domenica 5 agosto 2012

Deliri delfici

Oggi si va a Delfi.
I francesi con 3 bambini e la barca accanto a noi, salgono su un taxi: solo il tempo per chiedergli quanto costa. 70 Euro con due ore di visita tra sito archeologico e museo. Non ci sono alternative ci informa  il proprietario del market di fronte alla barca: l'autobus è già partito. Una mercedes con aria condizionata, se vogliamo, è pronta per noi. Vogliamo. 70 euro vanno nel conto dell'offerta che dobbiamo fare ad Apollo. Perché quella di oggi è una missione per conto di Ferrara che dobbiamo compiere (complici il sindaco e la sua capo di gabinetto).

Duemila e trecento anni fa c'era un fiorente commercio tra l'Attica e la Valle Padana. Alle foci del Po (dove era caduto Fetonte che aveva rubato il carro del sole) la città di Spina faceva da porto di attracco delle navi greche cariche di ceramiche attiche. In cambio, pare, importassero cavalli allevati nelle pianure venete vicino ad Adria e Padova (fondata da Antenore).
Il rapporto era così solido e la rotta adriatica così fiorente che sembra Spina avesse costruito un proprio tesoro (un tempietto come ex voto) nella strada sacra che porta al santuario di Apollo Pitico a Delfi. Accanto ai tesori degli spartani, degli ateniesi, dei siconiani, dei megaresi, degli knidiani, dei nassesi, dei krateri, degli etoli, dei tebani, anche quello degli spineti.

Oggi abbiamo deciso di rinnovare il legame: tanti vasi attici meravigliosi ci hanno lasciato (da ammirare uno per uno al museo di Spina)  che noi abbiamo deciso di portargli in cambio un vaso di ceramica incisa alla moda ferrarese del '400 e una lettera di amicizia firmata dal Sindaco di Ferrara, con uno stemma del Comune. Delfi è patrimonio dell'umanità, Ferrara pure. Speriamo sia un regalo ben accetto. Già, ma da chi? Da Apollo e dalla Pitia? O dal serpente Piton che custodiva prima di Apollo l'onfalos del mondo e che è stato ucciso dal dio neonato che voleva impadronirsi dell'oracolo? Accanto all'onfalos c'era il buco da cui uscivano i vapori su cui si accovacciava la Sibilla (prima della Pitia) per dare le sue risposte a coloro che interrogavano il santuario, sempre vere e sempre incomprensibili (se non dopo che si erano verificate).

Viene da pensare (fra parentesi) che i greci avevano una visione pluralista (non monista del mondo) e avevano accettato l'idea che l'ombelico del mondo fosse in una località sconosciuta su un dirupo. I romani, invece, avevano deciso molto semplicemente che l'ombelico dovesse essere nel loro Fòro. Più pragmatici o più miopi? Forse entrambe le cose.

Nel dubbio su dove lasciare il nostro "tesoro" abbiamo pensato di consegnarlo alla direttrice del sito Nancy Psalti. Chiamiamo Aliki (la nostra amica archeologa greca che la conosce) che però ci avverte che di domenica d'agosto Nancy è (giustamente) in ferie. Forse è meglio così: magari la direttrice ci avrebbe preso tutti per matti invece che per gente che rispetta i miti fondativi del Mediterraneo.
Lasciamo tutto a un addetto al Museo da consegnare alla direttrice. Il signore prende il piatto, la lettera, lo stemma senza fare una piega. O finge di aver capito o di regali come il nostro ne ricevono spesso. Del resto, visitando gli scavi ci rendiamo conto che tutti gli ex voto delle città antiche sono stati restaurati pochi anni fa dai corrispettivi Comuni. Il delirio delfico (o pitico) è ancora ben diffuso e solido. E questo ci tranquillizza.

2500 anni fa avremmo dovuto chiedere obbligatoriamente al santuario di Apollo di sapere quando sarebbe finito il terremoto. Come Edipo chiese della pestilenza che infuriava a Tebe. E Magari la Pitia ci avrebbe risposto (come l'ineffabile capo della protezione civile): "Prima o poi un'altra scossa arriverà: potrà esse più forte o anche più debole delle precedenti". Oggi, con tutta la nostra conoscenza scientifica, ci accontentiamo di sperare che sia finito.

