo svolgeva in collaborazione con il reparto tutela dei beni archeologici della Polizia di Stato.
Non gli restava che innestare il sistema dall'arme a infrarossi per gli ambienti interni capace di scattare, come era accaduto una volta anche per un pipistrello che si era messo a volare tra le statue  il fregio del Partenone.
Sotiris era molto fiero di svolgere quel lavoro. Gli sembrava in qualche modo di servire il suo Paese: la sua parte migliore, quando la Grecia era il centro del mondo conosciuto e proprio dall'Acropoli della sua città aveva saputo illuminare l'umanità con la bellezza della sua scultura e della sua architettura per migliaia di anni. Non la Grecia di oggi, umile e incapace di fronte all'Europa e al mondo.

Girato l'ultimo angolo vicino al timpano Est del Partenone, lo sguardo di Sotiris fu improvvisamente attratto da un oggetto che quasi gli impediva di raggiungere le scale. Era in una zona d'ombra e Sotiris si dovette avvicinare per vedere bene. Sembrava una mano appoggiata a terra: una grande mano bianchissima che teneva nel palmo una statuetta alata. Non l'aveva mai vista prima. Cercò il cartellino che sta accanto a ogni oggetto esposto ma non c'era nessun cartellino e poi quell'oggetto non era esposto, sembrava semplicemente appoggiato a terra. Sotiris non poté resistere alla tentazione di toccarlo, cosa che non faceva mai con i capolavori del Museo. La mano e il braccio erano molto lisci, ma non era marmo e la pelle sembrava quasi porosa... La statua con le ali invece... brillava nella penombra... sembrava persino fosse oro.
Sotiris decise che forse era meglio chiamare il Direttore, al numero di emergenza del suo cellulare. "Non ti fare scrupolo di chiamarmi per ogni emergenza, Sotiris. Anche di notte", gli aveva detto. Era un'emergenza quella? Sicuramente era una cosa strana. Meglio chiamare.

"E per noi meglio bere un antro goto", aveva interrotto Dimitri. E abbiamo rifatto un giro di bianco assieme a fette di karpuzi dolce tenuto in fresco in un secchio pieno d'acqua.