Arrivo a Patrasso
Incredibilmente tutto procede bene fin dal mattino. Il taxi arriva in tempo alle 7.40, alle 8 siamo alla stazione centrale alla fermata dei pullman per gli aeroporti. Ci spiegano che quello per Orio al Serio è il terzo della fila (con sopra la grande scritta "Malpensa"). Ci riconoscono i biglietti presi in internet, ci confermano che è il pullman giusto per Bergamo. Ho un quarto d'ora: riesco persino ad andare al bancomat e a comprare il giornale senza ritardare. Tutto in orario. Durante il percorso in pullman ci arriva un messaggio di Beda che dice che loro sono bloccati in tangenziale e che nostra nipote perderà sicuramente l'aereo. Ma è solo ansia di famiglia: arriveranno in tempo, quelli di Ryanair non faranno gli scemi sui bagagli partiremo in orario e dopo un volo tranquillo atterreremo all'aeroporto di Patrasso con gli squilli della tromba di bordo.
La prima telefonata a Mr. Raptis è, come spesso, di dubbia interpretazione: "sto lavorando per mettere la barca in acqua". Noi passiamo per l'albergo che è sulla strada del Marina. Qui ci giunge una seconda telefonata più inquietante. "Per caso la serranda della nafta è chiusa?"
Decidiamo di andare subito dalla barchetta a capire.
Arriviamo che Donna Rosa è appesa alla gru. Mr. Raptis ha una faccia scura. Ci spiega che il motore è partito ma poco dopo si è spento perché è finita la nafta e che lui ne ha aggiunta dalla tanica ma a quel punto le batterie non erano più in grado di riavviarlo. Il suo aiutante è andato a prendere una batteria di emergenza. A me pare impossibile che sia finita la nafta a meno che non l'abbiano rubata quest'inverno.
Le due Eileen si siedono al baretto a prendere un nescafé freddo mentre aspettiamo la batteria. L'elica è montata. Raptis mi dice di aver seguito le istruzioni della mail e che ha fissato un passo del 18% per motore destrorso, come gli avevo detto.
Arriva la batteria nuova. Saliamo a bordo e tentiamo di accendere il motore mentre la barca sospesa nel vuoto oscilla per il vento.
Il motore non ne vuol sapere di partire. Raptis fa uno spurgo della nafta per vedere se ci fossero bolle d'aria ma non parte lo stesso. Dopo molti tentativi a vuoto (Raptis si fa anche male a un braccio e io lo disinfetto con l'alcool che trovo in n cassetto) scopriamo che in realtà non c'è aria ma acqua nei circuiti. Ce quest'inverno nessuno aveva rubato la nafta ma che le onde del mare che sono state molto alte in due tempeste invernali (ci spiegano) sono evidentemente entrate nel serbatoio.
A questa scoperta Raptis ci chiede di aspettare e se ne va con lo scooter parlando di fare qualcosa al Marina...
Raggiungo le ragazze al bar e anche l'uomo della gru viene a bere qualcosa.
Mentre siamo lì che aspettiamo succede un fatto incredibile. Un camion con rimorchio si ferma sulla strada e il conducente esce urlando, poi risale cerca qualcosa e scende di nuovo con un tubo di ferro in mano che comincia a sbattere contro il camion urlando. Intanto una quindicina di giovani cercano di aprire il rimorchio e poi la parte anteriore del camion. Il conducente risale e accelera. I ragazzi scendono dal rimorchio.
Noi non capiamo. Si sente una volante della polizia che arriva, i ragazzi scappano. La volante se ne va per la sua strada e i ragazzi tornano a sedersi sul marciapiede.
L'uomo della gru che resta seduto impassibile ci dice "big problem!" e ci spiega che sono giovani pachistani che approfittano i camion che rallentano per nascondersi dentro e arrivare così in Italia. Dice che sono in tanti e che restano un paio di mesi a Patrasso e molti ci riescono. Nella foto, ingrandendo al centro, si vede che scendono dal camion ma non si allontanano molto.
Poco dopo arriva dal mare una barchetta molto piccola con Raptis a bordo. Ci avviciniamo alla riva. Ci dice di fidarci di lui. Saliamo di nuovo a bordo di Donna Rosa io e Dmitri, l'assistente di Raptis. Il gruista ci cala in mare piano piano. Raptis si affianca con la sua barchetta lo leghiamo a Donna Rosa con due cime grosse (invece degli spaghetti che mi aveva passato Raptis). Io guardo inorridito il motore che è un fuoribordo da 4 cavalli, ma ricordo che in un manuale si consigliava, in caso di panne del motore, di legare di fianco alla barca il tender e usare il fuoribordo come propulsore.
Così facciamo dopo aver calato in mare le cinghie della gru. Prima a marcia indietro per evitare gli scogli che abbiamo attorno, e poi virando con la prua verso il Marina. A metà del percorso facciamo quasi 3 nodi. Le barche che ci passano vicino ci sorridono.
Al marina riusciamo ad attraccare di prua tra due barche in maniera molto dignitosa. Raptis mi dà appuntamento a domattina alle 8 per sistemare il motore.
Speriamo bene. La vacanza in barca è appena cominciata.