sabato 4 agosto 2012

Trizonia e Galaxidi

Ci svegliamo nel porticciolo di Trizonia, ormeggiati all'inglese fuori dalla banchina esterna. L'acqua è così pulita che ci sono i ricci di mare alle pareti del molo. Scendiamo in paese. Nella piazzetta che guarda il continente ci sono molti bar tra cui un caffé sotto gli ombrelloni. Spremuta fresca d'arancio e frappé. Passano alcune persone anziane vestite di nero. Anche ragazze giovani vestite di nero che accompagnano anziani. Si fermano sotto l'ombra dei platani e si salutano. Ci accorgiamo che sono persone che arrivano per un funerale. Un uomo adulto stringe la mano a un anziano poi gliela bacia e poi lo bacia sulle guance.
Arrivano delle barche con corone di fiori. Poi una barca con la cassa tenuta a braccia da sei uomini. Si avviano verso la chiesa in fondo alla baietta.
Noi compriamo un po' di verdura e ce ne andiamo.
Ci spostiamo in un piccolo braccio di mare riparato tra l'isola grande e un'altra isoletta. Soffia il vento ma non è forte. Gettiamo l'ancora vicino a un'altra barca. Le ragazze fanno il bagno. Poi mangiamo insalata greca con feta.
Dopo pranzo mi addormento raccomandando alle ragazze di tener d'occhio la posizione. Quando mi sveglio a bordo dormono tutti e la barca si è spostata di almeno 20 metri. Partiamo per Galaxidi che dovremmo raggiunge in 3 ore circa. Il vento è rafforzato come tutti i pomeriggi, ma l'abbiamo da dietro. Con il motore e il fiocco aperto facciamo anche 7 nodi su e giù per le onde. Sulle montagne alla nostra sinistra grandi pale eoliche ruotano lentamente. Le tengo d'occhio per capire se il vento dovesse girare. Sono molto all'erta ma l' ultima volta che son sta qui ho preso una sventolata fortissima proveniente proprio da quelle montagne (NW forza 9) e l'arrivo a Galaxidi è stato fortunoso. Ricordo che mi son allarmato non tanto e non solo per l'anemometr ma soprattutto perché il gommone, pur essendo abbastanza pesante, ruotava attorno al cavo di traino. quando siamo entrati in città abbiamo avuto l'impressione che tutti ci guardassero tra lo stupito e l'ammirato che ci fossero dei matti che andavano in barca con quel tempo.
Questa volta il vento cala ed entriamo a Galaxidi, molto carina da vedere, con mare piatto e assenza di vento. Ci aiuta nell'ormeggio un signore del posto. Gli diamo 10 euro.
Anche qui l'acqua è pulita: ricci ma anche meduse. Doccia in spiaggia e poi a cena sul lungo mare. Mangiamo molto bene: fava, zaziki, acciughe fritte, pesce spada... La briscola la vince Eileen nipote. Io mi addormento subito dopo, le ragazze restano a parlare, a lungo. Nel bar di fronte suoneranno musica disko fino almeno alle 3. Per fortuna ho i tappi...
Domani si va a visitare il santuario di Delfi.




Misteri letterari (segue)

Noi pensavamo che Cervantes avesse perso una mano a Lepanto e che fosse stato preso prigioniero dai turchi e riscattato. Pare invece che sia stato solo ferito alla mano sinistra (nella statua la tiene bassa accanto al corpo) e che sia stato rapito 5 anni dopo dai pirati algerini...
Pare anche che fosse scappato in Italia dalla Spagna per paura che li gli tagliassero la mano destra perché aveva ferito un nobile.
Tutt'un'altra storia... Due trame completamente diverse.
Chissà se ha mai scritto qualcosa su Lepanto.
Eileen cerca se c'è qualche romanzo sulla battaglia in Kindle, ma non trova nulla.
Ci piacerebbe saperne di più.

Misteri letterari

Nel pomeriggio abbiamo ancorato sotto le mura di Lepanto e armato il tender riparato e rinnovato per scendere. Il motore è partito (malgrado la benzina vecchia) e siamo entrati nel porto rotondo e medievale. Piccolo, affollato ma molto bello. Da una torre dei bambini giocavano a tuffarsi. Nella torre accanto la statua di un ragazzo con una torcia in mano. Sembra un tedoforo ma è vestito troppo all'antica. Abbiamo ormeggiato alla riva di pietra verso il mare e siamo scesi. In un angolo delle mura dietro un cancello un'altra statua di bronzo vestita all'antica. Questa volta c'è la targa: Miguel de Cervantes Saavedra (genio de las letras, honra de la humanidad) che ha combattuto e perso una mano a Lepanto nel 1571, a 23 anni. Non sappiamo quale mano abbia persa e neppure se fosse mancino. Certo, per uno scrittore del '500 un bel problema. 
Davanti al porto c'è una piazzetta sopraelevata all'ombra di vecchi platani piena di tavolini di diversi bar. Ci sono dei taxi. Ne prendiamo uno per andare a vedere il vecchio castello sulla collina. Il taxista ci spiega che il ragazzo con la torcia era di Paros e tentò senza riuscirci di incendiare la flotta turca e fu ucciso per questo.
Mentre saliamo tra i pini il taxista ci dice che ci sono 5 cerchi concentrici di mura a partire da quelle del porto fino a quelle interne del Castro. La vista dall'alto è bellissima e strategica: campagne piene di olivi dell'Epiro, colline, e il mare da Patrasso fin quasi a Corinto. Sotto, vicino all'ingresso del porto, Donna Rosa all'ancora oscilla pigramente.

