giovedì 9 agosto 2012

A Hydra arrivano i ragazzi

Ieri abbiamo attraccato nel marina di Poros, stranamente libero e gratuito. Abbiamo cenato bene in una trattoria sul marina (da Spiros), abbiamo fatto due passi nel centro caotico del paese, con le barche anche in quarta fila, e siamo tornati in barca a dormire.
Questa mattina abbiamo cambiato il grande e vecchio genoa (fatto a Fiumicino nell'88 e rinforzato a Bodrum, in Turchia, nel '93) con il nuovo fiocco da meltemi (tagliato con la scotta in alto) fatto da South Sails a Forlì. Ora abbiamo due vele nuove di zecca. Un po' piccole ma tanto, in Grecia d'estate, o non c'è vento o ce n'è troppo...
Per 3 euro la ragazza ci ha attaccato anche l'acqua per cui abbiamo potuto lavarci prima di partire per Hydra.
Il passaggio tra Poros e la terra ferma, verso Sud Est è molto stretto e basso e va fatto rasentando le catene delle ancore ormeggiate in banchina. Alla fine eravamo un piccolo corteo di barche, Donna Rosa a fare da apripista. Per fortuna l'ecoscandaglio di bordo funzionava bene e anche il programma di navigazione Navionics che sta nel telefonino (mai 7 euro furono spesi così bene...)
Nella traversata tra la costa del Peloponneso e Hydra siamo stati raggiunti dall'aliscafo su cui viaggiavano Beda, Fabrizia, Aidan e Fred che hanno preso una camera in un albergo di Hydra.
Il porto di Hydra è inavvicinabile per i motoscafi che fanno da taxi e passano iin mezzo alle barche a tutta velocità e portano la gente alle tante spiaggette e navi più grandi ormeggiate o in attesa d ormeggio. Questa mattina c'erano anche una decina di barche a vela a noleggio che incrociavano a bassa velocità davanti all'imboccatura del porto, tra i clacson e le sirene. Anche noi ci siamo messi a incrociare lì in attesa che i ragazzi arrivassero. La più bella nave uscita è italiana, Altair, con una bandiera a poppa grande quanto la nostra randa.
Quando finalmente sono sbucai i 4, dopo un'oretta, li abbiamo caricati al volo dal molo di pietra dove attraccano le navi (rischiando un po') e poi siamo partiti verso Sud. Abbiamo gettato l'ancora in una baia bella e riparata con un grande e lungo edificio sulla spiaggia.
Qui abbiamo mangiato un'ottima insalata greca che le due Eileen avevano preparato nell'attesa e fatto molti bagni. E anche dormito placidamente perché l'ancora pare tenere bene anche sotto raffica.

Poi siamo tornati in porto a Hydra. Strapieno, autogestito. Abbiamo trovato posto in terza fila di prua, con ancora e cime alle altre barche. Un'enorme ragnatela. Tutti molto gentili e collaborativi.

mercoledì 8 agosto 2012

Il mistero della chiave Usb (1)