Incredibilmente tutto procede bene fin dal mattino. Il taxi arriva in tempo alle 7.40, alle 8 siamo alla stazione centrale alla fermata dei pullman per gli aeroporti. Ci spiegano che quello per Orio al Serio è il terzo della fila (con sopra la grande scritta "Malpensa"). Ci riconoscono i biglietti presi in internet, ci confermano che è il pullman giusto per Bergamo. Ho un quarto d'ora: riesco persino ad andare al bancomat e a comprare il giornale senza ritardare. Tutto in orario. Durante il percorso in pullman ci arriva un messaggio di Beda che dice che loro sono bloccati in tangenziale e che nostra nipote perderà sicuramente l'aereo. Ma è solo ansia di famiglia: arriveranno in tempo, quelli di Ryanair non faranno gli scemi sui bagagli partiremo in orario e dopo un volo tranquillo atterreremo all'aeroporto di Patrasso con gli squilli della tromba di bordo.
La prima telefonata a Mr. Raptis è, come spesso, di dubbia interpretazione: "sto lavorando per mettere la barca in acqua". Noi passiamo per l'albergo che è sulla strada del Marina. Qui ci giunge una seconda telefonata più inquietante. "Per caso la serranda della nafta è chiusa?"
Decidiamo di andare subito dalla barchetta a capire.
Arriviamo che Donna Rosa è appesa alla gru. Mr. Raptis ha una faccia scura. Ci spiega che il motore è partito ma poco dopo si è spento perché è finita la nafta e che lui ne ha aggiunta dalla tanica ma a quel punto le batterie non erano più in grado di riavviarlo. Il suo aiutante è andato a prendere una batteria di emergenza. A me pare impossibile che sia finita la nafta a meno che non l'abbiano rubata quest'inverno.
Le due Eileen si siedono al baretto a prendere un nescafé freddo mentre aspettiamo la batteria. L'elica è montata. Raptis mi dice di aver seguito le istruzioni della mail e che ha fissato un passo del 18% per motore destrorso, come gli avevo detto.
Arriva la batteria nuova. Saliamo a bordo e tentiamo di accendere il motore mentre la barca sospesa nel vuoto oscilla per il vento.
Il motore non ne vuol sapere di partire. Raptis fa uno spurgo della nafta per vedere se ci fossero bolle d'aria ma non parte lo stesso. Dopo molti tentativi a vuoto (Raptis si fa anche male a un braccio e io lo disinfetto con l'alcool che trovo in n cassetto) scopriamo che in realtà non c'è aria ma acqua nei circuiti. Ce quest'inverno nessuno aveva rubato la nafta ma che le onde del mare che sono state molto alte in due tempeste invernali (ci spiegano) sono evidentemente entrate nel serbatoio.
A questa scoperta Raptis ci chiede di aspettare e se ne va con lo scooter parlando di fare qualcosa al Marina...
Raggiungo le ragazze al bar e anche l'uomo della gru viene a bere qualcosa.
Mentre siamo lì che aspettiamo succede un fatto incredibile. Un camion con rimorchio si ferma sulla strada e il conducente esce urlando, poi risale cerca qualcosa e scende di nuovo con un tubo di ferro in mano che comincia a sbattere contro il camion urlando. Intanto una quindicina di giovani cercano di aprire il rimorchio e poi la parte anteriore del camion. Il conducente risale e accelera. I ragazzi scendono dal rimorchio.
Noi non capiamo. Si sente una volante della polizia che arriva, i ragazzi scappano. La volante se ne va per la sua strada e i ragazzi tornano a sedersi sul marciapiede.
L'uomo della gru che resta seduto impassibile ci dice "big problem!" e ci spiega che sono giovani pachistani che approfittano i camion che rallentano per nascondersi dentro e arrivare così in Italia. Dice che sono in tanti e che restano un paio di mesi a Patrasso e molti ci riescono. Nella foto, ingrandendo al centro, si vede che scendono dal camion ma non si allontanano molto.
Poco dopo arriva dal mare una barchetta molto piccola con Raptis a bordo. Ci avviciniamo alla riva. Ci dice di fidarci di lui. Saliamo di nuovo a bordo di Donna Rosa io e Dmitri, l'assistente di Raptis. Il gruista ci cala in mare piano piano. Raptis si affianca con la sua barchetta lo leghiamo a Donna Rosa con due cime grosse (invece degli spaghetti che mi aveva passato Raptis). Io guardo inorridito il motore che è un fuoribordo da 4 cavalli, ma ricordo che in un manuale si consigliava, in caso di panne del motore, di legare di fianco alla barca il tender e usare il fuoribordo come propulsore.
Così facciamo dopo aver calato in mare le cinghie della gru. Prima a marcia indietro per evitare gli scogli che abbiamo attorno, e poi virando con la prua verso il Marina. A metà del percorso facciamo quasi 3 nodi. Le barche che ci passano vicino ci sorridono.
Al marina riusciamo ad attraccare di prua tra due barche in maniera molto dignitosa. Raptis mi dà appuntamento a domattina alle 8 per sistemare il motore.
Speriamo bene. La vacanza in barca è appena cominciata.



........i ricordi si materializzano all'improvviso insieme ai pensieri di tante tue partenze passate....possibile che ogni anno sia così difficile prendere il mare???sorrido perchè il motore mi sembra sia nuovo.....e risorrido perchè penso ai 5 stelle lusso ma anche 4 in cui potresti alloggiare riposarti senza sporcarti di benzina e di unto......certo non è come tenere il timone tra le mani.....il vento però potresti sentirlo ugualmente!!!spero che tutto proceda BENE........buon vento e buon mare.....un abbraccio a tutti silvia
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