Torniamo alla piazza e ci sediamo a un tavolino a prendere un frappé. Ci riposiamo un po' prima di riprende la barca per l'isola di Trizonia. Seduti all'ombra Eileen ha una certezza assoluta: quell'anziano seduto nel tavolo accanto al nostro che si sta bevendo un espresso sembra Petros Markaris, lo scrittore di gialli pubblicato in Italia da Bompiani, l'inventore delle storie del comissario Karitos che si svolgono anche negli anni di crisi della Grecia.
A me non sembra che gli somigli. Eileen è sicura. Guardiamo in Internet sul telefonino: effettivamente gli somiglia ma non troppo. Vuole andare a chiederglielo, poi rinuncia. "Mi direbbe che non è lui anche se lo fosse". Rinunciamo.

L'altra Eileen (la nipote) è andata in bagno al bar. Dice che è pulito. Ha trovato una chiavetta Usb. Paghiamo e facciamo per consegnarla alla ragazza. Lei ci di che quello è un internet caffé e che di chiavette ne hanno un sacco: ce la possiamo tenere. Noi ci guardiamo in faccia e ce ne andiamo.

Torniamo col gommone e partiamo. Lungo il percorso il vento rafforza ( Nw 4) ma noi l'abbiamo in poppa e il marina è ridossato. Arriviamo al marina non finito di Trizonia dopo un' oretta circa. Il posto è molto carino: poche case, molti bar, un solo mini market, trattorie sul mare. Un posto per greci, ci sembra. Mangiamo pesce e paghiamo (di più che a Patrasso, ma accettabile). Un paio di mani di briscola (vince sempre Eileen nipote, non c'è gusto mentre la zia ancora non distingue i denari dalle coppe...) e si va a letto. La prima giornata di mare stanca sempre molto. Il vento soffierà tutta la notte.

Prima di dormire Eileen prova a guardare se dentro la chiave c'è qualcosa. Effettivamente è piena di file numerati ma sono in greco. Non riusciamo a capirci nulla.

venerdì 3 agosto 2012

Nafpactos, Lepanto

Sveglia  e colazione a bordo. Vorrei lavare il bollitore che sta lì dall'anno scorso e esco per andare sul pontile e prendere acqua fresca. Inciampo e in un istante il coperchio cade in mare...
Non bisogna lerdre la calma: è ancora Poseidone che vuole tributi...
Cerco i filo da pesca e qualche amo. Il filo lo trovo ma ami no. Provo a costruirne con dei pezzi di ferro (una copiglia vecchia) ma non riesco a ripescarlo. Non gliela do per vinta. Vado al negozio a comprare ami fatti a d ancoretta. In credibilmente il negozo apre alle 8.40 e trovo subito gli ami. Torno ne monto 3 e al terzo tentativo l'ultimo amo si attacca al coperchio e riesco a tirarlo su.
Non ci resta che partire. La giornata è splendida.
Accendiamo il motore e andiamo a motore verso  il ponte di Patrasso e poi Lepanto della battaglia (Nafpactos in greco) dove nel 1571 i turchi sono stati fermati dai cristiani e Cervantes ha perso una mano, oltre che essere caduto in prigionia e riscattato poi.
Dopo un paio d'ore arriviamo. Il porto medievale di Lepanto è molto bello. Così il castello sulla collina sopra la città. Ma il porto circondato a mura merlate è piccolissimo. Andiamo a dare un'occhiata e poi ancoriamo davanti alla spiaggia. Le E fanno un piccolo bagno mentre io pulisco e cuocio i calamari per il sugo. Mangiamo a bordo soddisfatti. La pasta ai calamari è eccellente. 