Aliki ci doveva aspettare a Egina, ma è dovuta rientrare ad Atene per una perdita d'acqua nel suo appartamento di Via Karatassou, vicino alla fermata Akropoli della Metro.
Cerco di farmi aiutare da lei per telefono e capire qualcosa di quello che c'è scritto nella chiavetta trovata da Eileen. Almeno le prime righe: quelle a epigrafe, che sembrerebbero titoli. Mi tocca leggergliele a voce alta al cellulare perché non ho le lettere greche nella tastiera. Aliki parla bene italiano ma non conosce tutti i termini, io uso la pronuncia del greco antico e leggo i dittonghi diversamente da lei. Ma ci capiamo, sembra. Mi risponde che le prime due parole vogliono dire mettere sotto terra un certo Fidia, Fidia come lo scultore... "Il funerale di Fidia, le chiedo?" "No, non proprio il funerale..." "Il seppellimento?" "Sì, mettere sotto la terra..." Ok, mi segno "L'interramento di Fidia". "Ma, Aliki, Fidia è un nome comune?" "Non molto, mi risponde, ma se ne trovano..." Va bene. Vado con la seconda riga. Aliki questa volta è più pronta: "La nuova lega di Navpaktos, no, no lega... meglio alleanza"... Mi segno "La nuova alleanza di Lepanto". Aliki precisa, unire insieme territori e città. Cosa c'entra con il funerale di Fidia? "No funerale, mi dice Aliki, mettere sotto terra"... "Ok, ok, ma cosa c'entra?" "Non so, risponde."  
Nemmeno con la terza riga va meglio, anche se riconosco la parola Byron. "Un Byron, come il poeta, mi dice Aliki, della terra di Berlino". "Di Berlino?" "Sì, dice Aliki, Byron berliniano..." Certo, questo avrei dovuto capirlo da solo. "C'è ancora la parola terra?" "No, non c'è ma può essere sotto intesa, mi risponde: della terra di Berlino."
"E poi?", mi chiede Aliki. E poi niente, cominciano le parti scritte. Sembrano capitoli perché i file sono numerati progressivamente. "Te ne mando uno per mail, se hai tempo." "Va bene", risponde Aliki. "Quando vieni?" "Appena posso, ma ho un problema con il nuovo Museo dell'Acropoli, tu ricordi?" Certo che mi ricordo, è vicino a casa sua e di Koralia. Ed è bellissimo. "Mi hanno chiesto di passare da loro per una emergenza che hanno avuto: non so ancora. Vado domani e poi se posso parto subito per Egina". "Bene, ti verremo a prendere". "Domani dovrebbe arrivare anche Dmitri, magari vengo con lui" (il terzo Dmitri, amico e coinquilino di Aliki e Koralia che parla benissimo l'italiano ma con accento e battute venete)... ""Benissimo, ci divertiremo un sacco. L'altra sera al ristorante da Tassos ci siete mancati..."  "A domani allora". "A domani".

martedì 7 agosto 2012

Verso la cronaca: da Temistocle alla Merkel

Arriviamo a Egina alle 11.30 con un caldo terrificante. L'ancoraggio è fortunoso: un primo tentativo con Eileen all'ancora non funziona. Mettiamo un grippiale che sarà provvidenziale. Finito l'ormeggio le due Eileen hanno una crisi isterica e appena scese se ne vanno al bar alla ricerca di una doccia che non trovano. Il marina è pieno ma abbandonato. Tutte le manichette dell'acqua sono chiuse da un lucchetto: è un'isola e l'acqua è preziosa.
Io faccio un giro sul lungo mare (lungo paese) caldo e pieno di gente a piedi auto e moto.
Torno al bar. Si sono tranquillizzate, mi sembra. Leggono e sono un po' assenti ma meglio così che isteriche.

Abbiamo telefonato ad Aliki per farci dire i posti belli dei dintorni. Siamo andati a mangiare due suvlaki sul porto. Poi un tentativo di spesa nel grande supermarket fuori paese. Tentativo perché stava chiudendo. Possibile che un supermarket di una località di mare chiuda di martedì alle 14? Non sono a favore delle aperture anche il 25 aprile e il primo maggio, però c'è un limite a tutto...
Eileen riesce a intenerire un commesso, le altre ci guardano male. Facciamo la spesa letteralmente di corsa poi andiamo a prende un caffè in un bar sulla spiaggia: divani comodi e ventilatore. Io mi addormento. Torniamo in barca con la spesa. Lungo la strada vediamo che c' è gente che fa la coda a una fontanella per riempire taniche. Ciediamo che acqua sia, ci rispondono che l'acquedotto che arriva dal Pireo che è l'unico sicuramente buono e potabile. Ne riempiamo na bottiiglia anche noi. Chiediamo suggerimenti per una bella baia, ci consigliano in italiano di andare nella vicina isola di Anghistri. Poi il signore aggiunge:" E ricordiamoci, tutta l'Europa contro la Merkel!"

Salpiamo con fatica perché l'ancora ha preso una catena di un'altra barca ma tirando la cima del grippiale si libera, tra qualche urlo e i vicini che ci guardano impassibili. Fa caldo anche per loro: il termometro interno segna 40.