giovedì 2 agosto 2012

#AllafacciadellaTroika

Oggi tutto perfetto: ultime pulizie, ultimi aggiustamenti. Poi paghiamo Raptis e il marina. Il marina vuole una cifra pazzesca per aver "tenuto" la barca a terra 7 mesi (non sorvegliata). È vero che a bordo non è mancata una sola vite, ma 1000 euro sono una follia. Interviene Raptis a darci man forte. Alla fine gliene diamo 320 (senza ricevuta). A Rapris quasi 2000 tra lavoro, gru, materiali. Ma se li merita. Facciamo la spesa e mangiamo suvlaki in un bar. Passiamo per la polizia a regolarizzare la situazione ma c'è una grande differenza di pratiche tra le barche fino a 10 metri e quelle più lunghe. Donna Rosa è 10 metri e 11 centimetri. La poliziotta chiude un occhio, anzi due.
Io mi invento due ashtag che lancio in twetter: #vacanzeingrecia e #allafacciadellatroika.
Siamo pronti a partire per Nafpactos (Lepanto) alla ricerca della mano che ha perso Cervantes...
Ma si prepara un temporale da Nord Ovest e ci fermiamo al bar.

Finalmente in barca

Ieri mattina la barca era ancora un'officina quando sono arrivato alle 7.30. Le ragazze dormivano ancora in hotel. Ho cominciato a pulire l'interno e a verificare l'elettronica di bordo. Mi sono accorto che il plotter aveva qualcosa che non funzionava poi ho scoperto che era senza cartuccia con la cartografia. Per fortuna ne avevo una di riserva.
Ho fatto il pieno di nafta da una cisterna che viene tutti i giorni al marina, guidata da un tipo che porta una bandana rossa come un pirata: 244 Euro di gasolio. Forse è un pirata.
Siccome Dimitri non arrivava ho cominciato a lavare le cabine e il bagno in modo da rendere accogliente l'arrivo delle Eileen. Il resto era un casino: dinette, tavolo da carteggio e pozzetto compresi.Dmitri si era raccomandato che non mettessi a posto il gavone. Ho mangiato a bordo da solo due scatolette di tonno con origano (vecchio). E ho continuato a pulire. Verso le 15.30 si sono presentati tutti: Dimitri, Mr Raptis e l'aiutante di dimitri. Hanno portato anche il gommone aggiustato che caliamo subito in mare. Più tardi Mr Raptis porterà anche la zattera di salvataggio che stava nella sua sede a 4 chilometri da qui dall'anno scorso.
Mr Raptis mi ha raccontato che le onde del mare il 6 gennaio sono entrate dentro la barca...
Terrificante! Ma per fortuna "Donna Rosa è una buona barca e non ha subito danni..." E co perché trovo sale sedimentato ovunque, compreso in na pentola che era rimasta sul fornello. Perché non ci sia odore di umido a bordo resta un mistero... Ma Donna Rosa non ha mai avuto cattivi odori. Resta un mistero anche come mai l'acqua dei serbatoi anche dopo un anno puzzi solo le prime dieci pompate poi più. Intanto faccio il pieno. Dmitri cambia filtro e l'olio del motore io aggiungo acqua all'impianto di raffreddamento. Poi proviamo. Il motore parte subito e fa un buon rumore: non perde olio dalla cartuccia (si era quasi vuotato l'anno scorso) e non perde acqua dalla girante. Perfetto. Facciamo l'elenco delle cose che ora funzionano. Il frigo, il gas (perché le Eileen hanno comprato bombola e polmone nuovo), il motore, il motorino del gommone e la pompa di sentina li ho provati io, la randa nuova (un po' piccola sed apta mihi), le lampade a bordo si accendono. Tutto improvvisamente funziona. Torna Raptis e proviamo l'elica pur restando ormeggiati: in avanti la barca va avanti e indietro va indietro. Se il passo è giusto vedremo in navigazione. Chiedo a Raptis un'altra batteria nuova. Me l porterà domani assieme al general logariasmòs...
Intanto Poseidone si è arrabbiato che tutto comincia a funzionare e scatena un gran vento e un temporale con pioggia e tuoni. Evidentemente le vecchie divinità greche non considerano un sacrificio tutto quello che paghiamo per stare qui. Continuo a pulire. Le Eileen arrivano con le valige mentre piove a dirotto e si fermano al bar a leggere. Quando tornano la barchetta è quasi presentabile. Doccia meritatissima, e ristorante sulla spiaggia poi si dorme dondolando molto. Ancora temporali all'orizzonte.