Andiamo a fare un lungo bagno rinfrescante ad Anghistri. Eileen ne approfitta per dare pane ai gabbiani. Poi ci spostiamo verso una baietta a Sud dove c'è solo un ristorante. Ancoriamo, mangiamo e passiamo qui la notte. Il ristorante è sul mare ma come cucina non è granché. Mi viene di pensare che se fosse in Italia o in Croazia o anche in Turchia ci sarebbero boe per le barche e un cuoco migliore. "Tutta l'Europa contro la Merkel" sì ma dandosi da fare...

Un golfo pieno di storia millenaria

Ieri mattina alle 7 abbiamo lasciato la baietta del ristorante di Tassos e ci siamo mossi verso SE direzione Egina. Alla nostra sinistra l'isola di Salamina. Atene non visibile per foschia (segno certo di assenza di meltemi e quindi di temperature alte).
Tutta l'area di Salamina è piena di istallazioni industriali: a occhio direi raffinerie. Anche Eleusi, uno dei luoghi ancora più misteriosi del mondo greco, è inavvicinabile dal mare per gli insediamenti industriali. I misteri di Eleusi sono stati conservati così segretamente dagli iniziati che non si conoscono e non si conosceranno più. E anche Megara è circondata di ciminiere. È curioso che due mila e cinquecento anni dopo sia la madrepatria Megara che la colonia siciliana Megara Iblea si trovino al centro di aree chimiche.

A Salamina è vietata la navigazione anche nel tratto di mare dove fu annientata la flotta persiana e quelle degli alleati di Serse, tra cui gli egiziani. Occidente contro oriente: le polis unite contro un impero. Temistocle finse di ritirarsi e dietro un promontorio organizzò le triremi in assetto di guerra. Ci aveva messo del suo per convince tutti i comandanti greci che la battaglia in mare aperto sarebbe stata un suicidio. Serse dall'alto di un colle osservava la scena (si dice seduto su n trono d'argento) e diede l'ordine d'inseguimento. I greci, (che alle spalle avevano l'esercito persiano che era dilagato in Grecia dopo le Termopili e il sacrificio degli spartani di un mese prima) distrussero la flotta nemica. Era la fine di settembre del 480 a.C. Se i greci avessero perso il mondo che conosciamo forse non ci sarebbe stato. Forse i romani non ce l'avrebbero fatta a unificare tutto, Bisanzio sarebbe stata fin da subito la capitale dell'Asia e forse dell'islam. Temistocle poi finì in disgrazia e lasciò Atene, ma questa più che storia è già politica.

lunedì 6 agosto 2012

Considerazioni filosofiche di un marinaio

Non c'è niente da fare, l'Egeo è sotto il controllo dispettoso delle divinità olimpiche. San Giovanni e San Paolo ci hanno provato a portare un po' d'ordine, ma con risultati non perfetti. Sulla terra forse qualcosa hanno ottenuto: niente più figli dati da mangiare ai genitori, niente più uccisioni del padre per sposare la madre, niente più guerre di popoli per un semplice adulterio, ma sul mare...

Un tempo pare che vivessero in compagnia degli uomini, con rispetto reciproco. Poi le cose si sono guastate, per tanti motivi. E loro, le divinità olimpiche, hanno cominciato a giocare con gli uomini come alle carte, dove tutto è sacrificabile pur di vincere e nessuno si commuove  per aver perso un re o una  regina. Oppure  com  e i bambini giocano con le  formiche: semplicemente  per vederle correre e affannarsi disperate e impotenti.
Se va bene, ma molto be ne, si divertono a invertire  l'ordine delle cose, ribaltare il rapporto causa-effetto.

Tutto questo sproloquio pseudofilosofico per dire che ci sono due regole auree quando si naviga in Egeo.
La prima è che a nessuno a bordo venga mai in mente di dire una frase tipo "oggi proprio una bella giornata con poco vento" perché  è sufficiente per scatenare l'ira di dio, appunto.
La seconda è che se si desidera che il vento cali quasi a scomparire non c'è che da aprire tutte le vele. Come è successo questa mattina.

Noi navighiamo fidando nel regalo portato ad Apollo Pitico e nel fatto che sull'Olimpo non sia ancora arrivato internet.    

Finalmente l'Egeo

Il viaggio verso il canale di Corinto è stato senza storia, quindi normale.
Buffa questa considerazione: fosse la storia un'anomalia della normalità e di come uno spera si svolga la propria vita? In mare è così. Se va tutto bene c'è poca storia.
Ieri tutti bene: mare piatto, avvistati molti delfini che giocavano fra loro, lontani. Nessuno in mare. Molte meduse man mano che ci si avvicinava al canale. A bordo fino a 40 gradi.
Ci siamo fermati a mangiare in una piccola insenatura e poi ci siamo messi all'ancora in attesa di poter passare. Abbiamo chiamato per radio sul canale 11 e ci hanno detto che eravamo settimi del prossimo convoglio da Ovest. (Eileen malgrado un ripasso teorico ha chiamato dicendo subito "Donna Rosa, Donna Rosa" invece che "Canale di Corinto, Canale di Corinto", ma può succedere. Uno ha fatto peggio di noi e non a risposto alla capitaneria per almeno mezzora finché questi si sono molto arrabbiati)
Entriamo intorno alle 17.30 e ci mettiamo un'ora a fare 3 miglia perché un francese davanti a noi, a domanda della capitaneria sul perché andava così piano risponde che ha della nafta sporca comprata a Patrasso. anche noi l'abbiamo comprata a Patrasso...
Il taglio del ca nale viato da sotto è spettacolare. Pare che Nerone avesse iniziato a scavarlo (con 6000 ebrei) ma poi abbia rinunciato. Mentre Ottaviano anni prima aveva fatto trasportare le sue navi mentre inseguiva Antonio su una strada con rulli di legno che scavallava la collina rocciosa.
Dopo un'ora attracchiamo all'entrata Est.
Finalmente l'Egeo: Thalassa!!! Thalassa!!!
 Paghiamo 128 Euro per il transito, facciamo un po' di nafta non patrassese (20 litri) e andiamo verso il ristorante O Cavos, dove abbiamo mangiato diverse volte d'inverno connKoralia, Aliki e Dmitri. Lo troviamo subito fuori dal canale in una baietta  a Sud. Ancoriamo bene, scendiamo col gommone a prenotare. Tassos il proprietario ci riconosce o comunque, civtratta con gentilezza e faciamo una splendida cena con vista sul mare (e su Donna Rosa). Peccato che dall'altra parte della baia ci sia un petrolchimico in funzione. Ma questo non toglie sapore alle linguine ai datteri di mare, ai calamari e alla cernia bianca che ci arrivano sulla tavola. Alla fine tzipurò (grappa) e mastìka (un digestivo a base di mastica dell'isola di Chio, vicino alla Turchia, quella dei massacri).
Scambio di mail con Tassos.
Si torna in barca con il gommone a remi e si chiude la giornata.

Verso Corinto

Lasciamo l'accogliente Galaxidi alle 7 del mattino in assenza di vento. Ieri abbiamo fatto un lungo bagno dalla spiaggia: acqua pulitissima.
La visita al museo di Delfi è stata molto interessante. Si apprezza di più l'arte arcaica a vedere i fregi e i frontoni originali dei templi che siamo abituati a vedere risistemati nel periodo classico. Quelli arcaici sembrano più veri (più simili alle sculture delle cattedrali romaniche): forse perché dovevano raccontare storie, non descrivere bellezze ideali. Ho fotografato la mano di un gigante che tira un sasso nella guerra contro gli dei, per esempio.
Detto questo, l'auriga di Delfi è di una bellezza mozzafiato.
Nella baia di Galaxidi è ormeggiata una grande nave privata inglese.

Non ho ancora avuto il tempo di dare un'occhiata alle cose scritte nella chiave Usb trovata da Eileen. Appena arriva Aliki ce le faremo tradurre.


Intanto Maurizio e Riccardo ci hanno scritto che Cervantes fu ferito alla mano sinistra a Lepanto e ne perse l'uso. Fabio ci ha mandato un testo da leggere sulla battaglia. Ora che ho un po' di tempo lo leggo.